Le Maschere!

Vaniglia!

Il profumo intenso della vaniglia invade la stanza, stuzzicando, ora, fastidiosamente, le narici di Lia. Eppure lei adora la vaniglia, perché l’associa sempre ai ricordi felici di bambina, quando sua nonna Michela la stringeva forte tra le braccia robuste, la prendeva per mano e la portava nel suo regno magico, la cucina, dove preparava dei favolosi biscotti al profumo di vaniglia.

Lia scuote il capo come a voler scacciare il ricordo inopportuno in quel momento, si guarda intorno, si stira le pieghe invisibili dell’abito si seta rosa.

La dolcezza dell’essenza ora le procura un’ondata di nausea, la luce fioca delle candele che prima davano un aspetto romantico e suggestivo alla stanza, ora con il loro fievole tremolio hanno un qualcosa di inquietante.

La tavola elegantemente apparecchiata con la tovaglia di pizzo ricamata da mani rugose ma svelte e precise; la rosa fresca ha violentemente chinato il capo, soffocata dagli odori o, semplicemente, s’è arresa all’evidenza; anche gli sformati d verdure si sono ritirati su loro stessi e non hanno più nulla dell’aspetto invitante… Tutto, ora, le appare eccessivo, ridicolo… Triste.

Tutto si è sgonfiato davanti all’assenza. Un’assenza tangibile e che pesa come un macigno sul cuore di Lia. L’ennesima assenza in un copione che si ripete ogni volta sempre uguale e monotono. Il palcoscenico è quello della sua vita, ma non è lei la regista. Lei è solo il burattino che ogni tanto compare sul palco per accartocciarsi o contorcersi nelle mani di una regia astuta e sapiente, a volte cattiva che la lascia lì senza vita in un groviglio di fili con l’abito della festa e la maschera da Pierrot, altre volte sensuale ed esperta che la trascina nella vorticosa danza dell’amore.

Il regista è Lui. L’Uomo. L’abile tessitore della sua vita, lei è proprio come un burattino che prende anima e voce solo quando Lui decide sia arrivato il momento, altrimenti giace in silenzio e senza vita nella cassa insieme agli altri burattini. Tutti con gli occhi spalancati, fissi, volti a guardare la vita che scorre fuori, veloce, senza di loro. Lia ha affidato a Lui, l’Uomo, la sua vita. Gliel’ha regalata, ben sapendo di dargli il dono più prezioso. E inerme e impassibile lo vede manovrare i fili, lasciandola spettatrice della sua stessa vita; a volte, le concede di muovere quei pochi passi sul palco, ma altre volte – la maggior parte- la lascia dietro il sipario, a spiare come i bambini, curiosi di vedere cosa succede in teatro. Solo che lei non è più neanche curiosa.

Lia guarda l’orologio appeso alla parete, le lancette scandiscono il tempo quasi con prepotenza come a volerle spiattellare in faccia la delusione, come a voler ridicolizzare la sua speranza, il suo romanticismo, come a voler sottolineare la sua nullità.

Lia gira lo sguardo per la stanza, ora, le sembra di trovarsi davanti alle ceneri di uno spettacolo mal riuscito. Con estrema lentezza, con estrema calma, senza uno scatto di rabbia o di nervosismo, si appresta a ripulire. Il soffio caldo del suo alito spegne quel che rimane del profumo di vaniglia. La rosa fresca e la cena trovano finalmente un sollevante rifugio nella pattumiera.

Il triste spettacolo della sua vita.

Con estrema cura toglie i calici e la fine porcellana del servizio di nonna Michela, ripiega la tovaglia con movimenti delicati…

“Ah, se solo avessi tutto questo riguardo per la mia vita” – pensa ad alta voce.

Lancia un ultimo sguardo e si dirige in bagno. Lo specchio, impietoso nemico di ogni donna infelice e triste, le rimanda un’immagine avvilita e depressa. Prende una salvietta struccante e la passa su un lato del viso, tracce di mascara fondotinta e ombretto si mescolano malamente lasciandole una maschera di caricatura. Il rossetto rosso che prima le dava un’aria sensuale, esaltando la linea sottile ma morbida delle labbra, ora le sembra uno di quei pasticci che combinava da bambina quando prendeva i trucchi della mamma. Una grottesca parodia di se stessa appare.

Guarda nei suoi stessi occhi e pensa che domani ci sarà sicuramente la giusta spiegazione a quest’assenza senza parole. Lui le darà la giusta risposta. Sì, quella giusta. Quella che, in fondo, lei si aspetta di ricevere. Perché, in fondo, anche lei si è abituata a recitare il copione triste e monotono che non prevede improvvisazioni o sbavature. Anche perché lei non saprebbe essere pronta di fronte agli imprevisti o alle battute spontanee.

Lei, Lia, recita solo un copione.

Insieme a Lui.

Spegne la luce e va a letto.

Per stasera lo spettacolo è finito senza applausi né fischi.

Come procediamo?

