Corso Belgio 43

Il primo giorno

Il primo giorno di università passò in fretta per Giovanni, nonostante non conoscesse né le persone né la città. Torino gli era sembrata però bellissima, quasi magica. Una di quelle città che non finiscono mai di stupirti perchè puoi fare la stessa strada ogni giorni, ma noterai sempre qualcosa di diverso. Era poco più di una settimana che Giovanni si trovava nel capoluogo piemontese, di origini era siciliano e aveva deciso di trasferirsi a Torino per la carriera universitaria; fin da bambino era stato appassionato di numeri e teorie tanto da essersi diplomato con i massimi voti al liceo scientifico della sua città e aver subito deciso, senza l’ombra di un dubbio, di frequentare matematica.

L’unica certezza che Giovanni aveva nella vita, oltre la passione per la matematica, era il desiderio di allontanarsi dalla sua città natale per accrescere la propria indipendenza e abilità nell’affrontare la vita. Aveva scelto Torino perchè tutti la descrivevano come una città magica e quindi intorno alla fine di giugno aveva informato i suoi genitori e sua sorella della sua decisione di partire per Torino e di mantenersi gli studi autonomamente. Inutile dire le scenate che gli fece suo padre, con la solita paternale sulla sua incapacità di mantenersi dal momento che era capace solo di stare sui libri; la madre invece scoppiò in lacrime e gli promise di mandargli soldi ogni mese però Giovanni rifiutò, acconsentendo solo a farsi pagare l’aereo. Sua sorella, invece, lo guardò con gli occhi colmi di tristezza, come poteva abbandonarla lì da sola? Chiara aveva quattordici anni, cinque meno di Giovanni, e da sempre le era molto affezionata, lo vedeva come un eroe e l’unico che la capisse veramente. Il ragazzo ricambiava l’affetto della sorella e per un attimo aveva pensato di rinunciare alla sua impresa, ma lei, risoluta, gli aveva fatto promettere di raccontarle tutto e di conquistarsi la sua vita.

Ed eccolo li, alla fine di settembre, con la sua borsa zeppa di libri già il primo giorno, giusto per evitare di rimanere indietro o di sfigurare; la facoltà era situata in via Carlo Alberto, una traversa di via Po, e la prima lezione iniziava alle 9.30. Giovanni sollevò il viso verso il cielo, nonostante l’aria fosse ancora tiepida il cielo era coperto da alcune nuvole, si sarebbe mai adattato al clima del Nord?

Entrò e si sedette in quinta fila, almeno per quel giorno voleva rimanere neutrale, né troppo avanti né tanto meno troppo indietro; dopo qualche minuto di solitudine arrivò vicino a lui un ragazzo con una borsa di cuoio a tracolla. Davide, dopo le presentazioni scoprì che questo era il suo nome, era un po’ grassottello, vestito con jeans e felpa grigia con cappuccio che presentava un logo a Giovanni sconosciuto, probabilmente era il nome della sua scuola superiore. Davide subito lo trattò come un amicone, gli chiese alcune informazioni che aveva poco chiare sui corsi e poi gli domandò dove abitasse.

“In corso Belgio, sai dov’è?”

“Ma vuoi scherzare?” Esclamò Davide abbassandosi gli occhiali sulla punta del naso “Anche io vivo in corso Belgio, al numero 143”.

“Io al 43”.

“Ma non ci credo. Che coincidenza, era destino che ci incontrassimo qui allora”. Pieno di entusiasmo Davide subito lo abbraccio dandogli due pacche sulle spalle come due amiconi.

Giusto in quel momento si avvicinò a loro una ragazza, molto carina con i capelli lunghi e mossi castano chiaro e due grossi occhi castani, si presentò, si chiamava Linda, e chiese se potesse sedersi vicino a loro perchè gli altri posti erano già tutti occupati.

“Ma certo” Davide fece subito l’occhiolino a Giovanni “Sai che strana coincidenza abbiamo appena scoperto io e il mio amico Giovanni?” E Linda era solo la prima persona a cui il ragazzo raccontò della somiglianza dei due numeri civici.

Finita la mattinata di lezione Davide chiese ai due ragazzi appena conosciuti di vedersi la sera stessa, li avrebbe invitati a casa sua, in Corso Belgio 143 sottolineò con una risata.

Davide si scusò dicendo che avrebbe dovuto lavorare, fin dal primo giorno del suo trasferimento a Torino infatti aveva cercato un lavoro e solo tre giorni dopo era stato assunto in un bar in centro, proprio in Piazza Vittorio Veneto, la piazza per eccellenza dove uscire la sera. Il suo lavoro lo impegnava tre pomeriggi e sere a settimana, uno nei week end e due nei giorni feriali; era stato fortunato perchè con solo quelle tre giornate riusciva a mantenersi perchè la paga era ottima.

“Allora ci vediamo domani sera a cena da me” propose Linda.

“Io ci sto” Subito disse Davide.

Giovanni acconsentì, forse aveva trovato degli amici già il primo giorno, forse ricominciare una nuova vita in una nuova città con nuove persone era più semplice di quanto si era aspettato. Si ritrovò a sorridere, era felice.

