Dove eravamo rimasti?
La Rivelazione
Era sera, il cielo già buio in quel mese autunnale. Dalla veranda il lago era buio, l’unica luce proveniva dall’altra casa, oltre i cipressi. Tessa aprì la porta.
Un bambino biondo con grandi occhi nocciola e un neo sotto la narice destra alzò il braccio verso di lei, nella mano teneva un guinzaglio. All’estremità c’era il collo di un bracco di Weimar, seduto composto e alto quanto lui.
«E’ suo?».
«Ehm no. Dove l’hai trovato?».
«Laggiù» si girò per indicare il bosco a est che lentamente discendeva in zona paludosa «Era solo. E’ sicura che non sia suo?».
Tessa alzò le spalle sorridendo. Si abbassò sulle ginocchia, osservò il cane, era davvero un bell’esemplare, maschio, all’apparenza docile e buono.
«Ti giuro che non è mio» lo osservò.
«Il cane era spaventato, così l’ho portato qui» abbassò la voce.
Il bimbo alzò lo sguardo sulla casa, poi fissò Tessa.
«Cosa c’è?» gli chiese, imitandolo.
«Abiti qui davvero?».
«Sì… perchè?» le aveva messo i brividi il tono con cui l’aveva chiesto.
«Questa casa è…» la guardò «…lo sanno tutti».
«Co-cosa?» si alzò in piedi, improvvisamente sentì freddo e strinSe il maglione attorno al corpo.
A Tessa tornò in mente la breve conversazione interrotta di poco prima. Sua madtre cercava di dirle qualcosa e sembrava preoccupata, sentì un altro brivido senza riuscire a spiegarsene i motivi.
«C’è qualcosa nascosto lì dentro» il bimbo la fissò con tale intensità che Tessa dovette distogliere lo sguardo.
Nonostante i brividi tentò di sorridere, quel bambino doveva essersi spaventato nella palude. Gli sorrise e si sentì come se un burattinaio dal dubbio umorismo le stesse tirando la pelle ai lati della bocca.
«Ti assicuro che è una casa come tutte le altre. Ci sono cresciuta, davvero».
«Comunque devi tenere il cane, io non posso» il bimbo lanciò uno sguardo al bracco e questo ricambiò «Non lo si può lasciar solo» entrambi si girarono verso Tessa.
Iniziò a sentire una sgradevole sensazione nel petto e non aveva più voglia di rimanere fuori, aveva freddo. D’istinto, senza pensarci, annuì. Le passò il guinzaglio in silenzio.
Il bambino si allontanò di qualche passo, poi si girò e la guardò.
«Posso darti un consiglio?».
Tessa aveva già la mano sulla maniglia, deglutì e voltò la testa verso di lui «Dimmi..».
«Stai attenta» la fissò e poi corse via.
«Mamma, abbiamo compagnia».
La donna uscì dalla cucina e appena vide il cane andò ad accarezzarlo.
«Che splendore, è raro vederne di questa razza» sorrise «E’ bravo!».
Il bracco si faceva coccolare, amabile.
«E i pappagalli?».
«Sono tutti animali per bene, non ci saranno problemi» sentenziò Marlene.
Tessa non si sentiva così sicura, ma non aveva voglia di pensarci. Entrarono in cucina e sembrò andare tutto bene: il cane non diede credito agli uccelli, loro invece non smisero per un attimo di fissarlo.
«Come vuoi chiamarlo?» chiese la ragazza.
La madre prese il muso del bracco tra le mani e si guardarono seri per qualche istante «Holmes» annuì e si rialzò.
Tessa si sedette su una sedia, sentiva un lieve dolore alle tempie.
«Abita un bambino da queste parti?».
«Figurati! Nell’altra casa ci sono Meryl e Jonas Brodcart, dovresti ricordarteli» disse, dando da mangiare al cane.
«Il cane l’ha portato un bambino. Biondo, occhi marroni».
«Non l’ho mai visto tesoro» la donna passò un piatto con un toast alla figlia e un bicchiere di succo d’arancia.
