Caddo Lake

Dove eravamo rimasti?

Chi sta per aprire la porta dell'ufficio? Qualcosa che sa di fango.. e vendetta (68%)

Melma

.Ciò che si nascondeva oltre la porta non aveva bisogno di bussare o chiedere permesso. 
La porta, semplicemente, si sradicò dai cardini e fu risucchiata all’esterno, come se ci fosse una tromba d’aria. Fu in quel momento che Orson, Tessa, Isaac e Holmes si accorsero che fuori era calato il buio, anche i lampioni su quel tratto di provinciale erano spenti.
Prima ancora del tanfo della palude fu il freddo, si sparse per la stanza come un gas velenoso. I vetri si coprirono d’una brina leggera, le gambe della scrivania di legno scricchiolarono.
Oltre il vano della porta non si vedeva nulla, solo una nebbia sospesa, fitta e lattiginosa.
Sentirono odor di fango ancor prima di riuscire a distinguere i lineamenti di quella… cosa. Holmes la fiutò prima di tutti e abbaiò, gli occhi fuori dalle orbite. Ringhiando e latrando si avvicinò alla porta, sempre di più.
Isaac sentiva un gran gelo in tutto il corpo, ma era diverso dal freddo che aveva provato l’inverno che sua madre non aveva potuto pagare il riscaldamento. Molto diverso, gli sembrava che partisse dal suo stomaco per arrivare alla punta delle dita, erano bluastre. Vide Holmes posare la zampa destra oltre la porta, nel buio e d’istinto urlò.
«Holmes!» Isaac corse verso di lui.
Successe tutto in un attimo. Orson placcò Isaac, prendendolo in braccio e Holmes scomparve con un guaito, risucchiato nell’oscurità.
Poi, il silenzio.
Il rumore era talmente lieve che arrivò alle loro orecchie con lentezza, quasi pigramente, ormai già troppo vicino. Tessa lo riconobbe subito, era quello che aveva sentito quand’era in cucina…. unghie che raschiano il legno, sembrava provenire da tutte le pareti.
«So-sono loro. Ci hanno trovati, mi hanno inseguita» Tessa annaspava, era convinta che le sarebbe esploso il cuore.
Orson era imbambolato, teneva Isaac stretto contro il petto prominente. In quarant’anni ne aveva viste tante, molte, ma questo no. Non riusciva nemmeno a capire se fosse vero ciò che i suoi occhi gli trasmettevano. In fondo al suo cuore, una flebile vocina disse di sì. Tese il braccio cercando di proteggere anche Tessa e indietreggiarono tutti verso un angolo dell’ufficio, come volpi in trappola.
La nebbia si prese il suo tempo per diradarsi e la strada nera era quasi invisibile, non avevano punti di riferimento.
Fu allora che dita grinzose e scorticate, impiastricciate di melma, spuntarono dal buio. Dita, mani, braccia, un corpo si trascinava dentro la stanza. Una massa di capelli informi, spettinati, luridi e maleodoranti emerse dalla nebbia, coprendo il viso dell’essere.
Isaac e Tessa urlarono, riempiendo la stanza di nuvolette di condensa. Orson spalancò gli occhi, una parte del suo cervello si chiese come facesse ancora a stare in piedi.
La creatura arrancò, quando l’ombelico superò il vano della porta videro chiaramente che era senza gambe. Un tronco monco putrescente.
Orson deglutì «Dobbiamo scappare».
Tessa cercò con tutte le sue forze di elaborare un piano, di capire come uscire, forse spaccando la finestra, forse, forse… le lacrime le impedivano addirittura di vederla la finestra, il panico s’impossessò del suo corpo. Isaac schiacciò il viso contro la spalla di Orson, teneva gli occhi chiusi e stringeva il collo del ranger come l’unico appiglio durante un tornado.
La massa di capelli si sollevò. Qualcosa si mosse e quella che forse era la bocca emise un fischio acuto, delirante.
Tessa si tappò le orecchie e Orson sentì, per qualche istante, l’impulso irrefrenabile di mollare Isaac e fare lo stesso.
Il fischio raggiunse l’oscurità, accarezzò i cipressi, lambì l’asfalto e attirò a sé qualcun’altro. La prima cosa che le venne in mente fu uno zombie, un morto riemerso dalla terra marcia, ma Tessa capì che era qualcosa di diverso. Il corpo, quasi trasparente, si muoveva con la scioltezza di un ubriaco, vestito di stracci penzolanti, grumi di melma sulla pelle graffiata. Uno squarcio enorme si apriva nel suo petto, dalla clavicola al bacino, senza un braccio e privo di metà del viso, l’uomo, o ciò che ne restava, fece il suo ingresso brandendo un’ascia indiana.
«Stai indietro maledetto!» Orson urlò, scaricando tutta la tensione che sentiva nei muscoli e un attimo dopo si sentì uno stupido impotente.
«Andate via, andate via» Isaac iniziò a recitare quella litania straziante, dondolando la testa.
L’indiano fece roteare l’ascia tra le dita svelte, le parole gli uscirono dalla pelle più che dalle labbra, spandendosi intorno. Orson e Tessa le sentirono arrivare da dietro le spalle.
«Pagherai per tutta la vita i peccati dei tuoi antenati, assassini bestiali!» la voce ringhiò «Gli spiriti dei caddoans non moriranno mai, calpesteremo la tua tomba!».
Tessa, nell’intento di spostarsi, perse l’equilibrio e cadde. Colpì con la tempia uno spigolo e si accasciò. Il sangue iniziò a stillare, impregnando il legno poroso.
Orson cercò di ragionare, ma i suoi neuroni erano paralizzati.
Il silenzio si fece pesante. Solo una vocina roca, sibilante.
«Andate via, andate via, andate via, andate via…»

Niente dura per sempre... neanche l'amore, la vita, forse nemmeno la vendetta. Quale volete che sia la parola chiave dell'ultimo episodio?

  • Disperazione (0%)
    0
  • Libertà (69%)
    69
  • Sangue (31%)
    31
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

387 Commenti

  • Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.

    Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂

    • Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂

      Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
      Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!

  • Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!

  • Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
    L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.

    • Di nuovo grazie Alessandra!
      Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
      Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!

  • Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
    Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
    Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
    Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”

  • Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
    In ogni caso, è stato un bel racconto.
    Brava Serena.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi