Anche i pesci parlano

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... Elliot e Poe faranno una macabra scoperta riguardo ai corpi dei pescatori uccisi. (60%)

Autopsia

    Il dottor Poe scendeva lento le scale buie che conducevano all’obitorio, nel piano di sotto della sua piccola clinica. Io gli stavo dietro procedendo a tentoni, poggiando una mano contro le pareti umide e fredde, fastidiose al tatto. L’unica cosa che purtroppo riuscivo a vedere, grazie alla luce emanata flebile dalla lanterna del mio amico, erano le ragnatele e i loro piccoli proprietari che zampettavano freneticamente impauriti dal cambio improvviso di illuminazione. In quel momento surreale non mi sentivo meno terrorizzato dei ragni che lesti si rintanavano nei pertugi del muro. Loro erano veramente impotenti, non potevano organizzare niente per contrastare quel pericolo, su questo ne erano più che sicuri. Ma noi, invece, non avevamo neanche la certezza di essere inutili, alcuni di noi, ne sono sicuro, ci stavan mettendo anima e corpo per stanare il Leviatano che si muoveva nelle acque scure di Porto Nebbia.
   
    Raggiungemmo l’obitorio dopo una lenta e buia discesa e ci trovammo davanti ad una porta piuttosto imponente. Poe frugò nelle tasche dei suoi pantaloni e tirò fuori una chiave che infilò nel buco della serratura e fece girare, facendo schioccare il meccanismo con un sonoro clock. Poe aprì la porta e mi fece entrare per primo. Appena entrato riconobbi subito alcuni strumenti e alcune infrastrutture che studiai ai tempi dell’università, quando frequentavo lo stesso corso di Poe, prima che lasciassi perdere tutto. Il mio vecchio compagno richiuse la porta alle sue spalle.

    « Ebbene, eccoci qui, » disse Poe, appoggiando la lanterna sopra un ripiano pieno di provette e alambicchi, probabilmente destinato alle varie analisi mediche.
    « Eccoci qui, » ripetei, « da dove iniziamo? »
    « Dall’ultimo. Caso vuole che è anche quello ridotto meglio, abbiamo più corpo da esaminare. »
    La frase di Poe mi mise in subbuglio lo stomaco. La medicina richiede uno stomaco forte e una mente curiosa, era questo che solea ripeterci uno dei nostri professori, ed aveva ragione. Poe si avvicino ad una parete dell’obitorio, afferrò un paio di maniglie che sporgevano dal muro e tirò con forza. Fuoriuscì un tavolo con un ripiano, sopra questo era il corpo del pescatore.
    « Dammi una mano, forza. Afferra quella estremità, » mi indicò Poe.
    Spostammo il corpo e lo posizionammo sopra un altro ripiano. Prima di iniziare entrammo in una camera e ci preparammo come si deve, ci mettemmo dei rudimentali grembiuli e ci lavammo le mani e gli avambracci, fino al gomito, non tanto per non contaminare il corpo, visto che era sicuramente morto, quanto per non registrare strani organismi esterni portati dalle nostre mani.

    Tornati vicino al corpo iniziammo le danze. 
    Il telo azzurro che ricopriva il corpo del pescatore lasciava crudelmente immaginare come quest’ultimo fosse ridotto. Poe tolse lentamente la premurosa copertura, partendo dalla testa. 
    « Nome, Leonard Miller, » iniziò a dirmi il mio amico, « età, trentasei anni, causa della morte, direi dissanguamento, » rimasi a guardare mentre il corpo di Leonard Miller veniva lentamente scoperto. Era stato calvo, senza un pelo in viso, di costituzione media e altezza, tutto sommato, nella norma. 
    « Braccio destro reciso all’altezza di metà omero, mano sinistra mancante, gamba destra recisa all’altezza del ginocchio, taglio in corrispondenza dell’addome. » continuò a evidenziare Poe, « segni particolari, possiede ancora la testa. » 
    « Cosa? » dissi io stolidamente, alzando lo sguardo dal cadavere.
    « Degli altri che mi hanno portato, non l’aveva nessuno, » rispose Poe, senza particolare enfasi.
    « Capisco, e pensi possa aiutarci? » chiesi.
    « Vedremo adesso. Direi di iniziare con una autopsia limitata, escludiamo la testa. La esamineremo con cura dopo aver controllato il corpo. Iniziamo, » disse infine Poe, iniziando a performare un taglio ad Y sul petto del signor Miller.
    L’autopsia del corpo andò bene, senza particolari rivelazioni. L’unica cosa che ci segnammo fu l’assenza dello stomaco e del fegato, ma probabilmente questi due organi erano stati persi a causa del profondo taglio sull’addome.

    Poe mi disse di segare la calotta cranica di Leonard Miller. Inizia così l’autopsia del cervello e mi ci vollero circa venti minuti per riuscire ad effettuare un taglio pulito e corretto del cranio, ma alla fine, sudando e imprecando non poco, riuscii nei miei intenti. Afferrai con delle piccole pinze il pezzo che avevo appena segato, cercando in tutti i modi di estrarlo. Una volta fatto facemmo la scoperta che tanto aspettavamo, forse un punto di svolta in quell’intricata faccenda. Avvicinai a me un recipiente metallico e ci posai dentro il pezzo di scatola cranica, mi pulii le mani strofinandomele nel grembiule e guardai Poe, che aspettava che parlassi.
    « Non c’è traccia del cervello, » dissi, intontito un’altra volta.
    « Ah! » rispose Poe pulendosi freneticamente le mani, eccitato come un bambino.  

Elliot e Poe hanno compiuto una macabra scoperta. Nel prossimo episodio?

  • Elliot e Poe provano a creare un'esca per attirare il Terrore di Porto Nebbia. (29%)
    29
  • Elliot e Poe decidono di chiedere a qualche pescatore informazioni sui pesci più pericolosi presenti nelle acque di Porto Nebbia. (29%)
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  • Elliot e Poe continuano le indagini mediche, cercando informazioni nei vecchi tomi medici di Poe. (43%)
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47 Commenti

  • “Alcune vecchie civiltà”
    No, questo non lo accetto!
    Vecchie civiltà? VECCHIE civiltà? E che è, sono scomparse negli anni ’50?
    Se ti riferivi a civiltà tipo l’Egitto dei faraoni (e sicuramente è così), che sono scomparse da millenni, allora dovevi dire “antiche”, non “vecchie”.

    Per il titolo del libro, secondo me, avresti potuto rendere solo qualche lettera leggibile ed intitolare l’opera “N _ _ _ on _ _ _ _ o _”

    • Ciao e grazie per il commento.
      Ma guarda, per come la vedo io le “civiltà” non nascono e scompaiono nell’arco di una cinquantina anni, bensì molti di più. Affermando quindi “alcune vecchie civiltà” per forza si intende vecchie ma veramente vecchie civiltà! Poi nel racconto non è presente alcun riferimento col mondo reale, sia per quanto riguarda le località che per il tempo.

      • Come epoca, almeno a me, hai dato l’idea che il racconto sia ambientato a fine XIX secolo o inizio XX.
        Potresti averlo ambientato ai giorni nostri, ma oggigiorno difficilmente le persone fanno ricerche esclusivamente sui libri anziché su internet. Se non è presente accesso ad internet, avresti dovuto

      • Sono dal telefono ed il commento è partito per sbaglio.

        Dicevo: se non è disponibile un accesso ad internet, avresti dovuto dirlo in qualche modo.

        Per me, “vecchio” può essere utilizzato per molte cose, ma non per delle civiltà tipo gli antichi egizi (e se si utilizza l’aggettivo “antichi” un motivo ci sarà, no?).
        Per esempio per me “vecchio” può essere utilizzato per oggetti di qualche anno fa, al massimo di un secolo (o due) fa.

  • Wow! Niente cervello, con il cranio intatto? Questo sì che è interessante!
    Comunque, alla fine non sanno ancora come combattere il mostro, quindi attirare il “mostro” sarebbe solo pericoloso. E poi, chiedere informazioni sui pesci pericolosi… no.
    Io voto per cercare informazioni nei vecchi tomi!

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