Tessa annuì, d’improvviso le si era chiuso lo stomaco, non riusciva a capire da dove provenisse quella sensazione così negativa e sgradevole.
«Ha detto che nella nostra casa c’è qualcosa di male… era strano» alzò gli occhi verso la madre.
«Chi?».
«Il bambino, mamma».
«Non pensavo che lo sapessi già»non l’ascoltava, si era fermata in mezzo alla cucina.
«Non lo sapevo ti ho detto, me l’ha appena…» Tessa si accorse dello sguardo agghiacciato della madre «Cosa c’è?».
«Per questo volevo che venissi qui… ho paura» deglutì «Sta succedendo qualcosa».
«A chi?» la fissò, senza capire.
«Alla casa, Tessa» Marlene alzò le spalle, appoggiandosi poi all’isola «Neanche io volevo crederci ma…».
«Mamma cosa stai dicendo??» rimase con il bicchiere a mezz’aria, incapace di mangiare giù qualunque cosa.
«Sembra una pazzia lo so, ma io sento dei rumori e..» la voce tremò e gli occhi le si riempirono d’acqua tremolante.
Tessa si alzò di scatto, la sedia cadde dietro di lei e con un passo si avvicinò alla madre. Le accarezzò le spalle, cercando di sorridere. Il cuore aveva preso a batterle senza freni.
«Mamma… calmati ti prego, vieni siediti» la accompagnò.
«Io.. io stavo cercando di dirtelo. Qui c’è qualcosa» la donna si coprì la bocca con la mano rugosa.
Tessa non ebbe tempo di ribattere che il bracco si alzò sulle zampe e fissò la porta chiusa. Un borbottio basso e minaccioso prese a uscire dagli spazi tra i suoi denti serrati.
Fu solo allora che anche Tessa lo sentì. Dal corridoio proveniva un lieve rumore di unghie che raschiano contro il legno.
I pappagalli inziarono a sbattere le ali, spaventati.
Cosa succede?
- Il rumore si interrompe di colpo e va via la luce (63%)
- Qualcosa batte contro la porta (26%)
- Tessa prende un coltello e va a controllare con Holmes (11%)

28/11/2014 at 15:56
Geniale, il colpo di scena finale è magistrale. Hai dosato i colpi di scena in tutto il racconto, alternando momenti psicologici a momenti di orrore puro. Se era davvero un esperimento è riuscito alla grande, ma io non avevo dubbi dopo Vetro.
Io non farei il seguito, partirei per una nuova avventura. Daresti altre due pennellate su un quadro finito? Poi fai tu, se hai una bella idea puoi proseguirlo, ma io lo lascerei così, con la maledizione che ancora vige e i ragazzi salvi (più o meno) 🙂
30/11/2014 at 00:01
Io, di mio, non concepisco troppe i ritorni di storia…. del resto il seguito è sempre peggio del primo film! O quasi 🙂 Ma mi fa molto piacere che molti lettori l’abbiano suggerito, significa che la storia piaceva e i personaggi erano credibili, che è la cosa più importante ai fini del racconto. 🙂
Grazie che mi hai spronato a scriverlo :), merito tuo sul serio, mi hai convinto mesi fa a iniziare questo esperimento :).
Aspetto il nostro a quattro mani, volentierissimo!
28/11/2014 at 00:20
Meno male che è intervenuto Orson a salvare la situazione. Ha avuto fortuna. 🙂 Complimenti! E’ stata un storia horror veramente bella! Specialmente nel modo in cui hai saputo raccontarla. In effetti la frase finale si presta a un bel seguito. Aspetto di vedere cosa farai dopo le feste. Allora alla prossima. E ancora complimenti!
28/11/2014 at 13:04
Grazie mille Danica, sono contenta di averti appassionato, anche se solo per qualche settimana. E’ la vera soddisfazione! 🙂 A presto!
26/11/2014 at 20:14
Concordo con Francesco 🙂 l’ultima frase fa accapponare la pelle. Brava, non mi aspettavo il salto temporale, né quel finale ma combacia tutto perfettamente 🙂
26/11/2014 at 20:43
Graazie Thommy! Anche io tra un po’ mi aspetto il tuo finale da brivido (giallo)…. sono curiosa!
