Dove eravamo rimasti?
Scambi di Favori
Hove uscì dalla stanza e guardò Rage scuotendo la testa. Da Indie non avrebbe cavato nulla. La guardò e si chiese cosa potesse esserle successo per farla diventare così sprezzante e dura. Rage batté un pugno sulla scrivania, a lunghe falcate raggiunse l’altra stanza dove si ritrovò a osservare una scena interessante.
Un ragazzino con i capelli biondi e lunghi sino alle orecchie, mossi da cherubino, occhi languidi e braccia muscolose, abbronzate. Se ne stava con la testa tra le mani, alcune lacrime sui polsi, traslucide sotto i neon appesi al soffitto. Cranbory era seduta a capotavola. Rage la vide fare un movimento lento in alto e in basso con la testa, condiscendenza e pazienza. Dal suo atteggiamento capì che stavano ottenendo qualcosa. E qualunque cosa era meglio di niente, quando avevi sindaco, media e ambasciata aggrappate ai calcagni con i denti.
“Vuoi un bicchiere d’acqua Gordon?”.
“No…no”.
“Ti ascolto”.
Gordon si pulì il viso e fissò la donna, notò che i suoi occhi neri erano asciutti e opachi. Trasmettevano un brivido sensuale, Gordon lo sentì arrampicarsi lungo la coscia e il cavallo dei pantaloni per perdersi nel groviglio dello stomaco. Deglutì, si inumidì le labbra. Non aveva avuto bisogno di domandarsi per troppo tempo cosa fosse meglio fare. Indie stava davvero confessando? Gordon sapeva di non poterne essere sicuro, ma la sola eventualità lo spaventava. Non si vergognava di provare una sincera paura nei suoi confronti, aveva sentivo una specie di scossa elettrica già la prima volta che si erano incontrati. Una notte, in quel bungalow. La forza di volontà di Indie l’avrebbe potuta spingere a fare e dire qualunque cosa. E Gordon non aveva intenzione di lasciarsi trascinare da lei. Avrebbe sempre potuto essere la sua parola contro quella di lei, ormai per Drowley era tardi schierarsi.
Così Gordon Valenti, l’aitante biondino di diciassette anni, ritornò a guardare Cranbory e aprì bocca “Eravamo noi a incontrarci con Les, non sempre al motel. Di pomeriggio è capitato di trovarci al museo perché Indie andava lì ogni giorno dopo la scuola. C’era anche un pub, ci siamo andati solo una volta. Era lui a dirci quando e dove, ci mandava un SMS. Nessuno ha mai mancato un appuntamento. Con lui parlavamo di cinema, di film, dei suoi progetti. Tutti noi vorremmo fare gli attori, ma per il momento non abbiamo concluso molto. Forse a Los Angeles sarebbe più semplice farsi dei contatti seri, conoscere le persone giuste, presentarsi, candidarsi. Ma qui…l’isola è un mondo a sé e ha le sue regole. L’abbiamo imparato presto” annuì, abbassando lo sguardo.
Cranbory rimaneva in silenzio, il ragazzo non aveva bisogno di imbeccate e andava bene così.
“Indie non è ancora arrivata alla televisione, la sua bellezza straordinaria è un’arma a doppio taglio. Alcuni le hanno detto che era troppo bella per una certa pubblicità o per un’altra. Ha fatto delle sfilate e qualche promozione nei locali, nelle piscine. Il mio apice è stata una pubblicità televisiva per una marca di occhiali da sole, l’anno scorso la mandavano in continuazione e avevo fatto anche qualcosa per le riviste giovanili, ma poi ne sono arrivati altri più giovani di me e ho fatto solo robetta. Drowley, lui sì, aveva quasi sfondato. Non aveva mai frequentato una scuola di recitazione, ma aveva un dono” si passò una mano tra i capelli.
“Eravate amici da molto?” s’intromise Cranbory.
“Oh no, ma abbiamo fatto presto a conoscerci stando con Les. Lui voleva sapere tutto di noi”.
“Perché gli interessavate tanto?”.
Alzò le spalle “Portavamo a galla tutto il marcio che c’è nel mondo dello spettacolo e lui aveva bisogno di noi. Gli abbiamo rivelato tutto”.
Cranbory si passò una mano sul collo, faceva caldo nella stanzetta. Guardò il ragazzo, ma lui sembrava non accorgersene. “Cosa gli avete rivelato?” chiese, nervosa.
Il ragazzo la fissò “Di quei provini, delle cose che ci hanno chiesto” disse “E di tutto il resto. I favori, gli appuntamenti, le serate, le concessioni. E’ un vortice da cui è impossibile uscire, se ci provi cadi e ti calpestano come se non ci fossi mai stato. Hai sempre qualcuno più giovane dietro le spalle che spinge, prega solo che tu finisca per sparire così sarà il suo turno”.
Cranbory ricambiò il suo sguardo e da qualche parte nella sua testa qualcosa si mosse. Lentamente capì. “Mi stai dicendo che tu, Indie e Drowley avete dovuto… diciamo barattare prestazioni più o meno intime in cambio di visibilità? Contratti? Occasioni?”.
Un solo angolo della bocca del ragazzo si curvò all’insù, un lieve cenno positivo della chioma dorata, poi parlò “E’ proprio quello che sto dicendo”.
“E perché a Kramer interessava tanto la vostra storia?”.
Il sorriso si allargò, abbassò lo sguardo “Voleva farne un film-documentario, un suo progetto personale. Non lo sapeva nessuno, tranne noi”.
“E poi cos’è successo?” Cranbory inclinò il capo, alcune lunghe ciocche nere solleticarono il tavolo d’acciaio.
Gordon rialzò gli occhi, il sorriso scomparve “Le cose non sono andate come previsto”.
Dove si svolgerà parte del penultimo capitolo?
- Centro Ricreativo Giovanile, un testimone ha visto cos'è successo al giovane Drowley (50%)
- Laboratorio della Scientifica, sono arrivati i risultati dei test effettuati sull'auto di Valenti (20%)
- Ancora nella stanza interrogatori, Cranbory torchia Gordon per sapere tutta la verità (30%)

07/05/2015 at 10:24
Eccomi finalmente a commentare la tua storia. L’avevo già letta da tempo in metro ma dal tablet non scrivo quasi mai. Non ne sono capace. Che dirti, gran bella storia, inizio subito di gran classe, in stile CSI Grand Cayman, poi la storia non ha mai calato il ritmo e è come se tu l’avessi conclusa al nono capitolo, il decimo è solo per la delizia del nostro palato di lettori, con la grande chiusura di un’isola che non so se hai mai visto dal vero, ma che di sicuro ti ha colpito e hai fatto tua. Bravissima!
07/05/2015 at 12:06
Grazie Diego. È bello sapere che la storia è piaciuta e ha colpito, quel tanto che basta perché le persone tornino dopo un mese per lasciare un complimento. Per questo ti ringrazio doppiamente. In realtà non ho mai avuto il piacere di nuotare tra le tartarughe, ma ogni mio racconto (anche il più piccolo) ha alle spalle un intenso lavoro di ricerca. Non saprei impostare una storia diversamente