Dove eravamo rimasti?
Il Dottor Poe
Uscito dalla locanda mi ritrovai sperduto e con molte più domande di quante ne avessi prima di entrare. Il discorso di Jona mi fece gelare il sangue nelle vene e non riuscii più a togliermelo dalla testa. Mi alzai il bavero del cappotto e mi incamminai in direzione di casa guardando in basso, verso il legno umido e scivoloso del porto. Le parole di Jona mi avevano terrorizzato e mi avevano fatto credere l’impossibile, certo, ma non poteva bastare questo per farmi smettere di cercare risposte. Un terrore mostruoso, ecco quello che mi ero raffigurato in mente, senza neanche troppi particolari, a dirla tutta. Non sapevo a cosa pensare, un mostro marino? Un pesce dalle dimensioni fuori dalla norma? Certo, ma lo squalo catturato quella mattina era bello grosso eppure la sua bocca non coincideva affatto con le ferite dei pochi corpi che avevo visto. L’unica cosa da fare, capii, era andare da Poe.
Poe è l’unico medico di Porto Nebbia, ha lui in cura tutte le persone bisognose del piccolo villaggio ed è anche un mio amico. Siamo cresciuti insieme noi due e Dio solo sa quante ne abbiamo passate. Camminai per circa duecento metri fuori dal Bacio della Sirena e poi, invece di andare verso casa, mi diressi verso il piccolo ambulatorio di Poe.
Mi avvicinai alla casupola di legno che recava la scritta “Ambulatorio del Dottor Poe” e bussai. Nessuno rispose. Continuai imperterrito a bussare ma, come prima, non ricevetti alcuna risposta. Questo era strano, dalla finestra usciva della luce e ciò voleva dire che Poe era dentro, o almeno era sempre stato così.
Provai ad urlare il suo nome un paio di volte ma non ricevetti alcuna risposta. Allora provai a guardare dentro, attraverso la finestra, ma non notai nulla di strano, l’ambulatorio era vuoto e la luce era accesa. Di Poe nessuna traccia. Mi fermai fuori dalla porta a pensare dove potesse essere il mio amico. Poi mi venne un colpo di genio. Poggiai la mano sul pomello della porta dell’ambulatorio, girai e… la porta si aprì. A quel punto entrai facendo il primo passo all’interno quando dal nulla sentii un rumore provenire dall’esterno, richiusi in fretta la porta, facendola sbattere e stetti zitto, per udire meglio. Non riuscii a distinguere bene tutte le parole ma ne capii perfettamente alcune, come “presto”, “pontile”, “mi ha preso”, “aiuto”. Iniziai a correre seguendo le grida di aiuto e man mano che mi avvicinavo riuscii a distinguere la tonalità e il timbro di voce, era Poe. Accelerai la corsa e inizia a urlare io stesso, cercando di capire da dove venisse la voce, purtroppo la nebbia fitta di quella notte non permetteva di vedere lontano.
« Poe! Amico mio, arrivo! », urlai, aspettando una risposta.
« Elliot! Santo cielo, sei tu! Presto aiutami, sono qui in mare! », sentivo la sua voce chiara, era vicino, ma ancora non capivo esattamente dove!
« Vecchio mio, non vedo con questa nebbia, dimmi dove sei! »
« Sono vicino al pontile distrutto! Lo Scoglio Bianco!», capii cosa intendeva Poe, era un posto poco lontano dal suo ambulatorio, spesso andavamo li a fumare la pipa, perché il sole tramontava oltre quella massa d’acqua che è l’oceano creando uno spettacolo unico. Mi voltai a destra e corsi verso lo Scoglio Bianco. Poco dopo raggiunsi il posto e vidi il mio amico Poe aggrappato ad un legno fradicio del pontile distrutto, era completamente immerso nelle gelide acque e la sua faccia era sfigurata dalla paura.
« Sono qui! », urlò.
«Eccomi, eccomi vecchio mio, » dissi lanciandomi ad aiutarlo. Lo presi per mano e lo tirai su, era quasi a rischio ipotermia, mi tolsi il cappotto e glielo prestai. Non ebbi tempo di chiedere spiegazioni che successe una cosa orribile e assurda.
« Oh mio dio, eccolo che ritorna, guarda Elliot! », disse Poe, alzando il braccio e indicando un punto in mezzo al mare, vicino allo Scoglio Bianco. Mi concentrai per attraversare la nebbia con lo sguardo e vidi la piccola canoa di Poe, che usava per andare a pescare ogni tanto, circondata da un mulinello enorme, pieno di spuma bianca vorticosa. La barca ruotava intorno al mulinello distruggendosi e perdendo pezzi man mano che i secondi passavano. Improvvisamente il tutto venne interrotto da un qualcosa che uscì dal centro del mulinello, qualcosa simile ad una pinna, simile ad una coda di pesce, ma con delle estremità appuntite, che colpì la barca con una forza devastante che distrusse il legno e lo fece sprofondare nelle profondità.