26/11/2014 at 21:16
Mi sa che hai tanto da aspettare…
26/11/2014 at 18:00
La frase finale è come un brivido lungo la schiena!
Mi dispiace aver saltato l’ultima votazione, ma avrei votato anche io per libertà. Un horror che mi è piaciuto, raffinato, attento e non scontato! Sempre brava, Serena. A rileggerti presto! 🙂
26/11/2014 at 20:42
Grazie mille francesco 🙂 mi ritroverai presto! Felice che ti sia piaicuto!
26/11/2014 at 13:55
Sono distratta da mille casini, mi ricordo all’ultimo – solo dopo aver aver aperto la pagina – che questo è l’episodio finale. E come raramente mi accade, soffro. Quando una narratrice è così empatica è difficile rinunciare a lei. Dispiaciuta con tutto il cuore che questa storia sia finita. Consapevole però che tornerai, perché altrimenti ti vengo a cercare.
L’episodio finale è perfettamente simmetrico agli accadimenti e ai punti di svolta che ci hanno condotto fin qui; e la cornice del salto temporale in avanti è trovata professionale e giusta. Ci hai regalato una sospensione con l’immagine lascata aperta di Tessa che si volta e recita la battuta finale a sua madre, – battuta aperta – e noi ci aspettiamo e immaginiamo di rimando l’espressione che può aver fatto la mamma come avessimo palleggiato con te, che sei un’ottima giocatrice e un’abile narratrice. Ti aspetto nella tua prossima storia, Serena.
26/11/2014 at 20:39
Di nuovo grazie Alessandra!
Ho visto che molti di voi mi hanno suggerito un seguito a questo storia, non è una cosa che mi è congeniale ma chissà…del resto siete voi che decidete, sempre ed è questo il bello :).
Ti rinnovo i ringraziamenti per tutti i complimenti che mi hai fatto, non preoccuparti, non dovrai cercarmi lontano… mi piace molto la dinamica di questo sito e l’iterazione che si crea con voi lettori, non ci rinuncio!
25/11/2014 at 23:02
Ultimo capitolo tenue e sommesso come la litania di una vecchia nonna, come la madre di Orson.
Hai navigato leggera tra i diversi stilemi dell’horror (gli animali sensibili, il bimbo sensitivo, la luce che si spegne, i rumori, gli spiriti i morti che parlano e che chiamano – come la madre), capace di regalare almeno tre colpi di scena compreso quello del finale che ha un retrogusto di ironia
Hai anche regalato odori, raro in un racconto, aspri e soffocanti.
Come direbbe una vecchio cantante melodico :”Serena, torna: sta casa aspetta a tte!”
25/11/2014 at 23:22
Accolgo ben volentieri l’incitamento e ho intenzione di tornare dopo le feste natalizia, se con un seguito o una nuova storia…chi lo sa!
Grazie per avermi seguito dal principio 🙂 e dei commenti sempre generosi e belli da leggere, che non guasta!
25/11/2014 at 21:16
Qualche indizio lascia pensare a un seguito, anche perché credo che il limite di battute ti abbia costretta a contenere lo sviluppo della storia.
In ogni caso, è stato un bel racconto.
Brava Serena.
25/11/2014 at 22:18
Assolutamente si, il limite mi sta sempre stretto!
Grazie Massimiliano, chissà che non siate riusciti a convincermi!
25/11/2014 at 20:22
Triste. Complimenti per questo finale a dir poco originale. Grazie alla prossima lettura. Un bacio
25/11/2014 at 22:17
Grazie Lucia 🙂
25/11/2014 at 20:17
Povera Tessa… un finale amaro ma appropriato.
E’ stata una bella esperienza leggerti, pensi che produrrai qualche spin off o sequel di questa storia?
25/11/2014 at 22:16
Vedo che sei il terzo che me lo chiede/consiglia…. magari ci penserò seriamente! 😛 Grazie!