Caddo Lake

Dove eravamo rimasti?

Il cadavere è sparito nel nulla, l'unico modo per porre fine all'incubo è decifrare i numeri. Dove si nasconde la soluzione? Nella rimessa in riva al lago (63%)

Questione di Sangue

La ragazza e il bambino camminavano.
Tessa continuava a tormentarsi, dov’era finita sua madre? Il corpo sembrava essersi volatilizzato come per magia, o forse qualcuno l’aveva portato via? Se fossero stati gli spiriti, doveva aspettarsi di rivederla ancora, come uno zombie? Un brivido le percorse la schiena, si strinse nel maglione e guardò il bambino.
Aveva cercato di non trasmettergli la sua angoscia, dopo aver controllato ogni stanza della casa gli aveva detto che sua madre era in città. Aveva improvvisato, una parte di lei ancora si domandava come facesse a non cedere alla pazzia.
Spostò lo sguardo avanti a sé, a qualche centinaio di metri, immersa nelle fronde e nelle erbacce incolte, spuntava la rimessa abbandonata.
«C’è un sacco di roba qui dentro!» Isaac entrò per primo.
Tessa non avrebbe voluto portarselo dietro ma non aveva neanche fatto in tempo a ragionarci su che lui l’aveva tempestata di domanda. Alla fine aveva dovuto soccombere, dicendogli che stava cercando la provenienza di una serie di numeri. Isaac si era subito appassionato al mistero, in cambio era riuscita a estorcegli qualche informazione. Il bambino infatti si trovava temporaneamente a vivere a casa Brodcart, dall’altra parte del bosco.
«I numeri dovrebbero essere scritti da qualche parte?».
Tessa alzò le spalle «Non lo so, proviamo a guardarci intorno».
Scaffali, scatoloni, banchi da lavoro, attrezzi, stivali di gomma, galosce, canne da pesca, retini, secchi, ceste, persino la scatola di un vecchi frullatore. Dall’altra parte, verso il lago, il cadavere ormai arrugginito ed eroso di una barchetta da pesca. I remi erano appoggiati,impettiti, contro la parete.
Tessa era perplessa. Perchè la cassettina era vuota? Forse che il nonno ne avesse spostato il contenuto là dentro, da qualche parte? Era l’unica cosa che le era venuta in mente, per questo si era diretta alla rimessa a controllare.
Isaac prese a girare intorno alla barca. Tessa si avvicinò al banco da lavoro, c’erano varie scatole chiuse. Chiodi, elastici e scotch, pennelli e stracci, viti.
«Viene via, guarda!».
Isaac si era messo a grattar via la vernice blu su un’asse del fondo. Tessa si sporse per guardarlo, in effetti sotto veniva fuori del giallo.
«Forse voleva cambiargli colore» alzò le spalle.
Non stava risolvendo un bel niente, si grattò il collo scacciando una zanzara ed era già pronta ad andarsene, quando Isaac gridò.
«Guarda! Non voleva cambiare colore, ma nascondere… sono i tuoi numeri!».
Tessa si abbassò e vide che in effetti la mano di vernice che Isaac aveva tolto era una pennellata passata solo in quel punto, sotto s’intravedevano un 5 e uno 0.
«E’ vero!» Tessa salì sulla barca, raggiungendo Isaac. Iniziò a tastare quella parte del fondo nella speranza di trovare qualcosa, le bastarono due colpi per capire che l’asse non era fissato bene, traballava. Dopo un minuto l’asse saltò, spezzandosi a metà e rivelando un doppio fondo, piccolo come una scatola. Dentro, una cartellina piena di fogli tenuti fermi da un elastico giallo.
I due si guardono sorpresi, Tessa sentì di essere sulla strada giusta, le era subito saltato agli occhi il nome C. J. Clarke.

Due ore più tardi, seduti sul tappeto della sala davanti alla stufa, Tessa fissava le fiamme, era terrorizzata e fuori il sole calava. Cosa le avrebbe portato le notte? Tremava solo a pensarci.
Aveva iniziato a leggere i documenti con Isaac, che si era addormentato dopo un’ora sulla poltrona, vegliato dal silente Holmes.
La storia di Clarke l’aveva profondamente sconvolta, suo nonno aveva raccolto varie testimonianze sul loro antenato, risalenti addirittura al suo arrivo nei territorio del Nuovo Mondo. Quanto di tutto ciò che aveva letto fosse vero, Tessa non avrebbe saputo dirlo, ma qualcosa le suggeriva che il nocciolo della questione non sarebbe cambiato in ogni caso.
Il suo antenato era stato uno dei più feroci assassini di pellerossa, una parte del suo diario lo confermava senza dubbi. Tessa era inorridita leggendo quelle poche righe sopravvissute ai secoli, ora capiva perchè quegli spiriti irrequieti ce l’avevano con la sua famiglia. Capiva anche perchè suo nonno non aveva voluto dar retta a quelle voci, non era tipo da farsi condizionare la vita dalle superstizioni. Qualcosa, e quei documenti ne erano la prova, col passare del tempo gli aveva fatto cambiare idea.
Tessa sospirò, come poteva usare quelle nuove informazioni per scacciarli? Sentiva che la testa stava per scoppiare e il sole si avvicinava all’orizzonte.
Si alzò, decisa a distrarsi. Preparò due sandwich con tacchino, formaggio e fagioli, prese una bibita e un succo per Isaac.
«Va tutto bene. Passerà presto, sì» annuì, mentre tagliava a metà i panini nei piatti.
Tornò in sala «Isaac svegliati».
Lui aprì gli occhi umidi lentamente e la fissò, poi si raddrizzò sulla poltrona. Holmes abbaiò,
Isaac allungò il braccio verso la veranda, dalla finestra si vedeva il lago.
«Si sono svegliati, arrivano».
Il suo piccolo dito puntava esattamente la palude.
I vetri presero a tremare.

Tessa inizia a sentire un lontano tanfo di fango.... ha poco tempo per prendere una decisione. Cosa fanno lei e Isaac?

  • "Io conosco un posto" dice Isaac "Saremo al sicuro lì" (89%)
    89
  • Si chiudono in soffitta, armati. (6%)
    6
  • Scappano dalla porta principale. La casa è troppo pericolosa. (6%)
    6
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387 Commenti

  • Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.

    Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂

    • Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂

      Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
      Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!

  • Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!

  • Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
    L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.

    • Di nuovo grazie Alessandra!
      Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
      Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!

  • Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
    Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
    Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
    Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”

  • Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
    In ogni caso, è stato un bel racconto.
    Brava Serena.

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