Dove eravamo rimasti?
L’ Attacco
Il rumore non c’era più, ma continuava a sentirlo e dopo poco capì che era il suo cuore, le trapanava i timpani.
Nel momento in cui s’accorse dei lamenti di sua madre, scoppiarono le tre lampadine del lampadario e una pioggia di vetro si scaricò su di loro.
Tessa lanciò un urlo, cercando di coprire sé stessa e la madre con le braccia. Holmes grugnì. Due pappagallini precipitarono per terra, uno nel lavandino e uno sul pane tostato, tutti trafitti da grossi pezzi di vetro. Le schegge non riuscivano più a riflettere la luce della luna fuori dalla piccola finestra, il sangue ne aveva opacizzato la superficie e continuava a stillare dai corpicini.
Quando Marlene se ne accorse urlò, cercando di salvarli, ma presto si rese conto che erano morti sul colpo. Tessa si passò una mano tra i capelli, sentiva ancora il cuore impazzito nel petto, le mancava il respiro.
«Ho-Holmes vieni qui» lo chiamò sottovoce, abbassandosi tremante.
Il bracco lasciò sospettoso la porta e si avvicinò a lei, appena Tessa lo ebbe vicino lo abbracciò. Solo il battito regolare del suo cuore riuscì a calmarla.
«Mamma… cosa diavolo sta succedendo?».
Marlene era seduta su una sedia con i corpicini sanguinanti in grembo, non poteva crederci.
Tessa pensò di non aver mai sentito il proprio udito così fine e attento, d’improvviso si accorse che c’era qualcosa di sbagliato, di strano. L’unico rumore era il mormorio sommesso della madre, incomprensibile. Non ce n’era nessun’altro in casa, nessuno, era irreale.
Alzò lo sguardo e vide i pappagallini ammucchiati sopra un pensile della cucina, fissavano i compagni morti, gli occhi fissi senza muovere una piuma. Un brivido le attraversò la schiena e le braccia, Holmes lo percepì e le leccò la guancia.
Proprio in quel momento la porta si spalancò in un tonfo e le due donne urlarono spaventate.
Il bracco si appiattì digrignando i denti, strisciando verso il buio oltre il ciglio della cucina.
Tessa capì che le luci erano saltate ovunque, aveva un pugno nello stomaco che glielo suggeriva, si tirò su a fatica.
Marlene capì che i suoi pappagallini, Isaac, Connie, Pull e Sam, stavano diventando gelati tra le sue mani rugose.
Holmes capì con estrema chiarezza che dall’altra parte di quel buio si annidava qualcosa di inumano.
I pappagallini capirono, come un corpo e una mente sola, che una strana caccia era appena iniziata.
Il rumore era quello di un corpo trascinato sul parquet, il primo ad accorgesene fu Holmes, qualche minuto prima degli uccelli e di Tessa.
«Mamma dobbiamo nasconderci… dobbiamo andare» le parole le uscirono senza pensarci, l’istinto di sopravvivenza e il terrore avevano preso possesso dell’ipotalamo.
Marlene alzò gli occhi, era sotto shock e Tessa capì che avrebbe dovuto occuparsi di tutto, le tolse dalle braccia i pappagalli e cercò di farla alzare.
Il rumore continuava, cercò di calcolare da dove provenisse e quanto fosse lontano, la tachicardia glielo impediva. Le scale? No, era una superficie liscia… no, doveva essere la sala… dalla veranda forse.
«Mamma, mamma alzati!».
La tirò su di peso, lanciando occhiate alla porta ogni tre secondi. Si avvicinava, poteva essere alla poltrona adesso.
Trascinò la madre, tenendola su con un braccio, verso il ripostiglio. L’unica altra porta della stanza, dalla finestra sarebbe stato impossibile uscire, non c’era tempo.
Tre secondi. Occhiata nel buio. Il rumore era in corridoio, ne era sicura.
«Dai.. dai» Tessa deglutì, aveva le lacrime agli occhi.
Al secondo tentativo riuscì a girare il pomello, la porta si aprì, la stanzetta con scaffali per le provviste, sacchi di legna e pentole, era silenziosa e buia. Spinse dentro la madre, che si accasciò su uno sgabello traballante. Tessa, dentro, aveva già la mano sul pomello.
