Stadio larvale
Sentiva su di sé il peso degli occhi spiritati del professore di Fisica Teorica.
Il gesso che aveva in mano poggiava sulla lavagna, picchiettando al ritmo del tremore della sua mano.
«Mi spieghi, voglio capire meglio!» il professore lo incitava a riempire la lavagna con qualcosa di comprensibile.
«Una coppia di bin virtuali,» cominciò Dodi incerto «cioè… quelli che nella relazione che le ho consegnato ho chiamato in questo modo… sono creati in violazio…»
Si interruppe vedendo il professore scuotere vigorosamente la testa e borbottare.
Attese, il cuore accelerò ancora.
«Quindi sono particelle virtuali?» chiese il docente. «Perché se è così le assicuro che le conosco bene e quello che dice non ha senso.»
«Be’ no, in realtà sarebbero una cosa diversa.»
Il professore aggrottò le grosse sopracciglia, in attesa.
«Cosa, allora?» chiese infine con un ghigno impacciato.
Dodi rovistò nel vasto spazio di un cervello improvvisamente vuoto di idee e parole:
«Sarebbero…» disegnò un grande cerchio alla lavagna, fino a quel momento totalmente spoglia. Tracciò un cerchio più piccolo al suo interno: «Insomma, se prendiamo un quanto di spaziotempo e…»
«Cosa? Come ha detto?» Il professore sbattè con violenza la tazzina di caffè sopra la scrivania disordinata.
«Quanti di spaziotempo? Che roba è? Dove li descrive? Me lo indichi!» Aprì la relazione di Dodi e la sfogliò velocemente.
Il ragazzo gli si avvicinò e cercò a sua volta. Sentiva le guance roventi. Indicò una pagina.
Il professore le diede una rapida occhiata:
«Ah, sì. No, ho smesso di leggere qualche pagina prima. Onestamente non ci capivo più nulla.»
Guardò Dodi con un’aria compassionevole. Il ragazzo provò a riconquistare una briciola di dignità:
«Professore, ciò che ho scritto nella relazione è solo un’osservazione secondo me importante. Chiedevo un parere, ecco tutto. La coincidenza dei calcoli mi pare interessante. Mi chiedevo, chiedevo a lei, se valesse la pena approfondire il discorso.»
«Ma no! Mi scusi, giovanotto, ma quello che ha scritto non ha né capo né coda. La coincidenza è numerologia, se non mi mostra un’interpretazione decente!»
Dodi chinò il capo, il professore gli posò una mano sulla spalla:
«Lei si sta illudendo. Sta dando importanza ad una sciocchezza. Vorrebbe riscrivere in tre passaggi algebrici la Relatività? Ho capito bene? Le pare che questo possa avere senso?»
«Ha ragione» rispose il ragazzo arrendendosi. «Le chiedo scusa. Presentarle questo lavoro è stato prematuro. Dovrò lavorarci molto, ancora.»
Il professore si era allontanato; si accese la pipa sedendosi sulla sua comoda poltrona, le gambe distese posate sulla scrivania:
«Ecco, bravo. Ci lavori.»
Dodi non fu sicuro che l’uomo rispondesse al saluto quando varcò la porta uscendo dal suo studio.
*
«Un vero stronzo!» Riccardo commentò lo stringato resoconto di Dodi.
«No Ricky, ha ragione lui. Sono stato uno stupido.»
«Ma gli hai spiegato quello che hai spiegato a me?»
«Macché, mi avrebbe riso in faccia.» rispose ridacchiando, il secondo vodka lemon cominciava a rincuorarlo.
«Tu non capisci una mazza di fisica» continuò. «Ti avrei impressionato anche col quadrato di un binomio.»
Riccardo lo guardò storto, era molto più ubriaco di lui. Ruttò leggermente:
«Cos’è un bilonio?»
Dodi gli posò una mano in faccia, spingendo:
«Ma vaffanculo!»
Risero entrambi.
Nella penombra del locale, Sonia si materializzò dietro le spalle di Riccardo.
Dodi la guardò chinarsi e baciarlo. A lui riservò un breve cenno della mano.
«È arrivata la tassista!» disse sorridendo. «Andiamo?»
