DIFETTO FATALE

Dove eravamo rimasti?

Neanche un avverbio in –mente! Sto uscendo dal tunnel! Dodi ha deciso di riconsegnarsi ai carabinieri. Cosa gli succede? Davanti alla caserma, pronto a consegnarsi, incontra una ragazza che gli fa quasi capire che non è stata una buona idea. (65%)

Il rasoio di Occam

«Che ti è successo?». La voce calma dell’operatore giungeva da un altoparlante.
Disteso, dentro il tunnel della macchina per la risonanza magnetica, Dodi fissava una griglia che gli circondava la testa.
«Una caduta in bici» rispose, chiudendo gli occhi per attenuare la sgradevole sensazione claustrofobica.
Naturalmente alla fine aveva fatto come diceva Moneta: prima il Pronto Soccorso, poi i Carabinieri.
In ospedale era bastato che vedessero la lieve differenza di dilatazione tra le pupille, non li informò che era congenita. Codice giallo e esami tempestivi.

La RM durò pochi minuti, al termine dei quali fu invitato ad attendere in corsia. Si era presentato da solo e dando false generalità, era riuscito ad ottenere da Moneta che lei ne rimanesse fuori. D’altra parte lei lavorava in quell’ospedale, erano d’accordo che lo raggiungesse il prima possibile fingendo un incontro casuale.
Si sdraiò su una fila di seggiole, cedendo subito al sonno che la sorella gli aveva fino a quel momento negato.

Fece un sogno singolare: una ragazza bellissima gli sedeva accanto sulla metro. Dopo una lunga esitazione, paonazzo in volto, le chiese balbettando come si chiamasse.
Lei lo guardò seducente, passandosi la lingua sulle labbra carnose. Rispose avvicinandogli la bocca all’orecchio: «Chiamami Flaw!». Gli leccò il viso, poi rise sguaiata: «Svegliati, mezza sega! Non sarò mai tua!»
Lo guardò con tenerezza: «Se non sarò solo tua…»

*

Lo svegliò un uomo che gli scrollava una spalla: «Signor Dolci, la dobbiamo ricoverare» gli disse con aria grave.
Balzò a sedere agitato: «Io… non posso» rispose. Non si sentiva ancora del tutto sveglio. «Dov’è mia sorella?»
«Non saprei, è venuto da solo.»
«Che ora è?» chiese stropicciandosi gli occhi.
Il medico lo guardò perplesso.
«Sono le sedici. Signor Dolci, sa dove siamo? Ricorda cosa le è successo?» lo incalzò l’uomo.
Aveva dormito più di mezz’ora. Dov’era Moneta?
«Sì, sì! Lo so».
Non poteva farsi ricoverare, se non si fosse presentato dai carabinieri la sua posizione sarebbe peggiorata ancora. Non se lo poteva permettere. Cercò di pensare qualcosa: «Va bene, chiamo mia sorella. E… fumo una sigaretta» disse dirigendosi verso un’uscita di emergenza.
Il medico lo squadrò severo: «Da lì non può rientrare». Fece un cenno col capo: «Cinque minuti. Le apro io» gli disse abbozzando un sorriso benevolo, mentre già Dodi apriva la porta ringraziandolo.

Uscire dall’ospedale non riservò ulteriori difficoltà.
Usò un vecchio cellulare di Moneta per chiamarla svariate volte.
Non rispondeva. Forse non poteva? Forse la stavano interrogando?
La sua agitazione aumentò, immaginò di avere i minuti contati: rischiava di essere arrestato prima che riuscisse a consegnarsi.
No, no, così non andava, non doveva perdere tempo.
Chiamò Riccardo. Gli spiegò la situazione nel modo più rapido possibile.
«Tu che accoltelli Fedele? Che cazzata!» commentò l’amico.
«Senti Ricky, dovresti farmi un favore. Sto andando a presentarmi in caserma, quella vicino a casa. Puoi portarmi lì lo zaino che avevo ieri? È in camera mia.»
«Cazzo!» continuò l’altro.
«Ricky!»
«Eh? No, senti, ho avuto un’idea: chiamo papà, lo faccio venire lì.»
Dodi spalancò la bocca, non ci aveva pensato: «Beh, Ricky, non so… Certo, un avvocato, a questo punto, forse mi farebbe comodo…»
«Non dire altro!» rispose l’amico con entusiasmo. «Papi è il migliore. Vado subito, vengo con lui. Oh, aspettaci! Ah… te lo faccio portare da Sonia, lo zaino. Ha dormito da noi. Ih ih! Non ti scoccia, no? Oh, ci siamo svegliati due ore fa!»

