Invisibili mondi

La bambina con gli occhiali di legno

Appena iniziai a leggere la prima riga, Lupe Gold sollevò la testa. Era distesa sul pavimento della sua camera, davanti ai compiti per il giorno dopo. Si fermò con la penna a mezz’aria, come un gatto che drizza le orecchie per un suono impercettibile.

«Chi c’è?» Strizzò gli occhi e si guardò attorno.

La stanza era vuota e nessuno rispose.

Continuai a leggere e la vidi trattenere il respiro, i sensi in allerta.

Mi ci volle un lungo momento per capire cosa ci fosse che la disturbava. Quando ci arrivai non riuscii a crederci: la ragazzina della storia che stavo leggendo sapeva che ero lì.

Dopo un attimo di sgomento presi a divorare una riga dopo l’altra. Mentre la storia di Lupe Gold si dipanava sotto i miei occhi, percepivo il suo disagio nel sentirsi spiata da una presenza che non riusciva a vedere.

Quando finalmente si decise a ignorarmi lo fece malvolentieri. Aggrottò le sopracciglia e diede una scossa a quei suoi riccioli indiavolati. Prese lo smartphone e cercò l’archivio musicale. Sparò del rap a tutto volume e chinò di nuovo il capo sui libri.

Mi chiesi quanti anni potesse avere. Undici? Dodici? Plausibile.

C’era una volta una ragazzina di dodici anni che riusciva a sentire la presenza di qualcuno che leggeva la sua storia. Di me che leggevo la sua storia.

Mi venne voglia di parlarle per assicurarmene ma non mi riuscì. Così non accadde nulla.

Lupe Gold rimase distesa su quell’orribile tappeto peloso, sottolineando il libro di storia senza troppa convinzione. Di tanto in tanto sollevava ancora il capo, diffidente, e si guardava attorno strizzando gli occhi, che aveva molto ravvicinati.

La porta della stanza si aprì e Lupe si voltò. Un uomo entrò e le rivolse un largo sorriso: «Come andiamo, Schizzetto?»

«Papà, ti avrò detto mille volte di bussare. E se fossi stata nuda?» Afferrò lo smartphone e passò il dito sullo schermo: la musica tacque.

L’uomo scavalcò il corpo della figlia e si sedette sul letto, proprio sopra il grosso ragno di peluche.

«Sarebbe stato gravissimo.» Un angolo della bocca si sollevò tra la barba incolta.

Lupe puntò i palmi per terra e si alzò a sedere. Incrociò le gambe e gli agitò contro la penna: «È la mia regola! Potrei dire alla mamma di farti vuotare il portafogli nel Barattolo delle Multe.»

L’uomo si chinò in avanti: «Ho una cosa per te, Schizzetto. Sicura di volermi multare? Potrei decidere di tenerla per me.»

Lupe incrociò le braccia sul petto e inclinò il capo: «Come no. Sarà una mega schifezza, è sicuro.»

Il quadretto familiare non mi interessava, ero lì lì per abbandonare la lettura quando il signor Gold sfilò dalla tasca un astuccio di legno.

La ragazzina si allungò per afferrarlo ma lui tirò indietro la mano: «Ferma lì! Faccio io.»

Lei s’incupì e prese a mordicchiarsi un’unghia, senza perderlo di vista. 

Suo padre aprì l’astuccio. Infilò dentro le grosse mani e ne trasse fuori un paio di occhiali.

«Ah perfetto!» Lupe si tolse la mano di bocca e la passò con malgarbo sulla camicia a quadri. «Avevo giusto bisogno di qualcosa che mi facesse sembrare ancora più brutta.»

«Smetti di dire sciocchezze e vieni qui. Sono su misura, li ho fatti per te.»

Lupe si accigliò: «Sì, perché ho il naso troppo storto per qualunque paio d’occhiali.»

«Oh sì, la tua vita è molto drammatica. Quasi quanto quella di tua madre.»

Si piegò verso di lei, le scostò con delicatezza i ricci dal volto e le infilò gli occhiali. Notai allora che erano di legno, sagomati finemente e lucidati con olio profumato. La montatura era rotonda e si adattava al volto minuto della ragazzina.

«Ecco fatto. Come va? Ci vedi meglio?»

«Sì.»

Il signor Gold sorrise. «Fa’ vedere.» Prese tra le dita il mento della figlia e lo voltò da una parte all’altra. Lei lo spinse via e si tolse gli occhiali. Passò le dita sulle venature del legno e usò un lembo della camicia per pulire le lenti.