Dodi, ubbidiente, si alzò di scatto; una vertigine gli consigliò di reggersi alla spalliera della sedia.
Riccardo si alzò con molta flemma, sostenendosi alla ragazza.
«Siete proprio bevuti!» commentò Sonia. «Ce la fate a non vomitarmi la macchina?»
«Tranquilla!» rispose Dodi, ma Sonia non lo sentì neppure, aiutava Riccardo a stare in piedi.
*
Riccardo si era sdraiato sul divano posteriore addormentandosi subito.
Sonia guidava silenziosa nella notte, Dodi le sedeva accanto, guardava dritto davanti a sé per frenare una nausea incipiente.
«Be’, quando ti laurei?» La ragazza parlò mentre sul sottofondo si alternavano i suoni delle stazioni radio che scorreva rapide.
«Quest’estate, penso.»
«Ah, bravo. E poi?»
«E poi, non so. Hai proposte?»
Lei non accennò a ridere.
«Continuerai a lavorare all’Università?»
Dodi ebbe un brivido:
«Non credo. Il mio relatore di tesi pensa che io sia un perfetto imbecille» rispose vergognandosi della voce impastata. «Oggi gliene ho dato conferma.»
«Sei serio? Ricky dice che sei un genio.»
«Sì, un genio. Forse tra i cretini.»
Si accorse in ritardo della gaffe: «Scusa! Non volevo.»
«Figurati! Ricky è un po’ scemo, lo sa anche lui!»
La radio gracchiava la sigla di un notiziario.
Attraversavano veloci il largo viale cittadino, lasciandosi alle spalle una pletora di luci arancioni lampeggianti.
«… un’ultim’ora giunta in questi minuti.» diceva la radio. Il volume era basso. Dodi si piegò in avanti per aumentarlo.
In quell’istante vide due fari puntare a tutta velocità verso di loro.
Basta scherzi e divagazioni. Questa è una cosa seria, abbiamo un plot da sviluppare! Siete pronti? Cosa succede ai tre giovani?
- Vengono fermati e aggrediti da degli sconosciuti. (24%)
- Sentono alla radio una notizia incredibile. (57%)
- Hanno un incidente molto grave. (19%)

30/09/2017 at 00:16
Ciao Jaw,
Ho letto anche questo. Ma che mestiere fai? Io sono tra i cretini che non ci capiscono un’acca, ai quali Dodi farebbe aprire la bocca per lo stupore parlando di un “bilonio”… o di un quadrato, o di un binomio…
Bravo Jaw, non sbagli un colpo.
Aspetto un nuovo racconto.
30/09/2017 at 12:03
Ciao keziarica.
Sei semplicemente impagabile!
Faccio il sistemista, che è un modo ieratico per dire che lavoro con i computer; diciamo che il mio mestiere mi è servito giusto nel capitolo in cui Dodi buca il sito. Detto per inciso: si buca quasi qualunque sito, ma bucare in poche ore un sito che contiene segreti industriali è possibile solo nella produzione holliwoodiana (infatti tenevo troppo a scrivere nell’ultimo capitolo che il ragazzo ci aveva lavorato per giorni per via della consulenza assegnatagli da Sonia 😀 ). Mi dirai che è una fissa ridicola, in un racconto che parla di improbabili whormhole, ma sono fatto così, fin dove posso cerco vorosimiglianza 🙂
Però, rullo di tamburi, ho una laurea in fisica e il capitolo iniziale, ahimè, è stato ispirato a una situazione imbarazzante realmente vissuta. Come veri sono anche i sopracciglioni del professore 😀
Ti ringrazio infinitamente, sono contento che la mia modesta produzione ti piaccia abbastanza da spingerti a dedicarmi un po’ di tempo non solo per leggere, ma anche per commentare. Grazie ancora, in un modo o nell’altro ci terremo in contatto 😉
13/08/2017 at 01:07
Buonasera Moneta-Jaw… finalmente sono tornata a rileggermi il tuo racconto. Perdona il ritardo, piano piano sto recuperando le storie che ho dovuto lasciare in sospeso.