*

Guardava la caserma dall’altro lato della strada, era lì da qualche minuto quando Sonia arrivò con uno zaino in spalla. Lo salutò baciandolo, questa volta.
«Ma allora?» gli chiese accentuando un’espressione preoccupata.
«E allora è un bel casino» rispose lui prendendole lo zaino e aprendolo. Estrasse la fotocamera, la accese e scorse le foto.
«A che ti serve?» domandò sbirciando.
«Faccio vedere ai carabinieri che è vero che ieri sera facevo fotografie» rispose Dodi.
Ripose la fotocamera e aprì un’altra tasca, cercava il tablet. Qualcosa scivolò fuori e cadde per terra tintinnando. Ancora prima che Dodi realizzasse cos’era, Sonia gridò: un urlo acuto, ripetuto, agghiacciante.
Un semplice, banale coltello da cucina.
Sporco di sangue secco dal manico fino alla punta.
«Ti prego! No!» urlò Sonia retrocedendo inorridita.
La reazione assurda della ragazza lo terrorizzò.
Una voce alle sue spalle: «Carabinieri! Mani in alto! Non muoverti!»
Si voltò: era il giovane sportivo che poco prima aveva notato fare stretching. Gli puntava una pistola contro. Dunque lo aspettavano. Come?
Coglione: intercettano il cellulare di Ricky.
Alzò le mani in preda alle vertigini e tremante.
Guardò Sonia, le avrebbe voluto spiegare che non doveva aver paura di lui: non c’entrava nulla con l’aggressione, non aveva idea di come il coltello potesse essere finito lì.
Sonia smise di gridare un istante, solo per scoppiare a piangere.
Un istante in cui Dodi avrebbe potuto giurare che gli avesse rivolto un sorriso di pura perfidia.

Be', non ho avuto abbastanza caratteri per scriverlo, ma Dodi ha capito qualcosa di importante. Cosa?

  • Ha finalmente capito come dovrà comportarsi da qui in poi. (29%)
    29
  • Ha capito cosa sperano di ottenere i folli che lo hanno incastrato. (35%)
    35
  • Ha capito perché non è stata una buona idea fidarsi di Sonia. (35%)
    35
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393 Commenti

  • Ciao Jaw,
    Ho letto anche questo. Ma che mestiere fai? Io sono tra i cretini che non ci capiscono un’acca, ai quali Dodi farebbe aprire la bocca per lo stupore parlando di un “bilonio”… o di un quadrato, o di un binomio…
    Bravo Jaw, non sbagli un colpo.
    Aspetto un nuovo racconto.

    • Ciao keziarica.
      Sei semplicemente impagabile!
      Faccio il sistemista, che è un modo ieratico per dire che lavoro con i computer; diciamo che il mio mestiere mi è servito giusto nel capitolo in cui Dodi buca il sito. Detto per inciso: si buca quasi qualunque sito, ma bucare in poche ore un sito che contiene segreti industriali è possibile solo nella produzione holliwoodiana (infatti tenevo troppo a scrivere nell’ultimo capitolo che il ragazzo ci aveva lavorato per giorni per via della consulenza assegnatagli da Sonia 😀 ). Mi dirai che è una fissa ridicola, in un racconto che parla di improbabili whormhole, ma sono fatto così, fin dove posso cerco vorosimiglianza 🙂
      Però, rullo di tamburi, ho una laurea in fisica e il capitolo iniziale, ahimè, è stato ispirato a una situazione imbarazzante realmente vissuta. Come veri sono anche i sopracciglioni del professore 😀
      Ti ringrazio infinitamente, sono contento che la mia modesta produzione ti piaccia abbastanza da spingerti a dedicarmi un po’ di tempo non solo per leggere, ma anche per commentare. Grazie ancora, in un modo o nell’altro ci terremo in contatto 😉

