Caddo Lake

Dove eravamo rimasti?

Tessa è sconvolta, cosa decide di fare? Deve scoprire cosa sono quei numeri.... l'unica possibilità è mettersi a cercare. (53%)

Ricerche

Tessa si alzò di scatto, attraversò il corridoio e aprì la porta del sottoscala.
5-0-8-2-4-5
I numeri continuavano a rimbombarle nella testa.
Il vano veniva usato per riporre piccoli attrezzi per il giardinaggio, cacciaviti, vecchi asciugamani, detersivi, smacchiatori, guanti da lavoro, una scala allungabile. Tessa scandagliò tutto, quello che cercava era dentro una vetrinetta appesa con un chiodo al muro.
Aprì lo sportellino e trovò cinque chiodini rivolti all’insu, uno libero, agli altri erano appesi quattro portachiavi. Tessa si accorse che le tremavano le mani solo quando li toccò per cercare l’adesivo che ne indicava l’utilizzo.
CASA, SOLAIO, CASA BRODCART, RIMESSA.
Tessa prese subito solaio, stringendo la chiave tra le dita, la sentì fredda e le diede sollievo. Sfiorò il mazzo con le due chiavi con l’adesivo RIMESSA, il nonno l’aveva scritto con un pennarello viola, riconobbe la sua scrittura pendente a destra. Si era completamente dimenticata del piccolo casotto che aveva costruito a nord sulla riva, lo usava per la pesca. Le prese.
Si munì di una pila e corse al piano di sopra, Holmes la seguiva come un’ombra. Per un’istante, mentre infilava la chiave nella porta del solaio, rivide il corpo morto della madre. Sentì la sua presenza alle spalle, ma proibì al suo corpo di girarsi, doveva andare avanti. C’era sicuramente una soluzione, doveva esserci.
5-0-8-2-4-5
Aveva già provato a combinare i numeri cercando di ritrovare coppie conosciute, date di nascita, anniversari, qualunque cosa. Non significavano nulla, niente che lei conoscesse. L’unica cosa che le era venuta in mente era una piccola cassetta di sicurezza, da un punto sconosciuto della sua memoria le era tornata vivida una conversazione in cui il nonno parlava con suo padre, dicendogli che aveva comprato una cassetta con combinazione. Sperava di ritrovarla nel solaio, per la casa non l’aveva vista, ne era sicura.
La piccola stanza mansardata era piena di ragnatele. Andò subito a pulire la piccola finestra, ma i vetri erano troppo sporchi e la stanza rimase nella penombra. Accese la pila e iniziò a guardarsi intorno, Holmes fiutava dapperttutto.
Scatoloni, un seggiolone, un tavolo, due comodini coricati e con le ante aperte, un millepiedi uscì strisciando dal cassetto e attraversò una porzione di pavimento, diretto in un angolo buio. Tessa lo illuminò e vidi un buco nel legno rosicchiato e degli stracci luridi.
Puntò la pila sull’altra parete, un baule, un vecchio stendibiancheria arrugginito, scatoloni, una vecchia valigia di tela verde. Si avvicinò al baule e lo aprì, era pieno di libri, lesse qualche titolo, romanzi thriller.
Aprì gli scatoloni tenendo la pila tra i denti, illuminò suoi peluche di quando era piccola, vecchi giochi in scatola e cartelline varie. Incurante della sporcizia si sedette a gambe incrociate e prese i faldoni posandoseli a fianco, Holmes si sdraiò attaccato alla sua coscia.
Istintivamente, Tessa si sentì al sicuro, nonostante l’orrore che le pervadeva ancora i sensi. Solo l’adrenalina le permetteva di andare avanti, persa quella sarebbe caduta come un burattino con i fili spezzati.
Documenti ospedalieri, lastre, referti, vecchie pagelle, disegni, un album di fotografie sbiadite, fatture, tutti i documenti della costruzione della casa, ormai quasi illeggibili. Tessa provò a darci un’occhiata rapida, ma non trovò nessuna informazioni utile o sospetta.
Abbassò lo sguardo su Holmes che sonnecchiava, gli carezzò la testa e il bracco alzò gli occhi a lei.
«La valigia, Holmes».
Tessa s’inginocchiò e la aprì. La cerniera era difettata e a metà del percorso si ruppe, dovette forzarla. Una metà della valigia ricadde sul pavimento alzando una nuvola di polvere, Holmes starnutì.
La pila illuminò una vecchia camicia azzurra da uomo ancora nel cellophane, quaderno, calzini, un beauty vuoto e il cadavere di uno scarafaggio. Niente.
Tessa alzò la camicia svogliatamente, pensando da dove ricominciare e si ritrovò a guardare la luce gialla riflessa da una superficie lucida, rossa. La cassetta.
Holmes l’annusò e si scambiarono un’occhiata d’incoraggiamento. C’era un lucchetto a combinazione, rotondo.
5-0-8-2-4-5
Clac.
La aprì con entrambe le mani. Vuota.
La porta del solaio si chiuse con un tonfo alle sue spalle.
Tessa sobbalzò, forse un colpo d’aria. Holmes si drizzò sulle zampe, avvicinandosi lentamente alla porta. Lei sentì che il cuore iniziava a farle girare la testa, si alzò.
La porta si spalancò di colpo, aperta da una mano.
Tessa urlò e un altro grido si unì al suo.
«Che spavento!».
«Oddio… cosa ci fai qui?» temeva le venisse un infarto.
Il bambino alzò le spalle «Ho suonato, ma non apriva nessuno. Ho sentito dei rumori quassù».
Holmes leccò la mano del piccolo e lui gli sorrise.
Tessa sbiancò. Mio dio… il cadavere.
«Dio.. sarai sconvolto, in cucina…».
«Ah sì, ho guardato anche lì. Son proprio strani quei pappagalli. Sono pappagalli vero?» la guardò.
Tessa deglutì.
«Mia madre… vedi…».
«Sì, l’ho cercata. Ma di sotto non c’è nessuno».

Il cadavere è sparito nel nulla, l'unico modo per porre fine all'incubo è decifrare i numeri. Dove si nasconde la soluzione?

  • Sottoterra (16%)
    16
  • Nella libreria del nonno (21%)
    21
  • Nella rimessa in riva al lago (63%)
    63
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387 Commenti

  • Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.

    Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂

    • Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂

      Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
      Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!

  • Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!

  • Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
    L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.

    • Di nuovo grazie Alessandra!
      Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
      Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!

  • Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
    Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
    Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
    Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”

  • Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
    In ogni caso, è stato un bel racconto.
    Brava Serena.

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