Un finale che non mi sarei aspettata! E quando i finali mi sorprendono… ne sono sempre felice 🙂
Questo Dodi mi ricorda tanto una certa persona e quindi gli voglio bene a priori, qualsiasi cosa faccia.
Rispetto al tuo esperimento devo riconoscerti la bravura d’aver saputo mantenere un bel ritmo(accipicchia, c’è davvero materiale per un film d’azione!). Credo che sperimentare, giocare ruoli differenti, misurarsi con stili narrativi diversi siano tutti grandi pregi, soprattutto nella misura in cui ci insegnano cose nuove. Mi entusiasmano le persone che cercano sempre nuovi stimoli.
Sei confuso sullo stile che può darti più soddisfazione? Non so, dovrei pensarci un po’… però credo che avere più sfumature (nella vita in generale ma anche nella scrittura) ci renda persone più felici. Di sicuro non ci rende apatici. E questa è una grande cosa.
A presto, Jaw.
13/08/2017 at 11:04
Buongiorno, Athelas!
Che piacere ritrovarti, non sai quante volte ho pensato a te in questi mesi.
Grazie per le tue bellissime parole, riesci sempre a trovare sfumature nuove che mi fanno sentire ‘coccolato’. Quando tornerai? Spero presto, le tue storie arricchiscono questo sito.
Ciao, Athelas, grazie ancora e a presto!
12/04/2017 at 21:36
Ammetto che il finale con Dodi “pazzo” non l’avevo considerato, e come finale mi piace. Il racconto è scritto bene, anche come struttura, ma c’è qualcosa che non mi convince del tutto, non saprei spiegare razionalmente il perché, è più una sensazione.
Sono contento che ti limiti ad un solo profilo 🙂 Moneta senza uno stile particolare, credo non abbia senso di esistere.
Complimenti e alla prossima!
P.s.
Riguardo alla struttura in tre atti, John Truby ti spiegherebbe che uccide la tua scrittura 😉
12/04/2017 at 22:12
Ciao, Gabriele!
Sono contento che il finale ti piaccia. Sono contento anche che non lo avessi considerato, quindi un po’ ti ha pure sorpreso 😀
Ho scritto gli ultimi due racconti di Moneta con lo spirito del runner che affronta una sessione di ripetute: non possono piacerti, ma ti servono per allenarti. Per me è stato difficile scrivere e forse il lettore lo può intuire. Tu sei molto intuitivo e magari l’hai colto più di altri 😉 , da qui la tua perplessità.
Però l’esercizio che mi ero dato era questo. Ma non domandarmi se non potevo trovare esercizi più utili o altrettanto utili e più piacevoli, semplicemente non lo so!
E pensare che la genesi di Moneta voleva essere opposta: doveva essere lo ‘spirito libero’, il nick che scriveva fregandosene di canoni e regole, al massimo seguendo le proprie!
Più o meno, insomma, Moneta inizialmente ha significato per me proporre un certo stile, anche per capire quanto era efficace, quanto era apprezzabile e soprattutto quanto lo sentivo mio. Proponi, stai a guardare, ascolti, segui i consigli. Fai scelte e valutazioni. Sperimentare è un attimo e i tempi si dilatano. Col risultato che scrivo da 14 mesi su questo sito e ho ancora le idee confuse su quale sia lo stile che mi dà più soddisfazione.
Però ho capito molte cose. Non sto qui a scriverle tutte, ma qualche volta l’eccessiva consapevolezza è nemica dell’azione 😀
Questo probabilmente vuol dire che la mia produttività diminuirà un po’.
Ti ringrazio tantissimo del commento e dei complimenti, magari ‘la prossima’ è dalle tue parti, che ne dici?
Ciao, a presto!
P.S.: All’inizio ho letto ‘la struttura in tre atti uccide LA scrittura’ e devo dirti che sono sempre stato abbastanza d’accordo. Poi ho notato il possessivo, e a maggior ragione mi trovi d’accordo.
07/04/2017 at 18:34
Ciao Moneta Jaw.
Giuro che non ci avrei capito nulla senza la tua spiegazione. Un po’ mi dispiace, probabilmente dovrei rileggere tutto daccapo.
Con questo penso di dover dare l’addio a Moneta 🙂 Bene. O male? Chissà.