  • Buonasera Moneta-Jaw… finalmente sono tornata a rileggermi il tuo racconto. Perdona il ritardo, piano piano sto recuperando le storie che ho dovuto lasciare in sospeso.
    Un finale che non mi sarei aspettata! E quando i finali mi sorprendono… ne sono sempre felice 🙂
    Questo Dodi mi ricorda tanto una certa persona e quindi gli voglio bene a priori, qualsiasi cosa faccia.
    Rispetto al tuo esperimento devo riconoscerti la bravura d’aver saputo mantenere un bel ritmo(accipicchia, c’è davvero materiale per un film d’azione!). Credo che sperimentare, giocare ruoli differenti, misurarsi con stili narrativi diversi siano tutti grandi pregi, soprattutto nella misura in cui ci insegnano cose nuove. Mi entusiasmano le persone che cercano sempre nuovi stimoli.

    Sei confuso sullo stile che può darti più soddisfazione? Non so, dovrei pensarci un po’… però credo che avere più sfumature (nella vita in generale ma anche nella scrittura) ci renda persone più felici. Di sicuro non ci rende apatici. E questa è una grande cosa.
    A presto, Jaw.

    • Buongiorno, Athelas!

      Che piacere ritrovarti, non sai quante volte ho pensato a te in questi mesi.
      Grazie per le tue bellissime parole, riesci sempre a trovare sfumature nuove che mi fanno sentire ‘coccolato’. Quando tornerai? Spero presto, le tue storie arricchiscono questo sito.
      Ciao, Athelas, grazie ancora e a presto!

  • Ammetto che il finale con Dodi “pazzo” non l’avevo considerato, e come finale mi piace. Il racconto è scritto bene, anche come struttura, ma c’è qualcosa che non mi convince del tutto, non saprei spiegare razionalmente il perché, è più una sensazione.
    Sono contento che ti limiti ad un solo profilo 🙂 Moneta senza uno stile particolare, credo non abbia senso di esistere.
    Complimenti e alla prossima!

    P.s.
    Riguardo alla struttura in tre atti, John Truby ti spiegherebbe che uccide la tua scrittura 😉

    • Ciao, Gabriele!
      Sono contento che il finale ti piaccia. Sono contento anche che non lo avessi considerato, quindi un po’ ti ha pure sorpreso 😀
      Ho scritto gli ultimi due racconti di Moneta con lo spirito del runner che affronta una sessione di ripetute: non possono piacerti, ma ti servono per allenarti. Per me è stato difficile scrivere e forse il lettore lo può intuire. Tu sei molto intuitivo e magari l’hai colto più di altri 😉 , da qui la tua perplessità.
      Però l’esercizio che mi ero dato era questo. Ma non domandarmi se non potevo trovare esercizi più utili o altrettanto utili e più piacevoli, semplicemente non lo so!
      E pensare che la genesi di Moneta voleva essere opposta: doveva essere lo ‘spirito libero’, il nick che scriveva fregandosene di canoni e regole, al massimo seguendo le proprie!
      Più o meno, insomma, Moneta inizialmente ha significato per me proporre un certo stile, anche per capire quanto era efficace, quanto era apprezzabile e soprattutto quanto lo sentivo mio. Proponi, stai a guardare, ascolti, segui i consigli. Fai scelte e valutazioni. Sperimentare è un attimo e i tempi si dilatano. Col risultato che scrivo da 14 mesi su questo sito e ho ancora le idee confuse su quale sia lo stile che mi dà più soddisfazione.
      Però ho capito molte cose. Non sto qui a scriverle tutte, ma qualche volta l’eccessiva consapevolezza è nemica dell’azione 😀
      Questo probabilmente vuol dire che la mia produttività diminuirà un po’.
      Ti ringrazio tantissimo del commento e dei complimenti, magari ‘la prossima’ è dalle tue parti, che ne dici?
      Ciao, a presto!
      P.S.: All’inizio ho letto ‘la struttura in tre atti uccide LA scrittura’ e devo dirti che sono sempre stato abbastanza d’accordo. Poi ho notato il possessivo, e a maggior ragione mi trovi d’accordo.

