Dove eravamo rimasti?
NEL BLU
La cena con i Sabelli fu spettrale. Carlo esordì dicendo che sarebbe partito con un giorno di anticipo e Anais scoppiò a piangere. I Sabelli andarono via con tante scuse per aver scelto un “brutto momento”.
Anais si sentiva in colpa con il marito per averlo costretto a fingersi mandante organizzando la sua dipartita e anche con Maris per averlo messo in una situazione difficile da gestire. Tutta la sua vita era stato un errore: si era innamorata dell’uomo sbagliato e non era riuscita ad amare quello giusto.
Il giorno dopo accompagnò Carlo all’aeroporto. Durante il tragitto in taxi gli tenne la mano per tutto il tempo. Era strano, sentiva di essere lei ad dovergli infondere forza.
Prima di separarsi da lei, Carlo la strinse forte.
– Ti ho amato dalla prima volta che ti ho vista, Anais. Sei sempre stata la mia piccola, il mio gioiello. Perdonami se non sono riuscito a darti quello che volevi.
“Lo stai facendo ora, Carlo, mettendoti da parte, lasciando che sia un altro a raccogliere l’ultimo respiro, l’ultimo sguardo. Forse nessuno mi ha amata come te” pensò Anais mentre guardava l’aereo che prendeva quota.
Fu in quel preciso momento che prese una decisione.
Tornò a casa e trovò Marta che stava finendo di riordinare la cucina.
– Dovresti farmi un enorme piacere, Marta – disse.
– Certo, di che si tratta?
– Il paese dove sei nata, me ne hai parlato tante volte, mi piacerebbe vederlo, sai. Mi accompagneresti?
– Sarebbe bello. Quando vorresti partire?
– Domattina all’alba. Voglio trascorrere il mio compleanno sul lago.
Marta la abbracciò.
– Staremo bene noi due insieme, vedrai.
Anais si chiuse in camera e compose un numero telefonico.
– Buonasera, Fedor.
°°° °°°
Maris si svegliò nel cuore della notte, balzò in piedi come se fosse stato morso da un serpente. Accese la luce e si guardò intorno. Era sabato e presto avrebbe incontrato Anais. Si sedette sul divano e attese l’alba senza muovere un muscolo. Maris era una perfetta macchina da guerra, un predatore; nella spessa corazza però, adesso c’era una crepa.
Fedor lo chiamò alle 8 in punto.
– L’ordine è stato annullato, il cliente non ha più bisogno della merce – disse.
– Hanno un nuovo fornitore? – chiese Maris.
– Il party è stato annullato, ti aspetto in ufficio.
Anais era salva, riusciva a pensare solo a questo; forse il marito aveva avuto un ripensamento…
Qualcosa però non quadrava: perché il marito era partito con un giorno di anticipo? Perché lei non si era stupita affatto di trovarlo lì? E soprattutto chi aveva scelto il mandante?
La verità gli balenò in mente come un fulmine a ciel sereno: Anais stava male, molto male. Improvvisamente tutto era chiaro.
All’appuntamento Anais non si presentò. Maris aveva immaginato anche questo.
Lei era lontana, in un paese che si chiama Marta sulle rive del lago di Bolsena.
Si era portata una bottiglia per brindare al suo compleanno.
Dentro c’era una dose sufficiente di cianuro.
Si sedette sul dorso di una barca dipinta di blu e attese che la torre dell’orologio scandisse dieci rintocchi.
Primo rintocco.
Il vento faceva fremere le vele di uno stendardo.
Due rintocchi.
I cigni seguivano le anatre verso gli scogli.
Tre rintocchi.
Marta parcheggiò vicino al pontile.
Quattro rintocchi.
Le nuvole andavano verso est.
Cinque rintocchi.
Un pattino con tre giovani stava rientrando.
Sei rintocchi.
Le nuvole erano trasparenti che ci si poteva vedere attraverso.
Sette rintocchi.
Era bello sentire ancora il sole sulla pelle.
Otto rintocchi.
Marta la chiamò agitando il braccio.
Nove rintocchi.
Squillò il cellulare, era Maris.
Dieci rintocchi.
Anais alzò la bottiglia in un brindisi immaginario.