Alla prossima, Jaw.
07/04/2017 at 18:55
Ciao Achillu,
A quale spiegazione ti riferisci? A quella che ho dato a Chiara?
Se è così, non mi pare una cosa di cui preoccuparsi: mica è necessario sapere che ho provato a seguire una certa struttura per seguire la storia. Mica chi legge deve accorgersi esplicitamente del conflitto, del ‘fatal flaw’, della sua soluzione, mica è detto che apprezzi, si accorga o sia chiaro che l’agente del conflitto che porterà infine il protagonista a superare il suo difetto è il protagonista stesso. Il lettore deve leggere, e leggendo l’ultima parola sa certamente se la storia gli è piaciuta o no.
Il resto sono discorsi da ‘caffè letterario’, per me importantissimi, ma del tutto slegati dal fatto che il racconto si sia apprezzato o no. Se poi non hai capito nulla della storia, me ne dispiace.
Nella risposta a Chiara ho spiegato il movente di questa storia e ho esplicitato la posizione psicologica del protagonista. Non certo perché ritenessi di non aver scritto tutto ciò che serviva nei dieci capitoli. Solo per cercare di spiegare il mio ‘esperimento’. Perché mi piace poter discutere di queste cose con chiunque sia interessato.
Ciao, a presto
08/04/2017 at 17:42
Non ho capito questo ultimo capitolo. Siccome non ho capito altri capitoli, penso che il motivo sia principalmente questo. Se non mi avessi spiegato tu che Dodi era il vero responsabile, non l’avrei capito da solo.
05/04/2017 at 19:16
Ciao Jaw Moneta o Moneta Jaw, a me non importa quale dei due sei o se sei entrambi i nik tanto non ci conosciamo personalmente e sono più interessata ai racconti che alla tua personalità.
Questo finale è secondo me ben narrato, non aspettavo di restare sorpresa da chissà quale gran finale perché mi coinvolge non tanto la novità quanto l’esposizione e il plot generale. Bravo e grazie per questa bella storia 😉
06/04/2017 at 18:52
Ciao Giorgia,
Grazie infinite a te per il commento e per avermi dato il tuo parere ad opera compiuta. Per me è molto importante sapere cosa pensa il lettore arrivato all’ultima parola. I commenti ai capitoli sono importanti, ma quello alla conclusione lo è, a mio parere, un po’ di più. Grazie ancora. Sono certamente più JAW che Moneta, ma la mia idea era proprio delegare a ciascuno dei nick solo una parte di me.
Grazie ancora!
Ciao, a presto
04/04/2017 at 10:31
Leggo nei commenti sotto che Moneta non scriverà più. Perché? Dopo averci rivelato che Moneta e JAW sono la stessa persona non ne vale più la pena e si è perso il senso? Il motivo per cui avevi aperto due account non era quello di poter scrivere più storie contemporaneamente?
Passando a questo finale, devo dirti che a me è piaciuto. Che mi è piaciuto tutto questo racconto e che, va bene, forse non è originale come lo avevi pianificato, ma è un racconto compiuto e particolare.
Non sono d’accordo sul fatto che l’unica storia degna di Moneta sia la prima: non ero riuscita ad apprezzarla veramente, perché non riuscivo a seguirne il filo e la cosa mi frustrava non poco (ma lo sai, perché nel mio commento finale te lo dicevo).
Non sparire, per favore! Torna, scrivi ancora, come JAW o come Moneta non importa, e leggici. Almeno per me, le tue parole sono una parte fondamentale di questa piattaforma 🙂
04/04/2017 at 12:02
Ciao Chiara,
Ti ringrazio tantissimo per il commento. Spendi per me parole bellissime e mi lusinghi.
Mi fa piacere doverti quasi ‘rassicurare’ della mia presenza 😀
Resterò qui, come JAW continuerò a leggervi e a scrivere. Sì, i due account avevano lo scopo di scrivere più storie insieme, ma alla fine è un impegno molto gravoso, che mi ha portato a dilatare più del dovuto i tempi di pubblicazione.