Primo capitolo di presentazione.Ora un nuovo personaggio, non ho idea di dove ci porterà questa storia,basta andarci insieme diceva qualcuno

  • La nonna di Linda che si prenderà cura di tutti. (50%)
    50
  • Il fidanzato di Linda con cui Davide inizierà una rissa. (19%)
    19
  • La coinquilina di Linda di cui Giovanni si innamorerà. (31%)
    31
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141 Commenti

  • Lo denuncia, ho scelto quello che gli consiglierei di fare 🙂
    La situazione si complica!
    I dettagli di atteggiamenti e ‘outfit’ dei due fratelli contribuiscono a rendere credibile la storia. Aspetto la resa dei conti tra i due ‘galletti’.
    Ciao GIulia, a presto

  • Secondo me lo denuncia.
    Però ho un dubbio: se un fratello saccheggiava l’appartamento mentre l’altro andava a Praga rubare il portafogli, come può il portafogli trovarsi a casa di Giovanni quando lui rientra?
    L’umore scuro come la carne nel piatto è davvero una frase efficace, mi piace molto.
    Ciao

  • Ciao! 😀
    Voto Praga.
    Più che rovinare la vacanza ai nostri amici, penso che abbia più senso per Matteo approfittare del fatto che la casa di Linda sia sgombra per fare irruzione e spaccare/rubare quello che c’è (può sorvegliare il posto e agire quando la nonna se ne sarà andata, se non vuoi scendere in particolari troppo macabri e/o violenti). Così potresti spezzare il prossimo capitolo tra la felicità e la spensieratezza dei ragazzi in vacanza e un duro e spiacevole “ritorno alla realtà”. Sarebbe una vendetta migliore: perchè seguirli chissà dove, quando c’è l’opportunità di ferirli in modi meno complicati (e più economici… credo che un biglietto per Praga o Parigi costi parecchio! 😉 )?
    Naturalmente questa è solo la mia opinione, quindi sei libera di ignorarla, in favore di ciò che reputi giusto ci sia nella tua storia. Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo!
    A presto!

  • Ero indeciso se votare Napoli o Praga. Parigi è troppo scontato.
    Alla fine ho pensato che Praga fosse più esotica, se mi passi il termine. Anche di mio andrei a Napoli, visto che non l’ho mai visitata.
    Veniamo al commento. Ho riguardo a farne perché qualcuno ha detto che incuto addirittura paura, per il mio eccessivo rigore.
    Basta però capire che io esprimo le mie idee che possono essere spunti di riflessione. Non voglio assolutamente dare l’impressione del saccente. Io non ho titoli per correggere nessuno né tantomeno per giudicare.
    In ogni caso, c’è ancora qualche incertezza sulla punteggiatura. Ribadisco che non lo faccio per puro formalismo, ma se vogliamo che la lettura, magari ad alta voce, del racconto funzioni per chiunque sia il lettore, la punteggiatura va curata e deve avere delle regole precise.
    Un secondo appunto è che hai la tendenza, come tutti gli scrittori giovani e di talento, a “dire” troppe cose. Se riesci a censurarti ogni tanto e a far lavorare l’immaginazione del lettore invece che spiattellargli la realtà in faccia, lo stesso lettore sarà incuriosito nell’andare avanti, per sapere se ha indovinato o meno.
    La cosa mi è balzata all’occhio nell’ultimo periodo: “Matteo aveva capito, dai colori della busta regalo, che si trattava dell’agenzia viaggi situata proprio sotto casa sua, ora doveva solo più capire dove sarebbero andati in vacanza e ovviamente rovinargliela. ”
    Tralascio il dialettismo piemontese del “solo più” che, a un orecchio che non conosce l’idioma, suona male (io lo trovo un abbellimento carino), io avrei chiuso dopo la parola “andati”. Lasciamo che sia il lettore a immaginare cosa Matteo vuole fare.
    Ora che ti ho stordito di chiacchiere, ti dico che continuo a seguirti non interesse, perché la trama mi piace e mi piacciono molto i personaggi che hai creato.
    Ah, se non l’hai già visto, ho pubblicato il finale del mio racconto. Una tua opinione mi farebbe piacere.
    Ciao e scusa.

    • Grazie per avermi avvisato dell’ultimo capitolo che ogni tanto sfugge….
      non avevo mai ragionato sul fatto che “solo più” fosse un dialettismo, grazie…
      Grazie come sempre del commento e delle dritte, ci provo a tagliare ogni tanto nelle descrizioni troppo minuziose, ma ho “paura” passami il termine…dovrei osare un pò di più…me lo dicono sempre e quindi è di sicuro adatto anche nella scrittura.
      Invece per la punteggiatura ho provato a rileggere, ma non trovo in che cosa non vada bene….ho sempre pensato di usarla nel modo giusto invece è già il secondo commento che mi fai relativo a questo, forse perchè ne uso troppa?
      Grazie ancora

      • “La via scintillava di colori e come sempre, sotto il periodo delle feste, era animata da centinaia di persone”
        Secondo me è più corretta se scritta: “La via scintillava di colori e, come sempre sotto il periodo delle feste, era animata da centinaia di persone”.

