Dove eravamo rimasti?
La Vendetta
Marlene annuì e passò una mano sulla guancia di Tessa.
«Come ti senti?».
«Sto bene. Non sei ferita?».
«No, dimmi cosa sta succedendo».
Tessa non voleva pensare a cosa ci fosse dietro alla porta, ma solo sua madre poteva dirle la verità; finalmente anche Holmes smise di abbaiare. Proprio mentre le prime parole iniziarono a riempire la stanza un odore sgradevole cominciò a defluire dalla cucina. Fango, melma, terra bagnata.
«Dall’inizio..» la voce era un sibilo.
Tessa respirò con affanno, impaurita, dalla cucina non provenivano rumori. Solo odore.
«Il lago prende il nome da una tribù di pellerossa, i Caddo. Hanno abitato la zona sino alla fine dell’800, il lago si è formato dopo il grande terremoto del 1812 secondo la loro leggenda.
Prima, quella porzione fonda di terreno era considerato un luogo pericoloso, infetto. Ci avevano seppellito i primi dieci indiani morti di malaria nel 1500, all’arrivo degli europei. I Caddo del luogo li consideravano quasi dei martiri, la leggenda tramandata per secoli dice che lo sciamano li seppellì maledicendo gli assalitori e legando quella vendetta alle anime dei loro morti. Non si diedero mai pace, ma tutti se ne dimenticarono per centinaia di anni, fino al terremoto. Quando il cimitero venne coperto dall’acqua in alcune zone sorsero isolotti di mangrovie, fango e paludi, dieci isole. I Caddo tornarono a parlare della leggenda e a crederci. Molti hanno giurato di aver visto spiriti aggirarsi per la palude» la voce tremava.
«Cosa vogliono da noi?».
«Tuo nonno non ha mai voluto credere a quelle voci. Il luogo era maledetto ma nessuno gli avrebbe mai potuto impedire di fare ciò che voleva» un sorriso amaro si formò sul suo viso «Volle costruire la casa e i problemi iniziarono quasi subito. Ero molto piccola, ma ricordo le grida, il suono dei tamburi provenire dalla palude, le ombre» rabbrividì.
Tessa si alzò in piedi. Vide che Holmes si era appiattito sul pavimento e annusava la porta, l’odore aveva impregnato ogni angolo del ripostiglio. Era nauseante e l’aria stava diventando irrespirabile. Iniziò a tossire e alcuni pappagalli presero a sbattere le ali, lanciandosi in brevi svolazzi sopra le loro teste.
«Si stanno agitando, loro sapevano».
Tessa cercò di controllare la tosse.
«Perchè sei venuta qui?».
«Tutto smise all’improvviso, avevo dodici anni. Non pensavo più che…».
«Perchè noi?» ricominciò a tossire.
Gli occhi le si riempirono di lacrime e si appoggiò al muro, Holmes prese ad abbaiare verso la porta e Tessa non riusciva a sentire ciò che le diceva sua madre.
«Clake..lui..scoperto..anni fa..vendicare».
Si avvicinò alla porta, Holmes la guardò. Tessa prese un profondo respiro e decise di girare la chiave nella toppa. Sarebbe soffocata rimanendo lì dentro. Senza pensarci, prese un martello per difendersi e poi diede un calcio alla porta, spalancandola di colpo.
La cucina era immersa nell’ombra. Tessa cercò di captare i rumori provenienti dalla casa: solo silenzio. La stanza era in ordine, non c’erano impronte per terra, neanche l’odore. Quando si girò a guardare la porta del ripostiglio notò che anche il coltello era sparito. Fece qualche passo, il cuore la stava assordando. Il corridoio era immerso nel buio più nero.
«Sono andati via» Marlene la guardò.
I pappagalli la seguivano zampettando per terra e Holmes fiutò l’aria, Tessa si fece coraggio. Il corridoio distava appena un passo, posò il piede a metà tra i due vani e tenendosi allo stipite, sporse la testa nel buio.
Un grido dietro le spalle la fece girare, vide la mano della madre scivolare giù dal lavandino e cadere a terra, preceduta dal corpo. Corse da lei, gridando.
«Mamma! Cos’hai? Mamma!» si buttò in ginocchio.
