Dove eravamo rimasti?
Miti e leggende marine
Rimasi con lo sguardo perso nel vuoto per qualche secondo. In tutta la mia vita non mi era mai capitato qualcosa del genere. Naturalmente lo stesso non potevo dire per il dottor Poe. I suoi studi e la sua esperienza potevano averlo portato ad esperienze che molti di noi potrebbero considerare assurde.
« Ti è mai capitato? » chiesi con la voce tremolante, ancora spaventato.
« Personalmente no, » rispose spiccio Poe, togliendosi i paramenti medici e sedendosi su di una sedia. « Ma ho letto qualcosa a riguardo. Alcune vecchie civiltà eseguivano l’asportazione del cervello attraverso la cavità nasale. Ovviamente lo tiravano fuori a pezzi. »
« Non abbiamo a che fare con vecchie civiltà purtroppo. Non conosci nessuna creatura o nessun parassita che possa fare qualcosa del genere? » domandai io, cercando di essere più prammatico.
Poe si portò una mano sui baffi e iniziò a lisciarseli. Poi si passò una mano tra i capelli e rispose.
« Che io ricordi no, non mi viene in mente nulla, Elliot. L’unica cosa che mi
viene in mente è provare a consultare i libri che tengo di sopra. »
« Diamoci da fare, allora. Non c’è un secondo da perdere, » dissi solennemente.
« Concordo pienamente, mio buon amico. Saliamo. »
Dopo aver messo a posto le ultime cose riguardanti l’autopsia, dopo esserci lavati daccapo, salimmo le scale e tornammo allo studio di Poe, tappezzato di librerie e tomi di cultura.
Io e Poe ci sedemmo sulle due poltrone rosse dello studio e iniziammo a sfogliare i primi tomi, avevamo deciso di farli passare tutti. Nella vasta biblioteca erano presenti volumi di varie materie e di varie attitudini. Io presi un tomo sui parassiti, mentre Poe, prima di iniziare a sfogliare il suo, accese la lanterna ad olio e preparò due pipe cariche di tabacco buono, per rendere la lettura più lieta a entrambi.
Le pagine sembravano sfogliarsi da sole tanta era la voglia di risolvere l’intricato mistero di Porto Nebbia, ma nonostante questo rimanemmo in quello studio medico per un paio di giorni. Completamente isolati dall’esterno, avvolti dal profumato fumo del tabacco e dai fumi più divertenti di qualche bicchiere di assenzio.
« Iniziano a farmi male gli occhi, » si lamentò giustamente Poe.
« Condivido. Non ho trovato niente di interessante per ora, tu? »
« Assolutamente niente. Però vedo che ne mancano ancora. Non perdiamo le speranze, » disse Poe, tornando a leggere, poggiandosi una mano sulla fronte per reggere la testa.
Tornammo a leggere gli ultimi tomi ma non trovammo nessuna informazione utile. Solo un tomo era rimasto sulla libreria ed era completamente nero, lucido e molto massiccio. Poe si avvicinò al tomo e lo prese in mano, leggendone il titolo. Era scritto con della leggera e delicata foglia d’oro.
« Qui dice: Miti e leggende marine. Non chiedermi cosa ci faccia qui, » disse Poe.
« Cosa ti devo dire, proviamo, » risposi.
Iniziammo a sfogliarlo insieme, spalla contro spalla, quando uno aveva finito di leggere entrambe le facciate lanciava un’occhiata di consenso all’altro per potere girare pagina. Gli occhi iniziavano a chiudersi ma ci facemmo forza, e restammo svegli. Arrivammo all’ultima pagina e non trovammo niente di utile. Poe girò la pagina per chiudere il tomo ma, con mia sorpresa, si irrigidì e riaprì il libro. Andò subito alla fine e mi fece vedere, indicando col dito, una pagina bianca completamente scritta a mano, con inchiostro color porpora. Iniziammo a leggerla. In quella pagina era raccontata la storia di un pescatore di granchi di nome Markus. Secondo quello che era scritto la nave da Markus era stata attaccata da una creatura “venuta dall’altro mondo, con tentacoli capaci di stritolare lo scafo di una nave e con occhi e forma umana”. Io e Poe ci guardammo negli occhi e capimmo con uno sguardo – come solo i buoni amici sanno fare – che quella piccola pagina scritta a mano era quello che cercavamo. Continuammo la lettura e scoprimmo altre cose interessanti. Infatti verso la fine era presente un’altra testimonianza, da parte, questa volta, di un medico, nientemeno. Mi sembra inutile aggiungere che anche quel medico trovò i corpi delle vittime senza cervello.
« Con cosa abbiamo a che fare, Elliot? » mi chiese Poe, mantenendo la sua calma, illuminato dalla fiamma irregolare della lanterna.
« Col diavolo, Poe. »
I nostri eroi si sono isolati dal mondo per qualche giorno. Cosa è successo intanto a Porto Nebbia?
- Una barca di un noto pescatore si è lanciata alla caccia del mostro, ma non ha ancora fatto ritorno. (50%)
- Il Terrore di Porto Nebbia ha attaccato direttamente il porto, distruggendo navi e uccidendo pescatori e marinai. (0%)
- Si è formato un gruppo di coraggiosi pescatori intenti a dare la caccia al Terrore di Porto Nebbia. (50%)

05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
05/02/2016 at 21:02
Quella dell’isolotto è la scelta più interessante, soprattutto se non è segnata sulla cartina.
Alla prossima.
31/01/2016 at 06:15
Dico che trovano isolotto e barca del pescatore.
Manca poco oramai, e i nodi devono venire al pettine 😉
30/01/2016 at 21:27
Ormai siamo alla fine: scoprire tutto (o quasi) ciò che c’è da sapere sul Terrore è d’obbligo.
15/01/2016 at 19:07
La barca di un noto pescatore si è lanciata alla caccia del mosto…
Perche “noto”? Immagino abbia il suo perché o no?
Alla prossima.
14/01/2016 at 19:00
“Alcune vecchie civiltà”
No, questo non lo accetto!
Vecchie civiltà? VECCHIE civiltà? E che è, sono scomparse negli anni ’50?
Se ti riferivi a civiltà tipo l’Egitto dei faraoni (e sicuramente è così), che sono scomparse da millenni, allora dovevi dire “antiche”, non “vecchie”.
Per il titolo del libro, secondo me, avresti potuto rendere solo qualche lettera leggibile ed intitolare l’opera “N _ _ _ on _ _ _ _ o _”
15/01/2016 at 02:29
Ciao e grazie per il commento.
Ma guarda, per come la vedo io le “civiltà” non nascono e scompaiono nell’arco di una cinquantina anni, bensì molti di più. Affermando quindi “alcune vecchie civiltà” per forza si intende vecchie ma veramente vecchie civiltà! Poi nel racconto non è presente alcun riferimento col mondo reale, sia per quanto riguarda le località che per il tempo.
15/01/2016 at 10:06
Come epoca, almeno a me, hai dato l’idea che il racconto sia ambientato a fine XIX secolo o inizio XX.
Potresti averlo ambientato ai giorni nostri, ma oggigiorno difficilmente le persone fanno ricerche esclusivamente sui libri anziché su internet. Se non è presente accesso ad internet, avresti dovuto
15/01/2016 at 10:11
Sono dal telefono ed il commento è partito per sbaglio.
Dicevo: se non è disponibile un accesso ad internet, avresti dovuto dirlo in qualche modo.
Per me, “vecchio” può essere utilizzato per molte cose, ma non per delle civiltà tipo gli antichi egizi (e se si utilizza l’aggettivo “antichi” un motivo ci sarà, no?).
Per esempio per me “vecchio” può essere utilizzato per oggetti di qualche anno fa, al massimo di un secolo (o due) fa.
14/01/2016 at 18:49
Dico che, in questi casi, gli uomini si uniscono e cercano di debellare il male.
Per cui, i pescatori si sono uniti per andare alla ricerca di questo mostro.
ciao.
15/01/2016 at 02:25
Ciao! Grazie per il commento, vedremo nella prossima puntata cosa succederà!
04/01/2016 at 07:42
Bisogna sapere qualcosa in più sul “Terrore di Porto Nebbia” prima di creare un’esca, quindi propendo per un approfondimento sui tomi… anche se penso che un controllo crociato tra indagini mediche e informazioni sui pesci da parte dei pescatori sarebbe più proficuo 🙂
Ciao.
03/01/2016 at 20:21
Wow! Niente cervello, con il cranio intatto? Questo sì che è interessante!
Comunque, alla fine non sanno ancora come combattere il mostro, quindi attirare il “mostro” sarebbe solo pericoloso. E poi, chiedere informazioni sui pesci pericolosi… no.
Io voto per cercare informazioni nei vecchi tomi!
03/01/2016 at 06:05
Direi che a questo punto un’esca ci starebbe proprio bene.
Al prossimo, ciao 😉