La sventura della donna annodata

Dove eravamo rimasti?

Che succederà ora tra Mina e Fiore? Con quello che sta per succedere, non ci sarà tempo di porsi il problema (60%)

L’epifania del maresciallo

Un altro che ce l’ha col campanello, pensò Gianangelo Bruno sollevandosi a malincuore dal suo divano. Senza scarpe, urtò una delle bottiglie vuote sul pavimento, facendola rotolare incontro alla parete.
«Chiunque tu sia, spero per te che sia grave». Forse dovrei registrare un messaggio di risposta citofonica automatica, si disse sbadigliando.
Un silenzio ronzante. Un borbottio. Due voci; una femminile, probabilmente. «Cioè», esordì uno degli importuni, «è abbastanza grave, credo».
«Specificare, prego», gracchiò Gianangelo, incuriosito.
«Cioè: io sarei tuo figlio», specificò Ninetto all’altro capo del citofono.

 
«Eccolo lì», disse il maresciallo Bonfiglio all’altro carabiniere.
Fioretto Sollazzo stava lasciando l’azienda alla guida della sua auto.
La gazzella partì a razzo, tagliandogli la strada. Bonfiglio aprì lo sportello, tra lo stridore di freni che incideva l’asfalto in entrambi i sensi di marcia. «Signor Sollazzo?» chiese il maresciallo a Fiore, dopo averlo invitato ad abbassare il finestrino. «S-sì», gli confermarono i due occhi sgranati del signore degli aromi. Come se non lo sapesse già, pensò.
«La invito a seguirci, prego».
Fiore sobbalzò sul sedile, vittima di un raggelante presentimento. «P-perché, Bonf?».
«Avremo modo di parlarne con calma», lo imbonì con tono rassicurante Bonfiglio, mentre l’altro carabiniere lo scrutava torvamente dall’abitacolo della gazzella.

 
«È stato terribile, Perlina!», singhiozzò Mina Sollazzo al telefono. «Quel bruto mi ha interrogata lì, tra le verdure e il banco frigo».
«Oh, poverina», commentò Perlina Damico premendo invio per completare l’ordine di una meravigliosa, miracolosa crema anti aging.
Era da un po’ che le due donne non si sentivano: all’improvviso Mina era stata messa da parte da Perlina e dalla Docente, che le avevano preferito la povera Anna Letizia. A pensarci bene, era successo tutto dopo la faccenda dei ragazzi… Ma che avrei dovuto fare, io? Dovevo tutelare la mia fragile Stellalpina!
E dire che lei, Mina, era stata sempre così comprensiva con Perlina; sempre pronta ad ascoltarla e consolarla quando raccontava a lei e Anlety delle nefandezze passate di quel disturbato dell’ex-marito. Liutprando Barone: era stato senz’altro quel mostro ad annodare la povera Anlety!
Ma suvvia, si era detta Mina uscendo dal supermercato: la prematura scomparsa dell’amica poteva essere l’occasione per riavvicinarsi a Perlina, una vera vip; per dare un senso alla triste vicenda.

 
Ninetto fu fatto accomodare sul divano dell’avvocato insieme a una giovane vistosa dallo sguardo malizioso, nella quale Gianangelo non faticò a riconoscere Stellalpina Sollazzo.
Al supermercato si era dimenticato di prendere le birre. Non che sarebbero state sufficienti per affrontare un figlio-a-mia-insaputa, si disse.
«E così la mamma, nella lettera che mi ha dato il notaio dove lavorava, dice che il nome di mio padre è il suo… nome. Cioè, mi sono spiegato, no?».
Gianangelo lo fissava sbigottito, mentre il suo cervello si sforzava di far di conto. La sua breve amicizia affettuosa con Anna Letizia risaliva a circa vent’anni prima, occhei. Ma poi era finita lì. Sapeva che lei aveva un figlio, occhei (aveva visto anche le foto su Facebook, occhei).
Non avevo mai pensato che potesse essere il mio, cazzo.
«Avete lo stesso nasone», osservò divertita Stella, spostando lo sguardo dall’uno all’altro.
L’avvocato emise un grugnito passandosi una mano sulla fronte. Il bagno, nella birra, ci farò.
Ninetto era a disagio. «Chiariamo, quindi: come la dovrei chiamare, a questo punto?».
Gianangelo ci pensò un momento. «Avvocato. Per ora andrà bene».
Ninetto incrociò lo sguardo di Stellalpina, ed entrambi parvero sollevati.
«Bene», riprese il ragazzo, «perché avremmo giusto bisogno di una consulenza legale».

 
Un paio d’ore prima

 
«Vede, maresciallo, io lavoro da tanto con Fioretto. Si può dire che sia io, in effetti, a mandare avanti l’azienda, sa».
«Non mi dica», sbuffò Bonfiglio invitando Duccio Bava a continuare.
«Sì, e sono anche il suo confidente! Tutto è cominciato all’incirca un mese fa, quando l’ho trovato sotto la scrivania che piangeva stringendosi al petto il Note di Stellalpina. L’ho aiutato ad alzarsi e lui mi ha confidato – pensi un po’! – che non solo la moglie lo tradiva con una donna, ma che Mina aveva addirittura consegnato all’amante il nostro nuovo aroma, che avrebbe dovuto rimanere segreto fino al lancio ufficiale… Era un uomo distrutto, mi creda!».
Bonfiglio parve allo stesso tempo infastidito e soddisfatto. «L’aroma cui si riferisce è per caso questo qui?».
Bava spalancò gli occhietti incavati: «Ma sì, è proprio lui!».
«E l’azienda, mi dica, come va?».
Bava fece cenno al maresciallo di avvicinare l’orecchio. «Male, molto male», bisbigliò con aria solenne. «Ma Fiore sembra non volersene accorgere! Il nuovo aroma era l’unica speranza!».
Ah, ah!, pensò Bonfiglio, pare che dopotutto l’avvocato avesse ragione: Liutprando Barone è innocente; l’assassino della donna annodata altri non è che Fioretto Sollazzo detto Fiore.

Ma in tutto questo, quale è stata la causa della morte di Anlety?

  • Attacco di cuore (0%)
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  • Soffocamento (0%)
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  • Avvelenamento (100%)
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96 Commenti

  • Che dire, oltre che Complimenti?
    C’è scuola in questa storia, la classifichi come ‘giallo’ ma va oltre gli schemi. Humor, noir, c’è un po’ di tutto. Scritto benissimo, molto ben strutturato. Non se ne leggono molti qua in giro di questo livello… a mio modesto parere ovviamente.
    Voto Gianangelo perché i cialtroni buoni sono una categoria da proteggere.

    A presto

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