La forca

Dove eravamo rimasti?

Che farà ora Quarta? Chiama i carabinieri (o quel che ne resta), mentre il cane ricompare da Hair-Osto (67%)

Un bel rompicappio

Nella caserma dei carabinieri il telefono suonò a lungo. Poi Quarta udì una voce imberbe pronunciare intimorita il suo “Pronto?”.
“Buongiorno”, esordì Quarta in tono cupo. “Sono Serena Quarta, e dovrei esporle le mie conclusioni investigative sulla forca”.
L’altro si drizzò in piedi nella stanza vuota. E ora?
“So chi ha ucciso l’agricoltore”, si sentì autorizzata a proseguire Quarta.
Gocce di sudore sulla tempia sinistra del giovane. “E come fa lei a sapere che è stato ucciso?”, ribatté con voce increspata.
“Ci si è appeso da solo alla forca, secondo lei?”.
“Le indagini sono in corso”. Ecco, sì, questa andava bene per tutte le occasioni.
Quarta levò gli occhi al cielo e decise di tagliare corto, corrugando la fronte nel tentativo di rievocare gli insegnamenti dei suoi maestri venerati. Colombo! Jessica! Mi affido a voi!
“È stata Serena Gianfranca detta Lina. Ha catturato Galletta nei suoi sogni e poi l’ha rimaterializzato di fuori, appeso alla forca”.
“La Serena dell’ambulanza?”.
“Non divaghi, giovane: la forca è l’arma del delitto, e il movente la gelosia!”, riprese Quarta tutto d’un fiato, spazientita. “Ma intendiamoci: mia figlia non l’ha fatto mica apposta!”.
“Ah, sua figlia! Ed è stata lei a confessare?”.
“No”.
“Chi glielo ha detto allora?”.
“Il nostro cane Giacinto, riapparso dopo tanti anni di prigionia nei sogni di Lina, prima di smaterializzarsi di nuovo. Pensi, era ferito! Sono molto preoccupata per lui”.
“Oggi una forca sbuca dal nulla con annessi cadaveri penzolanti; una vecchia spara in mezzo alla folla mentre un donnone assale l’ambulanza col morto; a due miei colleghi esplodono tutti e quattro i pneumatici e finiscono contro l’alimentari di Lauretta. E ora il suo cane smaterializzato ci racconta che sua figlia se ne andrebbe in giro a sputar forche dai propri sogni… Mi creda: anch’io sono preoccupato signora, gliel’assicuro!”.
Ma nemmeno a Cabot Cove na roba così, pensò Quarta accingendosi a interrogare il carabinierino.

Gianfranca si era stancata di chiacchierare con la sciacquetta. Ora che il suo mignolo aveva ripreso vigore, voleva sgomberare la mente dalle mille immagini confuse che sciabordavano contro le pareti del suo cranio.
Ora ricordava – mi sembra di ricordare – di avere già visto il braccialetto a casa di Bubu. E Ariosto – volatilizzarsi così, nel nulla, mentre si sta parlando con un’amica, mah! – prima di svanire, aveva pronunciato le infauste parole che dovevano essere smentite. Non si sarebbe fermata finché non avesse scoperto chi aveva fatto quel regalo al suo Bubu. Doveva esserci un’altra spiegazione. La fugace immagine di un insaccato s’insinuò tra i suoi pensieri, cogliendola impreparata. La scacciò un viscerale moto di rabbia che le fece ribollire il sangue.
“Ma che è quest’odore?” disse la ragazza che le aveva sistemato l’unghia. Lina strabuzzò gli occhi quando si accorse che poteva vedere attraverso di lei. Poi un rumore inatteso catturò la sua attenzione. Oggetti che cadevano, un picchiettare ritmico sul pavimento.
Ed ecco che lui era lì, tra pettini, forbici, bigodini e parrucche. Airomen. Ancora. Il cagnaccio. Oh merda, finirà ‘sta giornata!
E di nuovo il tempo parve rallentare, quando il cane lanciò il suo ringhio. E di nuovo Lina cacciò un urlo, mentre s’affannava a raggiungere l’uscita del salone facendosi scudo con la – solo un po’ smaterializzata e confusa – dipendente del fu Ariosto.
Airomen si muoveva ancora con fatica, ma le forze stavano tornando. Lina non sapeva ancora che ciò era dovuto al breve relax che lei si era concessa. Una cosa però la sapeva: il cane era incazzato. Molto.
Lo stridio dei freni le risuonò in testa, facendole ondeggiare i ricci. Si girò e vide il viso esterrefatto di Etto fissarla, stretto tra le mani premute sulle tempie. Senza smettere di lanciare i suoi strilli acuti, Lina si precipitò verso l’auto del sindaco e vi si catapultò dentro.
“Parti!”.
“Lina mia, io ti salverò!”.
“Metti in moto, incapace! È colpa tua se è da stanotte che devo vedermela con quel randagio rabbioso!”.
“A proposito del cane…”.
Airomen balzò sul cofano. Etto sobbalzò sul sedile, sbiancato.
“Partiii!”. Lo stridore della voce amata infuse coraggio al sindaco.
“Parta sindaco!”, incalzò Don Donato dal sedile posteriore, cogliendo Lina di sorpresa.
Con la visuale ostacolata dal cane ringhiante il mezzo percorse qualche metro, poi il botto.
“Omiodio che è stato?” chiese Etto.
“Nulla. Hai investito la manicure. Dai che il cane è cascato, corriii!” replicò Lina.

Lauretta s’affaccendava intorno alla nonna, e a Due. La carcassa della gazzella era ricoperta di ortaggi e frutta. C’erano vetri dappertutto. Quarta, sopraggiunta, contemplava la scena assorta e con le giunture doloranti.

Etto guardò Lina e confessò: “Quel cane, spettro! Visto sparire stanotte, davanti casa tua!”.
Il braccialetto, pensava Lina.
“E lei, Gianfranca, è senza dubbio la cavalieressa dell’apocalisse”, aggiunse Don Donato.
“Silenzio! Dirigiamoci alla forca. Ora. Tutto ciò deve finire” concluse Airomen alitando sul collo del prete.

Inutile girarci attorno: la forca avrà un nuovo ospite nel prossimo e penultimo capitolo?

  • Solo un nuovo ospite?! Esageriamo, alla faccia di Airomen! (67%)
    67
  • No, Airomen riuscirà a porre fine all'esuberanza forcaiola di Lina (17%)
    17
  • Sì, Airomen non riuscirà per il momento ad arrestare l'esuberanza forcaiola di Lina (17%)
    17
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70 Commenti

  • Capitolo 8. Scorre simpaticissimo, mi sono dovuta fermare a ridere diverse volte. Il fraseggio è bellissimo, ci sono dei termini che mi hanno incantata.
    Il personaggio di Quarta fa veramente ridere e la scena della macchina è carinissima.
    Il capitolo si collega benissimo ai due iniziali. Tutta la storia di un quotidiano fatto di manicure, sindaco e parrucchiere si mescolano con il sogno.
    Su Arionman non sono molto convinta. I tanti personaggi rendono la storia complicata e forse è questo uno dei motivi per i quali non hai avuto tanti lettori.
    Anche a me è stato detto che ho messo troppi personaggi.
    Per quanto mi riguarda a me piacciono le cose fuori schema, non mi perdo con i personaggi e so che a volte sono marginali o protagonisti o antagonisti.
    Del resto il tuo racconto è ottimo per una sceneggiatura, ti immagini un film con questi personaggi ?
    Lo stile è la cosa che più mi ha colpito in tutto il racconto. A parte il personaggio di Lina che è proprio una forza. Bravissimo.

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