La forca

Dove eravamo rimasti?

Ormai che tutti i lettori sanno chi è l'altra (lo sapete, vero?), come si concluderà la nostra storia? Che ci frega di quelle, pensiamo al povero, bistrattato Etto! (60%)

Di insaccati infiocchettati e lavori da finire

Mimì non intendeva mollare. Non aveva idea di come fosse finita sotto quella volta plumbea, abbrancata a quella sbarra di ferro, a tentar di resistere al vortice nero che si espandeva dietro di lei. Di una cosa non le dispiaceva, però: le sue braccia scricchiolanti sembravano essersi dimenticate l’età.
Dev’essere la diavoleria di quella Serena, pensò. “Venderò cara la pelle, strega!”, disse al grigio che la sovrastava.
“Vattene dalla mia testa, vecchia!”. Non aveva un’origine precisa, quella voce; sembrava piuttosto il prodotto di una vibrazione di quel regno irreale.
“Se credi di poter appendere anche me alla tua forca sbilenca, ti sbagli di grosso!”.
Gianfranca se ne andava ballonzolando per la piazza, dandosi ripetuti colpetti con la mano sull’orecchio, quasi che la vecchia dovesse esserne espulsa da un momento all’altro.
Povera Lina, pensava Etto. Davanti a lui, le mani di Due tremavano stringendo l’arma d’ordinanza, incapaci di premere il grilletto per paura di colpire qualcun altro.
Lina infine si aggrappò, esausta, alle tre gambe penzolanti di AriostoQuarta, scrollando il capo.
“Non posso permetterti di torturare così la mia nonnina!” intervenne Lauretta con un filo di voce. “Prenditela con me: sono io l’unico vero amore di Salam…Salvatore!”, aggiunse, nel silenzio incredulo della piazza.

La sera prima che tutto accadesse, Lina s’era intrufolata in casa di Bubu fendendo le tenebre campestri. Era arrivata in anticipo. Dal bagno della vecchia casa di campagna si udiva lo scrosciare dell’acqua della doccia; dalla cucina venivano gli odori delle prelibatezze del suo uomo.
Gianfranca, come già le era accaduto in quell’ultimo mese, era stata assalita dalla palpitante frenesia di ficcanasare. Con l’orecchio teso, aveva ispezionato la libreria del soggiorno, sfogliando i sette libri polverosi che ospitava; aveva sollevato i cuscini del divano, rimediando una vecchia copia di “Cetacei da giardino” (grande passione dell’amato). Ma era stato in cucina che il suo cuore s’era gelato.
Lì, nascosto alla vista solo di occhi discreti, si trovava un bell’insaccato infiocchettato con un nastro rosso. C’era anche un biglietto: “Al mio Salamino, L.”.
Dopo qualche ora da quella scoperta subito obliata, e un’ultima, calda notte d’addio, Bubu penzolava dalla forca di Lina.

Solo adesso, sotto lo sguardo tentennante di Lauretta dell’omonimo alimentari, Lina si rammentò del salamino col fiocco. E tutto fu chiaro. Quella degna nipote di sua nonna!
“Sei morta, sgualdrina ortofrutticola!” proruppe Lina allungando il mignolo verso la rea confessa.
“Non t’azzardare a toccarla!” intimò Mimì, mentre il vortice, indebolito, s’andava chiudendo alle sue spalle, risparmiandole la forca.
No-no-no – pensò Etto abbandonando Carabiniere Due – non può appendermi anche Lauretta; tre omicidi e mezzo sono abbastanza anche per una paranormale inconsapevole dalla mente offuscata!
“Lina, ascoltami!”, implorò il sindaco avvicinandosi dopo aver strappato di mano l’arma al carabiniere.
Due si parò davanti alle membra pallide di Lauretta, il cui viso acquistò inaspettatamente un po’ di colore. “Ti proteggerò a rischio di venir smaterializzato e finire appeso alla forca in un ammasso informe di carne!”.
“Oh, nessuno mi aveva mai detto una cosa simile!”. Nemmeno Salamino, aggiunse Lauretta fra sé.
“Lina, devi scegliere tra la vendetta e il perdono!” proseguì Etto, senza notare lo sguardo torvo del prete. “Non sei costretta ad appendere anche Lauretta!”.
Lina rifletté attentamente. Bubu, Ariosto, la mamma, la vecchia… E concluse che una forca poteva non essere sufficiente per terminare il lavoro. Strinse i pugni e strizzò gli occhi.
Ed ecco che altri due cappi pendevano nella piazza.
“Scelgo di perdonarmi la vendetta”, disse infine Lina con due globi fiammeggianti per occhi. “Un bel cappio per il Don, che così avrà la sua apocalisse personale. Un bel cappio per…”.
Il rinculo fece gemere Etto il molliccio, che però non sbagliò il tiro. Il sangue prese a sgorgare dal petto di Gianfranca, mentre le gambe del prete cigolavano nell’aria immota.
Dopo, solo odore di fragole.

Nessuno vide più Lina Serena a Piandellelucciole.
L’anno successivo il sindaco Etto celebrò il matrimonio di Lauretta e Due, sullo sfondo di una piazza invasa da turisti, grazie al successo planetario del docufilm “Le forche di Lina”.
Perché le forche erano rimaste, e le casse comunali non erano mai state così piene, aprendo le porte a Etto per uno sfavillante secondo mandato quale primo cittadino.
Anche per Lauretta e Due le cose si erano messe per il meglio, con il loro nuovo centro benessere “Lauretta e le fragole”.
Non c’erano state altre smaterializzazioni nel frattempo; c’era stato però un certo accadimento, di cui Fina, la sorella di Lina, non aveva fatto parola con nessuno: una notte era entrata in cucina per farsi una camomilla – abitudine ereditata dalla madre – e sul tavolo l’aspettavano delle enormi, sinistre fragole senza odore.
Fragole che lei non aveva voluto comprare al piccolo Kevin.

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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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