Carne di Tartaruga

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà ora la pista privilegiata di Cranbory e Hove? Scoprire chi sono i nomi sul quaderno di Kramer. (62%)

Situazioni Spiacevoli

“Indie Pharson” disse Cranbory, buttando un fascicolo sulla scrivania di Hove.

Lui si appoggiò allo schienale della poltrona e alzò lo sguardo, mugugnò e prese la cartellina. “Vediamo” lesse “Figlia di Eugene e Mona. Il padre è il direttore del Museo di storia naturale” alzò gli occhi.

“Già, il collegamento. E’ così che l’ho trovata” annuì “L’unica Indie che è venuta fuori dagli indizi” prese posto su una sedia.

Hove continuò “Eugene Pharson è direttore da due anni, la moglie è vice redattore di una rivista. Hanno una villa in riva al mare a West Bay, sulla punta dell’isola” gli occhi scivolavano da un punto all’altro “Indie frequenta la Mary Crowford High School, un liceo prestigioso, diversi premi per la pallavolo e…” alzò lo sguardo di scatto “Ha solo quindici anni”. Tutto gli fu improvvisamente chiaro.

Cranbory si appoggiò allo schienale con un sorriso storto sul viso, incrociò le mani sul ventre “Esatto”.

“Il signor Pharson non è in casa” disse la cameriera.

“Non cerchiamo lui” Hove spinse avanti il suo distintivo e si fece largo oltre la porta semi aperta dell’ingresso.

Cranbory lo seguiva, prese la donna da parte e le disse che volevano parlare con Mona e Indie Pharson. La cameriera si trovava in evidente imbarazzo, ma non aveva altra scelta. Un rumore di passi li raggiunse, proveniente dall’enorme salone a sinistra. Ne uscì una donna bianca sulla quarantina, splendida, ben vestita, con due occhiali di tartaruga sul naso e un libro in mano, aveva fermato la pagina con l’indice “Chi siete?”.

Mostrarono i distintivi e in pochi secondi la tensione si stabilizzò. La cameriera scomparve.

“Signora Pharson, c’è sua figlia Indie in casa?”.

“Cosa desiderate?” modi affettati, tono di voce basso di chi pensa di poter scendere a patti con tutti. Con la dovuta caparbietà.

“Solo farle qualche domanda, signora. Non c’è di che preoccuparsi” Hove fece un passo avanti e sorrise. In qualche modo la rassicurò e la donna annuì, chiamando la figlia.

Quaranta secondi dopo una voce rispose dalla balconata “Sì mamma, dimmi”.

“Scendi tesoro, solo qualche minuto”.

La ragazza era bella quanto può esserlo solo una giovane mulatta con gli occhi verdi e ondate di capelli mori, alta, formata come una donna. Camminava a piccoli passi e indossava una tuta che non riusciva per nulla nell’intento di abbruttirla. Mona fece accomodare tutti nei divani a cinque posti del salotto. A dividerli solo un basso tavolo in legno di ciliegio giapponese intagliato a mano con scene campestri. Iniziò Cranbory, guardando la ragazza negli occhi.

“Conosci un uomo che si chiama Les Kramer?”.

“E’ un regista famoso, no?”.

“Non è quello che è morto sull’isola?” chiese la madre.

Hove annuì senza dire niente, preferiva osservare per il momento. Si appoggiò con la schiena al divano, era morbidissimo e d’un bianco immacolato.

“Lo conoscevi?” le richiese.

Indie fissò lo sguardo in quello della poliziotta e scosse la testa, le onde ne seguirono i movimenti “No”.

“Ne sei sicura? Forse hai saputo che era venuto sull’isola per girare un film, hai pensato di andare a dare un’occhiata. E lì lui ti ha notato…ovviamente” Cranbory la guardò. Aveva un blocchetto e una biro in mano, ma non scriveva nulla. Era immobile.

Hove osservava la madre senza essere visto, quest’ultima infatti era seduta a fianco della figlia e le teneva un braccio attorno alle spalle.

“Non sapevo che fosse sull’isola” disse Indie.

“Il tuo nome era nella sua agenda, pare che vi siate incontrati ripetutamente nelle ultime sere. Anche al museo dove lavora tuo padre” il tono di Cranbory era duro e conciso.

La ragazza s’irrigidì appena, quanto bastava perché i detective lo notassero.

La madre spalancò i grandi occhi verdi e scosse la testa “Credo che ci sia un grosso equivoco detective”disse.

“Provi a chiederlo a sua figlia” intervenne Hove, guardandole.

“Mia figlia non è certo l’unica ragazza a chiamarsi Indie sull’isola, o altrove” disse, risoluta, abbassando il braccio.

Indie continuava a fissare Cranbory, e viceversa.

“A me sembra una coincidenza interessante” disse la detective, rivolta alla ragazza.

“Signora, sua figlia potrebbe essere stata vittima di situazioni spiacevoli… se capisce cosa intendo. E’ per il suo bene che siamo qui” disse Hove, sporgendosi sul tavolino.

Mona Pharson lo guardò dritto negli occhi, deglutì senza emettere suoni.

“Deve esserci uno sbaglio, tutto qui. Non ho mai visto quel regista” la ragazza non mosse un muscolo.

La madre si alzò, ponendo fine all’interrogatorio “Vi prego di andare ora, mia figlia ha risposto alle vostre domande. Se ci fosse altro contattate il nostro avvocato” li guardò mentre si alzavano “Liuan”. La cameriera li scortò fino al portico esterno e richiuse la porta.

“La ragazzina mente” affermò Cranbory, appena saliti sull’auto.

“Altroché” rispose lui “Direi che a questo punto ci sta una bella gita al museo” sorrise.

“E’ da quando sono piccola che non ci vado più”.

“Eccoti una buona occasione” Hove ingranò la marcia e partì, sgommando nel parcheggio ghiaioso di Villa Pharson.

Cranbory riceve una telefonata durante il tragitto verso il Museo. Chi è?

  • Il Sovrintendente Rage. Qualcuno si è presentato al Distretto per loro. (29%)
    29
  • L'agente Brian. Ha trovato qualcosa nelle registrazioni video della Turtle. (47%)
    47
  • Soki. Ha scoperto qualcosa di nuovo in laboratorio. (24%)
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376 Commenti

  • Eccomi finalmente a commentare la tua storia. L’avevo già letta da tempo in metro ma dal tablet non scrivo quasi mai. Non ne sono capace. Che dirti, gran bella storia, inizio subito di gran classe, in stile CSI Grand Cayman, poi la storia non ha mai calato il ritmo e è come se tu l’avessi conclusa al nono capitolo, il decimo è solo per la delizia del nostro palato di lettori, con la grande chiusura di un’isola che non so se hai mai visto dal vero, ma che di sicuro ti ha colpito e hai fatto tua. Bravissima!

    • Grazie Diego. È bello sapere che la storia è piaciuta e ha colpito, quel tanto che basta perché le persone tornino dopo un mese per lasciare un complimento. Per questo ti ringrazio doppiamente. In realtà non ho mai avuto il piacere di nuotare tra le tartarughe, ma ogni mio racconto (anche il più piccolo) ha alle spalle un intenso lavoro di ricerca. Non saprei impostare una storia diversamente

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