L’uomo si batté le mani sulle cosce e si alzò in piedi. «Bene,» la sua figura giganteggiò nella stanza «vado al supermercato e vi lascio fare amicizia.»

Uscì scoccandole un ultimo sorriso. Pochi istanti dopo si udì lo sbattere della porta d’ingresso.

Lupe si rigirò gli occhiali tra le mani, il capo chino e l’aria insoddisfatta. Provò a fissare lo sguardo davanti a sé, verso il poster di un gruppo musicale sulla parete. Strizzò gli occhi e mosse le labbra nel tentativo di sillabare le scritte. Alla fine sospirò e infilò gli occhiali. Tirò su la testa per riprovare.

Si bloccò, lo sguardo atterrito. Sgranò gli occhi dietro le lenti e lanciò un urlo. Balzò indietro e cadde sui gomiti. Cominciò a strisciare verso la parete, gridando in preda al panico.

Mi ci volle un lungo momento per capire cosa stava accadendo. Ci arrivai proprio poco prima della fine del capitolo.

Gli occhi di Lupe erano fissi su qualcosa davanti a lei, qualcosa di terrificante che fino a un attimo prima non c’era.

E quel qualcosa ero io.

 

 

     

 

 

"E tu chi diavolo sei?" chiese Lupe, atterrita.

  • Udì lo scatto di una serratura e la porta d'ingresso si aprì. "Lupe, sei in casa?" La ragazzina si voltò verso la donna e io scomparvi. (55%)
    55
  • "Quindi tu riesci a vedermi?" Stavolta il mio tentativo di comunicare con lei andò a buon fine. (18%)
    18
  • Provai a rispondere, inutilmente: a quanto pareva, Lupe poteva vedermi ma non sentirmi. (27%)
    27
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87 Commenti

  • Bella la storia dei Nuvoli, mi piace parecchio il capitolo anche come lo hai fatto finire. E’ scritto molto bene e la trama regge, poi se ti capiterà di leggere da qualche parte un mio commento saprai che questo modo di scrivere una fantasia per ragazzi e bambini mi piace moltissimo. Brava. Complimenti. Se passi da me ti consiglio di saltare i primi capitoli leggi direttamente il quattro oppure il cinque… Non vado fiera dei primi. Un bacio

  • Premesso che mi piacerebbe vedere un aumento nell’interazione tra Lupe e l’invisibile, ho scelto l’alleanza con gli altri Nuvoli. Mi sono detto che, in fondo, i suoi desideri sono già stati assecondati con lo sgambetto; se vince l’ipotesi che ho scelto, trovano soddisfazione pure i miei. In caso contrario, beh non si può pretendere nulla dai Nuvoli, sono creature bizzarre!

    • L’aumento dell’interazione ci sarà, o almeno l’idea era quella, vediamo se ce la faccio 🙂
      Aspettiamo solo di vedere in che direzione andare… dici bene: i Nuvoli sono creature bizzarre! 😉
      Grazie per la lettura e il commento 🙂

  • La prima cosa che ho pensato leggendo e’ che i Nuvoli arrivino per salvare persone in pericolo. Perciò ho votato per una catastrofe in arrivo. La tua storia è molto intrigante, a mio avviso, e originale. Mi è piaciuta molto la scena di lei che vede la lettrice. Ti seguo e attendo il prossimo episodio!

  • Ciao Elphie, il racconto fin qui è ben strutturato, tiene desta l’attenzione del lettore con la giusta dose di meraviglia. Hai scelto un PDV interessante, anche se ti costringerà a qualche acrobazia tra la narrazione in prima e in terza persona. Mi piacerebbe trovare una giustificazione ai Nuvoli, credo siano lì per un evento inaspettato, quella è l’opzione che ho scelto, e a ben vedere ricoprende anche la catastrofe quindi ho buone probabilità di venire accontentato. Seguirò la storia con interesse.

  • Letto e votato evento inaspettato.
    Piccolo consiglio: cerca di tagliare gli sbalzi di POV.

    Lei lo fissò, truce: «No. Come il maschile di nuvole.»

    Lui sbuffò: «Perché le robe negative devono sempre essere al maschile? E poi cosa c’entrano le nuvole?»

    «Nemmeno tra loro?»

    Lei si accigliò: «Penso che non possano vedersi. Come se venissero da mondi diversi. Come se fossero…

    ***
    Per il resto sono in attesa del quarto.

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