Sguardo. Buio. Il rumore era lì, proprio lì appena fuori dalla porta spalancata. Vedeva il bracco dietro un velo d’acqua.
«Holmes!» gridò.
In uno scatto fu dentro anche lui. Marlene emise un lieve fischio e i pappagalli, un attimo prima che Tessa chiudesse a chiave, volarono dentro.
Stac. Chiusa. Buio pesto.
Le sembrava che il suo respiro riempisse tutta la stanza come fumo, si portò la mano al collo, si leccò le labbra secche. Sentiva il rantolo umido di Holmes, la vocina della madre sussurrare e le zampette dei pappagalli muoversi sopra il legno dello scaffale.
Cercò di calmare i pensieri, doveva ascoltare. Appoggiò tremante una mano e l’orecchio alla porta: silenzio. Iniziò a contare i secondi, come un mantra.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei….. ventinove, trenta, trentuno, trentadue… il cuore si calma, i battiti scendono… cinquantatre, cinquantaquattro, cinquantacinque, cinquantasei…. il respiro è silenzioso, la saliva torna a irrorare la bocca, la testa si alleggerisce….. ottanta, ottantuno, ottantadue….
BAM
Tessa cadde all’indietro contro la madre e lo scaffale, alcuni pacchi si rovesciarono a terra, Holmes iniziò ad abbaiare impazzito.
La lama di un coltellaccio spuntava tra le vene legnose della porta.
Un odore inizia a filtrare da sotto la porta. Quale?
- Fango (44%)
- Fiori (25%)
- Fumo (31%)

28/11/2014 at 15:56
Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.
Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂
30/11/2014 at 00:01
Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂
Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!
28/11/2014 at 00:20
Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!
28/11/2014 at 13:04
Grazie mille Danica, sono contenta di averti appassionato, anche se solo per qualche settimana. E’ la vera soddisfazione! 🙂 A presto!
26/11/2014 at 20:14
Concordo con Francesco 🙂 l’ultima frase fa accapponare la pelle. Brava, non mi aspettavo il salto temporale, né quel finale ma combacia tutto perfettamente 🙂
26/11/2014 at 20:43
Graazie Thommy! Anche io tra un po’ mi aspetto il tuo finale da brivido (giallo)…. sono curiosa!
26/11/2014 at 21:16
Mi sa che hai tanto da aspettare…
26/11/2014 at 18:00
La frase finale è come un brivido lungo la schiena!
Mi dispiace aver saltato l’ultima votazione, ma avrei votato anche io per libertà. Un horror che mi è piaciuto, raffinato, attento e non scontato! Sempre brava, Serena. A rileggerti presto! 🙂
26/11/2014 at 20:42
Grazie mille francesco 🙂 mi ritroverai presto! Felice che ti sia piaicuto!
26/11/2014 at 13:55
Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.
26/11/2014 at 20:39
Di nuovo grazie Alessandra!
Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!
25/11/2014 at 23:02
Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”
25/11/2014 at 23:22
Accolgo ben volentieri l’incitamento e ho intenzione di tornare dopo le feste natalizia, se con un seguito o una nuova storia…chi lo sa!
Grazie per avermi seguito dal principio 🙂 e dei commenti sempre generosi e belli da leggere, che non guasta!
25/11/2014 at 21:16
Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
In ogni caso, è stato un bel racconto.
Brava Serena.
25/11/2014 at 22:18
Assolutamente si, il limite mi sta sempre stretto!
Grazie Massimiliano, chissà che non siate riusciti a convincermi!
25/11/2014 at 20:22
Triste. Complimenti per questo finale a dir poco originale. Grazie alla prossima lettura. Un bacio
25/11/2014 at 22:17
Grazie Lucia 🙂
25/11/2014 at 20:17
Povera Tessa… un finale amaro ma appropriato.
E’ stata una bella esperienza leggerti, pensi che produrrai qualche spin off o sequel di questa storia?
25/11/2014 at 22:16
Vedo che sei il terzo che me lo chiede/consiglia…. magari ci penserò seriamente! 😛 Grazie!