    • Ciao Achillu,
      A quale spiegazione ti riferisci? A quella che ho dato a Chiara?
      Se è così, non mi pare una cosa di cui preoccuparsi: mica è necessario sapere che ho provato a seguire una certa struttura per seguire la storia. Mica chi legge deve accorgersi esplicitamente del conflitto, del ‘fatal flaw’, della sua soluzione, mica è detto che apprezzi, si accorga o sia chiaro che l’agente del conflitto che porterà infine il protagonista a superare il suo difetto è il protagonista stesso. Il lettore deve leggere, e leggendo l’ultima parola sa certamente se la storia gli è piaciuta o no.
      Il resto sono discorsi da ‘caffè letterario’, per me importantissimi, ma del tutto slegati dal fatto che il racconto si sia apprezzato o no. Se poi non hai capito nulla della storia, me ne dispiace.
      Nella risposta a Chiara ho spiegato il movente di questa storia e ho esplicitato la posizione psicologica del protagonista. Non certo perché ritenessi di non aver scritto tutto ciò che serviva nei dieci capitoli. Solo per cercare di spiegare il mio ‘esperimento’. Perché mi piace poter discutere di queste cose con chiunque sia interessato.

      Ciao, a presto

  • Ciao Jaw Moneta o Moneta Jaw, a me non importa quale dei due sei o se sei entrambi i nik tanto non ci conosciamo personalmente e sono più interessata ai racconti che alla tua personalità.
    Questo finale è secondo me ben narrato, non aspettavo di restare sorpresa da chissà quale gran finale perché mi coinvolge non tanto la novità quanto l’esposizione e il plot generale. Bravo e grazie per questa bella storia 😉

    • Ciao Giorgia,
      Grazie infinite a te per il commento e per avermi dato il tuo parere ad opera compiuta. Per me è molto importante sapere cosa pensa il lettore arrivato all’ultima parola. I commenti ai capitoli sono importanti, ma quello alla conclusione lo è, a mio parere, un po’ di più. Grazie ancora. Sono certamente più JAW che Moneta, ma la mia idea era proprio delegare a ciascuno dei nick solo una parte di me.
      Grazie ancora!
      Ciao, a presto

  • Leggo nei commenti sotto che Moneta non scriverà più. Perché? Dopo averci rivelato che Moneta e JAW sono la stessa persona non ne vale più la pena e si è perso il senso? Il motivo per cui avevi aperto due account non era quello di poter scrivere più storie contemporaneamente?

    Passando a questo finale, devo dirti che a me è piaciuto. Che mi è piaciuto tutto questo racconto e che, va bene, forse non è originale come lo avevi pianificato, ma è un racconto compiuto e particolare.
    Non sono d’accordo sul fatto che l’unica storia degna di Moneta sia la prima: non ero riuscita ad apprezzarla veramente, perché non riuscivo a seguirne il filo e la cosa mi frustrava non poco (ma lo sai, perché nel mio commento finale te lo dicevo).

