Lo specchio

Dove eravamo rimasti?

Cosa faccio? Cerco di raggiungere il mio riflesso nello specchio (100%)

Arrivo…

Il legno della porta, con un ultimo potente colpo, esplode facendo volare schegge in ogni direzione, conficcandosi nella mia schiena insieme a quei filamenti neri. Altri fili mi si avvinghiano alle caviglie bruciando la pelle attraverso i vestiti. L’odore di tomba che oltrepassava dalla porta ora mi penetra fino al fondo dei polmoni, scatenando un riflesso di vomito che non trova nulla da espellere.

Tossisco, cercando di placare i conati che mi piegano a metà , il mio corpo cerca di liberarsi di tutto ma ne esce solo aria, puzzolente aria che sa di morte e paura.

Non ho più una scelta. Tra l’abominio che ha appena devastando l’entrata e l’incubo che urla dentro lo specchio, mi consegno all’ignoto con cui condivido i tratti somatici.

Mi scaglio in avanti con tutto il peso del corpo, allungando le braccia verso il vetro. Aspetto istintivamente l’impatto devastante, il mio cervello anticipa il dolore delle schegge che mi sfigureranno il volto e la pelle del corpo, invece nulla, nessun frammento mi taglia, nessun rumore di vetri infranti si fa sentire.

La superficie si fa liquida al mio contatto, trasformandosi in un fluido denso, viscido, nel quale affondo.

Il contatto con il riflesso è orribile, mi si rivolta lo stomaco ancora una volta, o forse non ha mai smesso di farlo.

Le sue dita, scivolose, bagnate da quel fluido scuro che le cola dagli occhi, si serrano attorno ai miei polsi con decisione e forza. La sua pelle è fredda come quella di un cadavere, al punto da riuscire a farmi sentire bruciore dove mi stringe.

Stringe forte.

Mi fa male.

Mi trascina verso l’interno.

«Entra!» mi ordina con decisione senza mollare la presa.

La sua voce non è un suono, non la percepisco attraverso l’udito, è un terremoto che mi entra a forza dentro la mente, una vibrazione che sembra trapanarmi le tempie.

Spingo con le gambe contro il pavimento, ma metà del mio corpo è ancora bloccato fuori, le gambe penzolano dal lavandino. Quei fili, simili a liane consistenti come la carne, forti come muscoli, dell’entità si riavvolgono con furia ai miei fianchi e alle mie caviglie, tirandomi nella direzione opposta. Sento la spina dorsale scricchiolare sotto la presa decisa, i muscoli degli avambracci sembrano strapparsi per la tensione e l’aiuto della me dello specchio.

Mi stanno letteralmente smembrando tra due mondi. Il dolore è così intenso da togliermi la voce.

Urlo, ci provo, ma dalla gola esce solo una bolla di vapore.

Il fluido dello specchio mi entra nel naso, negli occhi, ovunque riesca a passare in me e brucia.

Fa male.

Mi sembra di andare a fuoco e disciogliermi allo stesso tempo.

Forse sto morendo.

Brucia tutto di me, la pelle, gli organi, l’anima.

Poi, l’ultimo strappo.

Con un suono viscido di carne staccata a forza, le mie caviglie si liberano dalla presa delle radici. Scivolo completamente attraversando finalmente la membrana del vetro.

Sono entrata, ce l’ho fatta.

L’impatto con il pavimento è doloroso, l’aria mi viene strappata dai polmoni con una violenza che mi lascia stesa a terra, incapace di muovere anche solo un dito, mentre tossisco un fumo denso che sa di cenere e ruggine.

Sono dentro, sono sfuggita a quella presa.

Lentamente, tremando, mi sollevo sui gomiti cercando poi di spingermi sulle mani.

Il bagno c’è ancora, ma è irriconoscibile, è claustrofobico, i colori sono scomparsi, sostituiti da una gamma di grigi malati e spenti. L’aria è densa, pesante, simile a un liquido trasparente che rende ogni movimento lento, faticoso, come se mi trovassi sul fondo di un oceano morto. Ogni superficie è ricoperta da uno strato di polvere, o meglio di fuliggine fredda.

Mi volto strisciando verso lo specchio, guardando finalmente “fuori”, osservando ciò che mi sono lasciata alle spalle.

