Dove eravamo rimasti?
Velcro– Fottiti.
Le parole mi escono di bocca meccanicamente, come se non fossi io a pronunciarle. Come se fossi dissociato da quell’ammasso di ossa, carne, disperazione e spasmi involontari che è adesso Schicchera.
Posso quasi vedermi, con un cenno di bile rappresa a un lato della bocca, un rivolo di vomito e bava che ancora pende attaccato al mento, rannicchiato al suolo, inerte.
Quello che invece non faccio in tempo a vedere è l’anfibio di Daniel che si abbatte sulla bocca del mio stomaco.
L’aria viene spremuta fuori, mi accartoccio ancora più su me stesso mentre gli occhi si allagano.
Strano, non fa male. Almeno, non finché i polmoni, ricordandosi della loro funzione primordiale, non iniziano ad annaspare ferocemente alla ricerca di un poco di ossigeno.
– Ascolta, ne ho abbastanza di questa merda – ringhia l’immagine sfocata di Daniel.
– Sono stato immerso fin troppo in questa insania, sono nauseato. Disgustato, capisci? Questo odore… senti questo odore? Questo acre figlio di puttana non si accontenta di impregnare i vestiti, no. Ti si pianta fin nel cervello, continui a respirarlo, mi segui? Lo senti anche dopo, per giorni, e io ne ho già i coglioni pieni. Quindi dimmi di questi cazzo di soldi, così ti sparo e la chiudiamo in fretta.
Poi mi molla un altro calcio, dritto sulla mascella.
E io lo sento. Odio i melodrammi, ma sento il cazzo di odore della morte.
– Non esistono – ammetto sfinito – volevo solo prendere tempo. Non c’è nessun cazzo di dieci milioni.
Lui per un attimo sembra sorpreso, poi torna alla consueta espressione impassibile.
– Speravi di fregarmi eh? Ti sei arrabbiato per quello che ho fatto al grassone, scommetto, e preferisci tacere, portare il segreto nella fossa. Ti rispetto, amico. Ma hai scelto la giornata sbagliata.
A questo punto mi spacca tre costole, credo già con il primo della lunga serie di calci che mi riserva.
Finito il trattamento, si accende una sigaretta per riprendere fiato.
– Non preoccuparti – mi rassicura – ho tutta la notte.
Io non ho nemmeno la forza di pensare, figuriamoci quella di rispondere. Mi limito a sputare un po’ di sangue e pisciarmi addosso: mi scappa, ed è inutile conservare la dignità a questo punto.
Getta la sigaretta, fa schioccare le ossa del collo inclinando la testa prima a destra, poi a sinistra, preparandosi ad una nuova sessione di buone maniere.
La lama a questo punto gli trapassa il torace spaccando lo sterno, l’elsa della katana che preme irresistibilmente tra le scapole. Daniel guarda incredulo quel mezzo metro d’acciaio sbocciargli nel petto, poi cerca di voltarsi per afferrare il suo assalitore. Se tralasciamo l’aspetto grottesco della cosa, è quasi comico, sembra un cane che si rincorre la coda. Pian piano le gambe gli cedono; con un grido che poi si fa rantolo finalmente crolla. E muore.
Guardo il carnefice del mio carnefice: stravolto, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta a raccogliere aria fresca per raffreddare il sangue e calmare il cuore. Posso vederlo battere anche da qui, attraverso il pulsare di una grossa vena sul collo. Emme.
Una volta un amico mi disse che la vita è come un pacco di pulp-corn.
Non ho la più pallida idea di cosa volesse dire.
Alza ancora una volta la lama, colpisce.
Non mi lamento, non fa male.
Emme.
Come diavolo avrà fatto a liberarsi, poi. Ho visto io stesso Sumo legarlo alla…
Gli occhi corrono un’ultima volta, seguendo il pensiero, al cadavere del mio amico.
Lo scruto dalla testa ai piedi, dove a fare pendant con la tuta c’è un paio di scarpe da ginnastica.
Col velcro.
Maledetto ciccione.
Addio.

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
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Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…