Dove eravamo rimasti?
Una situazione di Emme.Il pavimento è un mosaico papposo di sangue e carta di giornale.
Schizzi scarlatti imbrattano anche le pareti tutt’intorno: uno, Dio solo sa come, è arrivato fino al soffitto.
Chiudo gli occhi e per un attimo mi sforzo di immaginare che quel rumore monotono sia quello prodotto dalla sega di mio nonno, come quando nella casa di campagna tagliava la legna per la stufa.
Poi un fiotto acido risale l’esofago, facilitato dalla posizione orizzontale, e vomito su un fianco.
La vecchia tiene fisso al suolo un braccio del cadavere, aiutandosi con le ginocchia e tutto il suo peso di anziana puttana. Il nano, con quello che immagino sia un coltello da pane, sega l’osso all’altezza del polso.
La testa è già stata staccata, sembra che l’abbiano impacchettata a parte in un sacchetto del discount.
Così pure una gamba e il braccio destro, che ora probabilmente riempiono, affettati in pratici pezzetti, uno dei quattro sacchi neri disseminati intorno al corpo.
La mano viene via dopo pochi minuti, lui la getta in un sacco dell’immondizia. Poi alza la testa e mi fissa.
– Guarda un po’ chi è tornato tra noi. Ben svegliata, Cenerentola.
– Aurora – biascico.
– Che?
– Aurora. La bella addormentata nel bosco è Aurora.
– Ma che cazzo dici. E poi è lo stesso, tutte le principesse vengono svegliate con un bacio – dice, sventolando il coltello in aria.
– Tutte tranne Cenerentola, è quella della scarpetta. Ma se vuoi puoi chiamarmi Biancaneve, così ti senti più a casa.
Un trillo lo blocca a metà strada, proprio un attimo prima che mi salti nuovamente addosso: quando si dice “salvato dalla campanella”.
– Chi diavolo sarà a quest’ora – sbotta zia Marta, ora intenta a disarticolare la spalla.
Ci guardiamo gli uni con gli altri, esitanti.
– Dev’essere la pizza – azzarda Sumo, che fino ad allora era rimasto in disparte. Poi silenzio.
Con la forza della rabbia scatto su col busto e mi metto a sedere.
– Sumo, cosa cazzo ti dice quella testa di merda?
Penso di essere stato io a gridarlo, o al massimo il nano.
Ma le nostre bocche sono serrate.
La vecchia invece è balzata in piedi, con l’indice ossuto puntella il seno di quel fottuto coglione del mio amico. Lui mugola, zia Marta ha dita che sembrano bacchette di legno.
– Doveva ascoltarmi, tua madre, e affogarti quando ti ha cagato fuori. Guardati.
Lui abbassa il testone: la tuta nera, come tutto il resto in questa maledetta stanza, me compreso, è impregnata di sangue. Troppo, per giustificare il dubbio che sia ketchup.
– Dammi la pistola – mi ordina l’anziana pazza. Con un cenno indico il tavolino vicino alla poltrona, dove l’ho lasciata.
Lei l’afferra e si avvia verso il corridoio, mentre il campanello trilla una seconda volta.
Sento il rumore dei catenacci, quello dei cartoni delle pizze che cadono. La porta che si richiude.
Dal corridoio sbuca il pony-pizza, un povero cristo di neanche trent’anni. La faccia è pallida, privata del consueto apporto sanguigno: il cuore deve averlo richiamato tutto a sé nello sforzo immane di continuare a battere.
Quando vede cosa lo attende da questa parte però, ha un mancamento.
– Non provare a svenirmi qui, ragazzo – ordina zia Marta, toccandogli la schiena con la canna della pistola.
Lui esegue a fatica, barcolla, vomita.
Mi spiace amico, non sai in che guaio di merda ti sei appena cacciato. E tutto per colpa dello stomaco senza fondo di un testa di cazzo.
– Siediti là – ordina ancora – Sumo, tu prendi degli stracci in cucina.
Il pony-pizza si siede dove gli è stato indicato, su una sedia coi braccioli. Quattro minuti dopo è legato con gli stracci, mani e piedi.
– Come ti chiami – gli domando.
Quasi provo pietà.
– M… M… – stravolto, il poveraccio non riesce a balbettare altro.
E sia, povero stronzo. Ti chiamerò Emme.
A questo punto:
- Devo distrarmi. Inizio a rovistare tra le cose del morto. (29%)
- Devo scappare da questa gabbia di matti, che si fottano. (29%)
- Devo prendere in mano la situazione, prima che peggiori. (43%)

12/02/2015 at 23:15
Ferdinando sei un genio.
Mi è piaciuto molto.
14/07/2013 at 01:59
Finalmente mi sono sparato quattro capitoli di filato e ho finito anche questo racconto, che secondo me meriterebbe di stare al primo posto in classifica.
Sei un grande Ferdinando!
05/07/2013 at 13:07
Emme il risolutore a sorpresa! niente male 😀
Bravo Ferdinando, bravo bravo
04/07/2013 at 19:16
Ferdinando. Che ti devo dire? Ti giuro che proprio non lo so.
Ti accontenti di un: “Grande, cazzo. Grande!”?
D.
04/07/2013 at 21:38
Assolutamente,
spero ti sia goduto il finale!
Grazie come sempre
F.
03/07/2013 at 13:38
Sempre magistrale! 🙂
03/07/2013 at 12:59
Tra le parole Fotti e Addio scorre un bellissimo finale, impreziosito dall’immagine del carnefice del suo carnefici. Complimenti!
23/06/2013 at 10:03
A me piacciono le sorprese 😉
23/06/2013 at 14:09
Anche quelle brutte?
24/06/2013 at 17:18
Cosa può esserci di più brutto della morte di Sumo.
Infatti, eliminato lui, penso che il decimo capitolo non lo leggerò nemmeno 😛
20/06/2013 at 13:29
Quasi al gran finale. E qui il terzo gode!
22/06/2013 at 19:42
“Il terzo gode così così” diceva Ligabue.
O forse no. No, non lo diceva.
19/06/2013 at 14:25
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Ecco Franklin
22/06/2013 at 19:36
è lui!
19/06/2013 at 13:24
Non mi stancherò mai di dirlo ma tu qui sei un autore da podio.
E questo racconto è perfetto per un finale a sorpresa…
22/06/2013 at 19:41
Grazie, si fa quel che si può!
Quanto alle sorprese, io le odio. E credo anche Sumo…
19/06/2013 at 12:57
ammetto che mi è dispiaciuto per Sumo. Almeno è morto dimostrando le sue qualità di ciccione. Onore al tavolo. È stata la morte più cruenta e anche quella che mi ha fatto rimanere peggio. Schicchera la spunta, non certo pensando ad una vendetta ma semplicemente nella speranza divina di salvarsi le sue magre natiche.
Ferdinando mio caro questo ultimo episodio me voglio gustare!
22/06/2013 at 19:39
Ammettiamolo. Sumo era una sfida alla teoria dell’evoluzione di Darwin. C’era da chiedersi piuttosto come avesse fatto a sopravvivere tanto a lungo…