        “Giovanni, quella sera, ne aveva molta di fretta; era arrivato da appena due ore dall’aeroporto,”. Sempre secondo me, il punto e virgola lì in mezzo non ci sta. Al limite potrebbe essere: “Giovanni, quella sera, ne aveva molta di fretta: era arrivato da appena due ore dall’aeroporto,”

        “Che bel regalo! Aveva subito pensato ironicamente…” A parte l’uso dei tre puntini alla fine, che, a parer mio, non è adeguato (i puntini sottintendono una sospensione che in questa frase non c’è), I pensieri e il discorso indiretto vogliono una punteggiatura per delimitarli. Si corre il rischio, altrimenti, che il lettore non capisca che si tratta di una frase pensata o detta da qualcuno. Tu usi le virgolette alte per il discorso diretto, potresti usare il trattino per i pensieri: ” -Che bel regalo! -, aveva subito pensato ironicamente.”

        E così via.
        Spero di non essere pedante. Se lo sono, ti prego, dimmelo.

          • Tutti facciamo errori di punteggiatura. Io per primo. Ci sono delle regole certe e altre più flessibili. L’importante è riuscire a dare al lettore la giusta intonazione, le giuste pause.
            Una virgola al posto di un punto è un peccato veniale, omettere certi segni grafici che aiutano a capire meglio il testo è un po’ più grave.
            Tu non usi male la punteggiatura, ho solo voluto farti notare alcune cose, giusto per migliorare una buona base di partenza. Sei giovane ed è per questo che ho piacere a confrontarmi con te: magari ti posso dare degli spunti che, alla tua età, renderanno la tua scrittura ancora più efficace.

  • Praga.
    Mhmmm… Matteo li seguirà o rovinerà loro i piani?
    Potrebbe incontrare Gio a sorpresa per metterlo in guardia prima della partenza, oppure far del male a Davide per lanciare un avvertimento a Linda e Giovanni.
    Mi è piaciuta la scena di Matteo che li spia, brava.

  • Ciao Giulia, ho votato Parigi,non per l’eleganza, ma perchè la conosco un pochino,al contrario delle altre due. Un solo appunto, e lo dico proprio per la mia esperienza di essere andato via dalle mie radici. Mi sembra troppo felice e avere troppa fretta nel tagliare i legami con le sue origini. Queste esperienze lasciano sempre un pò di malinconia, almeno con me ha funzionato così. Beh,cosa può fare Matteo? L’ Agenzia è sotto casa sua,sicuramente conosce i titolari, per cui sarà facile scoprire dove vanno, comprare un biglietto e anticiparli o seguirli a ruota, non li farei partire insieme, la sorpresa deve essere là,nella città delle vacanze natalizie, per rovinargliele meglio.
    Lo odio matteo
    Finiti i commenti pubblico il mio.
    Ti auguro una buona domenica.

  • Paris.
    Forse perché è sempre stato un mio sogno andarvi e non ci sono ancora riuscito 🙂
    Per ciò che riguarda Matteo, i modi per rovinare la vacanza potrebbero essere molti. Dalla mera violenza fisica, a qualcosa di più astuto e subdolo, c’è solo l’imbarazzo della scelta che, essendo tu l’autrice, ti lascio volentieri.
    Ciao e al prossimo.

  • Ciao Giulia,quando Linda lascia Matteo mi ha fatto tornare in mente un mio fatto analogo di tantissimi anni fa. Lasciai una ragazza,e da allora questo è rimasto ancora un mio cruccio,come una cosa ancora sospesa, non terminata. Trovo bello come descrivi i sentomenti dei ragazzi. Ho votato vacanza, perchè a questo punto una cena romantica si risolverebbe per essere solo quello, una cena, essendo i due sicuri della continuazione del loro rapporto. I genitori lasciamoli ancora da parte.
    Ti auguro una buona domenica

  • Vuole invitarli a conoscere la madre.
    Ti faccio i miei complimenti: lo stile ha fatto notevoli progressi.
    A volte ci sono ancora dei termini molto colloquiali che non mi piacciono, ma è un problema mio: hai scelto il tuo stile e lo devi portare avanti.
    Un altro consiglio che mi sento di darti, da lettore s’intende, non certo da insegnante di scrittura quale io non sono assolutamente, è che dovresti tagliare ancora certe frasi di “specificazione” che tendi a inserire. Per esempio: “c’erano due macchie marroni circolari lasciate asciugare senza essere pulite.” Se ci sono le macchie è evidente che non sono state pulite. Scrivi soltanto: “c’erano due macchie secche marroni e circolari.”.
    È la mia opinione, naturalmente, prendila per quel che vale: nulla.
    Buona continuazione.

  • Io propendo per la cena romantica, perché ho l’impressione che si creerà qualche attrito.
    Ciao Giulia.
    Bel capitolo, delicato e tutto sommato sereno. Mi è sembrata un po’ forzata la lucida analisi con cui Linda si congeda da Matteo. Ok che ha finito la fase adolescenziale, ma già esserne cosciente e soprattutto esplicitarlo a qualcun altro è forse poco comune.
    Ciao ciao

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