Mi girai verso Poe e lo vidi bianco in volto, fisso con lo sguardo verso il mulinello, ormai scomparso. Disse solo una frase, una singola frase che mi fece rabbrividire la schiena.
« Quello è il Terrore di Porto Nebbia. »
Quale sarà la prossima mossa dei nostri eroi?
- Elliott e Poe dovrebbero aspettare fino al giorno successivo e dopodiché dovrebbero tornare allo Scoglio Bianco, per indagare. (0%)
- Elliott e Poe dovrebbero parlare di quest'ultimo episodio con i pescatori di Porto Nebbia. (20%)
- Elliot dovrebbe chiedere a Poe di vedere i corpi delle vittime precedenti. (80%)

05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
31/01/2016 at 06:15
Dico che trovano isolotto e barca del pescatore.
Manca poco oramai, e i nodi devono venire al pettine 😉
30/01/2016 at 21:27
Ormai siamo alla fine: scoprire tutto (o quasi) ciò che c’è da sapere sul Terrore è d’obbligo.
15/01/2016 at 19:07
La barca di un noto pescatore si è lanciata alla caccia del mosto…
Perche “noto”? Immagino abbia il suo perché o no?
Alla prossima.
14/01/2016 at 19:00
“Alcune vecchie civiltà”
No, questo non lo accetto!
Vecchie civiltà? VECCHIE civiltà? E che è, sono scomparse negli anni ’50?
Se ti riferivi a civiltà tipo l’Egitto dei faraoni (e sicuramente è così), che sono scomparse da millenni, allora dovevi dire “antiche”, non “vecchie”.
Per il titolo del libro, secondo me, avresti potuto rendere solo qualche lettera leggibile ed intitolare l’opera “N _ _ _ on _ _ _ _ o _”
15/01/2016 at 02:29
Ciao e grazie per il commento.
Ma guarda, per come la vedo io le “civiltà” non nascono e scompaiono nell’arco di una cinquantina anni, bensì molti di più. Affermando quindi “alcune vecchie civiltà” per forza si intende vecchie ma veramente vecchie civiltà! Poi nel racconto non è presente alcun riferimento col mondo reale, sia per quanto riguarda le località che per il tempo.
15/01/2016 at 10:06
Come epoca, almeno a me, hai dato l’idea che il racconto sia ambientato a fine XIX secolo o inizio XX.
Potresti averlo ambientato ai giorni nostri, ma oggigiorno difficilmente le persone fanno ricerche esclusivamente sui libri anziché su internet. Se non è presente accesso ad internet, avresti dovuto
15/01/2016 at 10:11
Sono dal telefono ed il commento è partito per sbaglio.
Dicevo: se non è disponibile un accesso ad internet, avresti dovuto dirlo in qualche modo.
Per me, “vecchio” può essere utilizzato per molte cose, ma non per delle civiltà tipo gli antichi egizi (e se si utilizza l’aggettivo “antichi” un motivo ci sarà, no?).
Per esempio per me “vecchio” può essere utilizzato per oggetti di qualche anno fa, al massimo di un secolo (o due) fa.
14/01/2016 at 18:49
Dico che, in questi casi, gli uomini si uniscono e cercano di debellare il male.
Per cui, i pescatori si sono uniti per andare alla ricerca di questo mostro.
ciao.
15/01/2016 at 02:25
Ciao! Grazie per il commento, vedremo nella prossima puntata cosa succederà!
04/01/2016 at 07:42
Bisogna sapere qualcosa in più sul “Terrore di Porto Nebbia” prima di creare un’esca, quindi propendo per un approfondimento sui tomi… anche se penso che un controllo crociato tra indagini mediche e informazioni sui pesci da parte dei pescatori sarebbe più proficuo 🙂
Ciao.
03/01/2016 at 20:21
Wow! Niente cervello, con il cranio intatto? Questo sì che è interessante!
Comunque, alla fine non sanno ancora come combattere il mostro, quindi attirare il “mostro” sarebbe solo pericoloso. E poi, chiedere informazioni sui pesci pericolosi… no.
Io voto per cercare informazioni nei vecchi tomi!
03/01/2016 at 06:05
Direi che a questo punto un’esca ci starebbe proprio bene.
Al prossimo, ciao 😉