Caddo Lake

Dove eravamo rimasti?

Tessa inizia a sentire un lontano tanfo di fango.... ha poco tempo per prendere una decisione. Cosa fanno lei e Isaac? "Io conosco un posto" dice Isaac "Saremo al sicuro lì" (89%)

Sensazioni

«Corri!».
Uscirono dalla porta principale, seguiti da Holmes. Il fetore continuò ad aleggiare intorno a loro, ovunque si muovessero. Un odore amaro, aspro di terra rivoltata mischiata agli effluvi della palude, ai rigurgiti acidi dei coccodrilli, al pungente afrore degli escrementi degli uccelli.
Ogni bambino ha un posto segreto. Isaac era arrivato da poche settimane al lago, ospite dei genitori di un’amica di sua madre, che stava passando un brutto periodo dopo il divorzio da suo padre. In quel breve lasso di tempo era riuscito ad esplorare molto il lago, senza mai avvicinarsi troppo alla riva a causa dei coccodrilli e naturalmente gli era stato impedito di fare il bagno alla spiaggetta.
Nonostante questo aveva girato in lungo e in largo il bosco, la riva rialzata a sud e il pontile per le barche vicino a casa Brodcart. Era stato proprio durante uno delle sue scampagnate che si era imbattuto per la prima volta nella piccola postazione dei ranger, lungo la provinciale. Un ufficetto da nulla, ma quasi sempre c’era un ranger presente, Isaac lo spiava dalla finestrella e la guardia faceva finta di niente.
Tessa lo seguì, correndo più veloce che poté. Sentiva gli spiriti dietro di sé, il rumore di foglie spostate, il tanfo. Temeva che presto un’ascia le avrebbe spezzato la schiena a metà.
Isaac risalì la china verso la provinciale ed entrò correndo nell’ufficetto, finendo per cadere ai piedi della scrivania. Holmes dietro di lui. All’interno il silenzio, non c’era nessuno, ma la porta era aperta.
Tessa entrò e si chiuse la porta alle spalle, corse alla finestra e guardò verso il bosco e il lago. Non c’era nessuno. Stava impazzendo. Iniziò a scrutare con attenzione tra gli alberi.
Isaac si rialzò, sospirando agitato.
«Ormai sono tornati al lago… non possono allontanarsi così tanto» disse.
Tessa annuì, ma non riuscì a distogliere gli occhi dalla finestrella.
Il bambino si sedette sulla sedia al di qua della scrivania, sentiva un dolore acuto al ginocchio destro, si era squarciato i pantaloni, graffiandosi, cadendo sul pavimento. Mentre si guardava intorno l’occhio gli cadde su un giornale piegato nel cestino dei rifiuti.
Isaac aveva sempre saputo di essere «speciale» ed era abituato a convivere con le strane sensazioni, lui le chiamava così, che gli venivano a volte. Come quella sugli spiriti in arrivo.
Capì subito che quel giornale era importante. Lo prese e lo spiegò.
Guidato dall’istinto iniziò a sfogliarlo, sempre più veloce, fino alle ultime due pagine. Si trovò ad osservare le foto degli annunci mortuari della provincia.
Soltanto una piccola foto, la quarta da destra, attirò la sua attenzione. Isaac si sentì gelare il sangue ancor prima di leggere il nome sotto la foto, che ritraeva una signora sorridente. L’aveva già vista, in una foto nel salotto di Tessa.
Si accorse di avere le dita sudate, i polpastrelli si erano appiccicati ai bordi del giornale, l’inchiostro si stava sciogliendo. Holmes gli annusò un mignolo.
Il bambino deglutì, pregando di non emettere alcun suono mentre leggeva il nome sotto la foto:

MARLENE SANDRA LOTTI
anni 59

I suoi piccoli occhi marroni scivolarono alla data del giornale, all’estremità in alto a destra della pagina. Risaliva a tre settimane prima.
Isaac si accorse di aver smesso di respirare, per qualche istante. Gli tremavano le dita, il giornale emetteva un fruscio come le ali di un colibrì. Terrorizzato, spostò lo sguardo su Tessa. Gli fu chiaro cos’aveva percepito di strano e malign in casa e nel lago, il fantasma. 
Lei si girò in quel momento, con uno scatto improvviso «Tutto bene?» sorrise.
Ad Isaac sembrò il sorriso più spaventoso che avesse mai visto.

——-
Pioveva durante il funerale, il ticchettio sulla bara era incessante. Tessa era seduta proprio lì davanti, lo zio le teneva un ombrello nero sulle spalle. Era rimasta in silenzio, assente per tutta la cerimonia e la veglia. Solo quando se n’erano andati via tutti e lo zio le aveva baciato le guance, stringendola, era riuscita a respirare di nuovo e a piangere. La notte era passata così, lacrime avevano sostiuito la pioggia.
Era successo tutto il giorno dopo, alle undici di mattina il telefono del soggiorno aveva squillato con insistenza. Tessa, rintanata al buio nel letto, non voleva sentire nessuno. Al quarto tentativo si era arresa.
«Pronto?».
«Ciao amore, sono la mamma».
Tessa aveva sentito il cuore perdere un battito e poi, come se fosse il logico susseguirsi degli eventi, le aveva risposto.
——

Orson West, un vecchio ranger d’altri tempi, afroamericano di sessant’anni dai capelli grigi. Tutti gli dicevano che assomigliava a Morgan Freeman, solo più basso. Spalancò la porta, sorpreso.
«Buonasera, scusate c’è stato un contrattempo sulla provinciale. Spero non mi abbiate aspettato troppo» sorrise.
Solo dopo un attimo, i suoi riflessi non erano più quelli di una volta, si rese conto della strana atmosfera nell’ufficio. Guardò il bambino.
Tessa guardava fuori.
Isaac mimò con le labbra, senza emettere rumore, due parole universali.
HELP ME

La verità non è mai quella che sembra...... cosa farà Orson West?

  • Capisce che Isaac è spaventato, sta per chiedergli qualcosa ma Tessa lo precede (71%)
    71
  • L'istinto non gli manca, capisce che in Tessa c'è qualcosa che non va (24%)
    24
  • Soliti ragazzini. Sottovaluta la preghiera di Isaac e si rivolge a Tessa (5%)
    5
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387 Commenti

  • Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.

    Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂

    • Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂

      Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
      Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!

  • Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!

  • Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
    L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.

    • Di nuovo grazie Alessandra!
      Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
      Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!

  • Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
    Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
    Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
    Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”

  • Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
    In ogni caso, è stato un bel racconto.
    Brava Serena.

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