Dove eravamo rimasti?
PietàSe la carta d’identità che ho tra le mani è davvero quello di Giacomo Rizzo, messia di tutti i malavitosi in questo schifo di città, allora il poliziotto che senza scomporsi cammina come Cristo su un mare di sangue dev’ essere Daniel. È un tizio magro, col cranio rasato, le guance e le orbite scavate, il corpo un fascio di fibre nervose: Daniel, detto Pietà, perché pare sia quella l’ultima parola che esce dalla bocca di chi lo incontra.
Sì, stavolta Walter ha pisciato proprio lungo. Sfido io che non volesse rivelarmi l’identità di quello che voleva accoppassimo: gli avrei riso in faccia, avrei detto qualcosa di artistico su sua madre e poi riagganciato.
– Non so per quale serie di eventi infelici siate giunti al domicilio del capo – dice a un tratto Daniel, arrestando la sua lenta processione – non so chi vi manda. Non so chi siate, né chi o cosa speraste di incontrare, perché è ovvio che nessuno in pieno possesso delle sue facoltà mentali andrebbe a cercare Giacomo Rizzo, di proposito, a casa sua. E a pensarci bene neanche mi interessa.
Raccoglie il pacchetto di sigarette che avevo lasciato vicino al televisore, ne estrae una e l’accende senza mettere giù l’arma.
Come ho potuto essere così coglione?
Come mai non mi sono domandato perché, dopo tutto il fottuto baccano che abbiamo fatto, non una sola pattuglia di polizia sia venuta a verificare che cazzo succede in un condominio del centro in piena notte?
È semplice, dopotutto: perché alla polizia qui non è permesso entrare.
L’unico distintivo a cui è concesso varcare la soglia del tempio è proprio quello di Daniel, che più che essere un poliziotto corrotto è un criminale in prestito alle forze dell’ordine.
Daniel è gli occhi e le braccia di Rizzo, soprattutto ora che non ha più né gli uni né le altre; l’epilogo di questo macabro teatrino è scontato, e gioca tutto a sfavore del mio culo.
Sumo, quasi mi dimenticavo di lui, è ancora in piedi in mezzo alla stanza, come una colonna di lardo: la morte della vecchia stronza sembra averlo mandato completamente in tilt.
Gli occhi sgranati, la bocca rotonda aperta tra le guance come a ventilare il cervello. Non posso contare sul suo aiuto più di quanto possa contare su quello di Emme, lui che s’era illuminato di vana speranza vedendo entrare un poliziotto in questo suo piccolo inferno terreno. Ma perfino lui deve aver capito: nessuno uscirà vivo da qui.
– Aspetta – balbetto nel tentativo di prendere tempo, quando Daniel spegne la sigaretta gettandola nella pozza di sangue e fa scattare il grilletto della pistola – non vuoi sapere chi ci manda? Vuoi che il vero responsabile la passi liscia?
Lui esita un istante.
– Puoi ben capire che questo non ti salverà la vita, non ci metterei molto a scoprirlo da solo. Ma se proprio ci tieni – fa spallucce – ti ascolto.
– È che voglio che anche quel bastardo soffra. Non può restare beato e tranquillo a godersi quei dieci milioni di euro.
Il viso di Daniel si accende come una slot machine.
– Parlami di questi dieci milioni – dice, appoggiandosi alla parete e accendendosi un’altra sigaretta; pare che il mio piccolo bluff mi abbia regalato qualche minuto di esistenza in più.
Sbuffa la prima boccata in un anello perfetto, che aggancia poi col muso della pistola.
– E dì al grassone che la smetta gentilmente di fissarmi.
– Sumo – lo chiamo, mettendomi finalmente, e non senza sforzi, in piedi.
Ma quello continua a fissare davanti.
Come lo intitoliamo, il prossimo episodio?
- "Se vuoi che un lavoro sia fatto bene, devi fartelo da solo." (8%)
- "Se un uomo con la pistola ti dice che non gli piace essere fissato, tu non lo fissi. Punto." (50%)
- "Mai ammazzare la vecchia zia di un ragazzone di duecento chili, a meno che tu non possa correre più veloce di un tavolo." (42%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
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Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…