Dove eravamo rimasti?
Accordi
L’ufficio del Centro Ricreativo era una stanza sobria, attestati alle pareti, piante grasse sopra lo schedario. Una ragazzina un po’ impaurita stringeva al petto dei libri e stava a gambe serrate su una sedia. L’altra era occupata da Hove.
“Lety dì al detective cos’è successo” la direttrice sorrise.
La ragazzina sistemò gli occhiali sul naso, si girò verso Hove “Era sera. Io ero qui perché seguo il corso di disegno. Stavamo facendo una pausa e mi sono messa a guardare dalla finestra. Ho visto Drowley che usciva in cortile, si è acceso una sigaretta. Poi è arrivata una ragazza, hanno litigato. Non ho sentito cosa si dicevano. Lui l’ha spinta a terra, lei è caduta e Drowley si è voltato per rientrare ma lei si è rialzata. Ha preso un mattone, l’ha colpito e lui è caduto” lo guardò “lei è corsa via”.
“Puoi descrivermela?” chiese Hove, sentì un fastidioso formicolio arrampicarsi su per la schiena, fino alla nuca.
“Mulatta. Bellissima. Giovane, ma più grande di me”.
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“Il mio cliente intende rilasciare una piena confessione, in cambio di uno sconto di pena. In fondo dal suo racconto si evince chiaramente che ha soltanto partecipato, non è l’ideatore né l’artefice diretto del delitto” l’avvocato, seduto di fianco a Gordon nella sala interrogatori, fissava Rage. Era un alto papavero del prestigioso studio isolano Johnson, Daniels & Mubatu, il signor Valenti l’aveva assunto appena un’ora e mezza prima.
“Cosa fa pensare al suo cliente di poter avanzare tante pretese, avvocato Mubatu? Ormai abbiamo le prove del suo coinvolgimento nell’omicidio” disse Rage, mani in tasca, schiena eretta. I detective al suo fianco.
“Perché le prove che avete non hanno senso senza una completa confessione, sono solo indiziarie” sorrise “E ho saputo che la signorina Pharson non ha rilasciato alcuna dichiarazione, al contrario di ciò che avete fatto credere al ragazzo” si sistemò i gemelli di madreperla “Avete bisogno del mio cliente. O volete che i media vi crocifiggano ancora un po’?”.
Rage fremette sotto la giacca.
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Il Procuratore, dopo aver patteggiato 7 anni di carcere per Gordon Valenti, con la possibilità di uscire dopo quattro per buona condotta, uscì dalla stanza e infilò un documento nella cartellina di pelle “E’ tutto vostro”.
I detective entrarono, installarono una telecamera su un treppiedi. Dopo aver elencato le generalità del ragazzo, Hove fece un cenno a Mubatu, questi sfiorò il polso del ragazzo e Gordon iniziò.
“E’ iniziato tutto una sera, Les ci aveva chiesto di vederci al motel. Gli avevamo già detto tutto, avevamo anche fatto delle registrazioni per lui, i favori continuavano, avevamo corretto insieme il suo copione, aggiungendo nostre impressioni. Dovete capire che ce l’aveva promesso, noi contavamo su di lui. Era la nostra occasione per farla finita con quel mondo. Aveva promesso che ci avrebbe fatto fare gli attori nel suo documentario, che saremmo andati a Los Angeles e diventati famosi” Gordon alzò lo sguardo su Cranbory “Les aveva cambiato idea, ci disse che il documentario si sarebbe trasformato in un semplice film, che avrebbe cambiato qualcosa, che per guadagnare più soldi avrebbe dovuto mettere attori già famosi. Che gli dispiaceva, che pensava davvero di poterci aiutare, ma il business, la casa di produzione non avrebbe accettato un lavoro del genere. Disse che ci avrebbe citato come fonti e che sicuramente avrebbero voluto intervistarci” sorrise, scuotendo il capo “Noi lo guardavamo senza parole, eravamo nel panico. Drowley era triste, deluso, ma forse si preoccupava meno, sapeva di poter arrivare lontano anche senza Les o almeno ci credeva. Indie era così arrabbiata, non ho mai visto una persona così piena di odio. La vedevo piangere e non emetteva neanche un fremito, un rumore. Lo fissava come se volesse trafiggerlo. Les prese il suo copione e uscì dal bungalow, come se niente fosse”.
“Vi ha liquidato” commentò caustico Hove.
Gordon lo fissò “Già. Ma noi ci siamo riusciti meglio di lui. E’ stata Indie, ha architettato tutto lei e noi ci siamo limitati ad aiutarla. Mio padre fa il veterinario e spesso svolge consulenze a Stingray City, sa la riserva naturale delle razze? In questo periodo va lì spesso, ha le chiavi. Drowley ha detto che era meglio ucciderlo senza lasciare tracce e ho pensato a una razza velenosa. Ho visto mio padre come si trattano” alzò le spalle “Narcotizzato il trigone è stato facile tagliarli l’aculeo, l’ha fatto Indie. Voleva infilarlo nel collo di Kramer, aveva organizzato tutto, quella è stata la sua migliore interpretazione. Noi sappiamo quanto può essere avida la gente dello spettacolo” sorriso, sbieco.
“Perché ha accettato di rivedervi?” chiese Hove.
“Ha accettato di rivedere lei. Le è bastata una telefonata, è brava a recitare. Troppo brava anche per lui. Si sono incontrati in un parcheggio. Noi li tenevamo d’occhio”.
“Come l’ha convinto?” disse Cranbory.
Gordon li guardò “L’avete vista, no? Les deve aver pensato che fosse la sua vacanza fortunata”.
Quale sarà la parola-simbolo della conclusione?
- Giglio (67%)
- Impronta (11%)
- Condanna (22%)

07/05/2015 at 10:24
Eccomi finalmente a commentare la tua storia. L’avevo già letta da tempo in metro ma dal tablet non scrivo quasi mai. Non ne sono capace. Che dirti, gran bella storia, inizio subito di gran classe, in stile CSI Grand Cayman, poi la storia non ha mai calato il ritmo e è come se tu l’avessi conclusa al nono capitolo, il decimo è solo per la delizia del nostro palato di lettori, con la grande chiusura di un’isola che non so se hai mai visto dal vero, ma che di sicuro ti ha colpito e hai fatto tua. Bravissima!
07/05/2015 at 12:06
Grazie Diego. È bello sapere che la storia è piaciuta e ha colpito, quel tanto che basta perché le persone tornino dopo un mese per lasciare un complimento. Per questo ti ringrazio doppiamente. In realtà non ho mai avuto il piacere di nuotare tra le tartarughe, ma ogni mio racconto (anche il più piccolo) ha alle spalle un intenso lavoro di ricerca. Non saprei impostare una storia diversamente