    Non sparire, per favore! Torna, scrivi ancora, come JAW o come Moneta non importa, e leggici. Almeno per me, le tue parole sono una parte fondamentale di questa piattaforma 🙂

    • Ciao Chiara,
      Ti ringrazio tantissimo per il commento. Spendi per me parole bellissime e mi lusinghi.
      Mi fa piacere doverti quasi ‘rassicurare’ della mia presenza 😀
      Resterò qui, come JAW continuerò a leggervi e a scrivere. Sì, i due account avevano lo scopo di scrivere più storie insieme, ma alla fine è un impegno molto gravoso, che mi ha portato a dilatare più del dovuto i tempi di pubblicazione.
      Sono contento che questa storia ti sia piaciuta e vorrei chiarire che a me è piaciuto scriverla e ne sono soddisfatto. In realtà non la pensavo più originale di così. O meglio, come ho già scritto, prima di scrivere il primo capitolo l’idea era molto più estrema e fantascientifica (la mia anima, alla fine, emerge sempre!), ma non ero convinto di riuscire a condurre in porto la trama come l’avevo immaginata. Magari lo farò, ma sarà un racconto decisamente diverso (e non sarà su questa piattaforma). Lo scopo di questo racconto era provare un determinato tipo di struttura, quella che *tutti* i film di azione di Hollywood ci propinano e che sembra funzionare così bene (guarda qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Struttura_restaurativa_in_tre_atti). A questo fa riferimento anche il titolo. Ti dico come leggo io la trama: Dodi ha un difetto fatale, la mancanza di fiducia in sé stesso lo porta ad affidarsi sempre agli altri. Ciò gli impedisce inizialmente di risolvere il conflitto (scagionarsi). Pensa di potersi scagionare ‘mostrando la prove della propria innocenza’, ma questa via diviene ben presto ardua. Un altro modo efficace per tirarsi fuori dai guai è accondiscendere al ricatto e terminare la propria teoria. Però prova a terminarla nel modo sbagliato: ancora una volta, chiede ad altri di avere fiducia nella sua teoria, di ‘aiutarlo nei calcoli’; ne ha bisogno per crederci anche lui. In questo persiste nel suo difetto fatale. Alla fine, braccato dai carabinieri, vedendo solo nemici intorno, capisce che deve agire da solo, deve risolvere il problema da solo.
      Scopre finalmente di non aver bisogno di altri per *credere* nella sua teoria. Non ha bisogno che qualcuno gli dica ‘bravo’ per sapere di potercela fare (in questo, vedici un parallelo con chi sta scrivendo in questo momento, il quale ha bisogno continuo di sentirsi dire ‘bravo’ 😀 😀 )
      Riesce a dimostrare che la teoria, la sua teoria, funziona.
      Ha risolto il proprio difetto fatale. Ma non trionfa, perché il ‘conflitto’ lo vede soccombere, in quanto scopre di essere lui il colpevole dell’aggressione. La chiave di lettura vorrebbe essere: la parte inconscia di Dodi ha creato il conflitto con l’unico scopo di far superare al protagonista il proprio ‘fatal flaw’.
      Quanto io sia riuscito a seguire lo schema della ‘struttura restaurativa in tre atti’ non è dato saperlo, avevo sperato in un commento conclusivo di chi, tra autori e soprattutto autrici, padroneggia molto bene questa struttura, ma non è ancora arrivato 🙁
      Però, lo ripeto, io sono piuttosto soddistatto del risultato. Non volevo certo riscrivere ‘Die Hard’ o ‘Arma letale’ o gli ultimi 007 con crisi di coscienza. Volevo declinare a modo mio una struttura vista e letta miliardi di volte.
      Ammetto anche che mi sarei voluto ispirare a un racconto di Stephen King, non ti dico il titolo perché potrei spoilerare più del dovuto e se ti capitasse di leggerlo rovinerei la sorpresa. La struttura è decisamente simile, direi sovrapponibile. Ma io – non so se l’hai notato – non sono Stephen King 😀
      Grazie, grazie veramente di esserci e delle tue belle parole.
      Io sono qui, tra poco scriverò di nuovo e non è detto che sarà fantascienza.

      Ciao, a presto!

  • Ciao Moneta,
    un finale spiazzante, davvero, mi aspettavo tutt’altro!!!
    Però la bellezza di un racconto sta anche in questo, se si riesce a capire tutto subito poi che gusto c’è?!
    Ti dirò la verità, non so se mi è proprio piaciuto….ma solo perché mi ero affezionata all’idea del Whormhole!!! 😀
    In realtà il colpo di scena è stato magnifico!
    Comunque complimenti per la fantasia.
    Ora che hai concluso entrambi i tuoi racconti non ti senti un po’ orfano?!?
    Diciamoci a presto comunque, và!
    E buona serata!