Sono contento che questa storia ti sia piaciuta e vorrei chiarire che a me è piaciuto scriverla e ne sono soddisfatto. In realtà non la pensavo più originale di così. O meglio, come ho già scritto, prima di scrivere il primo capitolo l’idea era molto più estrema e fantascientifica (la mia anima, alla fine, emerge sempre!), ma non ero convinto di riuscire a condurre in porto la trama come l’avevo immaginata. Magari lo farò, ma sarà un racconto decisamente diverso (e non sarà su questa piattaforma). Lo scopo di questo racconto era provare un determinato tipo di struttura, quella che *tutti* i film di azione di Hollywood ci propinano e che sembra funzionare così bene (guarda qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Struttura_restaurativa_in_tre_atti). A questo fa riferimento anche il titolo. Ti dico come leggo io la trama: Dodi ha un difetto fatale, la mancanza di fiducia in sé stesso lo porta ad affidarsi sempre agli altri. Ciò gli impedisce inizialmente di risolvere il conflitto (scagionarsi). Pensa di potersi scagionare ‘mostrando la prove della propria innocenza’, ma questa via diviene ben presto ardua. Un altro modo efficace per tirarsi fuori dai guai è accondiscendere al ricatto e terminare la propria teoria. Però prova a terminarla nel modo sbagliato: ancora una volta, chiede ad altri di avere fiducia nella sua teoria, di ‘aiutarlo nei calcoli’; ne ha bisogno per crederci anche lui. In questo persiste nel suo difetto fatale. Alla fine, braccato dai carabinieri, vedendo solo nemici intorno, capisce che deve agire da solo, deve risolvere il problema da solo.
Scopre finalmente di non aver bisogno di altri per *credere* nella sua teoria. Non ha bisogno che qualcuno gli dica ‘bravo’ per sapere di potercela fare (in questo, vedici un parallelo con chi sta scrivendo in questo momento, il quale ha bisogno continuo di sentirsi dire ‘bravo’ 😀 😀 )
Riesce a dimostrare che la teoria, la sua teoria, funziona.
Ha risolto il proprio difetto fatale. Ma non trionfa, perché il ‘conflitto’ lo vede soccombere, in quanto scopre di essere lui il colpevole dell’aggressione. La chiave di lettura vorrebbe essere: la parte inconscia di Dodi ha creato il conflitto con l’unico scopo di far superare al protagonista il proprio ‘fatal flaw’.
Quanto io sia riuscito a seguire lo schema della ‘struttura restaurativa in tre atti’ non è dato saperlo, avevo sperato in un commento conclusivo di chi, tra autori e soprattutto autrici, padroneggia molto bene questa struttura, ma non è ancora arrivato 🙁
Però, lo ripeto, io sono piuttosto soddistatto del risultato. Non volevo certo riscrivere ‘Die Hard’ o ‘Arma letale’ o gli ultimi 007 con crisi di coscienza. Volevo declinare a modo mio una struttura vista e letta miliardi di volte.
Ammetto anche che mi sarei voluto ispirare a un racconto di Stephen King, non ti dico il titolo perché potrei spoilerare più del dovuto e se ti capitasse di leggerlo rovinerei la sorpresa. La struttura è decisamente simile, direi sovrapponibile. Ma io – non so se l’hai notato – non sono Stephen King 😀
Grazie, grazie veramente di esserci e delle tue belle parole.
Io sono qui, tra poco scriverò di nuovo e non è detto che sarà fantascienza.
Ciao, a presto!
31/03/2017 at 19:57
Ciao Moneta,
un finale spiazzante, davvero, mi aspettavo tutt’altro!!!
Però la bellezza di un racconto sta anche in questo, se si riesce a capire tutto subito poi che gusto c’è?!
Ti dirò la verità, non so se mi è proprio piaciuto….ma solo perché mi ero affezionata all’idea del Whormhole!!! 😀
In realtà il colpo di scena è stato magnifico!
Comunque complimenti per la fantasia.
Ora che hai concluso entrambi i tuoi racconti non ti senti un po’ orfano?!?
Diciamoci a presto comunque, và!
E buona serata!
