La forca

Dove eravamo rimasti?

Visto come stanno andando le cose, alla fine del prossimo capitolo è più probabile che (Almeno) un altro morto penzoli dalla forca al centro della piazza (60%)

Tu e Bubu

Lina fissò Ariosto piegando la testa di lato, come a voler compensare l’angolazione nuova data al suo mondo dalle parole appena udite.
Perché se il braccialetto fosse stato davvero un regalo della nuova amante di Bubu, non avendo lei mai regalato braccialetti al contadino nerboruto, avrebbe dovuto ragionevolmente concludere che sempre lei, Gianfranca Serena – la sua Lineetta! – non era stata né l’unica né l’ultima donna di Salvatore Galletta.
Tal fosco scenario catapultò turbolentemente la sua mente in un altro tempo. Vide la sua mano aprire l’anta dell’armadio di Bubu. Sentì la sua testa riccioluta infilarsi dentro la semioscurità dell’armadio, alla ricerca di qualcosa. Cosa stava cercando? Quando? Forse un paio di mesi prima? Poteva essere Natale, su per giù?
Che ci facevano quelle vecchie scarpe lì, nell’angolo? Assolutamente demodé si era detta. Proprio quel che si era ripetuta la notte prima, le suggerì una voce suadente, sua, ma non sua, che sembrava promanare dalle cavità interne del suo essere.
E cos’è quel luccichio all’interno di una di esse? Si piega verso il basso. Tocca col mignolo l’oggetto freddo. Metallo.
Il braccialetto!
Lo aveva già visto, dunque? A casa di Bubu. Come aveva potuto dimenticarlo così?
Del resto, non sarebbe stata la prima volta. Le cronache di casa Serena erano implacabili sul punto. La sorella Fina non perdeva occasione di ricordarle che era riuscita a dimenticarsi perfino l’esistenza del loro cane… com’è che si chiamava? Lei ci aveva creduto solo perché le avevano mostrato le foto con Giacinto… ma era piccola, traumatizzata… poteva succedere, così l’aveva sempre difesa il padre.
Mamma Quarta, invece, restava in silenzio in quelle occasioni, con addosso uno sguardo cupo dietro il quale con mano immaginaria zigzagava confusamente un superstizioso segno della croce.

Il cane si era chetato. Nella stanza da letto di Quarta il silenzio era rinfrescato, con ritmi dilatati, dai suoni paesani di quel giorno freddo ma, ora, luminoso.
Era successo quando Lina aveva all’incirca l’età di Kevin, il nipotino facilmente eccitabile. Gianfranca l’aveva accompagnata da Mimì Frutta & Verdura, che poi sarebbe passato nelle mani tremebonde di quella Lauretta, e la bambina era rimasta incantata dai cestini delle fragole, tutti belli ordinati in file e colonne e adornati del loro intenso profumo.
“Mamma, agole”, le aveva detto allungando il suo mignolo tozzo verso il rosso.
“No”, aveva risposto Quarta, sostenendo lo sguardo cagnesco della figlia, che poi non le aveva più parlato per tutto il giorno.
Quella notte Quarta aveva spalancato gli occhi nel buio, con la gola serrata e la asfissiante consapevolezza della presenza di Lina ai piedi del letto. Aveva acceso la luce sul comodino, ma oltre al marito non c’era nessun altro, nella stanza.
Si era alzata per controllare Lina, che però sembrava dormire beatamente. Si era diretta in cucina, aveva bisogno di una camomilla. Ed ecco che le aveva viste lì, sul tavolo, quelle fragole racchiuse da un cestino di plastica blu.
Fragole che lei non aveva comprato. Le fragole che Lina voleva. Si avvicinò, prese in mano uno dei frutti, grande, rosso e brillante, ma in qualche modo disturbante… artificiale. Non emanavano odori quelle fragole. Non c’erano sapori. Ma vide delle immagini.
Lina non seppe dirle nulla la mattina dopo. Disse di non ricordare nemmeno di esserci andata, dal fruttivendolo.
Le rimembranze di Quarta terminarono così, quando Giacinto si rizzò di scatto sulle quattro zampe, puntando qualcuno che non era lì.

Ariosto cominciò ad avvertire una strana sensazione allo stomaco, uno strisciante vuoto che s’andava spandendo dentro di lui. Non riusciva a staccare lo sguardo da Lina, che, come rientrata da un viaggio interiore, alla fine gli strillò contro con occhi di fuoco: “E tu sai chi sarebbe, la donna del braccialetto?”
“Ioo”
“Non mentirmi, Ary!”
“Ma ioo”
“Non provarci nemmeno.”
“Ma perché ti scaldi tanto, Lina?”
“Io non mi sto scaldando!”
In effetti, il calore che ora Ariosto percepiva veniva come magma zampillante dal vuoto che lo andava invadendo. Forse fu questo a favorire le sue reazioni sinaptiche, perché se ne uscì con un “A meno che… tu e Bubu…”
Poi il silenzio scese sul salone del parrucchiere unisex.
“Ary? Ary! Ma dove sei?” Disse Lina al salone vuoto dopo aver visto svanire il suo amico di fronte ai suoi occhi, mentre un intenso aroma di fragole andava diffondendosi tra caschi, shampoo e fon.
“Che succede qui?” A Lina venne quasi un colpo quando sentì la voce femminile risuonare nei locali deserti. Che l’avessero al fine scovata? Si voltò.
“Per fortuna sei arrivata proprio tu, cara,” si rivolse Gianfranca con voce melliflua alla ragazza, sventolandole il mignolo dall’unghia tribolata sotto il naso, “Ariosto ha detto che devi occuparti subito di questa emergenza!”

Fu solo più tardi che i lucciolesi notarono, come spuntato dal nulla, un riverbero azzurro provenire dal quadrato transennato al centro di Piazza Mazzini.
La forca aveva un nuovo ospite.

Ma i due carabinieri, intanto, che fanno?

  • Alla gazzella esplodono tutti e quattro i pneumatici e finiscono contro l'Alimentari di Lauretta (60%)
    60
  • Stanno per raggiungere il salone di Ariosto, dove Lina sta intrepidamente affrontando l'emergenza unghie (40%)
    40
  • Bussano alla porta di Quarta, e conoscono più da vicino Airomen/Giacinto (0%)
    0
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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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