Pulp-corn

Dove eravamo rimasti?

Qual'è l'identità del nostro beneamato defunto accidentale? Un capo della malavita. (69%)

PietàSe la carta d’identità che ho tra le mani è davvero quello di Giacomo Rizzo, messia di tutti i malavitosi in questo schifo di città, allora il poliziotto che senza scomporsi cammina come Cristo su un mare di sangue dev’ essere Daniel. È un tizio magro, col cranio rasato, le guance e le orbite scavate, il corpo un fascio di fibre nervose: Daniel, detto Pietà, perché pare sia quella l’ultima parola che esce dalla bocca di chi lo incontra.
Sì, stavolta Walter ha pisciato proprio lungo. Sfido io che non volesse rivelarmi l’identità di quello che voleva accoppassimo: gli avrei riso in faccia, avrei detto qualcosa di artistico su sua madre e poi riagganciato.
– Non so per quale serie di eventi infelici siate giunti al domicilio del capo – dice a un tratto Daniel, arrestando la sua lenta processione – non so chi vi manda. Non so chi siate, né chi o cosa speraste di incontrare, perché è ovvio che nessuno in pieno possesso delle sue facoltà mentali andrebbe a cercare Giacomo Rizzo, di proposito, a casa sua. E a pensarci bene neanche mi interessa.
Raccoglie il pacchetto di sigarette che avevo lasciato vicino al televisore, ne estrae una e l’accende senza mettere giù l’arma.
Come ho potuto essere così coglione?
Come mai non mi sono domandato perché, dopo tutto il fottuto baccano che abbiamo fatto, non una sola pattuglia di polizia sia venuta a verificare che cazzo succede in un condominio del centro in piena notte?
È semplice, dopotutto: perché alla polizia qui non è permesso entrare.
L’unico distintivo a cui è concesso varcare la soglia del tempio è proprio quello di Daniel, che più che essere un poliziotto corrotto è un criminale in prestito alle forze dell’ordine.
Daniel è gli occhi e le braccia di Rizzo, soprattutto ora che non ha più né gli uni né le altre; l’epilogo di questo macabro teatrino è scontato, e gioca tutto a sfavore del mio culo.
Sumo, quasi mi dimenticavo di lui, è ancora in piedi in mezzo alla stanza, come una colonna di lardo: la morte della vecchia stronza sembra averlo mandato completamente in tilt.
Gli occhi sgranati, la bocca rotonda aperta tra le guance come a ventilare il cervello. Non posso contare sul suo aiuto più di quanto possa contare su quello di Emme, lui che s’era illuminato di vana speranza vedendo entrare un poliziotto in questo suo piccolo inferno terreno. Ma perfino lui deve aver capito: nessuno uscirà vivo da qui.
– Aspetta – balbetto nel tentativo di prendere tempo, quando Daniel spegne la sigaretta gettandola nella pozza di sangue e fa scattare il grilletto della pistola – non vuoi sapere chi ci manda? Vuoi che il vero responsabile la passi liscia?
Lui esita un istante.
– Puoi ben capire che questo non ti salverà la vita, non ci metterei molto a scoprirlo da solo. Ma se proprio ci tieni – fa spallucce – ti ascolto.
– È che voglio che anche quel bastardo soffra. Non può restare beato e tranquillo a godersi quei dieci milioni di euro.
Il viso di Daniel si accende come una slot machine.
– Parlami di questi dieci milioni – dice, appoggiandosi alla parete e accendendosi un’altra sigaretta; pare che il mio piccolo bluff mi abbia regalato qualche minuto di esistenza in più.
Sbuffa la prima boccata in un anello perfetto, che aggancia poi col muso della pistola.
– E dì al grassone che la smetta gentilmente di fissarmi.
– Sumo – lo chiamo, mettendomi finalmente, e non senza sforzi, in piedi.
Ma quello continua a fissare davanti.

Come lo intitoliamo, il prossimo episodio?

  • "Se vuoi che un lavoro sia fatto bene, devi fartelo da solo." (8%)
    8
  • "Se un uomo con la pistola ti dice che non gli piace essere fissato, tu non lo fissi. Punto." (50%)
    50
  • "Mai ammazzare la vecchia zia di un ragazzone di duecento chili, a meno che tu non possa correre più veloce di un tavolo." (42%)
    42
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159 Commenti

  • ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
    Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!

  • Sei un figo, Ferdinando… c’è poco altro da dire
    “Mai ammazzare la vecchia zia di un ragazzone di duecento chili, a meno che tu non possa correre più veloce di un tavolo” è un titolo troppo accattivante per non essere scelto…

  • “Sono 90kg di boss, morto fresco fresco che faccio lascio?”
    E ora vediamo come ne usciamo da questo cimitero. Anche perché quello che doveva essere il morto mi pare piuttosto arzillo e pure piuttosto incazzato. E non oso pensare a cosa risponderà Sumo alla telefonata di Walter…

  • Grande, il tuo stile è uno di quelli che apprezzo di più su the incipit…prima o poi riuscirò a recuperare anche la tua vecchia storia.
    Comunque, per me resta un poliziotto…ormai sto diventando un rompipalle come bricoleur nei miei voti.

