La sedia

LegatoAvrei voluto rivederla ancora una volta, prima d’infilarmi in questo casino. Non potevo immaginare che Roy vuotasse il sacco subito, al primo dito rotto. Era solo un mignolo, a cosa serve un mignolo? Avrei scommesso reggesse fino al medio. Poco importa ormai. Cosí legato a questa sedia non rivedrò Roy per potergli sputare in faccia, e non rivedrò nemmeno il sorriso di Debbie.

Una cinghiata dritta in mezzo alle scapole interrompe ogni pensiero. Inarco la schiena, e subito dopo mi lascio cadere di nuovo sulla sedia, con il capo chino. Non ho piú le forze per urlare.

“Possiamo andare avanti tutta la notte, Carl, davvero. Qui Bobby ha un gusto sadico nel far soffrire la gente.” é il Vecchio che parla.

Non lo vedo, ma sento il ghigno di Bobby sopra di me.

“Sono giá morto, non cambia nulla se ti dico dove stanno. Hai deciso di uccidermi quando mi avete preso.” Sbiascico a fatica. Devo avere un paio di denti in meno, oltre a un brutto taglio nella lingua.

La risposta non tarda ad arrivare. Non sono parole, ma un’altra cinghiata. É l’ultima cosa che sento prima di svenire sulla sedia.

Cosa vede Carl al suo risveglio?

  • Niente, è bendato (15%)
    15
  • Debbie, con una pistola puntata alla tempia (50%)
    50
  • Roy, legato a un'altra sedia di fronte a lui (35%)
    35
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293 Commenti

  • The Elephant in the room.
    Stavo leggendo Ferdinandode Blasio, quando in un suo commento ha nominato un “certo” Emme. Ti ho cercato e ho scoperto che hai pubblicato una sola storia e anche datata. Una copertina interessante, rossa come il sangue, una sedia con un uomo legato, una cintura per frusta. Mi sono detta, mi metto comoda e lo leggo.

    Hai giocato, – leggo nella tua bio – da buon plot- victim, su strati essenziali senza mai perdere di vista l’elemento drammatico. Lo definisco uno di quei racconti Elephant in the room, in cui tutto sembra ovvio ma nulla è scontato fino alla fine, quando torna ad essere ovvio. Ciò che appare ai nostri occhi è talmente evidente da poter essere rinnegato fino a doverlo – allo stremo delle forze – ammettere in modo definitivo. Hai fatto una cosa che cerchiamo – noi sceneggiatori – di realizzare e spesso non ci riusciamo: dare un plot in una sola location reggendo la tensione fino in fondo. Hai dato azione, i giusti dialoghi, caratterizzazione e drammatizzazione dei personaggi equilibrata e sincera, insomma – non per farti la scheda – ma devo dire che ( se ne avessi facoltà) ti assumerei anche subito. Perché immagino che – due anni dopo questo racconto – tu sia ancora più avanti.

    Io mi auguro di leggere ancora qualcosa di tuo in futuro, poiché pochi riescono … ecco… a tenere legati a una sedia … come hai fatto tu con me.

    Inchino.

  • Non ho mai amato dover aspettare il “prossimo episodio”.
    Sono il primo critico del To be continued… quindi mi ha detto proprio bene.
    Ho cominciato a leggere qualche minuto fa il primo episodio ed ecco la fine.
    Ringrazio il mio ritardato ingresso su incipit per avermi permesso di godere della tua storia in una sola, piacevo tranche.

    Una sola domanda:
    Hai provato a legarti alla sedia prima mentre scrivevi? 😉

  • Mi ero perso il gran finale, poco male, ti lascio il mio feedback.
    Per farla breve questo racconto è geniale. Stile asciutto e raffinato, senza troppi fronzoli, e un livello di tensione sempre altissimo. Strutturare una trama interamente su un uomo incatenato ad un sedia, e svilupparla senza mai far scemare il climax non è di certo una cosa da sprovveduti. Considerato che tendo sempre ad estendere la prosa al cinema mi viene in mente, appunto, un genio del genere, Sto parlando ovviamente di Hitchcock e del suo capolavoro “La finestra sul cortile”. Credo di aver detto tutto. Concludo facendoti i miei più sinceri complimenti e ti invito a continuare su questa strada. Vai alla grande.
    Abbracci.

    • wow jay, che parole! beh, grazie mille, davvero grazie.
      sì, tenere alto il ritmo in un racconto dove tutto si svolge all’interno di una stanza, con il protagonista che non può fare alcun movimento, è stata proprio la sfida che mi sono posto quanto ho iniziato a scrivere 🙂
      che bello vedere che questa cosa è arrivata!
      un abbraccio a te

  • Che dire, bravo Emme, bellissimo finale di una bellissima storia. Inaspettato prima di tutto, ma è giusto così, tu sei quello che meglio di tutti ha interpretato lo spirito del gioco, cioè far muovere i fili al pubblico. In molti di noi spesso abbiamo dato il filo ma solo per metà, nel senso che non cambiava l’esito, mentre tu davi in mano la vita dei personaggi (potevamo già far morire carl tempo fa mi ricordo). Complimenti, bella storia. Se posso fare un solo appunto (magari avevi molto da fare, o studio o lavoro), ma è stata una storia che si è fatta attendere, e questo a volte ne rallenta il ritmo (ideale sarebbe minimo uno a settimana, due meglio). Ma alla fine lascia soddisfatti 🙂

    • grazie Diego, mi fa molto piacere leggere il tuo feedback
      e anche l’appunto, perché hai pienamente ragione! mi è spiaciuto molto perdere un po’ il ritmo (proprio per impegni di lavoro purtroppo). come dici tu, la frequenza ottimale è di 1-2 episodi a settimana. per fortuna che non ha rovinato la sensazione finale 😉

          • Ed è anche il mio consiglio, la fantasia non ti manca per creare una nuova storia con nuovi personaggi 🙂 i seguiti mi sanno sempre di brodo allungato e di mancanza di fantasia nel creare nuove storie e nuove situazioni… però se viene un’idea per continuarla in modo bello… ben venga 🙂 ma il mio consiglio è di farne una nuova (tipo Laura, che ha cambiato totalmente genere riuscendoci benissimo o Giulia che sta tirando fuori due bellissimi racconti) 😉
            Io se tirassi fuori di nuovo Gasparov come detective fisso (ma non credo) non userei gli stessi personaggi del primo (Tamara c’è stata, ma non la riuserei, era legata alla prima storia e basta), creerei una nuova trama, anche se amo costruire nuove storie e nuove trame. Ma mai dire mai…

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