Pulp-corn

Dove eravamo rimasti?

Chi diavolo è stavolta? Un poliziotto. Prima o poi dovevano arrivare, no? (37%)

Quando pensi di aver toccato il fondo, c’è sempre qualcuno che ti lancia una pala.Walter è il tipico capetto di quartiere: è grosso abbastanza da avere stronzi come me e il mio amico a lavorare per lui, ma non a sufficienza da attirare l’attenzione dei pesci che grossi lo sono sul serio. Il che, a mio parere, lo pone in una posizione di grazia assoluta.
Molti si chiedono come abbia fatto ad arrivarci, a quella posizione, visto che è un’autentica testa di cazzo; basti pensare che nel giro si fa chiamare “Walter Texas ranger”.
Per quanto riguarda me, paga sempre fino all’ultimo centesimo, che è un ottimo motivo per non fare domande. Così non ne ho fatte neanche quando mi ha chiamato una settimana fa, dicendomi che dovevo ammazzargli un tizio; a dire il vero non ho fatto domande soprattutto perché stavo guidando, da un lato avevo il cellulare con lui in linea, dall’altro quello con in linea Sumo, a cui dettavo tutto in tempo reale sperando prendesse nota. Col senno di poi, francamente non è stata una buona idea.
Così non mi ha detto chi dovevo ammazzare, non un nome, non una descrizione. Mi ha detto solo che l’uomo, questo sì, che era uomo, sarebbe stato a casa a quell’ora, all’indirizzo che mi aveva comunicato.
“Non vi dico altro” ha detto, “ il telefono potrebbe essere sorvegliato” ha detto, come se ordinare a qualcuno di compiere un omicidio non fosse già abbastanza compromettente. E guardandomi intorno adesso, vorrei mi avesse dato qualche dettaglio in più.

Il campanello trilla ancora, con più insistenza. Sumo è ancora a metà strada, il cellulare incastonato nel grasso della mano.
– Che cazzo stai aspettando – sibilo – vai a vedere.
– Ma se apro così…
– Ho detto vai a vedere, non invitali a cena. Usa il maledetto spioncino.
La faccia si dilata, illuminata, nell’espressione del “non ci avevo pensato”.
Caro vecchio Sumo, la verità è che non pensi mai a un cazzo. Per questo vivi tranquillo.
Lo osservo ondeggiare verso il corridoio e sparire oltre l’angolo. Silenzio.
Poi sento i suoi passi pesanti, sette per l’esattezza, che si affrettano a riportare il suo culo nel salone.
– Ho una… uff- ha già il fiatone.
– Ho una buona notizia e una cattiva notizia.
Alla porta cominciano a battere anche i pugni.
– Sumo non ho tempo per le tue stronzate, dimmi chi è.
– Il tizio che dobbiamo stecchire.
Cinque parole in sequenza, come una scossa elettrica, mi bruciano il cervello.
– Che?
– Hai capito bene, è il tizio che dobbiamo sistemare per Walter.
Sto per chiedergli come diavolo fa ad esserne tanto sicuro, ma lui mi precede. Con il ditone va su e giù sullo schermo touch del suo cellulare, masturbandolo così fin quando non ottiene quello che vuole: un messaggio con foto allegata.
– E perché non ce l’ha mandata prima, quel figlio di puttana? – esplodo, guardando il casino che un semplice sms avrebbe potuto evitare: il salone è così pieno di sangue che non si distingue più il colore del pavimento, ci sono pezzi di cadavere ovunque, c’è un nano schiantato su una parete e un povero disgraziato legato con stracci da cucina sul punto di crepare di infarto.
– Ha detto che era per sicurezza. Sai com’è Walter.
Sì, lo so com’è, un maledetto stronzo paranoico.
Ma forse la fortuna ha cominciato a girare e io non sono certo il tipo da rifiutare una mano tesa quando sta sprofondando in sabbie mobili piene di merda.
– Lasciamo perdere – sospiro – qual è la brutta notizia?
– È un poliziotto.
Troppo presto, parlo sempre troppo presto.
La fortuna leva la mano, proprio quando sto per afferrarla, e mi guarda mentre sprofondo, in culo a chi dice che è cieca. O forse è l’amore ad essere cieco, non ricordo.
– Che facciamo, Schicchera?

Già, che facciamo? Ovvero il gioco della pecora, del lupo e del cavolo.

  • Mando Zia Marta alla porta. (67%)
    67
  • Lascio Sumo con Zia Marta e vado ad accogliere lo sbirro. (17%)
    17
  • Dico a Sumo di aprire e portarmelo qui, non posso perdere d'occhio la vecchia pazza. (17%)
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159 Commenti

  • ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
    Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!

  • Sei un figo, Ferdinando… c’è poco altro da dire
    “Mai ammazzare la vecchia zia di un ragazzone di duecento chili, a meno che tu non possa correre più veloce di un tavolo” è un titolo troppo accattivante per non essere scelto…

  • “Sono 90kg di boss, morto fresco fresco che faccio lascio?”
    E ora vediamo come ne usciamo da questo cimitero. Anche perché quello che doveva essere il morto mi pare piuttosto arzillo e pure piuttosto incazzato. E non oso pensare a cosa risponderà Sumo alla telefonata di Walter…

  • Grande, il tuo stile è uno di quelli che apprezzo di più su the incipit…prima o poi riuscirò a recuperare anche la tua vecchia storia.
    Comunque, per me resta un poliziotto…ormai sto diventando un rompipalle come bricoleur nei miei voti.