Gli occhi di Marlene erano acquosi e annebbiati, la guardò. Non c’era sangue da nessuna parte, ma la donna si teneva un pugno sul petto, sul cuore. Tessa la strinse.
«Mamma rimani con me, ti prego… mamma».
«Cinque… Zero… Otto… Due…» la voce di Marlene divenne un alito d’aria «Quattro…. Cinque…».
La testa si piegò, disarticolata, nell’aria. Tessa spalancò gli occhi e scoppiò a piangere.
Il corpo, seppur scosso, non diede più segni di vita.
——–
La prima cosa che vide al suo risveglio fu una massa blu che si muoveva lenta nell’aria, cercò di tirarsi su accorgendosi di essere stesa sul pavimento. Si pulì gli occhi e capì che erano i pappagalli stretti gli uni agli altri, ma non erano a mezz’aria, bensì appoggiati sul ventre immobile della madre. La vegliavano.
Holmes arrivò dal corridoio, mettendosi sull’attenti alla vista di Tessa finalmente sveglia. Il sole, impertinente, si era impadronito della casa, mettendone a nudo stanze e imperfezioni.
Quando la ragazza vide il corpo della madre la memoria sembrò farsi limpida, come quando si passa un panno umido su un vetro sporco. Tutto tornava a galla, istante dopo istante, tranne le emozioni, quelle sembravano atrofizzate.
Tessa è sconvolta, cosa decide di fare?
- Inizia a cercare informazioni sulla leggenda di Caddo Lake... deve saperne di più. (33%)
- Deve scoprire cosa sono quei numeri.... l'unica possibilità è mettersi a cercare. (53%)
- C'è solo una persona che può aiutarla... la contatta. (13%)

28/11/2014 at 15:56
Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.
Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂
30/11/2014 at 00:01
Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂
Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!
28/11/2014 at 00:20
Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!
28/11/2014 at 13:04
Grazie mille Danica, sono contenta di averti appassionato, anche se solo per qualche settimana. E’ la vera soddisfazione! 🙂 A presto!
26/11/2014 at 20:14
Concordo con Francesco 🙂 l’ultima frase fa accapponare la pelle. Brava, non mi aspettavo il salto temporale, né quel finale ma combacia tutto perfettamente 🙂
26/11/2014 at 20:43
Graazie Thommy! Anche io tra un po’ mi aspetto il tuo finale da brivido (giallo)…. sono curiosa!
26/11/2014 at 21:16
Mi sa che hai tanto da aspettare…
26/11/2014 at 18:00
La frase finale è come un brivido lungo la schiena!
Mi dispiace aver saltato l’ultima votazione, ma avrei votato anche io per libertà. Un horror che mi è piaciuto, raffinato, attento e non scontato! Sempre brava, Serena. A rileggerti presto! 🙂
26/11/2014 at 20:42
Grazie mille francesco 🙂 mi ritroverai presto! Felice che ti sia piaicuto!
26/11/2014 at 13:55
Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.
26/11/2014 at 20:39
Di nuovo grazie Alessandra!
Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!
25/11/2014 at 23:02
Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”
25/11/2014 at 23:22
Accolgo ben volentieri l’incitamento e ho intenzione di tornare dopo le feste natalizia, se con un seguito o una nuova storia…chi lo sa!
Grazie per avermi seguito dal principio 🙂 e dei commenti sempre generosi e belli da leggere, che non guasta!
25/11/2014 at 21:16
Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
In ogni caso, è stato un bel racconto.
Brava Serena.
25/11/2014 at 22:18
Assolutamente si, il limite mi sta sempre stretto!
Grazie Massimiliano, chissà che non siate riusciti a convincermi!
25/11/2014 at 20:22
Triste. Complimenti per questo finale a dir poco originale. Grazie alla prossima lettura. Un bacio
25/11/2014 at 22:17
Grazie Lucia 🙂
25/11/2014 at 20:17
Povera Tessa… un finale amaro ma appropriato.
E’ stata una bella esperienza leggerti, pensi che produrrai qualche spin off o sequel di questa storia?
25/11/2014 at 22:16
Vedo che sei il terzo che me lo chiede/consiglia…. magari ci penserò seriamente! 😛 Grazie!