La sventura della donna annodata

Dove eravamo rimasti?

Che farà Ninetto quando poco dopo i carabinieri suonano alla porta per annunciargli la tragica dipartita della madre? Tace su Liutprando, mentre costui scappa (36%)

Un hobby per Gianangelo

Gianangelo Bruno aveva rivelato il nome dell’annodata a un attento maresciallo Bonfiglio.

«Ecco, vedi», concluse allungando verso il carabiniere il suo telefono, sul cui schermo campeggiava il viso sfiorito di Anna Letizia Vitale; «eccola qui su Facebook, anche se in questa foto sembra più vecchia di almeno un decennio».

L’avvocato ignorava che proprio alla scarsa cura della presenza sui social si doveva il mancato conseguimento di pieni voti da parte della donna a conclusione del suo corso di aspirante milf, con sommo disappunto della Docente (Ma che volete, sconfinava spesso oltre il vintage, quella lì). Bonfiglio arricciò il naso: la donna dimessa della foto non sembrava proprio il tipo da finire in mutande annodata al letto di uno stalker.

«Maddai, Bonf, lo sai che s’è preso quella condanna solo a causa della sua ingenuità», protestò Bruno. «Si è limitato a cadere nella trappola escogitata dall’ex-moglie e dalla sua avvocata».

«Fatto sta che la condanna c’è», replicò il maresciallo, «e ora c’è anche una morta strana in casa sua; e questo fa di lui il sospettato number one».

Bruno ignorò l’espressione compiaciuta di Bonfiglio, imprecando in cuor suo contro la straordinaria capacità del suo cliente di suscitare moti di ripulsa in qualunque essere umano. E forse anche in qualche animale: tempo fa gli è fuggito il cane, se non sbaglio, pensò prendendo congedo dal carabiniere.

«Non così in fretta, avvocato», lo trattenne Bonfiglio, facendo cenno ai suoi uomini di non lasciargli raggiungere la strada; «non mi hai ancora spiegato come facevi tu a sapere del ritrovamento in piena notte in casa del tuo cliente del cadavere della donna di cui sei amico su Facebook».

«Ah, ora ti fa comodo che sia mio cliente!» esclamò Bruno girandosi verso di lui con sguardo risentito. «E ho tantissimi amici, su Facebook, io!».

«Farai meglio a rispondermi, amico; e cerca di essere convincente, nonostante le esalazioni alcoliche che emani».

«Presto, presto, Stellalpina, aiutami a portarla in bagno, che la fragranza “Brezza Mari&Monti” è la sua preferita!».

Stellalpina Sollazzo era abituata alle stravaganze dei suoi genitori, ma nei suoi diciotto anni di vita non aveva ancora mai visto la madre, scarmigliata e mugolante, malamente aggrappata al padre in pigiama e da costui trascinata per il corridoio per giovarsi delle presunte proprietà anti-svenimento di uno dei loro diffusori. Per un attimo temette avessero scoperto che era rincasata da poco. No, non sono così svegli, la rassicurò una calma vocina dal profondo della sua mente annebbiata.

«Eccomi», disse infine simulando sollecitudine.

Sistemata la madre sul water a respirare la fragranza nebulizzata dal suo diffusore prediletto mentre il padre biascicava uno stringato resoconto, Stella aveva ora le idee più chiare sulle ragioni dello scompiglio.

«Vedere la mamma in questo stato è fonte di grande turbamento», disse al padre poggiandosi svenevolmente il dorso della mano sulla fronte. «Sento l’esigenza di stendermi un momento». E ciò detto si precipitò nella sua stanzetta color fiore di pesco agguantando il cellulare in ricarica.

L’avvocato radiato Bruno non si era sforzato di essere convincente: sapeva che Bonf non lo credeva capace di un omicidio, e che aveva solo cercato di estorcergli qualche notiziola su Liutprando.

Camminando verso casa maledicendo quest’ultimo, senza più un’auto, stanco, intontito e intirizzito, Gianangelo Bruno meditava sui frutti della sua recente irruzione sulla scena del crimine. Era da tanto che non avvertiva quello sbuffante sferragliare di rotelle dentro la sua testa; e non avendo altro da fare, oltre a ingollare birra di fronte al suo schermo piatto, decise che era giunto il momento di avere un hobby.

Osservò la fotografia che era riuscito a scattare col cellulare prima che Bonfiglio lo importunasse. Zumò su un punto ai piedi del letto a baldacchino: nei pressi di quella che doveva essere la borsa della morta, nella quale qualcuno aveva senza dubbio rovistato come un cinghiale grufolante, spuntava – Ne sono certo! – il suo primo indizio. Un oggetto che, dati gli arroventati rapporti di Barone coi Sollazzo, non poteva essere stato introdotto in casa che dall’annodata o dal suo assassino.

Ninetto era al telefono quando i carabinieri suonarono alla porta. Al trillare del campanello, Liutprando sbiancò mordendosi le dita. Tutta quest’ansia non farà bene alla mia pelle, si disse, notando che il ragazzo, sempre col telefono all’orecchio, lo fissava ora con insistenza, annuendo ritmicamente.

«Dileguati!», gli intimò infine Ninetto riponendo il telefono nella tasca dei jeans, che tosto si sfilò rimanendo in mutande e maglietta nella casa fredda. «Arrivo, un momento!», gridò poi al citofono, mentre il campanello continuava a suonare. Forse farei meglio a darmela a gambe anch’io, pensò, soffocando l’impulso.

Liutprando s’infilò nella stanza di Ninetto, aprì la porta-finestra – Manco una grata, inaudito! – e schizzò via nell’oscurità ingrigita che annunciava l’alba.

Il giorno seguente chi sarà il primo a subire l'incalzante interrogatorio di Gianangelo, intento a seguire il suo indizio?

  • Stellalpina Sollazzo detta Stella (27%)
    27
  • Gelsomina Sollazzo detta Mina (55%)
    55
  • Fioretto Sollazzo detto Fiore (18%)
    18
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96 Commenti

  • Che dire, oltre che Complimenti?
    C’è scuola in questa storia, la classifichi come ‘giallo’ ma va oltre gli schemi. Humor, noir, c’è un po’ di tutto. Scritto benissimo, molto ben strutturato. Non se ne leggono molti qua in giro di questo livello… a mio modesto parere ovviamente.
    Voto Gianangelo perché i cialtroni buoni sono una categoria da proteggere.

    A presto

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