    • Ciao Cinzia,
      Ah ah, sei rimasta un po’ con l’amaro in bocca? Mi dispiace! Però, per fortuna, avete scelto il finale agrodolce, quindi il wormhole è reale, non fa parte del delirio schizofrenico di Dodi. La cosa, personalmente, mi consola parecchio, pensare che il ragazzo fosse malato, criminale e che si fosse pure illuso di avere trovato una teoria fisica che invece stava solo nella sua testa lo avrei considerato veramente una ‘condanna’ intollerabile.
      Grazie Cinzia, ti ringrazio di esserci e dei complimenti. Un po’ orfano? Forse, ma con questi due ultimi racconti penso di aver commesso l’errore di averli tirati troppo per le lunghe, quindi terminarli è stata anche una liberazione. E poi, mi tengo comunque impegnato 😉
      Grazie di tutto, a presto!

  • Ciao Moneta,
    Sì, ok, per certi versi l’effetto sorpresa non è stato “sorprendente” (oggi mi escono troppe costruzioni stupide tipo questa!) Però che ti posso fare… A me la tua storia è piaciuta un sacco. Mi sono approcciato a The Incipit da qualche mese e ricordo che la tua è stata una delle prime storie lette: ero rimasto colpito tantissimo sia per l’idea, sia per come scrivi, sia per la trama. Ho conosciuto prima Moneta di Jaw ed ancora non sapevo che si trattasse di una sola persona, quindi lo dico in maniera del tutto onesta e slegata dal fatto che apprezzi anche l’altra parte della tua scrittura.
    Mi dispiace che Moneta non pubblicherà più… Resterà comunque nella mia lista di autori seguiti 🙂 Ho letto che sei legato maggiormente alla prima storia, dunque dovrei leggerla! Effettivamente sia qui, sia sulla pagine di Jaw, sia in quella di altri autori che apprezzo molto, ci sono diverse storie pubblicate quando io non c’ero ancora e gradualmente mi piacerebbe leggerle.
    Ti ho rubato un sacco di tempo, scusa 🙂

    Ci vediamo quando Jaw tornerà a pubblicare, alla prossima!

    • Ciao Veners,

      Ah ah, ma mica ti devi giustificare se la storia ti è piaciuta! Mica l’ho scritta per essere una palla mortale 😀 Mi onori e mi dai soddisfazione, ti ringrazio davvero e sono contento di aver contribuito a farti passare qualche minuto gradevole.
      Come ho scritto altre volte, le ultime due storie di Moneta partono tutto sommato dallo stesso presupposto: utilizzare elementi molto classici e stra-inflazionati per cercare di creare qualcosa di gradevole. Insomma, vorrebbe essere un tentativo di privilegiare la forma alla sostanza. Ovvio che è un esperimento, un esercizio, perché la cosa non è affatto facile. Beh, almeno per me! 😀
      La prima storia è diversa: privilegia la costruzione fantastica e l’ironia, utilizza uno stile molto ‘allegorico’. Per qualcuno, o per molti, fin troppo. Ma a me è piaciuto tantissimo scriverla e mi sto chiedendo se non sia questo, infine, lo stile con cui vorrei scrivere.
      Del resto, se scrivo su piattaforme come questa è per il piacere di farlo, quindi devo seguire ciò che più mi piace. A questo proposito, non ti nascondo che con il ‘furetto stanco’ e con questa mi sono sentito parecchio ingabbiato.
      Ti ringrazio veramente tantissimo per i tuoi complimenti, mi fanno un piacere immenso e mi inorgogliscono.
      Come vedi, ti ho rubato più tempo io!
      Ciao, a presto!