  • Conosciamo questo Lui. (30%)
    30
  • Andiamo alla mattina della cena facendo un passo indietro. (43%)
    43
  • Continuiamo ancora un po' con Lia. (27%)
    27
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239 Commenti

  • Ehilà, voto Lettera.
    Bellissimo capitolo super riflessivo, con la ciliegina sulla torta nel paragone finale con Ulisse & co. 🙂
    Come sempre riesci a fare, sei riuscita ancora una volta a farmi assorbire le sensazioni della protagonista. Hai bucato lo schermo e hai fatto sì che mi si scagliassero contro.
    Brava Pink!

  • Ciao pink!
    Ho apprezzato molto questo capitolo. Lia è una persona fragile e ferita, e in Alessandro ha trovato il riparo sicuro. Sento di essermi avvicinata di più a lei; ora capisco cosa prova e cosa la spinge a continuare questa relazione. Non c’è che dire, sei davvero brava! ^__^
    Complimenti come sempre per le emozioni che riesci a trasmettere. Mi piaciuta particolarmente l’ultima parte. 🙂
    Voto lettera! 😀 Alla prossima!

  • Diario… penso possa venir fuori il suo lato fragile e insicuro, quello che la spinge a fuggire da ogni responsabilità, legandosi ad un uomo da cui dipende totalmente. Ne è consapevole ma ha troppa paura di guardare in faccia la realtà, di fare delle scelte… di “vivere”, per ora si lascia cullare dai sogni.
    Un capitolo più bello dell’altro, ma questo mi è piaciuto di più 😉
    Un abbraccio.

  • Geniale, Pinkerella. Questo è un capitolo davvero geniale!!
    Mi piace dall’inizio alla fine. E’ armonioso, fluido, carico di emozioni e pensieri. Davvero BRAVISSIMA! 😀
    Attendo il prossimo! A presto!! 🙂

    Comunque, scelgo diario. Ho sempre amato scrivere nel diario, perché aiuta a schiarirsi le idee. Penso che Lia ne abbia un po’ bisogno 😉

    Un bacio!!

  • Ciao,ecco il nostro personaggio vive la sua parte di essere amante nel peggiore dei modi,in una ipotetica clessifica di donne amanti sono le più pericolose,quelle che nella vita a casa soffrono della loro situazione. Io credo che Alessandro sia abbastanza navigato e uomo da non aver problemi a trovarne di amanti,non mi sembra innamorato. Lei ha scelto di essere amante,e va bene,ma quanto conviene ad Alessandro tenere una donna che sicuramente gli creerà dei grossi problemi? E’ inevitabile,solo questione di tempo.
    Son curioso,è scritto benissimo e mi intriga vedere come andrai avanti.
    Un caro saluto

  • Racconto, sempre.
    Mi è piaciuto molto il sogno.
    Mi sto chiedendo se non ci fosse un modo più efficace per separare la prima parte col pdv interiore di Lia dalla considerazione finale della voce narrante.
    Vabbe’, scusami, sono abituata a scrivere tutto ciò che mi viene in mente, probabilmente perché spero di imparare qualcosa dalle vostre risposte!
    Ciao Ciao

    • Eh, mia cara Moneta, mi fai una domanda a cui purtroppo non ti so rispondere. Pur scrivendo ormai da tanto su TI resto comunque una semplice appassionata di scrittura, non una che abbia studiato… Quindi, pure io vado avanti grazie ai commenti e ai consigli… L’unica persona che può rispondere, in quanto preparata e giusta, e che io conosca qui .è Amo.
      Grazie come sempre e come sempre nei commenti sentiti libera di dire tutto ciò che pensi! 🙂

  • Ciao Pink, ho scelto lettera. Ai genitori? A un amico? Alla nonna morta? Fai tu.
    Hum. Questo capitolo mi ha lasciato una strana sensazione: la scrittura è fluida e leggera ma i contenuti, non so, mi suona strano questo remix onirico di ricordi marcanti. Una specie di spiegone in versione sogno/flashback.
    In compenso adoro il parallelo Calipso / Penelope anche se Calipso era una tipa tosta e non è poi così sicuro che Penelope avesse davvero voglia del ritorno di Ulisse. 😉
    Alla prossima

  • Eccomi Pinkerella! Come sempre non deludi mai! Voto per racconto, lettera mi dà un senso riduttivo, anche se non posso sapere a cosa riferisci queste tre opzioni! Brava, brava come sempre e dal profondo del mio cuore spero che Lia presto si svegli dall’illusione che la cieca, non la giudico egoista. A presto.,

  • NOTA PER I MIEI LETTORI:
    Ovviamente, qui, non si cerca di individuare nessuna causa psicologica alla base del rapporto che Lia ha con Alessandro. Non sono una psicologa, quindi, non ho le competenze e le conoscenze tali da poter fornire una spiegazione esatta e precisa. Ho costruito un personaggio e ad un certo punto ha scelto la strada dell’amante, dell’altra. I motivi che spuntano qua e là nel racconto sono liberamente ispirati. 😀

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