01/04/2017 at 16:53
Ciao Cinzia,
Ah ah, sei rimasta un po’ con l’amaro in bocca? Mi dispiace! Però, per fortuna, avete scelto il finale agrodolce, quindi il wormhole è reale, non fa parte del delirio schizofrenico di Dodi. La cosa, personalmente, mi consola parecchio, pensare che il ragazzo fosse malato, criminale e che si fosse pure illuso di avere trovato una teoria fisica che invece stava solo nella sua testa lo avrei considerato veramente una ‘condanna’ intollerabile.
Grazie Cinzia, ti ringrazio di esserci e dei complimenti. Un po’ orfano? Forse, ma con questi due ultimi racconti penso di aver commesso l’errore di averli tirati troppo per le lunghe, quindi terminarli è stata anche una liberazione. E poi, mi tengo comunque impegnato 😉
Grazie di tutto, a presto!
30/03/2017 at 23:38
Ciao Moneta,
Sì, ok, per certi versi l’effetto sorpresa non è stato “sorprendente” (oggi mi escono troppe costruzioni stupide tipo questa!) Però che ti posso fare… A me la tua storia è piaciuta un sacco. Mi sono approcciato a The Incipit da qualche mese e ricordo che la tua è stata una delle prime storie lette: ero rimasto colpito tantissimo sia per l’idea, sia per come scrivi, sia per la trama. Ho conosciuto prima Moneta di Jaw ed ancora non sapevo che si trattasse di una sola persona, quindi lo dico in maniera del tutto onesta e slegata dal fatto che apprezzi anche l’altra parte della tua scrittura.
Mi dispiace che Moneta non pubblicherà più… Resterà comunque nella mia lista di autori seguiti 🙂 Ho letto che sei legato maggiormente alla prima storia, dunque dovrei leggerla! Effettivamente sia qui, sia sulla pagine di Jaw, sia in quella di altri autori che apprezzo molto, ci sono diverse storie pubblicate quando io non c’ero ancora e gradualmente mi piacerebbe leggerle.
Ti ho rubato un sacco di tempo, scusa 🙂
Ci vediamo quando Jaw tornerà a pubblicare, alla prossima!
31/03/2017 at 09:17
Ciao Veners,
Ah ah, ma mica ti devi giustificare se la storia ti è piaciuta! Mica l’ho scritta per essere una palla mortale 😀 Mi onori e mi dai soddisfazione, ti ringrazio davvero e sono contento di aver contribuito a farti passare qualche minuto gradevole.
Come ho scritto altre volte, le ultime due storie di Moneta partono tutto sommato dallo stesso presupposto: utilizzare elementi molto classici e stra-inflazionati per cercare di creare qualcosa di gradevole. Insomma, vorrebbe essere un tentativo di privilegiare la forma alla sostanza. Ovvio che è un esperimento, un esercizio, perché la cosa non è affatto facile. Beh, almeno per me! 😀
La prima storia è diversa: privilegia la costruzione fantastica e l’ironia, utilizza uno stile molto ‘allegorico’. Per qualcuno, o per molti, fin troppo. Ma a me è piaciuto tantissimo scriverla e mi sto chiedendo se non sia questo, infine, lo stile con cui vorrei scrivere.
Del resto, se scrivo su piattaforme come questa è per il piacere di farlo, quindi devo seguire ciò che più mi piace. A questo proposito, non ti nascondo che con il ‘furetto stanco’ e con questa mi sono sentito parecchio ingabbiato.
Ti ringrazio veramente tantissimo per i tuoi complimenti, mi fanno un piacere immenso e mi inorgogliscono.
Come vedi, ti ho rubato più tempo io!
Ciao, a presto!
29/03/2017 at 14:03
Ciao Moneta,
come sempre, tutti i pezzi vanno al loro posto col capitolo finale. Trovo stupefacente la tua capacità di escogitare trame elaborate e coerenti senza togliere margine di scelta a noi lettori. Hai davvero un bel cervello.
Ammetto che il finale, pur non spiccando per originalità, mi ha davvero sorpreso. Tra una cosa e l’altra non ho potuto fare a meno di pensare a una certa serie TV della quale non farò il nome per evitare spoilers…
Mi piacerebbe tantissimo vederti alle prese con un giallo ora. Secondo me è un genere che ti si addice.
