Caddo Lake

Dove eravamo rimasti?

La verità non è mai quella che sembra...... cosa farà Orson West? Capisce che Isaac è spaventato, sta per chiedergli qualcosa ma Tessa lo precede (71%)

Incongruenze

Orson si fermò sulla soglia, osservando Isaac. Alzò un sopracciglio, sicuro di aver letto bene le sue labbra. Entrambi lanciarono un’occhiata di traverso a Tessa, rivolta alla finestra.
Il ranger ragionò rapidamente.
«Piccolo perchè non vieni a» fu interrotto.
Tessa si era girata, la mano ancora posata contro il vetro.
«Lui è con me» lo fissò.
Orson annuì lentamente e accennò un sorriso che infondeva tranquillità e sicurezza, era abituato a farli dopo quarant’anni di servizio. In mille occasioni aveva dovuto rassicurare vittime disperate o pazzi pericolosi, a seconda della situazione, tutti andavano ammansiti.
«Certo» la osservò.
Era in servizio a Caddo Lake da una vita, ne aveva sentite di tutti i tipi sul lago, sugli indiani, sui coccodrilli. Nulla lo sorprendeva più da un bel po’ di tempo e ne andava fiero, meno riuscivi a farti prendere alla sprovvista e meglio riuscivi a gestire le situazioni.
Orson s’infilò i pollici nei passanti della cintura e osservò la ragazza, anche se non la vedeva da anni se la ricordava. La piccola Lotti, figlia della buon’anima di Marlene. Era stato Broadcart a digli che se n’era andata, un infarto. Orson sospirò, alla sua età erano più gli amici e i conoscenti morti che quelli ancora in vita, era desolante.
«Ti conosco da quand’eri bambina. Mi dispiace per tua madre, era una brava donna».
Tessa inarcò un sopracciglio, confusa «Come fa a sapere di mia madre? E’ successo oggi. Se sa qualcosa ho il diritto di sapere!» si agitò.
Isaac spalancò gli occhi, guardando il ranger e cercando di indicargli Tessa con piccoli movimenti della testa. Aveva paura, avrebbe voluto chiudere gli occhi e ritrovarsi a casa Broadcart, non avrebbe mai dovuto uscirci. Avrebbe dovuto accorgersi di Tessa molto prima.. abbracciò Holmes.
Orson non capiva a cosa si riferisse la ragazza, fece qualche passo verso di lei.
«So che è mancata qualche settimana fa, mi dispiace molto» disse, guardandola negli occhi.
Tessa scosse la testa con forza, si passò le mani tra i capelli mentre le pupille si riempivano d’acqua.
«No… lei, cosa sta dicendo? Mia madre è mo.. mo» sospirò, piangendo «E’ morta questa mattina, io non so cosa sia stato… è pazzesco da credere, ma la prego è così. Era in cucina e poi… poi l’hanno portata via» disse, balbettando e singhiozzando.
Holmes fiutò l’aria e poi i suoi occhi si quietarono, come se ogni traccia di pericolo fosse svanita. Isaac contro di lui, come il suo cucciolo. Orson ne fu sollevato, un cane calmo promette sempre bene. Ascoltandola si era reso conto che nella ragazza c’era qualcosa che non andava, doveva aiutarla e il bambino doveva esser messo al sicuro.
Allungò una mano verso di lei.
«Cara, vieni, siediti. Sei molto confusa, deve esserti successo qualcosa di terribile, sono qui per aiutarti» le sfiorò il braccio e non sentendo resistenza, la accompagnò alla sedia.
Con la mano libera allontanò quest’ultima dal bambino, poi fece sedere Tessa a distanza di sicurezza. Alzò lo sguardò ad Isaac, respirava piano contro il cane.
Orson avvicinò la sua poltrona a Tessa e le si sedette davanti, prendendole le mani nelle proprie, parlando a bassa voce.
«Ascoltami cara» stabilì un contatto visivo «Cosa ti è successo? Sei stata aggredita? Qualcuno è entrato in casa?».
Tessa annuiva e scuoteva la testa allo stesso tempo, il viso una maschera di lacrime e confusione.
«Io… sì, sì qualcuno è entrato ieri sera. Io ero con mia mamma, in cucina, i pappagalli…anche loro l’hanno sentito» annuì.
Orson continuava a sorriderle e scaldarle le mani nelle sue, muovendo il pollice circolarmente sui suoi palmi.
«Non si vedeva, eppure c’era. Era lì e noi ci siamo nascoste, sì, sì, nascoste nel rispostiglio» sorrise «In cucina abbiamo uno sgabuzzino, piccolo per carità, ma comodo. Mia nonna lo usava per tenerci le provviste e noi» nuove lacrime le solcarono le guance «Ci siamo chiuse lì e poi… il coltello, quando se n’è andato siamo uscite, stavamo bene. Non era ferita… io» l’espressione era confusa, come se le sfuggisse qualcosa di importante.
Orson annuì «Calmati.. respira, piano così, respira» le passò il suo fazzoletto di cotone.
«Lei…» iniziò a balbettare.
«Ascoltami» il tono di voce era duro, paterno. Orson voleva stabilire un contatto che la facesse tornare alla realtà, la scosse appena «Tua madre, Marlene, è morta di infarto settimane fa» le strinse le mani «Non poteva essere con te alla casa, sei arrivata da sola qualche giorno fa, ricordi?» sorrise «Hai aperto tutte le persiane, cambiato l’aria…».
Orson ricordava d’aver visto la sua auto imboccare la strada sterrata, aveva pensato che fosse venuta per sgombrare la casa.
Tessa scosse la testa, si passò le mani sul viso per asciugarlo. Sentiva un forte male alle tempie, profondo, come il ticchettio di un vecchio pendolo in un corridoio buio. Un rumore insopportabile, le immagini della sera prima iniziarono a farsi sfocate nella sua memoria.
Holmes si alzò di scatto, Isaac seguì il suo sguardo diretto alla porta.
«Sta arrivando qualcuno» disse.

Chi sta per aprire la porta dell'ufficio?

  • Qualcosa che sa di fango.. e vendetta (68%)
    68
  • Lois Broadcart, preoccupata per la sparizione di Isaac (16%)
    16
  • Il collega di Orson, vecchia conoscenza di Tessa (16%)
    16
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387 Commenti

  • Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.

    Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂

    • Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂

      Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
      Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!

  • Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!

  • Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
    L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.

    • Di nuovo grazie Alessandra!
      Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
      Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!

  • Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
    Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
    Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
    Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”

  • Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
    In ogni caso, è stato un bel racconto.
    Brava Serena.

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