Dove eravamo rimasti?
Non si è mai completamente liberi.
«Andate via».
La voce di Isaac si affievolì quando vide che Tessa non si muoveva più.
Orson capì di dover prendere in mano la situazione, quella consapevolezza gli arrivò con chiarezza un minuto più tardi. Posò Isaac a terra, spingendolo verso il muro e il corpo di Tessa, non poteva occuparsi di lei adesso.
L’indiano guardò con odio profondo il corpo per terra, gli occhi erano vitrei, trasparenti, velati e lattiginosi come quelli dei ciechi. Scivolarono su Orson con circospezione, senza rabbia.
Orson fece un passo verso i due intrusi, con i palmi rivolti verso di loro, in segno di pace. D’un tratto gli venne in mente la litania biascicante che la sua bisnonna era abituata a sussurrare ogni volta che si rovesciava il sale in tavola o quando il pane cadeva al contrario sulla tovaglia, tutti segni di malasorte. Lei, unendo le mani nodose come rami millenari, sussurrava poche parole, per sciacciare gli spiriti maligni, diceva. Orson pensò che fosse l’arma migliore che aveva e iniziò a recitare l’antica preghiera africana, senza incertezze dopo anni.
L’indiano inclinò in capo, parole sconosciute dal potere forte, le sentì con i pori morti della sua pelle mentre si spandevano nella stanza. Una benedizione, indietreggiò appena.
La forma disumana senza gambe fischiò disperata e in un pochi secondi indietreggiò come una bestia monca, ritornando nella nebbia più profonda.
Recitando, Orson tentò di lanciare uno sguardo fuori dalla porta: solo foschia. Non si fermò e ricominciò da capo, concentrandosi quanto più gli era permesso dal terrore profondo che lo attanagliava. Le labbra si muovevano, più intelligenti della mente, senza fermarsi, senza paura.
L’indiano, unico essere non vivente nell’ufficio, indietreggiò ancora. Le sentiva bruciare sulla pelle marcia quelle parole sommesse, quasi inudibili. Eppure lui le percepiva dentro di sé, calde come lava fusa, urticanti come spine di rosa. Voleva, doveva, liberarsene. Nella sua lingua suonavano diversamente, suoni meno gutturali e più musicali, ma il significato non mutava. Indietreggiò ancora e quasi sull’orlo della nebbia puntò l’ascia contro i tre umani.
«La vendetta sarà atroce per le vostre membra. Nulla ha fine»
Dopo un attimo il suo viso si era fuso con la nebbia, scomparse.
Orson si sentì mancare e si appoggiò alla scrivania, sospirò e s’inginocchiò per occuparsi di Tessa. Lei, svenuta, riaprì gli occhi con immensa fatica e Isaac l’abbracciò.
«Tessa!» esclamò.
Lei sbatté le palpebre più volte, finché non riuscì a distinguere di nuovo il viso rugoso e protettivo di Orson e il nasino roseo di Isaac. Sorrise appena, qualcosa in fondo al cuore le suggeriva che il pericolo era scampato. Almeno per quella notte.
Orson la aiutò a mettersi seduta.
«Sei ferita, non toccarti la testa…ora chiamo aiuto» annuì.
Tessa lo guardò con profonda ammirazione e si ripromise di essergli grata per tutto il resto della sua vita. Con fatica si mise seduta, appoggiando la schiena al muro.
«E’ davvero finita?» gli chiese.
Orson cercò di sorriderle, le accarezzò la spalla «Se Dio vuole, Tessa, se Dio vuole».
Isaac le strinse la mano e non gliela lasciò mai, neanche quando ormai era al sicuro dentro l’ambulanza. Rimase sempre con lei.
Il ranger si ritrovò solo a spiegare molte, troppe cose e senza conoscere le parole adatte per poterlo fare. Il rapporto della polizia rimase incompleto e lo stesso Orson West divenne famoso per gli avvenimenti di quell’estate a Caddo Lake.
15 ANNI DOPO
Isaac scelse il parcheggio più vicino al colonnato d’entrata, fermò l’auto e strinse il volante.
«Sei sicuro di voler andare da solo?» disse la ragazza.
«No, ma devo» si girò a guardarla.
Lei sorrise e allungò una mano alla sua. Isaac la portò alle labbra e ne baciò il dorso, respirando a fondo.
«Vado. Non ci metterò molto» annuì.
Lei annuì e gli mandò un bacio «Ti aspetto».
Isaac si chiuse la cerniera del cappotto e scese dall’auto, faceva freddo, lievi fiocchi di neve iniziarono a coprire l’auto. S’incamminò.
All’interno individuò subito la receptionist, Cora, e la raggiunse. Un lieve sorriso, un cenno del capo.
«Oh.. buongiorno caro, come va oggi?».
«Abbastanza bene» Isaac alzò appena le spalle, sorridendo debolmente «Come sta?».
«Oggi meglio, è una buona giornata. Ha finito di pranzare da poco, è già nella sua stanza» sorrise con dolcezza «Sai la strada».
«Certo, grazie Cora… salgo» annuì e si avviò.
Il corridoio del secondo piano era coperto da una moquette azzurra, la stanza numero quattro in fondo. Isaac bussò piano, sospirò e sorrise, non voleva che lo vedesse preoccupato.
«E’ aperto, avanti» una voce, dall’altra parte.
Spinse la porta ed entrò subito.
Tessa era in piedi vicino alla finestra, i raggi del sole le inondavano il viso rendendola più giovane. Si voltò verso la porta e sorrise subito, sorpresa e felice.
«Isaac!» gli fece segno con la mano di avvicinarsi.
Il ragazzo obbedì, andandole incontro.
«Che bella sorpresa» Tessa sorrise, poi si voltò verso la sedia di vimini vuota «Mamma, hai visto chi è venuto a trovarci?».

28/11/2014 at 15:56
Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.
Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂
30/11/2014 at 00:01
Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂
Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!
28/11/2014 at 00:20
Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!
28/11/2014 at 13:04
Grazie mille Danica, sono contenta di averti appassionato, anche se solo per qualche settimana. E’ la vera soddisfazione! 🙂 A presto!
26/11/2014 at 20:14
Concordo con Francesco 🙂 l’ultima frase fa accapponare la pelle. Brava, non mi aspettavo il salto temporale, né quel finale ma combacia tutto perfettamente 🙂
26/11/2014 at 20:43
Graazie Thommy! Anche io tra un po’ mi aspetto il tuo finale da brivido (giallo)…. sono curiosa!
26/11/2014 at 21:16
Mi sa che hai tanto da aspettare…
26/11/2014 at 18:00
La frase finale è come un brivido lungo la schiena!
Mi dispiace aver saltato l’ultima votazione, ma avrei votato anche io per libertà. Un horror che mi è piaciuto, raffinato, attento e non scontato! Sempre brava, Serena. A rileggerti presto! 🙂
26/11/2014 at 20:42
Grazie mille francesco 🙂 mi ritroverai presto! Felice che ti sia piaicuto!
26/11/2014 at 13:55
Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.
26/11/2014 at 20:39
Di nuovo grazie Alessandra!
Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!
25/11/2014 at 23:02
Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”
25/11/2014 at 23:22
Accolgo ben volentieri l’incitamento e ho intenzione di tornare dopo le feste natalizia, se con un seguito o una nuova storia…chi lo sa!
Grazie per avermi seguito dal principio 🙂 e dei commenti sempre generosi e belli da leggere, che non guasta!
25/11/2014 at 21:16
Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
In ogni caso, è stato un bel racconto.
Brava Serena.
25/11/2014 at 22:18
Assolutamente si, il limite mi sta sempre stretto!
Grazie Massimiliano, chissà che non siate riusciti a convincermi!
25/11/2014 at 20:22
Triste. Complimenti per questo finale a dir poco originale. Grazie alla prossima lettura. Un bacio
25/11/2014 at 22:17
Grazie Lucia 🙂
25/11/2014 at 20:17
Povera Tessa… un finale amaro ma appropriato.
E’ stata una bella esperienza leggerti, pensi che produrrai qualche spin off o sequel di questa storia?
25/11/2014 at 22:16
Vedo che sei il terzo che me lo chiede/consiglia…. magari ci penserò seriamente! 😛 Grazie!