  • superbo come sempre. Dover ammazzare un poliziotto non è esattamente la cosa migliore.
    Mandare la vecchia non se ne parla, sarebbe capace di saltargli addosso dicendo di essere lei quella in pericolo. Lasciare Sumo con lei? Sarebbe capace di slegarla in cambio di una merendina. beh, hai capito quale opzione ho votato 😀

    • Sapevo che ti avrei causato prurito alle mani con un’opzione del genere… non mi deludi mai.
      A proposito, ieri ho votato il tuo nuovo racconto (voglio sapere qualche cosa in più sul personaggio e “l’azienda”): per stile e descrizioni mi piace forse anche più dell’incipit di “e all’improvviso…niente”.
      Ora vado a premere il bottone “segui”, così posso fare stalking comodamente via mail.

      • In effetti mi sto accorgendo che sui voti che esprimo mantengo sempre una certa prevedibilità… Non riesco ad uscire dal personaggio!

        Per “Ferocia illuminata”… beh, grazie e, come sai, sei il benvenuto. Ora sta tutto nel vedere quanto riesco a limitare i danni di un’idea che mira già a sfuggirmi di mano, con un paio di pagaiate ben date.

  • altro ottimo episodio! e la scelta finale è davvero difficile, sono stato indeciso a lungo, sono tutte e tre ottime proposte… alla fine sono andato sulla persona originariamente da uccidere: voglio vedere che vittima ti inventi 😉

  • Dimenticavo, splendido capitolo, davvero! Ne è valsa l’attesa.
    E visto che ha cominciato a piovere direi che un poliziotto in impermeabile è quello che ci vuole. Certo, forse non si sarebbe aspettato che il suo dovesse essere un impermeabile da sangue e non da acqua.

  • Giù il cappello!
    Ho finalmente trovato il tempo di leggere un po’ e mi sono sparato 4 capitoli in fila di questo tuo “Pulp-corn”. Concordo con Michel nel dire che sei, senz’ombra di dubbio, uno dei migliori in circolazione sul sito.
    Fortuna che non ho ancora letto “Spaghetti western”, così se non pubblichi in fretta il quinto capitolo so con cosa andare a sollazzarmi nel frattempo! 🙂

  • ei, il pizzaman si chiama emme! 😀 uahauha
    ho immaginato il suo cuore chiedere sangue, sottraendolo al resto del corpo 🙂
    guarda, non lo invidio per niente.

    ho votato per la fuga, che prendere in mano la situazione mi sembra molto più complicato.

  • Ahahaha… cioè il nano agorafobico può essere frutto solo di una mente malata 😉
    Poi è fidanzato della nonna. Sono senza parole guarda…

    Per me lo fanno a pezzi il cadavere e, anche qui, il nano dirà “Cazzo vuoi, una foto ricordo?”

    Ahahaha

  • Pingback:

  • allora, ti dico subito che ho fatto finta di concedermi il beneficio del dubbio, dicendo che dovevo prima leggere l’incipit e dopo, solo dopo, cliccare sul “Segui la storia”. ma è stato inutile. inutile nel senso che è un altro grande incipit di un’altra (già la pregusto) grande storia di un grande scrittore.
    ho messo 3 “grande” in una riga sola. fanne buon uso, mio caro 🙂

    ps: ah già! picchia sumo (che non ci hai lasciato scelta, e già ghignavo) ma fuggono, perché non credo abbiano la freddezza di intraprendere una soluzione più lucida e efficace (oppure lo faranno, tragicamente).

  • Pingback:

  • Superbo inizio. Non c’è niente da fare scrivi davvero bene, i personaggi sono fenomenali e le domande sono la chicca finale. Picchia Sumo, e per forza che lo picchia. Picchiare quel grassone credo lo aiuti a pensare. E qui da pensare c’è parecchio. Diamine sono pure senza auto, toccherà rubarne una. e in fretta anche

  • Siiii !
    Lo sentivo nell’aria un altro racconto 🙂 e questo me lo seguo dall’inizio!
    Bellissimo Incipit, me li sono istituto i due da pulp fiction dei poveri.
    Il ritmo è micidiale e i dialoghi molto divertenti..diciamo sul noir ironico!
    🙂
    Bravo come sempre 🙂

  • Cazzo, grandissimo che ti sei già rimesso all’opera.
    Lo stile è micidiale, come sempre. E i personaggi mi fanno già spanciare… tanto che vorrei quasi fossero amici del mio La Solfa (ma forse il mondo, anche solo quello letterario, potrebbe non essere ancora pronto per un’eventualità del genere).
    Io voto per il chiamare qualcuno esperto nella sistemazione della merda, anche solo per far entrare subito in scena un altro dei tuoi personaggi.
    Bentornato Ferdinando. Non ho fatto in tempo a sentire la tua mancanza e me ne rallegro.
    D.

    • Dev’esserci qualcosa nell’acqua del Po, che ci fa scrivere e sognare tutti quanti.
      E sognamo ciò che scriviamo, e scriviamo ciò che sognamo.
      E poi mi stupisco se sono dipendente dalla caffeina.
      Tant’è.

      (grazie per la fiducia accordata alla mia storiella a partire dalle prime righe, io stesso non saprei se concederla!)

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