Dall’altra parte della parete trasparente, vedo la porta del bagno ridotta in un cumulo di macerie di legno, sulla soglia incombe la figura nera, alta, che osserva il bagno vuoto.

Ma non è sola, con mio orrore non è sola.

Al suo fianco, in piedi davanti allo specchio, c’è una donna.

Ha i miei vestiti, i miei capelli spettinati dalla lotta, ma il suo volto non è più sfigurato dal terrore, non piange più liquido nero e denso, non è spaventata, al contrario. È in piedi con le spalle diritte, la mascella distesa, e mi fissa dall’alto in basso con un sorriso di trionfo sottile, gelido, il sorriso di chi ha ottenuto quello che vuole.

Ha preso il mio posto.

Ha occupato il mio corpo fisico.

Ha preso la mia vita.

Si avvicina al vetro, piega leggermente la testa di lato con soddisfazione evidente nello sguardo e muove le labbra. Questa volta, anche attraverso la barriera opaca, riesco a decifrare perfettamente le sue parole:

«Adesso ti ricordi?»

Poi, con un gesto lento, quasi teatrale, allunga la mano verso l’interruttore e spegne la luce del bagno, lasciandomi nell’oscurità .

La barriera dello specchio diventa opaca, nera.

La mia unica finestra sul mondo si chiude, lasciandomi in un buio assoluto, soffocante, privo di qualsiasi suono o punto di riferimento.

Cosa preferisci che faccia ora?

  • Mi scaglio contro lo specchio (0%)
    0
  • Cerco la porta d’uscita da questa parte (100%)
    100
  • Scavo nella mia mente (0%)
    0
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10 Commenti

  • Ciao, capitolo molto coinvolgente.
    Siamo lì con lei nel bagno. Le descrizioni funzionano, hanno un bel ritmo. Ho letto il commento di keziarika e sono d’accordo con le imprecisioni che segnala. Il fatto è che alla prima lettura non le avevo notate.
    Per quanto mi riguarda è meglio essere coinvolto, anche se la fisica non è corretta, piuttosto che una coerenza scritta male.

    L’unico elemento che non mi ha convinto è la fuliggine fredda al di là dello specchio. Mi ha richiamato troppo il sottosopra di stranger things. Non che sia male in assoluto, solo mi sembra un cliché evitabile.

    Comunque non lasciare troppo allungo la ragazza sola nel bagno, aspetto con impazienza il prossimo capitolo.

  • Ciao, Mica.
    Ora è fatta, il passaggio è avvenuto e non è quello che la protagonista si aspettava. Il bagno orribile dall’altra parte mi ricorda, anche se c’entra poco, Insidious e anche un po’ Pirati dei Caraibi… ma ho una mente strana e faccio strane associazioni 😅
    Ti segnalo un paio di passaggi:
    “L’odore di tomba che oltrepassava dalla porta ora mi penetra fino al fondo dei polmoni, scatenando un riflesso di vomito che non trova nulla da espellere.”
    “Spingo con le gambe contro il pavimento, ma metà del mio corpo è ancora bloccato fuori, le gambe penzolano dal lavandino”…
    La prima frase è un po’ arzigogolata. Forse si poteva semplificare, per esempio: “L’odore di tomba oltrepassa la porta e mi penetra nei polmoni scatenando un conato vuoto.”
    La seconda frase, invece, è poco chiara. Non riesco a immaginare la scena, ovvero, ci riesco in qualche modo, ma devo ricostruirla mentalmente e non è di immediata comprensione: “spingo con le gambe…” e qui ok, tutto bene. Poi però le gambe penzolano dal lavandino e rimarchi il fatto che metà del corpo è fuori. ma se i piedi toccano il pavimento, per forza metà del corpo deve essere fuori e se toccano non possono penzolare… Ho capito cosa intendevi rappresentare, ma, anche qui, avresti potuto semplificare molto, guadagnando anche parecchi caratteri.
    Detto questo, sempre con il massimo rispetto e sempre nell’ottica di una critica costruttiva, trovo il capitolo coinvolgente, il terrore ben esplicitato e l’atmosfera terrea e desolante al punto giusto.
    Aspetto il nuovo episodio e voto la porta d’uscita dall’altra parte, voglio vedere il resto del mondo di là.

    Alla prossima!

