Dove eravamo rimasti?
Potrebbe piovere.Pare che i maiali riconoscano il giorno in cui devono essere macellati.
Quel giorno, uno fra mille, si rifiutano di uscire dal porcile, al punto che devono essere tirati fuori a forza, con arpioni d’acciaio piantati nella carne viva. Durante questa procedura, la bestia grida fino a squarciarsi la gola. Poi, finalmente, si rassegna e tace.
Ho visto ammazzare un porco una volta, ed è esattamente come dicono: la premonizione, gli arpioni, le grida, tutto.
Da quel giorno non sono stato più lo stesso.
Un attimo prima che gli tagliassero la gola ho scorto nei suoi occhi qualcosa, non so dire bene cosa. Qualcosa che rivedo nel mio amico qui, legato mani e piedi, in attesa che qualcuno lo porti al macello.
Perché lo sa, che non può uscire da qui sulle sue gambe.
Un rumore raccapricciante accompagna l’asportazione del pisello del morto distogliendomi dalla mia riflessione: il nano tira con tutte le forze mentre la vecchia sega via il membro con due colpi netti. Ridono.
-Non preoccuparti- mi dice Sumo -zia Marta è una maga in queste cose: quando avrà finito non rimarrà neppure una macchia.
Apprezzo la fiducia cieca del mio amico, ma io mi sono rotto il cazzo di tutta questa storia.
Senza contare che “quello è il morto sbagliato, ergo c’è un vivo sbagliato.
E non si fanno due errori nello stesso giorno”.
-Chiama Walter, fatti ridare l’indirizzo. E bada di scriverlo bene stavolta, o giuro che tua zia dovrà fare a pezzi un secondo cadavere.
Sumo annuisce, poi estrae il cellulare dalla tasca e si chiude in bagno.
Io invece mi avvio verso la mia pistola che galleggia in una pozza sanguinolenta a fianco di zia Marta, la raccolgo. Diavolo, mi sembra più pesante del solito. Tutto, a dire il vero, mi sembra più pesante del solito.
Tolgo la sicura.
-Fine dei giochi, stronzi pervertiti. Ora si fa come dico io.
Zia Marta mi fissa furiosa, quasi dimenticavo la sua avversione per le parolacce.
Lancia uno sguardo carico di significato al suo bastone, lontano appena pochi passi.
-Stai buona, nonna, non pensarci nemmeno.
-Perché non metti via il ferro, così possiamo sbrigarcela da uomini.
Ruggisce Franklin, i muscoli che crepitano sotto il cuoio del suo costume.
-Perché tu sei solo mezzo uomo, Brontolo, quando trovi l’altra metà torna che ne riparliamo.
Succede tutto in un lampo.
Il salto disumano del nano, lo sparo, il suo corpo che ancora a mezz’aria viene sbalzato dal colpo fino a schiantarsi sulla parete opposta.
Scivola lentamente al suolo, lasciando una striscia di sangue e frattaglie.
Finalmente silenzio.
-Figlio di puttana!
Zia Marta brandisce ora il bastone, ma non si avvicina.
Quando un uomo con la pistola incontra una vecchia col bastone, beh. Che cazzo lo dico a fare.
-Finisci il lavoro, poi rimetti nella valigia quello che resta del tuo fidanzato e levati dai coglioni.
Lei stringe le nocche intorno al bastone fino a farle sbiancare: non so se sono le sue ossa a scricchiolare oppure è il legno.
Rassegnata, riconosce che le mie ragioni sono migliori delle sue e si inginocchia nuovamente vicino al corpo.
– Non voltarmi mai le spalle, giovanotto – borbotta riprendendo a segare – non voltarmele.
Ci puoi contare, vecchia maniaca.
Sumo intanto esce dal bagno richiamato dal trambusto, il cellulare che sembra minuscolo in quella sua manona da suonatore di bongo.
-Schicchera, cosa cazzo è successo a Franklin?
-Niente, era stanco di vivere. Vai ad aiutare tua zia.
-Ma Schicchera…
-Sumo.
Non aggiungo altro. La pistola ancora gocciola sangue, la sigaretta mi pende dal labbro contorto in quello che dev’essere un ghigno di frustrazione. Non devo credo di avere un aspetto rassicurante. Sumo esegue, ma è ancora a metà del tragitto tra il cesso e il morto quando il campanello suona per la terza volta in questa notte di merda.
-Non guardate me- si smarca subito Sumo, sentendosi tutti gli occhi puntati addosso -io stavolta non c’entro.
Emme sospira.
Fuori, intanto, ha cominciato a piovere.
Chi diavolo è stavolta?
- Il tizio che dovevamo ammazzare fin dal principio. (37%)
- Un poliziotto. Prima o poi dovevano arrivare, no? (37%)
- Una prostituta con cui il morto aveva evidentemente appuntamento. (26%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
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Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…