L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Ringrazio tutti voi di essere arrivati -quasi- alla fine di questa mia avventura. L'ultima -particolare- scelta per voi è: Acqua. (47%)

Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima e l’ultima.

“Sei l’ultima persona che mi aspettavo di vedere.”

“E pensare che ho bussato a questa porta solo una settimana fa. Se avessi aperto allora avremmo risparmiato tempo ed energie.”

“Sei stata tu a grattare via la vernice dal campanello? Come facevi a sapere che ero qui?”

“Beh, non lo sapevo. Ricordavo solo che questo era l’appartamento dei tuoi nonni, quello in cui passavi la maggior parte del tuo tempo a importunare me.”

“Correggiti, eri tu a importunare me!”

Osservare Virginia e Orlando chiacchierare come due amici al bar mentre tutti loro erano nei guai fino al collo, provocava in Marco un’irritazione indicibile. Era disposto ad ammettere con sé stesso però, che quello non era il solo motivo per cui era irritato.

Solo avere quei due di fronte a sé lo indusse a credere alle parole che lei gli aveva confidato settimane prima. Tra loro non c’era bisogno di scambi di affetto o di domande di cortesia, erano capaci di comunicare e anticipare l’uno le mosse dell’altra in modo naturale e unico. Non si erano neppure sfiorati o domandati vicendevolmente come fosse trascorsa la vita da quasi dieci anni a questa parte, avevano cominciato a parlare con la naturalezza di chi si conosce nel profondo, da sempre e per sempre.

Sapere che lui non avrebbe mai potuto aspirare ad avere un rapporto del genere con Virginia lo tormentava. Strinse il telefono ancora più forte nella sua mano e quello, come a volerlo distogliere dai suoi pensieri, prese a vibrare. Era Roy. “Stai bene?”

“Zitto e ascolta, devi fare come ti dico.”

–

“Allora signora, può ripetere la descrizione dell’uomo?”

La stanza del commissariato era piccola e sovraffollata. C’erano ben quattro agenti, quello in borghese che stava prendendo la sua deposizione, uno seduto sul sofà di pelle nell’angolo e un altro che camminava nervosamente nella stanza -di cui Virginia aveva riconosciuto le voci ed era più che sicura che fossero loro gli uomini che li avevano inseguiti quella notte- e poi c’era Roy, intento a fissarla con aria noncurante.

“Alto almeno un metro e ottanta, corporatura esile e muscolosa. Il suo volto è rimasto sempre coperto dal casco, come ogni parte del suo corpo era coperta da indumenti neri. Aveva persino i guanti. Lui mi ha toccata e…” Virginia fece una pausa ad effetto. Come Marco aveva ribadito, doveva solo dire la verità nel lasso di tempo più lungo possibile, omettendo i particolari più importanti e modificando piccoli dettagli insignificanti.“Ed erano guanti tagliati, di quelli che lasciano fuori le dita”-Vero-“e ho notato che la sua era una carnagione molto scura.”-Tecnicamente vero, togliendo l’aggettivo molto alla parola scura-

“La voce dell’uomo aveva qualche accento?”

“Non ha mai parlato, non ne ha avuto il tempo. Mi ha strappato la borsa di dosso ed è subito comparsa l’altra auto. Ho sentito dei colpi di pistola e lui mi ha trascinata con sé oltre l’edificio.”-Vero-“Mi ha lasciata per rispondere al fuoco e quando si è distratto sono scappata.”-Successo in due momenti diversi,certo, ma tecnicamente tutto vero-

Avvertiva lo sguardo di tutti i presenti su di sé ma non ci fu bisogno di fingere per mostrare quanto era sconvolta. Era spaventata davvero per quello che le era successo ed era realmente in ansia, anche se non per i motivi che aveva lasciato credere a quei poliziotti. Non faceva che chiedersi a che punto fosse la fuga di Marco e Orlando, se il diversivo che lei e Roy avevano appena messo in atto fosse durato abbastanza o avesse quantomeno focalizzato l’attenzione su di lei, lasciando campo libero a loro.

Il poliziotto terminò di battere a computer dopo vari minuti, le fece firmare un mucchio di scartoffie e infine la congedò con una stretta di mano, ordinando a Roy e all’agente seduto in poltrona di accompagnarla a casa.

Il viaggio in macchina fu silenzioso. Virginia si limitò a osservare dal finestrino le strade affollate della città. L’adrenalina della passata notte stava scemando e una ben nota tristezza cominciava ad attanagliarle la bocca dello stomaco. Prima che se ne rendesse conto erano già arrivati al cancello rosso.

Roy si schiarì la voce. “La scorto dentro casa.” L’altro agente annuì, annoiato.

Chiuso il cancello, lontano dallo sguardo indiscreto del collega, Roy parlò.“Sono salpati mezz’ora fa. Adesso sono al sicuro entrambi. Non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che hai fatto per noi oggi.”

“Lo rifarei altre mille volte.”

–

Virginia si costrinse a prendere quell’aereo in un giorno di fine agosto con un macigno sul petto. Quella città, le persone che aveva lasciato, le avventure che aveva vissuto, le avrebbero lasciato un vuoto incolmabile nel cuore. Si lasciò cadere nel suo posto, accanto a un uomo  immerso nella lettura di un quotidiano, con un grosso sospiro.

Credette quasi di sognare quando udì quella voce. “Paura di volare?” Il giornale si abbassò di colpo e dietro di esso c’era un Marco abbronzato e sorridente. “Non avrai creduto che ti lasciassi andare via da sola.”

Virginia sorrise. La sua avventura finiva come era cominciata.

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242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

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