  • Questo racconto diventa sempre meglio
    Mi ero perso il terzo capitolo, ma così ho potuto leggerlo tutto d’un fiato.
    Devo farti solo complimenti, specialmente per il momento in cui si empatizza con l’essere che sta fuori dalla porta. Quando risponde esattamente alla domanda, quando dice che lif uori c’è qualcosa, per un istante si vorrebbe aprire la porta e salvarla.

    Inutile dire che non vedo loro che esca il prossimo.

    P.s. che ne pensi della copertina? Rende l’atmosfera della storia?

    • Grazie mille per le belle parole 🥹🥹, sto preparando il prossimo, la settimana è stata piena di impegni e riesco solo oggi a dedicare un po’ di tempo.
      Mi ero chiesta chi avesse inserito l’immagine, la adoro!! È veramente bellissima e rende perfettamente quello che avevo in mente mentre stavo scrivendo 🤩🤩🤩

      Grazie mille

  • Ciao, Mica.
    Capitolo molto Horror, bene.
    Ho votato per cercare di raggiungere il riflesso nello specchio, forse la sua sé intrappolata lì la può aiutare, chissà…
    “La voce cambia, si sdoppia. Insieme al mio tono acuto esplode un secondo suono, una frequenza gutturale, viscerale, che arriva dal profondo portando con se solo oscurità e morte.” Resa perfetta di una voce maligna che arriva da un mondo oscuro, mi è piaciuta molto questa frase, complimenti.
    Il capitolo scorre bene, ho solo due piccolissime riflessioni da fare:
    1) ” raschio via dalla gola con la poca forza che mi resta in corpo.” ho capito cosa intendi e, a volte lo faccio anche io, nel leggere la frase, tuttavia, avrei preferito che tu aggiungessi “le parole” (i caratteri li avevi).
    2) “Lo specchio non rimanda la mia immagine” qui non ho capito se il soggetto è cambiato e, quindi, l’immagine è quella di un’altra persona o se la persona è la stessa ma non segue più le movenze della protagonista.
    Sono cose da poco e magari solo mie fisime, il capitolo mi è piaciuto e sono curiosa di sapere cosa succederà.

    Alla prossima!
    p.s. il racconto merita, fossi in te mi farei un giro tra gli altri racconti. L’interazione è l’anima di questa piattaforma. Non ti chiedo di leggere il mio racconto che, peraltro, è praticamente finito, ma ce ne sono altri, appena cominciati, che varrebbe la pena leggere. Fidati, sono anni che bazzico da queste parti, aiuta molto il confronto. 😉

    • Ciao, mi fa piacere leggere il tuo commento e cercherò di fare tesoro dei suggerimenti, effettivamente quei due punti potevano essere migliorati.
      Farò sicuramente un giro tra le altre storie, non sono molto abituata a lasciare commenti, ma migliorerò, anche perché giustamente è così che funziona.

      Grazie per essere passata a leggermi😉

  • Parli attraverso la porta chiusa.
    Ciao Mica.
    mi piacciono gli horror, perciò, sono passata a leggerti.
    C’è molta propriocezione in questi tre capitoli, forse, mi permetto di fartelo notare, un po’ troppa. Nel senso: mi piace che la protagonista ragioni su di sé, sulle sue sensazioni che, per carità, creano suspence e tensione, ma mi sarebbe piaciuto vedere un po’ più di azione, dinamicità.
    Al di là di questo appunto, che è una mia umile opinione e puoi farne ciò che vuoi, trovo terrificante l’idea di vedere una me aliena allo specchio; ho sempre pensato che gli specchi siano un medium fantastico per trasmettere angoscia in film e racconti dell’orrore, quindi, per quanto mi riguarda, scelta azzeccatissima. Spero che oltre la porta qualcuno o qualcosa crei momenti di puro terrore, che sia patologico (allucinazioni derivanti da malattia o shock di qualche tipo) o soprannaturale, basta che faccia tanta, tanta paura.

    Alla prossima!
    p.s. Bella l’immagine della mano che punta dallo specchio come se fosse acqua, molto vivida.

    • Grazie mille per il messaggio e il tuo parere, aiuta sempre conoscere i punti di vista di chi passa gentilmente a leggere.
      Per me oltretutto è la prima volta con l’horror, non ho mai provato a scrivere nulla di questo genere e soprattutto con la modalità di questo sito, quindi un doppio grazie per il tuo messaggio, mi metto subito a preparare il prossimo capitolo, sperando che piaccia😉.

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