Dove eravamo rimasti?
Indagini
“Hai letto il rapporto del veterinario?” chiese Hove
Erano seduti ad un lungo tavolo nella sala riunioni del Distretto, da soli, a riordinare le carte, le prove e soprattutto le idee. Il tramonto si preparava a ingoiare l’isola e l’oceano, nuvole rosa si aggrappavano al cielo in lontananza, alcune barche a vela dondolavano sul mare e le palme erano smosse da un vento caldo e poderoso. Hove guardò fuori dalla finestra, un rettangolo affacciato sulle strade strette e la spiaggia all’orizzonte. Lanciò un’occhiata all’orologio, sarebbero rimasti a lavorare per tutta la sera. La sala riunioni era uno stanzone freddo e male illuminato, su un mobile basso addossato al muro capeggiava una macchina del caffè, una scatola sempre piena di biscotti, una pila di tovaglioli blu, cucchiaini di plastica spaiati dentro un bicchiere di carta, una scatola di bustine di zucchero e una decina di tazze con il logo del Dipartimento di Polizia delle Cayman. Affiancava la finestra un frigo basso dai contorni squadrati e l’età avanzata, grigio metallizzato. Per il resto le pareti erano adornate solo da sedie pieghevoli chiuse, ritagli di giornale e avvisi appesi alla bacheca in sughero e un orologio sopra la porta. Hove si alzò a riempire nuovamente le due tazze di caffè, prese il latte dal frigo e lo aggiunse abbondantemente.
“Pare che quella specie di trigone viva vicino alle coste, sui fondali dove trova pesci, crostacei” lei alzò le spalle “Ne hanno alcuni esemplari qui a Stingray City, la riserva delle razze, ma non sono visibili ai turisti”.
Hove aprì una cartellina, iniziando a leggere “Ho controllato i registri della Turtle, pare che tutti gli operai siano puliti e abbiano detto la verità. Nessuno ha precedenti né legami rilevanti con gli Stati Uniti o il mondo dello spettacolo” bevve.
“Cos’ha detto Soki sull’ora della morte?” Cranbory lo guardò, cercando il foglio in mezzo a tutte quelle carte.
Hove rialzò lo sguardo “Kramer è morto verso le due di notte, dall’esame dei tessuti sembra sia stato immerso nella vasca dalle quattro fino al nostro arrivo. L’acqua ha cancellato le altre tracce” lesse qualcosa sul foglio “A quell’ora gli operai stavano registrando dati nella vasca grande e in quella zona non c’era nessuno, le chiavi magnetiche lo provano. Pare che alle tartarughe appena nate facciano il trattamento nel tardo pomeriggio, le controllano prima dell’orario notturno e più nulla sino al mattino. La guardia fuori dice di non aver sentito nulla e le telecamere non ci aiutano”.
“Hanno visionato i filmati?”.
“Se ne è occupato Bob, riprendono solo all’esterno durante la notte, il perimetro della fabbrica. Di notte all’interno sono accese solo in certi reparti, dove ci sono i cuccioli le riattivano solo alle otto e trenta”.
“Chi ha trascinato il corpo fin lì doveva saperlo, come ha fatto?” Cranbory lo guardò.
“Stanno controllando anche tutti i dipendenti che non hanno accesso diretto alle tartarughe, non si sa mai. Domani me ne occuperò” Hove finì il caffè in un lungo sorso.
La donna si alzò, stirando le braccia in aria e sentendo scrocchiare sonoramente le spalle. Tirò fuori dalla tasca un elastico e si legò i lunghi capelli neri in una coda alta, quella stanza sembrava un forno. L’aria condizionata funzionava a rilento, provò ad aprire la finestra ma il vento caldo sembrava peggiorare le cose e la richiuse subito. Riempì la tazza di latte freddo e si appoggiò al mobiletto, guardando il collega.
“A te com’è andata con quella chiave?” chiese Hove, mettendosi comodo.
Lei sorrise divertita “Ah bella storia anche quella” scosse il capo “Kramer era un tipo parecchio paranoico, a quanto ho capito. Ho controllato il numero di serie della chiave, era di un armadietto del Rick Forest Resort. Nella zona dove tengono custoditi i bagagli degli ospiti che fanno il check-out c’è una saletta con armadietti di sicurezza. Loro hanno una copia di tutte le chiavi. Sarebbe esclusivamente per i clienti, ma per Kramer hanno fatto un’eccezione”. Iniziò a cercare nello scatolone, scostò le foto della scena del crimine, vide un quaderno e lo alzò, sotto trovò la busta di plastica.
Hove spostò tutti gli altri fogli dal centro del tavolo e lei ne rovesciò il contenuto.
“Dentro c’erano questi” indicò biglietti e un quadernino. Cranbory si infilò due dita sotto il bordo della t-shirt gialla, aveva un prurito terribile.
Hove si sistemò gli occhialini da lettura e prese in mano un biglietto “G.V. 9 p.m. Crocket Pub. Portare lista, chiedere di Indie” alzò lo sguardo interrogativo.
Cranbory alzò le spalle e piegò le labbra “Sono tutti così. Il quaderno riporta diciture simili. Ho ricostruito un’agenda” si sedette “Pare che gli incontri si riferiscano a due persone, Indie e Drowley. I luoghi sono il Crocket, un motel giù a Georgetown e il museo di storia naturale. Quasi sempre la sera tardi, con assiduità, almeno due volte a settimana nell’ultimo mese. G.V. non so chi sia, per ora”.
“Parecchio disordinato questo regista” sentenziò Hove.
Quale sarà ora la pista privilegiata di Cranbory e Hove?
- Concentrarsi sulla Cayman Turtle Farm. (5%)
- Interrogare il cast del film. (33%)
- Scoprire chi sono i nomi sul quaderno di Kramer. (62%)

07/05/2015 at 10:24
Eccomi finalmente a commentare la tua storia. L’avevo già letta da tempo in metro ma dal tablet non scrivo quasi mai. Non ne sono capace. Che dirti, gran bella storia, inizio subito di gran classe, in stile CSI Grand Cayman, poi la storia non ha mai calato il ritmo e è come se tu l’avessi conclusa al nono capitolo, il decimo è solo per la delizia del nostro palato di lettori, con la grande chiusura di un’isola che non so se hai mai visto dal vero, ma che di sicuro ti ha colpito e hai fatto tua. Bravissima!
07/05/2015 at 12:06
Grazie Diego. È bello sapere che la storia è piaciuta e ha colpito, quel tanto che basta perché le persone tornino dopo un mese per lasciare un complimento. Per questo ti ringrazio doppiamente. In realtà non ho mai avuto il piacere di nuotare tra le tartarughe, ma ogni mio racconto (anche il più piccolo) ha alle spalle un intenso lavoro di ricerca. Non saprei impostare una storia diversamente