La forca

Dove eravamo rimasti?

Chi era la belva? Era Airomen, randagio diffidente apparso dal nulla in paese un mese prima e così battezzato da Kevin, il suo snervante nipotino (50%)

La nuda proprietaria

Kevin, il figlio quattrenne della sorella minore di Lina, bambino diagnosticato iperattivo già dopo il primo vagito, aveva cominciato ad additare quel cagnaccio subito dopo la sua apparizione in paese, circa un mese prima.

Il cane, un rimescolamento di razze con l’aria da senzatetto per scelta, aveva preso ad aggirarsi per le strade di Piandellelucciole tenendo tutti gli sdegnati abitanti a distanza di sicurezza. Più per il cane, che per le persone. Di lui si era parlato da Ariosto il parrucchiere unisex; da Lauretta dell’Alimentari “Da Lauretta”; in piazza la domenica mattina dopo la messa di Don Donato. L’opinione era pressoché unanime: bisognava fare qualcosa: niente randagi a Piandellelucciole. “Che portano le malattie”, era il mantra che andava per la maggiore, frutto della quasi centenaria saggezza della nonna di Lauretta dell’omonimo alimentari, Mimì La lucciola.

Lina aveva visto per la prima volta il cane un giorno poco dopo capodanno, che le era toccato di fare da babysitter al nipote (quella stronza non poteva andarci un altro giorno da Ariosto?). Ai giardini pubblici, era intenta a leggere sul cellulare gli ultimi post di Effebì, dopo aver lasciato Kevin a scorrazzare insieme ad altri bambini di almeno tre nazionalità diverse – ciascuno dei quali parlava un italiano migliore della di lui zia – quando, con la sua vocina scassatimpani, il nipotino in questione aveva gridato, agitando freneticamente il ditino: “Gua(r)da zialina, c’è Airomen!”.

Stava pensando di ignorare il bambino per scrivere un post ispirato e solenne sulla genitorialità italiana nella seconda decade del terzo millennio, ma si era sentita come scavare dentro dagli occhi bui dell’animale.

Airomen, con la sua pelliccia stropicciata, se ne stava nei pressi di un albero forse morto, seduto sulle zampe posteriori, ad osservarla. Guardava proprio lei, ne era certa. Una sinistra agitazione le era cresciuta dentro, mozzandole il respiro e facendole cadere in terra lo smartphone.

Lo stesso sguardo che ora, in quella mattina di febbraio, Airomen le aveva piantato di nuovo addosso, davanti la porta di casa, dopo averla inseguita con ferocia da lupo.

Lentamente l’uscio si aprì, lasciando intravedere l’interno dominato da una soffusa luce ambrata. Gli occhietti tremebondi di mamma Quarta scossero Lina dal suo stato criogenico. Il donnone spinse la porta fino a spalancarla, facendo quasi volar contro il muro quel fuscello ricurvo che era sua madre, la quale emise un verso strozzato venato di indispettita rassegnazione.

Prima di entrare in casa Lina volle rivolgere di nuovo i suoi occhi rancorosi verso la belva che l’aveva costretta a quella fuga forsennata. Ah, ma tanto domattina mi sentono… vado da quel demente di sindaco, io!

Il vicolo era vuoto. Il cane scomparso. Al suo posto, una nuvola eterea dall’aroma di fragole, che giunse alle narici dilatate di Gianfranca Serena, stuzzicandole.

Lina entrò in casa alzando le spalle, sbattendosi dietro la porta, senza far caso alla madre dall’aria confusa e la schiena dolorante. Eh, lo so io perché fa così, quella. Tutto perché ora è lei, è lei, la proprietaria nuda… bofonchiò tra sé e sé Quarta, rabbrividendo nel rievocare, alla sua maniera, le parole dell’avvocato: io c’ho solo l’uso del frutto.

Alle sei e tre minuti di quel mercoledì mattina, mentre Lina russava nel proprio letto, arrivarono in Piazza Mazzini due carabinieri e un’ambulanza dal vicino ospedale. Lauretta era presente insieme alla madre Mimì, truccata come se non fosse mai andata in pensione. C’era anche il sindaco Luca Sperandio detto Etto, sbucato all’improvviso con l’aria di chi aveva dormito poco. Tutti a contemplare la forca e il suo ospite, a bocca aperta nell’aria fredda. Etto ne approfittò per chiedere a Lauretta se, gentilmente, poteva portargli un panino.

Dalla forca, intanto, l’uomo col braccialetto al polso e le scarpe demodé, già oggetto dell’evanescente curiosità di Lina, continuava a penzolare, imprimendo un ritmo inusitato al nuovo giorno. Non tardarono molto a concludere, mentre arrivava altra gente, che (Ossignore!) si trattava senza dubbio di Salvatore Galletta, nerboruto agricoltore divorziatoconduefigli e una ex-moglie avida quanto lasciva, figlio di Nino e la Teresina.

Eh sì, gli abitanti di Piandellelucciole ne sapevano abbastanza della vita privata di Salvatore. Sapevano anche che da un po’ di tempo se la faceva con una, forse già da prima del divorzio, tenne a precisare con tono casuale la vecchia Mimì. Non sapevano però – ancora – che colei con cui lui se la faceva da un po’ (e no, non da prima del divorzio) era solito chiamarlo, con traballante sensualità, calorosamente, Bubu.

Chi sveglierà Lina suonando insistentemente il campanello per raccontarle della finaccia di Salvatore Galletta?

  • Ariosto, il parrucchiere unisex di Lina e di sua madre Quarta (60%)
    60
  • Etto, sindaco di Piandellelucciole, primo fidanzatino e prima penosa volta di Lina (20%)
    20
  • Lauretta dell’omonimo alimentari, accompagnata dalla nonna Mimì La lucciola (20%)
    20
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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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