La sventura della donna annodata

Dove eravamo rimasti?

Ma in tutto questo, quale è stata la causa della morte di Anlety? Avvelenamento (100%)

Do-mi-na-mi!

Stellalpina Sollazzo era venuta a conoscenza del corso per caso, navigando dal suo telefono alla ricerca di un paio di scarpe che s’intonassero al suo nuovo colore di capelli.
Quello stesso giorno, uscita con la madre dal loro hair stylist di fiducia, si erano imbattute in una donnetta abbacchiata, che Mina aveva salutato con circospetto entusiasmo. Una badante dell’est, aveva pensato Stella ritraendo con sgomento i suoi occhioni dagli abiti stantii della donna. Ma poi aveva visto questo ragazzo, scarmigliato e dinoccolato, affiancare Anna Letizia Vitale con in mano un paio di ciondolanti borse della spesa, e l’aveva trovato deliziosamente servizievole.
Qualche giorno dopo, l’aveva rivisto in un locale, e le loro labbra avevano ivi suggellato un languido patto dei sensi.
Era cominciata così, la storia di Stella e Ninetto. Lei aveva capito subito che era quello giusto, e così l’aveva iscritto come suo aspirante schiavo al “Do-mi-na-mi”, il corso intensivo per aspiranti dominatrici. Nessuno aveva fatto domande sull’età, quando si era offerta di pagare in contanti e in anticipo per tutto il corso. Certo gli orari mi costringevano ogni volta a inventarmi una scusa coi miei, ma la Docente e il suo devoto assistente erano davvero competenti, vero, Ninetto?
Tutto era filato liscio, fino a quando Mina Sollazzo aveva scoperto la disdicevole relazione della figlia con la prole illegittima di Anlety.

 

Le parole biascicate che Mina pronunciò prima di perdere i sensi per la seconda volta nel giro di ventiquattr’ore furono: «Fioretto rosa, Fioretto di pesco!».
Bonfiglio e l’altro carabiniere rimasero attoniti. Forse avrei dovuto usare più tatto, pensò il maresciallo facendo cenno all’altro uomo di aiutarlo a spostare la donna svenuta sul divano di casa Sollazzo.
Mina era appena venuta a sapere dell’accusa di omicidio che pendeva sul capo di suo marito.

 

La sera prima che Mina avesse beccato Ninetto, in un paio di mutande striminzite, razzolare nel loro frigorifero; la sera prima che Mina avesse conseguentemente proibito alla figlia di far coppia con quel ragazzotto figlio di una semplice segretaria priva di marito – Non che io abbia nulla contro Anlety, s’intende! Non è colpa sua se non è… come noi – Stella e Ninetto avevano frequentato la loro lezione del venerdì.
Argomento della lezione, sapientemente illustrato dalla Docente con la scodinzolante collaborazione del suo assistente, era stato un approfondimento sugli strumenti per la fustigazione.
Giunto il momento della pausa, lasciato Ninetto a massaggiarsi una natica – la mia Stellina deve ancora affinare un po’ la sua tecnica! – Stella si era seduta con un profondo, soddisfatto sospiro sulla tazza del water e da lì aveva udito, provenire da uno dei loculi igienici adiacenti, il seguente colloquio.
«Ma non sei costretto a darle retta, cucciolo!».
«Anlety, che dici! Lei è la mia padrona: non posso disubbidire… E poi… siamo senza un soldo: spende tutto quello ricaviamo dai corsi per la cura del suo splendido corpo!».
«Ma io credevo che tu… e io…».
«Oh, gattina dalle unghie affilate, la vita da schiavo è complicata!».
«Ma quel che vogliono fare… insomma, quel povero Liutprando!».
«Tu stanne fuori gattina, dirò a quelle due che non te la senti più».
«Ma, cucciolo, non voglio che ti succeda nulla!».

 

«E così mia madre se la faceva con lo schiavetto della Docente», disse Ninetto a conclusione del racconto che Stella aveva fatto all’avvocato.
«Lì per lì non ho pensato che fosse importante», tentò di giustificarsi Stella.
Gianangelo Bruno prese a camminare avanti e indietro per la stanza. Quelle due, pensava.

 

Tutto quadrava nella mente del maresciallo. E allora perché quell’impulso di parlarne con l’avvocato? Bonfiglio cedette, e chiamò Bruno al telefono.
Gli rispose una voce ansante.
«Non quadra nulla, Bonf».
Lo sapevo. Avrei fatto meglio ad appisolarmi sulla scrivania, pensò Bonfiglio mentre le parole irriguardose di Bruno saettavano lungo la sua spina dorsale.
«Ma andrebbe a vantaggio del tuo cliente!».
«Come hai giustamente sottolineato tu, io non ho più clienti. Sono radiato, ricordi?».
«Su, ragiona: Fiore scopre la tresca tra la moglie e l’annodata, che è anche in possesso del nuovo prodotto segreto, l’ultima speranza dell’azienda. Con la mente annebbiata dal dolore, dai debiti, e logorata dalla diatriba perenne con l’incomodo vicino, pensa di prendere più piccioni con una fava: avvelena la donna e l’annoda al letto di Barone. Morta l’una, in galera l’altro; la moglie Mina di nuovo sua e senza più lagne per lo stalker!».
«Stiamo parlando dello stesso Fiore che si scaccolava davanti ai film di Stallone, Bonf, suvvia!».
«Ma…».
«E poi tu non conosci tutta la storia della Vitale».
Il maresciallo si rizzò sulla sedia.
«Quale storia, giuristucolo?».
«Quando sarà il momento, Bonf. Per ora fammi gli auguri».
«Di che ca…».
«Sono diventato padre, pensa un po’!».
Bonfiglio rimase ancora alcuni istanti col telefono premuto sull’orecchio, dopo che Bruno aveva chiuso la conversazione.

A chi si rivolgerà ora Mina per avere aiuto e sostegno in questo momento difficile?

  • A Liutprando Barone (100%)
    100
  • A Perlina Damico (0%)
    0
  • All'avvocato Bruno (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

96 Commenti

  • Che dire, oltre che Complimenti?
    C’è scuola in questa storia, la classifichi come ‘giallo’ ma va oltre gli schemi. Humor, noir, c’è un po’ di tutto. Scritto benissimo, molto ben strutturato. Non se ne leggono molti qua in giro di questo livello… a mio modesto parere ovviamente.
    Voto Gianangelo perché i cialtroni buoni sono una categoria da proteggere.

    A presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi