La forca

Dove eravamo rimasti?

Ma i due carabinieri, intanto, che fanno? Alla gazzella esplodono tutti e quattro i pneumatici e finiscono contro l'Alimentari di Lauretta (60%)

Spregiudicata inconsapevole vendicatrice soprannaturale

Don Donato non stava più nella pelle: chi – dopo il cappio al collo, o meglio il collo al cappio, del dissoluto parrucchiere, ora penzolante al centro della piazza coi suoi riverberi azzurri – chi mai, si domandava con solennità, avrebbe osato non ravvisare un intervento divino negli eventi occorsi quel giorno?

Nello stesso momento in cui Ariosto scompariva, Airomen aveva tentato di spiccare la corsa, ma senza successo. Era stramazzato a terra poco distante da Quarta. La donna avrebbe giurato che il cane avesse assunto una consistenza fantasmatica.
E proprio come le era accaduto tanto tempo prima con le fragole della figlia in cucina, Quarta aveva visto delle immagini sprigionarsi dall’evanescente sagoma di Giacinto, immagini eteree che raccontavano di Gianfranca, un braccialetto e… Bubu.
Ma chi diavolo è Bubu?
Si era accostata al cane, accarezzandolo in mezzo alle orecchie penzolanti e asimmetriche, con il timore che la sua mano potesse sprofondare attraverso la pelle diafana dell’animale. Giacinto teneva gli occhi chiusi, e respirava a fatica, ma nonostante questo le aveva raccontato una storia che mai si sarebbe aspettata di conoscere.
La storia di una bambina che, direttamente dai propri sogni, poteva materializzare delle fragole rosse su un tavolo da cucina; che poteva intrappolare il loro Giacinto all’interno dei suoi sogni. Sogni nei quali l’essenza dell’animale aveva poi, col tempo, assunto sembianze nuove. La storia di una donna, aggrappata con la sua unghia leopardata al baratro degli anta, che finalmente aveva trovato un uomo, o almeno così credeva, finché non aveva scoperto Il Braccialetto Nascosto nella Scarpa nell’Armadio.
Una scoperta che l’aveva tramutata in una inconsapevole vendicatrice soprannaturale senza scrupoli e, a quanto pare, senza controllo.
Giacinto, infine, aveva rivelato a Quarta anche le ragioni della sua ricomparsa.

Non molto prima che Ariosto ricomparisse nella sua nuova veste di seconda vittima della apocalittica forca, Mimì aveva seguito in caserma i due carabinieri. Le predette autorità erano uscite con aria soddisfatta dal municipio insieme a Lauretta, la quale si era subito diretta verso il suo alimentari, salutando Carabiniere Due con un gesto scoordinato della mano. Mimì era rimasta invece con Uno e Due, che l’avevano cortesemente invitata ad accompagnarli.
In caserma, aveva risposto creativamente alle domande prestampate circa il possesso dell’arma da fuoco che aveva diretto verso la dannata belva randagia (“Non sono fatti vostri”; “Una povera vecchia avrà pure il diritto di tenere una pistola per difesa personale”; “Salutami tanto tuo padre: l’ho aiutato a crescere”).
Quando sembrava avessero finito, era arrivata una telefonata. Chiusa la comunicazione, Uno era scattato in piedi gridando: “Era il Don. Ha visto quella dell’ambulanza, la Serena, nella parrucchieria Hair-Osto. Pare si stia facendo le unghie.”
“Quale sirena?”, aveva chiesto Due con occhi semichiusi: digestione difficile.
“Dobbiamo andare!” lo aveva incalzato Uno.
“Vengo anch’io!”, aveva intimato loro Mimì, già in piedi sulla porta.
“No, signora, lei no…” aveva replicato Uno, con tono sommesso.
“Mi avete sequestrata, infingardi! E’ il minimo che possiate concedere a una povera vecchia appiedata!”
Avevano infine deciso che avrebbero accompagnato Mimì dalla nipote, per poi dirigersi da Ariosto. Mimì non l’aveva presa bene, e si era seduta in auto con le braccia conserte.

Mentre Lina, sebbene lieta del soccorso prestato al suo mignolo dopo la sparizione di Ariosto, s’arrovellava al pensiero che i carabinieri la stessero cercando, le raggrinzite narici di Mimì cominciarono a riempirsi di un penetrante aroma di fragole, tanto forte da toglierle del tutto il suo già corto respiro senile.
“Da dove viene questo olezzo?”, chiese Mimì con voce rauca ai due carabinieri.
“Quale odore?”, le fece eco Carabiniere Due dal sedile posteriore, sbadigliando.
“Le fragole, Santo Cielo, non le sentite?”
“Fragole? No, non sento odore di fragole” replicò Uno senza distogliere lo sguardo dalla strada.
“Per carità, aprite i finestrini!”
“Signora Mimì, stia calma, suvvia!” suggerì cautamente Uno.
Uno stava per chiedere a Due se forse non sarebbe stato meglio sedare la donna (lo dicevano sempre, in tivù), quando le sue ampie narici pelose furono investite dall’odore più intenso che avesse mai sentito in vita sua. Un odore che gli fece girare la testa, saturando l’abitacolo della gazzella.
Subito dopo, si udirono, in rapida sequenza, quattro suoni esplosivi. Uno perse immediatamente il controllo dell’auto.
La vettura, coi quattro pneumatici lacerati, proseguì il suo moto acefalo verso i banchi di frutta & verdura di Lauretta, che osservava impietrita la scena dall’interno del negozio con una grossa melanzana in mano.

Ora Lina rimirava soddisfatta la sua unghia, e, inaspettatamente, non si sentiva più braccata.
Quarta si era assopita. Non vide gli occhi di Airomen accendersi d’improvviso come fuochi, prima di scomparire, in silenzio.

Che farà ora Quarta?

  • 3) Chiama Etto, mentre il cane ricompare in municipio proprio davanti al predetto sindaco (33%)
    33
  • Chiama i carabinieri (o quel che ne resta), mentre il cane ricompare da Hair-Osto (67%)
    67
  • Chiama Lina, mentre il cane ricompare da Lauretta (o quel che ne resta) (0%)
    0
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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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