  • Ciao Moneta,
    come sempre, tutti i pezzi vanno al loro posto col capitolo finale. Trovo stupefacente la tua capacità di escogitare trame elaborate e coerenti senza togliere margine di scelta a noi lettori. Hai davvero un bel cervello.
    Ammetto che il finale, pur non spiccando per originalità, mi ha davvero sorpreso. Tra una cosa e l’altra non ho potuto fare a meno di pensare a una certa serie TV della quale non farò il nome per evitare spoilers…
    Mi piacerebbe tantissimo vederti alle prese con un giallo ora. Secondo me è un genere che ti si addice.
    Ciao, a presto! 😀

    • Ciao Christian, ti ringrazio, anche se sono convinto che mi sopravvaluti 😀
      Come ho accennato anche a befana, ho riadattato un’idea che mi frullava in testa, secondo me poco adatta a questa piattaforma e soprattutto al tipo di lettori che mi pare voi siate. Era un’idea in effetti arzigogolata e difficilmente gestibile. Potrebbe anche vedere la luce in altri contesti 🙂
      Non avevo nessunissima pretesa di originalità, speravo solo di intrattenervi piacevolmente fino al compimento nel quale quelli che ‘avevano capito’ avrebbero ottenuto conferma dei loro sospetti e quelli che ‘non avevano capito’ sarebbero rimasti almeno un po’ sorpresi. Non so quanto l’esperimento sia piaciuto, a naso direi non molto, ma tutto sommato trovo questa storia più solida della precedente.
      In ogni caso, la storia che preferisco di più di Moneta è sicuramente la prima 🙂
      Moneta non scriverà più. JAW scriverà ma non sa ancora cosa Al giallo avevo pensato, perché mi intriga la costruzione logica che deve esserci dietro. Però è difficile e rischierei di fare una figuraccia. È come quando gioco a scacchi: penso mosse e contromosse, faccio la mia convinto, e poi l’avversario mi mangia la regina perché non mi ero accorto del pedoncino in agguato. Troppo distratto!
      Grazie mille di esserci e dei bellissimi complimenti
      CIao, a presto

  • Mi stavo perdendo il finale!
    Ma l’aneurisma, il tumore, quello che è può causare un vero sdoppiamento di personalità? Mi dirai, ma chi se ne frega, è un racconto di fantasia, ci sta il wormhole e ti preoccupi di queste quisquilie. Sì, sono una palla!
    Non dirò nulla sull’autoreferenzialità parossistica: lo hai già fatto tu, ma mi ha fatto davvero sorridere. Ma l’esperanto ti ossessiona o lo studi per diletto?
    Il finale è ineccepibile e rispetta tutti gli indizi che nel corso del racconto lasciavano pensare che Dodi dovesse dubitare di se stesso, eppure non mi soddisfa interamente. Forse troppo canonico, tradizionale, passami il termine. L’avevo già scritto a FueGod, e mi pare che anche tu abbia fatto un parallelo con la sua “cellula”: adoro le storie di sdoppiamenti di personalità ma ne abbiamo già visti e letti talmente tanti che difficilmente stupiscono. Ho letto pagine di Moneta molto più fantasiose, “diverse”, libere, diciamo.
    Sarà perché Jaw ha deciso di riassorbire la sua costola? Ma anche lui ha già scritto svolgimenti molto più originali e innovativi.
    Cioè, non è che non mi sia piaciuto, ma mi è mancata la vera sorpresa. La Fatal Surprise, insomma. Uffa, che borsa che sono, eh?! XD
    Alla prossima

