Carne di Tartaruga

Dove eravamo rimasti?

Entriamo subito nel vivo. Soki trova una sola traccia sul corpo del regista, quale? Un aculeo spezzato (63%)

Servizio Deluxe

“Pteroplatytrygon violacea” la voce di Soki uscì ovattata dalla mascherina verde. Con una lunga pinzetta alzò l’aculeo, un pezzo di carne  nero violaceo appuntito e lungo tre centimetri, tenendolo in bella vista davanti alle facce poco convinte dei detective.

“Tradotto per noi poveri ignoranti?” Cranbory alzò un sopracciglio, un mezzo sorriso.

“Trigone viola mia cara, più conosciuta come razza, della famiglia dei Dasiatidi. Si differenzia dalle altre razze raiformi per la pericolosità. I trigoni sono dotati di aculei velenosi posti sulla coda, possono causare problemi al sistema respiratorio, nervoso e circolatorio. Oltre che cancrena, menomazioni” sorrise “E la morte, s’intende”.

Hove mugugnò, guardò la piccola finestra. Si sentiva soffocare in quel maledetto seminterrato, non aveva mai sopportato quelle gite obbligate da Soki. Si allentò la cravatta.

“E perché ci interessa questa lezione di biologia animale?” Cranbory arricciò il naso.

“Perché siete davanti al vostro assassino”.

“Un trigone” Hove sembrava inebetito, si abbassò a scrutare l’aculeo.

“Altre belle notizie?” Cranbory seguì il suo sguardo.

Il medico si tolse i guanti, buttandoli in una grossa cesta. “Sostanzialmente, no. C’è tutto sul rapporto, ma è l’unica cosa utile che hanno trovato sul cadavere, a parte il portafoglio con documenti, carte, foto, scontrino e una bella mazzetta di centoni” si avvicinò a loro “La causa della morte è avvelenamento, il cocktail del trigone è micidiale e ne ho accertato i componenti. E’ stato ucciso senza dubbio da questo aculeo. Inietta una tossina che blocca il sistema nervoso, segue la paralisi, il sangue smette di pompare e il cuore si ferma. Una morte abbastanza rapida, dopo tutto”.

Qualche ora dopo Cranbory lasciò cadere sulla scrivania del Sovrintendente Capo Rage la copia del giornale. Due foto spiccavano a metà pagina: in una i paramedici spingevano una barella con un sacco nero e nell’altra un uomo di cinquant’anni dai capelli biondi fin sotto le orecchie, occhi azzurri e penetranti, qualche ruga, pelle abbronzata. Sotto il titolo LES KRAMER DECEDUTO IN CIRCOSTANZE MISTERIOSE, seguiva un articolo sulla sua carriera e sui premi vinti. Oscar, Golden Globe, Leone d’Oro, British Academy Film Awards, César. Hove osservò la foto di Kramer e piegò le labbra in una smorfia insoddisfatta. Gli erano sempre piaciuti i suoi film, un tempo, quando era solito andare al cinema una volta alla settimana con sua moglie, non se ne era perso nemmeno uno. Erano i migliori, sentimenti, azione, fantasia e ottimi attori, tutto condensato in due ore di pellicola. Niente di meglio, Hove rifletté sul motivo per cui non andavano più al cinema, certo l’artrite di Shona non li aveva spronati più di tanto.

“Abbiamo idee sul perché ce lo siamo ritrovati a nuotare in casa nostra? Movente? Nemici?”.

“Ancora nessuna capo” Hove tossì.

“Doveva venire proprio qui a schiattare, maledetto Kramer!” ruggì Rage.

“Un bel casino” disse Cranbory.

“L’aveva visto il suo A pugni chiusi?” Hove guardò il capo.

Rage muggì qualcosa “Sì, maledetto Kramer! E’ uno dei miei film preferiti”.

“Kramer era arrivato a Grand Cayman due mesi fa, stava girando il nuovo film. La troupe alloggia al Bedford, praticamente l’hanno occupato quasi per intero. Ora sono ancora là, dobbiamo interrogarli ma prima darei un’occhiata alla suite di Kramer” disse lei, alternando lo sguardo tra i due.

Hove annuì “Per me va bene capo”.

Con un gesto della mano, come se volesse scacciare una mosca testarda, li congedò “Andate”.

Due ore più tardi finivano di perquisire la suite, senza troppa soddisfazione. A parte una rubrica telefonica zeppa di contatti che sarebbe stato arduo rintracciare. Hove chiuse l’armadietto sopra il lavandino del bagno, scosse la testa e alzò la voce “Qua è pulito”.

La collega era inginocchiata a controllare sotto il letto. La raggiunse, intravide all’ingresso due agenti della scientifica al lavoro.

“Solo scartoffie, qualche copione pieno di correzioni, libri, pacchetti di sigarette dappertutto. Aveva una paura fottuta di rimanere a secco eh?” Cranbory si alzò.

Hove sbuffò in una risata roca, quando riprese il controllo parlò “Nel salottino è tutto pulito, non c’è un bel niente”.

Tra lo specchio e l’armadio a quattro ante una striscia di carta da parati con applique rococò. Dalla porta finestra affacciata sul balcone entrava poca luce, il cielo si era rannuvolato in mattinata. Cranbory appoggiò il palmo della mano contro la carta, scivolando lentamente su e giù, come se stesse tastando qualcosa. “Senti qua”.

Hove si avvicinò e affiancò la sua grande mano. Un attimo dopo alzò un sopracciglio e avvicinò il corpo.

“ Lo senti?”.

“C‘è qualcosa”.

Si guardarono, non c’era bisogno di parlare. Hove sganciò lo specchio, dietro un dislivello mostrava la fessura un ripostiglio nascosto.

“Sarà compreso nei servizi deluxe della suite?” Cranbory lanciò un’occhiata al collega.

Hove fece forza con il polpastrello nel dislivello e sentì una porzione di parete scivolare verso destra, in una rientranza.

Cosa trovano dentro il ripostiglio nascosto?

  • Un numero di telefono dell'isola (19%)
    19
  • Una chiave (52%)
    52
  • Un copione (30%)
    30
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376 Commenti

  • Eccomi finalmente a commentare la tua storia. L’avevo già letta da tempo in metro ma dal tablet non scrivo quasi mai. Non ne sono capace. Che dirti, gran bella storia, inizio subito di gran classe, in stile CSI Grand Cayman, poi la storia non ha mai calato il ritmo e è come se tu l’avessi conclusa al nono capitolo, il decimo è solo per la delizia del nostro palato di lettori, con la grande chiusura di un’isola che non so se hai mai visto dal vero, ma che di sicuro ti ha colpito e hai fatto tua. Bravissima!

    • Grazie Diego. È bello sapere che la storia è piaciuta e ha colpito, quel tanto che basta perché le persone tornino dopo un mese per lasciare un complimento. Per questo ti ringrazio doppiamente. In realtà non ho mai avuto il piacere di nuotare tra le tartarughe, ma ogni mio racconto (anche il più piccolo) ha alle spalle un intenso lavoro di ricerca. Non saprei impostare una storia diversamente

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