Ciao, a presto! 😀
30/03/2017 at 12:55
Ciao Christian, ti ringrazio, anche se sono convinto che mi sopravvaluti 😀
Come ho accennato anche a befana, ho riadattato un’idea che mi frullava in testa, secondo me poco adatta a questa piattaforma e soprattutto al tipo di lettori che mi pare voi siate. Era un’idea in effetti arzigogolata e difficilmente gestibile. Potrebbe anche vedere la luce in altri contesti 🙂
Non avevo nessunissima pretesa di originalità, speravo solo di intrattenervi piacevolmente fino al compimento nel quale quelli che ‘avevano capito’ avrebbero ottenuto conferma dei loro sospetti e quelli che ‘non avevano capito’ sarebbero rimasti almeno un po’ sorpresi. Non so quanto l’esperimento sia piaciuto, a naso direi non molto, ma tutto sommato trovo questa storia più solida della precedente.
In ogni caso, la storia che preferisco di più di Moneta è sicuramente la prima 🙂
Moneta non scriverà più. JAW scriverà ma non sa ancora cosa Al giallo avevo pensato, perché mi intriga la costruzione logica che deve esserci dietro. Però è difficile e rischierei di fare una figuraccia. È come quando gioco a scacchi: penso mosse e contromosse, faccio la mia convinto, e poi l’avversario mi mangia la regina perché non mi ero accorto del pedoncino in agguato. Troppo distratto!
Grazie mille di esserci e dei bellissimi complimenti
CIao, a presto
28/03/2017 at 17:17
Mi stavo perdendo il finale!
Ma l’aneurisma, il tumore, quello che è può causare un vero sdoppiamento di personalità? Mi dirai, ma chi se ne frega, è un racconto di fantasia, ci sta il wormhole e ti preoccupi di queste quisquilie. Sì, sono una palla!
Non dirò nulla sull’autoreferenzialità parossistica: lo hai già fatto tu, ma mi ha fatto davvero sorridere. Ma l’esperanto ti ossessiona o lo studi per diletto?
Il finale è ineccepibile e rispetta tutti gli indizi che nel corso del racconto lasciavano pensare che Dodi dovesse dubitare di se stesso, eppure non mi soddisfa interamente. Forse troppo canonico, tradizionale, passami il termine. L’avevo già scritto a FueGod, e mi pare che anche tu abbia fatto un parallelo con la sua “cellula”: adoro le storie di sdoppiamenti di personalità ma ne abbiamo già visti e letti talmente tanti che difficilmente stupiscono. Ho letto pagine di Moneta molto più fantasiose, “diverse”, libere, diciamo.
Sarà perché Jaw ha deciso di riassorbire la sua costola? Ma anche lui ha già scritto svolgimenti molto più originali e innovativi.
Cioè, non è che non mi sia piaciuto, ma mi è mancata la vera sorpresa. La Fatal Surprise, insomma. Uffa, che borsa che sono, eh?! XD
Alla prossima
28/03/2017 at 17:40
Ciao befana,
Riguardo allo sdoppiamento, non posso rispondere, non lo so 😀
Effettivamente ritengo meno probabile creare un wormhole con un puntatore laser e del grafene 😀
Non studio l’esperanto e averlo tirato in ballo anche in questa storia è esattamente quello che sembra: un’autocitazione. Anche Dolci, il cognome che ho scelto per Dodi, lo è, ma forse la può cogliere giusto Athelas.
Non esiste niente che abbia scritto qui sopra che non abbia di questi giochetti infantili. Sì, lo so, sono una palla anch’io 😀 😀
Questo racconto ha una conclusione fin troppo simile a quella di FueGod, a mia discolpa posso solo dire che l’idea, a differenza degli altri racconti scritti da Moneta, era questa sin dall’inizio. Sì, lo so, non è così originale, ma è una cosa che sapevo, a me interessava focalizzare sull’idea di una persona che trova in sé stesso il movente per superare il proprio ‘difetto fatale’, che poi sarebbe la mancanza di fiducia nei proprii mezzi, e per farlo si mette alle strette da solo, sia pure incoscientemente. Il canovaccio originale, che ho subito considerato irrealizzabile su questa piattaforma, era molto diverso e molto più fantascientifico; ricordava in una certa misura un racconto breve di… Alberto 😀
Sì, immaginavo che ‘la vera sorpresa’ mancasse, perché gli indizi sono diventati, capitolo dopo capitolo, sempre più espliciti, ma speravo che il lettore si ritenesse appagato dall’averli ricollegati da solo.