La torre tornò silente, Anais si distese sulla barca blu. Ormai apparteneva solo al blu.
*Ringrazio tutti per avermi seguito fin qui, un saluto particolare ad Alessandra Startari tornata tra noi più in gamba di prima.

17/12/2014 at 23:26
In bocca al lupo Gatto, alla tua persona e alla sua sensibilità
21/11/2014 at 13:53
Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
Il veleno a volte ha un nome e un cognome.
20/11/2014 at 17:01
Tesoro, io ti sto ancora aspettando. E da un pezzo ti aspetto. Non farmi aspettare ancora, come hai fatto in passato. Vieni a leggermi.
20/11/2014 at 18:50
Alessandra non farmi saltare la copertura, sii buona 🙂
I nickname sono cerchi che si chiudono.
Ci vediamo al prossimo.
XXOO
20/11/2014 at 22:48
Per fortuna la stima e l’onestà intellettuale non sono cerchi e – quando veri – non si chiudono mai.
Buona vita, Gattopardo.
20/11/2014 at 23:53
La mia stima verso di te non è mai venuta meno, ma ho scelto di non apparire per motivi strettamente personali. Continuo a leggere, seguire e votare i racconti in forma anonima.
20/11/2014 at 23:59
Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
Perdere questo privilegio è un po’ morire.
Ti abbraccio.
21/11/2014 at 11:04
Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.
19/11/2014 at 14:53
Se è vero che non intendi più scrivere più sarà un peccato: denoti una notevole abilità nel suscitare le sensazioni nei lettori, e questo episodio era molto commovente. Bravissimo!
20/11/2014 at 11:04
Grazie Nick, è stato un piacere 🙂
19/11/2014 at 11:04
Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?
20/11/2014 at 11:06
Ciao Francesco, forse i rintocchi sono serviti a me per prendere tempo 🙂 Grazie a te.
18/11/2014 at 18:34
Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!
20/11/2014 at 11:07
Grazie, Mia, il tuo è uno dei commenti più belli. Un caro saluto.
17/11/2014 at 22:42
Caspita! Questo è stato un finale inaspettato. Un killer professionista come Maris “fregato” da una donna. E’ proprio vero che l’amore annebbia il cervello. Almeno questo mi ha fatto pensare l’ultimo episodio 🙂 Comunque bella storia dal primo all’ultimo episodio.
20/11/2014 at 11:08
Ciao Danica, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto, è nato controvoglia, poi i lettori mi hanno convinto ad andare avanti. Grazie di tutto.
16/11/2014 at 14:21
Finale con il botto! I dieci rintocchi scanditi dalle azioni tutt’attorno è una bella idea, e solo in quel momento si capisce a pieno il titolo del racconto. Pensavo che Carlo facesse qualcosa per evitare la morte della ragazza, in fondo era sua moglie.
Gran bel finale, complimenti 🙂
17/11/2014 at 11:01
Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂
17/11/2014 at 11:13
È vero lasciare andare la persona amata è più difficile.
I commenti erano doverosi, Gattopardo, avrei dovuto farli già da tempo 🙂 vabbè, meglio tardi che mai 🙂
16/11/2014 at 14:14
Mi ero chiesto: Ma se è carlo il mandate perché è triste? Poi si capisce che è anais a voler morire. E allora si spiega perché proprio Maris è stato scelto per il duro compito. Io ho scelto moriranno in due perché, si lei alla fine morirà, ma con lei morirà una parte di Maris.
16/11/2014 at 14:06
Trascorreranno la giornata assieme, ormai Maris si è esposto e tanto vale farlo per bene.
16/11/2014 at 14:02
Lui che la segue, fermandosi nello stesso bar e riparandosi con la mano. Bella scena.
Non pensavo che lei andasse diretta da Maris, pensavo invece che maris si facesse scoprire.
16/11/2014 at 13:56
Per strada l’arrotino gridava che avrebbe riparato ogni cosa, ma non era così semplice riparare le cose. Almeno, non tutte.
Bella questa parte!
Anais secondo me la vede, lui è ancora innamorato di lei, in qualche modo cercherà di vederla meglio, o magari ascoltare quello che dice.
16/11/2014 at 13:50
Se deve ucciderla non può farsi vedere, perciò probabilmente la spierà.