Dove eravamo rimasti?
Sono zia Marta, risolvo problemi.Un lampo di consapevolezza mi folgora il cervello.
– Avete sbagliato persona, teste di cazzo!
– Merda. Cosa vuoi che facciamo?
– Cosa me ne frega? Sono problemi vostri. Non fatevi più sentire finché non avete risolto.
Riaggancia.
Mi volto lentamente.
Sumo ha capito tutto ed è già in posizione, semi rannicchiato con le mani a coprirsi le orecchie: per essere un cetaceo è piuttosto intelligente. Peccato che non basterà a salvarlo.
Lo afferro per quel suo maledetto codino e lo tiro a terra, poi lo riempio di calci nel culo finché non mi calmo.
– Razza di coglione, hai idea di che razza di guaio ci ha procurato la tua sudorazione?
Lui si rialza, con cautela, massaggiandosi le chiappe: è talmente grasso che il dolore ci mette dai tre ai cinque minuti prima di arrivare al cervello.
– Abbiamo sbagliato tizio?
– Bravo, hai vinto un peluche. Ora vediamo se sai anche come facciamo a tirarci fuori da questo merdaio.
Lui sembra prendermi sul serio. Mette su l’espressione più concentrata che ha e qualche istante dopo tira fuori il cellulare.
– Lascia fare a me.
– Lo hai detto anche quando ti ho chiesto di recuperare un’auto.
Non risponde, si volta dall’altra parte e inizia a parlottare a bassa voce.
Io mi siedo sulla poltrona dove stava accasciato questo povero stronzo e mi accendo una sigaretta.
Ho bisogno di pensare, e in fretta. Un cadavere non è una cosa che puoi scaricare nel bidone dell’organico come se niente fosse.
O forse sì?
Ho appena acceso la terza paglia quando il campanello suona.
Mi guardo intorno alla ricerca di Sumo, senza trovarlo: se hai bisogno di lui stai pur certo che è al cesso. Così mi tocca di andare ad aprire.
Attacco l’occhio allo spioncino. Dall’altro lato della lente, deformata, appare la faccia incartapecorita di una befana. Merda, ci mancava la vecchia.
– Lo so che siete lì dentro – gracchia, la sua faccia è un caleidoscopio di rughe che sembrano cambiare ad ogni espressione. Sarà alta circa un metro e sessanta, capelli grigi cotonati, occhiali da vista retrò. Sembra una di quelle arzille nonnette delle pubblicità dei detersivi. Strilla peggio di una cornacchia, se non le apro sveglierà tutto il condominio. Già la odio, ma devo aprirle.
– Era ora – mi scansa con il bastone che si porta appresso e si avvia lungo il corridoio.
– Non così in fretta, nonna – dico, puntandole addosso la pistola – adesso stai calma e fai quel Cristo che ti dico.
La vecchia si volta e mi fissa con aria di disapprovazione. Poi non so che cazzo succede ma mi ritrovo piegato con lei che con una mano mi tiene stretto per le palle e con l’indice e il medio dell’altra mi artiglia le narici da dentro.
– Non mi piacciono le bestemmie giovanotto.
– Ma che cazzo?
Molla la presa, riafferra il bastone che teneva sotto l’ascella e mi frantuma un ginocchio. È veloce, la vecchia stronza.
– E nemmeno le parolacce mi piacciono.
– Ahia, ma porca puttana!
Altro colpo, stavolta ai reni.
– Io ti ammazzo vecchia di mer… cazz… vaff… porcaputt…
Ancora reni, ginocchio, fegato, schiena.
Dopo un pestaggio di quasi tre minuti, riesco a trattenere la piena del fiume di bestemmie che preme per uscire.
– Chi… sei, tu?
– Sono Zia Marta, risolvo problemi.
Un rumore di sciacquone precede a questo punto l’entrata in scena di Sumo. Un pezzo di carta igienica gli sporge ancora dall’elastico della tuta, la faccia sudata testimonia l’intensità dello sforzo.
– Zia, grazie al cielo sei arrivata.
Lo guardo. Vorrei saltargli addosso, rivoltargli la faccia di sberle, fargli ingoiare quel cazzo di codino e aspettare che lo caghi per farglielo ingoiare di nuovo. Ma mi trattengo.
– Sumo, amore di zia, ti vedo sciupato. Sei dimagrito?
– Un poco.
Incredibile, anche sua zia lo chiama Sumo.
-Forza, giovanotto – mi dice, fissandomi attraverso le lenti spesse degli occhiali – vai a prendere la mia valigia all’ingresso.
Cosa c'è nella valigia di zia Marta?
- Toh! Un altro cadavere. (0%)
- Teli di plastica, seghetti, lame e coltelli di varie dimensioni, prodotti per l'igiene della casa. (11%)
- Un nano. Hai capito bene, proprio un cazzo di nano. (89%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
https://sphotos-a.xx.fbcdn.net/hphotos-ash3/p480x480/578169_378375028888347_1349433797_n.jpg
Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…