Per come la vedo io, l’unico racconto ‘originale’ o ‘innovativo’ che ha scritto Moneta è stato il primo. Rimarrà anche l’unico scritto da Moneta.
Grazie di tutto, soprattutto della franchezza, ci vediamo presto!
29/03/2017 at 01:16
Qualche volta mi rileggo e mi spavento. Tra le tante brutture, vorrei almeno cancellare quel ridicolo incoscientemente, avrei voluto scrivere ‘inconsciamente’. Un errore inconscio!
29/03/2017 at 08:01
Ahah, sarà che non ero ancora sveglissima ma non l’avevo nemmeno notato l’incoscientemente. Visto certe robe che mi scappano soprattutto nei commenti, figurati.
Vedi che sono troppo terra terra? Il livello di lettura del fatal flaw della soluzione entrambi insiti e propri del protagonista non lo avevo proprio colto.
Non sono i contenuti del finale, non ho nulla da ridire, è il loro svolgimento che mi è parso troppo classico. La rivelazione, la pietà di Moneta, il ripercorrere gli eventi col senno di chi ora sa, la chiusura col sogno consolatore. (Ma che rappresenta la donna bellissima? La scienza, la verità?)
In ogni caso, ho amato molto di più Un mondo senza gente e il suo impossibile amore interbioogico.
Have a nice day, come dicono oltre Manica 🙂
31/03/2017 at 09:40
La donna è quella del sogno, la ragazza della metro a cui timidamente rivolge la parola, ‘Chiamami Flaw’, è l’impersonificazione della sua teoria.
Quella che gli dice ‘Non farti illusioni, mezza s&ga. Non sarò mai tua. Se non sarò solo tua’. Riassume nella frase il difetto fatale di Dodi e gli propone la soluzione. Gli vorrebbe far capire che nessun altro può terminare il suo lavoro, è inutile che cerchi il sostegno di colleghi e baroni: Solo lui è in grado di capire la propria teoria. Deve solo crederci, non deve chiedere ad altri di crederci al suo posto. In un’ipotetica versione lunga questo concetto verrebbe sviluppato meglio, ma qui non mi è sembrato il caso, né c’era spazio a sufficienza. Ho confidato sul fatto di suscitare ‘risonanza’ in qualche lettore. Direi che non ci sono riuscito 🙂
Beh, mica mi stupisce che ti sia piaciuto di più il ‘mondo sanza gente’, meno male! 😀
Ciao, grazie ancora, a presto
31/03/2017 at 10:30
Che l’aveva già sognata me lo ricordavo era il suo significato allegorico che francamente mi sfuggiva, grazie per le delucidazioni.
Parentesi: non volevo sminuire Un mondo senza gente dicendo che lo avevo preferito questo tuo esperimento,era per ribadire che la tua fantascienza mi piace davvero molto.
28/03/2017 at 13:41
Dunque Dodi era pazzo, l’avevo immaginato ma chissà perché mi sarei aspettato qualcosa di diverso 🙂
In ogni caso, non smetterò mai di sottolineare la tua bravura nell’esporre le cose, e non si tratta di una frase di circostanza 😉
Ciao e a presto.
28/03/2017 at 14:59
Beh, dai, aggiungiamo ‘scienziato’ a ‘pazzo’, altrimenti il finale agrodolce diventa agro-agro!
Diciamo che da quando ho introdotto la ‘vocina’ mi aspettavo di instillare il dubbio nel lettore; volevo che rimanesse solo un dubbio, per quanto sempre più concreto, fino all’ultimo capitolo.
Ti ringrazio tantissimo per i tuoi complimenti, mi fa veramente piacere leggere le tue parole!
Ciao, a presto (senza ambiguità di genere, d’ora in poi!) 🙂