La forca

Dove eravamo rimasti?

Perché la forca dovrebbe restare ancora un po’ con i lucciolesi? Perché le indagini delle preposte autorità, dicono i due carabinieri addentando un panino offerto da Lauretta, lo richiedono (50%)

Fermi dove siete!

I due carabinieri volteggiavano all’interno del perimetro delimitato dalle transenne, inebriati dal sentore di assassinio che s’andava raggrumando addosso ai lucciolesi intervenuti.
Arriveranno i RIS!, si diceva Carabiniere Uno, speranzoso. Non ho fatto colazione!, si rammaricava Carabiniere Due.
Lina Serena agì in fretta.
Rinfrancata dallo spaesamento dei due uomini in divisa, Gianfranca s’inerpicò sulla transenna lanciando stridenti gridolini, che lasciarono il prete col sorriso a mezz’aria. Scavalcò, violando con un tonfo sordo la Scena del crimine. Senza che nessuno, a parte Don Donato, le prestasse troppa attenzione, trotterellò verso l’ambulanza ancora aperta.
Solo quando fu troppo tardi, Carabiniere Due se ne uscì con un “Hey tu! Ferma!” che fece zittire, giusto un attimo, la folla di lucciolesi, i cui occhi guizzarono, compattandosi, verso Lina. Mimì la lucciola guardava ora attenta; soprattutto allo sguardo infuocato che era divampato sul volto altrimenti asfittico della nipote Lauretta, dalle mani della quale erano in concomitanza caduti a terra, disfacendosi, i due panini al salame che aveva preparato per i carabinieri.
Etto il sindaco si portò una mano alla bocca, trattenendosi dall’invocare a gran voce il nome del suo primo, e unico, amore romantico: era proprio la sua Gianfranca quella donna sinuosa che, con agilità felina, era intrepidamente riuscita a infilarsi dentro l’ambulanza?!
Ma che diavolo le prende?, s’interrogò il sindaco, prima che il suo elucubrare fosse sconvolto da un abbaiare feroce alle sue spalle.

Airomen si stava facendo rabbiosamente largo tra i lucciolesi, atterriti per la seconda volta in poche ore (se ne sarebbe parlato a lungo, di quel giorno!). Etto si voltò di scatto, solo per rendersi conto di trovarsi sulla traiettoria del cane. La sua carne molliccia assomigliava a un budino su una barca, in un giorno di tempesta. La bestia lo sorvolò con un balzo poderoso, puntando verso l’ambulanza.

Lina sentì di nuovo gli occhi della belva su di sé. Fece quel che era venuta a fare, avvicinando poi il suo viso al braccio freddo di Bubu. Gli sfiorò la grande mano con le labbra, e attese.

Il colpo di pistola scosse l’aria intercettando Airomen nell’atto di spiccare il salto che l’avrebbe portato dentro l’ambulanza. La traiettoria del cane subì una deviazione, e Airomen, dopo aver rimbalzato a terra, si dileguò con lamenti che fecero rabbrividire gli astanti. Lina s’affacciò, interdetta. Gli occhi dei lucciolesi guizzarono tutti verso la fonte del fragore: l’arma tenuta saldamente dalle mani ossute di Mimì. “Che portano le malattie” fu il suo unico, laconico commento.

Carabiniere Uno e Due erano esterrefatti. Videro i loro panini a terra. La Scena violata da una donna grassa dalla testa riccioluta finita chissà come insieme al morto. Una vecchia prostituta, che si diceva in pensione, con un’arma fumante in mezzo alla piazza. Il cane non lo avevano neanche visto. “Hey tu! Ferma!”, disse infine Carabiniere Due rivolto a Mimì. “Fermi tutti!”, aggiunse Carabiniere Uno. “Che nessuno si muova!”, proseguì, con fervore, Carabiniere Due.
Ora anche lui vedeva i RIS.

Nonostante tutto, Etto non poteva permettere che la sua Lina si ritrovasse invischiata irrimediabilmente in quella disdicevole faccenda. Come si ripeteva dalla notte precedente, occorreva prendere tempo. Elaborare.
“Voi due!”, gridò agli uomini in divisa, “Venite nel mio ufficio!”
Uno e Due si scambiarono un’occhiata interrogativa. “Lauretta!”, gridò ancora il sindaco facendo trasalire la donna, che continuava a tenere i suoi occhi sgranati e lucidi incollati all’ambulanza, emettendo intermittenti sospiri (frammisti alla parola da alcuni identificata in “salamino”).
“Portaci i panini!”
I carabinieri si scambiarono una seconda occhiata, questa volta di fraterna intesa, e s’avviarono di buon passo dietro il sindaco. “Ah sì,” disse Carabiniere Uno, girandosi d’improvviso verso la folla, come avesse ricevuto un’imbeccata, “state tutti buoni e aspettateci… anche tu, là, nell’ambulanza… Ci sono delle indagini in corso, qui!”
“Indagini in corso!” confermò Due.
I lucciolesi non si mossero, ma bisbigliarono. Tutti fermi dov’erano, tranne due.
Lina scese dall’ambulanza ravviandosi i capelli e, prima che Mimì dalla pistola fumante ma dal passo incerto potesse raggiungerla, scomparve nelle viuzze del paese, sconsolata per l’unghia leopardata che le si era rovinata nel parapiglia.

Mamma Quarta pensò di essersi sbagliata, quando udì per la prima volta il mugolio. Ma il guaito si ripeté, e allora lei si spaventò. Passò da una stanza all’altra, con gli occhi vigili e le giunture cigolanti. Poi lo vide, accucciato sotto il suo letto, ferito, sanguinante, uggiolante.
Giacinto, il loro cane scomparso tanti anni prima, a cui aveva ripensato proprio quella mattina a causa delle fragole, era lì, a casa!
La forma era diversa, certo, ma l’essenza no: era lui, ne era persuasa, al di là della vista. E nei suoi occhi sofferenti leggeva un’unica domanda: “Perché?”.

Che succede ora a Quarta e Lina?

  • Quarta chiama Lina al cellulare per dirle del cane ferito e Lina le risponde di andare a quel paese (0%)
    0
  • Quarta viene ferocemente assalita dal cane ferito, poco dopo Lina rientra furtivamente a casa (17%)
    17
  • Quarta presta soccorso al cane ferito, mentre Lina si rifugia dal suo nail-artist per un'emergenza unghie (83%)
    83
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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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