Dove eravamo rimasti?
Il Pesce Grosso.Non ho molte alternative.
Se lascio Sumo con la vecchia mi ritrovo con una palla in testa ancor prima di arrivare alla porta, ci potrei giurare. Se invece mando il grassone per non perdere d’occhio la dolce zia Marta, beh, non ci voglio neanche pensare. Ha un buon cuore sotto tutto quel lardo ma è così ottuso che se gli chiedi quanto è grande la luna lui allarga le braccia e risponde “più o meno così”.
Alla porta bussano ancora, perfino il trillo del campanello sembra assumere un tono infastidito, e io sto per fare qualcosa di cui già so che mi pentirò.
– Alzati in piedi – ordino, facendo cenno a zia Marta con il muso della pistola – ci vai tu, ad aprire. E niente scherzi.
“Niente scherzi” lo sottolineo tirando il grilletto, sperando di infondere un poco di timore in quelle carni flaccide, ma niente, la vecchia è più gelida della tomba in cui probabilmente seppellirà tutti i suoi discendenti. Si alza composta, la gonna appesantita da una quantità interessante di sangue cristiano, e aiutandosi col bastone si avvia verso il corridoio.
Io mi accosto allo spigolo, seguendola con lo sguardo mentre scivola nella penombra, fino ad arrestarsi davanti all’uscio. Volge la testa da questa parte, accenna un ghigno che mi fa rizzare tutti i peli del corpo.
La mano ossuta si avvinghia intorno alla maniglia, la spinge in basso facendo cigolare la porta sui cardini e prima che mi renda conto di cosa sta per fare, zia Marta è già caduta in ginocchio.
Vecchia, astutissima puttana.
– Grazie al cielo – sento singhiozzare – grazie al cielo siete venuti a salvarmi, io non… oh.
Il colpo di pistola rimbomba nel corridoio e in tutto il resto del fottuto palazzo, ma non sono stato io a esploderlo; il corpo dell’anziana si accascia e un paio di anfibi lo scavalcano puntando dritti da questa parte.
– Non fare stronzate – mi sorprendo a urlare – non sei l’unico in vena di tiro a segno. Ti ringrazio per aver sparato alla nonna, credo che prima o poi l’avrei fatto io stesso, ma se fai un altro passo ti apro un ano supplementare.
Altro botto, sento il fischio del proiettile, il morso del piombo sulla carne e una sensazione di caldo umido sulla faccia, decisamente questa non è la mia notte. Mi accascio e roteo gli occhi in preda al dolore: metà del mio orecchio è sparsa da qualche parte laggiù. Ecco gli anfibi di nuovo, li sento avvicinarsi, li vedo fermarsi davanti al mio naso.
– Adesso parliamo – dice.
Parliamo? Parliamo di cosa? Di che? Non lo vede che sotto questa maschera di sangue e fottuto dolore sono a malapena in grado di ricordarmi come mi chiamo? Dio, muoio. Adesso muoio.
La sofferenza mi irrora gli occhi di lacrime e non vedo più nulla, solo immagini sfocate. Penso al mio cranio sforacchiato, porto una mano per verificare la gravità del danno: è superficiale, la pallottola mi ha disintegrato il padiglione auricolare. È “solo” cartilagine.
L’uomo si guarda intorno per alcuni minuti, poi si accovaccia, la pistola ancora in mano.
– Non avete idea – sussurra puntellandomi la fronte con l’indice. La sua voce monotona è quanto di più inquietante abbia provato fin ora, e lo dice uno che ha appena visto dissezionare un cadavere da un nano e una vecchia.
– Non avete idea del mare di merda in cui siete andati a cacciarvi.
– Dimmelo tu – riesco a biascicare, il sangue che ancora cola senza ritegno.
Si alza, si avvia verso i vestiti del morto, appallottolati dalla vecchia in un angolo del salone.
Tasta i pantaloni fino a trovare il portafogli, mi lancia quella che sembra essere una carta di identità.
– Oh cazzo – mi sento imprecare. Gli occhi si riempiono nuovamente di lacrime, ma stavolta non per il dolore.
La speranza è sempre l’ultima a morire, dicono; io la sento cadere al fondo dello stomaco e andare in pezzi con un fragore di vetri rotti.
– Eh già.
Qual'è l'identità del nostro beneamato defunto accidentale?
- Un poliziotto. (15%)
- Un capo della malavita. (69%)
- Un testimone sotto protezione. (15%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
https://sphotos-a.xx.fbcdn.net/hphotos-ash3/p480x480/578169_378375028888347_1349433797_n.jpg
Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…