    • Ciao befana,
      Riguardo allo sdoppiamento, non posso rispondere, non lo so 😀
      Effettivamente ritengo meno probabile creare un wormhole con un puntatore laser e del grafene 😀
      Non studio l’esperanto e averlo tirato in ballo anche in questa storia è esattamente quello che sembra: un’autocitazione. Anche Dolci, il cognome che ho scelto per Dodi, lo è, ma forse la può cogliere giusto Athelas.
      Non esiste niente che abbia scritto qui sopra che non abbia di questi giochetti infantili. Sì, lo so, sono una palla anch’io 😀 😀
      Questo racconto ha una conclusione fin troppo simile a quella di FueGod, a mia discolpa posso solo dire che l’idea, a differenza degli altri racconti scritti da Moneta, era questa sin dall’inizio. Sì, lo so, non è così originale, ma è una cosa che sapevo, a me interessava focalizzare sull’idea di una persona che trova in sé stesso il movente per superare il proprio ‘difetto fatale’, che poi sarebbe la mancanza di fiducia nei proprii mezzi, e per farlo si mette alle strette da solo, sia pure incoscientemente. Il canovaccio originale, che ho subito considerato irrealizzabile su questa piattaforma, era molto diverso e molto più fantascientifico; ricordava in una certa misura un racconto breve di… Alberto 😀
      Sì, immaginavo che ‘la vera sorpresa’ mancasse, perché gli indizi sono diventati, capitolo dopo capitolo, sempre più espliciti, ma speravo che il lettore si ritenesse appagato dall’averli ricollegati da solo.
      Per come la vedo io, l’unico racconto ‘originale’ o ‘innovativo’ che ha scritto Moneta è stato il primo. Rimarrà anche l’unico scritto da Moneta.

      Grazie di tutto, soprattutto della franchezza, ci vediamo presto!

      • Ahah, sarà che non ero ancora sveglissima ma non l’avevo nemmeno notato l’incoscientemente. Visto certe robe che mi scappano soprattutto nei commenti, figurati.
        Vedi che sono troppo terra terra? Il livello di lettura del fatal flaw della soluzione entrambi insiti e propri del protagonista non lo avevo proprio colto.
        Non sono i contenuti del finale, non ho nulla da ridire, è il loro svolgimento che mi è parso troppo classico. La rivelazione, la pietà di Moneta, il ripercorrere gli eventi col senno di chi ora sa, la chiusura col sogno consolatore. (Ma che rappresenta la donna bellissima? La scienza, la verità?)
        In ogni caso, ho amato molto di più Un mondo senza gente e il suo impossibile amore interbioogico.
        Have a nice day, come dicono oltre Manica 🙂

        • La donna è quella del sogno, la ragazza della metro a cui timidamente rivolge la parola, ‘Chiamami Flaw’, è l’impersonificazione della sua teoria.
          Quella che gli dice ‘Non farti illusioni, mezza s&ga. Non sarò mai tua. Se non sarò solo tua’. Riassume nella frase il difetto fatale di Dodi e gli propone la soluzione. Gli vorrebbe far capire che nessun altro può terminare il suo lavoro, è inutile che cerchi il sostegno di colleghi e baroni: Solo lui è in grado di capire la propria teoria. Deve solo crederci, non deve chiedere ad altri di crederci al suo posto. In un’ipotetica versione lunga questo concetto verrebbe sviluppato meglio, ma qui non mi è sembrato il caso, né c’era spazio a sufficienza. Ho confidato sul fatto di suscitare ‘risonanza’ in qualche lettore. Direi che non ci sono riuscito 🙂
          Beh, mica mi stupisce che ti sia piaciuto di più il ‘mondo sanza gente’, meno male! 😀
          Ciao, grazie ancora, a presto

          • Che l’aveva già sognata me lo ricordavo era il suo significato allegorico che francamente mi sfuggiva, grazie per le delucidazioni.
            Parentesi: non volevo sminuire Un mondo senza gente dicendo che lo avevo preferito questo tuo esperimento,era per ribadire che la tua fantascienza mi piace davvero molto.

    • Beh, dai, aggiungiamo ‘scienziato’ a ‘pazzo’, altrimenti il finale agrodolce diventa agro-agro!
      Diciamo che da quando ho introdotto la ‘vocina’ mi aspettavo di instillare il dubbio nel lettore; volevo che rimanesse solo un dubbio, per quanto sempre più concreto, fino all’ultimo capitolo.
      Ti ringrazio tantissimo per i tuoi complimenti, mi fa veramente piacere leggere le tue parole!
      Ciao, a presto (senza ambiguità di genere, d’ora in poi!) 🙂

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