Bloody Amnesy

Dove eravamo rimasti?

Nel finale... ... Mike arriva a casa dei gemelli per una visita, ma trova vivo solo Nicholas. (67%)

Come tutto ebbe fine

Dato che era il mio giorno libero, decisi di far visita a Nick e Frank. Volevo sfruttare l’occasione per fare le mie condoglianze ai gemelli.

Parcheggiai la macchina vicino al cancelletto di ingresso. Suonai il citofono. Aspettai qualche secondo, ma non rispose nessuno.

«Eppure la porta è socchiusa.»

Decisi di scavalcare la recinzione di metallo. Dovevo sapere cosa stava succedendo, poiché ero preoccupato. Attraversai il giardino di corsa fino a raggiungere la porta.

Aprii lentamente la porta ed entrai. Era tutto in ordine. Non sembrava che fosse entrato qualcuno per una rapina. «Staranno dormendo.» Ipotizzai.

Udii una piagnucolio provenire dal soggiorno. Appena entrai nella stanza vidi Nick accucciato in un angolo. Mi avvicinai. Aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Ma era anche pieno di terrore. Tentai di appoggiare la mano sulla sua spalla per richiamarlo alla realtà. Prima che riuscissi a toccarlo, si voltò di scatto verso di me.

«È qui! Il cane è qui!» Esclamò, come in preda al panico.

«Il cane? Che cane?»

«Quel cane!» Disse indicando un punto alle mie spalle. Mi girai per guardare.

«Lì non c’è niente, Nick.»

«No. No. Lui c’è. Ed è proprio lì.»

«Nick, guardami. – Gli chiesi. Mi fissò negli occhi. – Lì non c’è nessun cane.»

Si voltò verso il punto in cui vedeva il cane.

«Hai ragione. Se n’è andato.»

Ci sedemmo al tavolo del soggiorno. Dopo circa un minuto, riuscii a calmarlo.

«Vuoi dirmi cosa è successo?»

Mi guardò dritto negli occhi, prima di iniziare a parlare.

«Anche se te lo dicessi, non mi crederesti.»

«Almeno provaci.»

«Questa mattina ero nel mio studio a disegnare, quando ho sentito un ringhio provenire da corridoio. Avevo aperto la porta per controllare cosa fosse e vidi sul pavimento delle impronte di cane. Le impronte si dirigevano verso la camera di Frank.

Pochi secondi dopo, l’animale uscì dalla stanza. Non saprei dire di che razza fosse. Per non farmi vedere, richiusi la porta. Poco dopo, si sedette fuori dalla mia camera. Lo sentivo ringhiare. Dovevo solo aspettare e sperare che se ne andasse. Difatti udii che stava scendendo le scale. Non so cosa avesse intenzione di fare.

Dopo aver aspettato per un paio di minuti, uscii per andare a vedere cosa stesse facendo l’animale. Le pareti del corridoio erano pieni di graffi. Scesi le scale. Il cane era in soggiorno, sdraiato. L’ingresso non era messo meglio del corridoio al piano di sopra. Io mi chiusi nel sottoscala ad aspettare che se ne andasse, ma non lo udii muoversi. Sono rimasto lì dentro fino all’arrivo di Frank e Cameron.»

«E che fine hanno fatto?»

«Sono andati ad affrontare il cane con delle mazze da baseball. – Rispose. Tirò un sospiro. – Con tutta probabilità sono morti.»

«Il cane aveva qualcosa di particolare?»

«Sì: denti umani.» Negli occhi aveva il terrore.

***

Tutto questo è accaduto vent’anni fa. Dopo il suo racconto, decisi di far incontrare a Nicholas uno psicologo. E fu proprio lo psicologo a consigliarmi di portarlo nel manicomio in cui si trova ancora adesso.

Ancora oggi, vado a trovarlo due volte la settimana.

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