  • superbo come sempre. Dover ammazzare un poliziotto non è esattamente la cosa migliore.
    Mandare la vecchia non se ne parla, sarebbe capace di saltargli addosso dicendo di essere lei quella in pericolo. Lasciare Sumo con lei? Sarebbe capace di slegarla in cambio di una merendina. beh, hai capito quale opzione ho votato 😀

    • Sapevo che ti avrei causato prurito alle mani con un’opzione del genere… non mi deludi mai.
      A proposito, ieri ho votato il tuo nuovo racconto (voglio sapere qualche cosa in più sul personaggio e “l’azienda”): per stile e descrizioni mi piace forse anche più dell’incipit di “e all’improvviso…niente”.
      Ora vado a premere il bottone “segui”, così posso fare stalking comodamente via mail.

      • In effetti mi sto accorgendo che sui voti che esprimo mantengo sempre una certa prevedibilità… Non riesco ad uscire dal personaggio!

        Per “Ferocia illuminata”… beh, grazie e, come sai, sei il benvenuto. Ora sta tutto nel vedere quanto riesco a limitare i danni di un’idea che mira già a sfuggirmi di mano, con un paio di pagaiate ben date.

  • altro ottimo episodio! e la scelta finale è davvero difficile, sono stato indeciso a lungo, sono tutte e tre ottime proposte… alla fine sono andato sulla persona originariamente da uccidere: voglio vedere che vittima ti inventi 😉

  • Dimenticavo, splendido capitolo, davvero! Ne è valsa l’attesa.
    E visto che ha cominciato a piovere direi che un poliziotto in impermeabile è quello che ci vuole. Certo, forse non si sarebbe aspettato che il suo dovesse essere un impermeabile da sangue e non da acqua.

  • Giù il cappello!
    Ho finalmente trovato il tempo di leggere un po’ e mi sono sparato 4 capitoli in fila di questo tuo “Pulp-corn”. Concordo con Michel nel dire che sei, senz’ombra di dubbio, uno dei migliori in circolazione sul sito.
    Fortuna che non ho ancora letto “Spaghetti western”, così se non pubblichi in fretta il quinto capitolo so con cosa andare a sollazzarmi nel frattempo! 🙂

  • ei, il pizzaman si chiama emme! 😀 uahauha
    ho immaginato il suo cuore chiedere sangue, sottraendolo al resto del corpo 🙂
    guarda, non lo invidio per niente.

    ho votato per la fuga, che prendere in mano la situazione mi sembra molto più complicato.

  • Ahahaha… cioè il nano agorafobico può essere frutto solo di una mente malata 😉
    Poi è fidanzato della nonna. Sono senza parole guarda…

    Per me lo fanno a pezzi il cadavere e, anche qui, il nano dirà “Cazzo vuoi, una foto ricordo?”

    Ahahaha

  • Pingback:

  • allora, ti dico subito che ho fatto finta di concedermi il beneficio del dubbio, dicendo che dovevo prima leggere l’incipit e dopo, solo dopo, cliccare sul “Segui la storia”. ma è stato inutile. inutile nel senso che è un altro grande incipit di un’altra (già la pregusto) grande storia di un grande scrittore.
    ho messo 3 “grande” in una riga sola. fanne buon uso, mio caro 🙂

    ps: ah già! picchia sumo (che non ci hai lasciato scelta, e già ghignavo) ma fuggono, perché non credo abbiano la freddezza di intraprendere una soluzione più lucida e efficace (oppure lo faranno, tragicamente).

  • Pingback:

  • Superbo inizio. Non c’è niente da fare scrivi davvero bene, i personaggi sono fenomenali e le domande sono la chicca finale. Picchia Sumo, e per forza che lo picchia. Picchiare quel grassone credo lo aiuti a pensare. E qui da pensare c’è parecchio. Diamine sono pure senza auto, toccherà rubarne una. e in fretta anche

  • Siiii !
    Lo sentivo nell’aria un altro racconto 🙂 e questo me lo seguo dall’inizio!
    Bellissimo Incipit, me li sono istituto i due da pulp fiction dei poveri.
    Il ritmo è micidiale e i dialoghi molto divertenti..diciamo sul noir ironico!
    🙂
    Bravo come sempre 🙂

  • Cazzo, grandissimo che ti sei già rimesso all’opera.
    Lo stile è micidiale, come sempre. E i personaggi mi fanno già spanciare… tanto che vorrei quasi fossero amici del mio La Solfa (ma forse il mondo, anche solo quello letterario, potrebbe non essere ancora pronto per un’eventualità del genere).
    Io voto per il chiamare qualcuno esperto nella sistemazione della merda, anche solo per far entrare subito in scena un altro dei tuoi personaggi.
    Bentornato Ferdinando. Non ho fatto in tempo a sentire la tua mancanza e me ne rallegro.
    D.

    • Dev’esserci qualcosa nell’acqua del Po, che ci fa scrivere e sognare tutti quanti.
      E sognamo ciò che scriviamo, e scriviamo ciò che sognamo.
      E poi mi stupisco se sono dipendente dalla caffeina.
      Tant’è.

      (grazie per la fiducia accordata alla mia storiella a partire dalle prime righe, io stesso non saprei se concederla!)

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