Dove eravamo rimasti?
Quando pensi di aver toccato il fondo, c’è sempre qualcuno che ti lancia una pala.Walter è il tipico capetto di quartiere: è grosso abbastanza da avere stronzi come me e il mio amico a lavorare per lui, ma non a sufficienza da attirare l’attenzione dei pesci che grossi lo sono sul serio. Il che, a mio parere, lo pone in una posizione di grazia assoluta.
Molti si chiedono come abbia fatto ad arrivarci, a quella posizione, visto che è un’autentica testa di cazzo; basti pensare che nel giro si fa chiamare “Walter Texas ranger”.
Per quanto riguarda me, paga sempre fino all’ultimo centesimo, che è un ottimo motivo per non fare domande. Così non ne ho fatte neanche quando mi ha chiamato una settimana fa, dicendomi che dovevo ammazzargli un tizio; a dire il vero non ho fatto domande soprattutto perché stavo guidando, da un lato avevo il cellulare con lui in linea, dall’altro quello con in linea Sumo, a cui dettavo tutto in tempo reale sperando prendesse nota. Col senno di poi, francamente non è stata una buona idea.
Così non mi ha detto chi dovevo ammazzare, non un nome, non una descrizione. Mi ha detto solo che l’uomo, questo sì, che era uomo, sarebbe stato a casa a quell’ora, all’indirizzo che mi aveva comunicato.
“Non vi dico altro” ha detto, “ il telefono potrebbe essere sorvegliato” ha detto, come se ordinare a qualcuno di compiere un omicidio non fosse già abbastanza compromettente. E guardandomi intorno adesso, vorrei mi avesse dato qualche dettaglio in più.
Il campanello trilla ancora, con più insistenza. Sumo è ancora a metà strada, il cellulare incastonato nel grasso della mano.
– Che cazzo stai aspettando – sibilo – vai a vedere.
– Ma se apro così…
– Ho detto vai a vedere, non invitali a cena. Usa il maledetto spioncino.
La faccia si dilata, illuminata, nell’espressione del “non ci avevo pensato”.
Caro vecchio Sumo, la verità è che non pensi mai a un cazzo. Per questo vivi tranquillo.
Lo osservo ondeggiare verso il corridoio e sparire oltre l’angolo. Silenzio.
Poi sento i suoi passi pesanti, sette per l’esattezza, che si affrettano a riportare il suo culo nel salone.
– Ho una… uff- ha già il fiatone.
– Ho una buona notizia e una cattiva notizia.
Alla porta cominciano a battere anche i pugni.
– Sumo non ho tempo per le tue stronzate, dimmi chi è.
– Il tizio che dobbiamo stecchire.
Cinque parole in sequenza, come una scossa elettrica, mi bruciano il cervello.
– Che?
– Hai capito bene, è il tizio che dobbiamo sistemare per Walter.
Sto per chiedergli come diavolo fa ad esserne tanto sicuro, ma lui mi precede. Con il ditone va su e giù sullo schermo touch del suo cellulare, masturbandolo così fin quando non ottiene quello che vuole: un messaggio con foto allegata.
– E perché non ce l’ha mandata prima, quel figlio di puttana? – esplodo, guardando il casino che un semplice sms avrebbe potuto evitare: il salone è così pieno di sangue che non si distingue più il colore del pavimento, ci sono pezzi di cadavere ovunque, c’è un nano schiantato su una parete e un povero disgraziato legato con stracci da cucina sul punto di crepare di infarto.
– Ha detto che era per sicurezza. Sai com’è Walter.
Sì, lo so com’è, un maledetto stronzo paranoico.
Ma forse la fortuna ha cominciato a girare e io non sono certo il tipo da rifiutare una mano tesa quando sta sprofondando in sabbie mobili piene di merda.
– Lasciamo perdere – sospiro – qual è la brutta notizia?
– È un poliziotto.
Troppo presto, parlo sempre troppo presto.
La fortuna leva la mano, proprio quando sto per afferrarla, e mi guarda mentre sprofondo, in culo a chi dice che è cieca. O forse è l’amore ad essere cieco, non ricordo.
– Che facciamo, Schicchera?
Già, che facciamo? Ovvero il gioco della pecora, del lupo e del cavolo.
- Mando Zia Marta alla porta. (67%)
- Lascio Sumo con Zia Marta e vado ad accogliere lo sbirro. (17%)
- Dico a Sumo di aprire e portarmelo qui, non posso perdere d'occhio la vecchia pazza. (17%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
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Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…