Dove eravamo rimasti?
La Pista del BisonteDopo appena sei mani, un record in verità, gli altri avventori scattarono su, neanche avessero le molle, prevedibili come le malattie veneree in un bordello di New Orleans.
Un colpo del fucile fece schizzar via la pistola del grassone.
Stava invecchiando, il Reverendo.
Aveva mirato alla mano.
– State attenti – li ammonì – perché io battezzo col fuoco.
L’orchestrina aveva smesso di colpo di suonare e tutti, nella sala, si erano voltati a vedere chi fosse stato così folle da portare la fede al Masticatoio.
– Io ti conosco – ruggì un altro baro, puntandogli contro la canna della pistola – tu sei il Reverendo!
– Tu lo dici – rispose quello.
I più prudenti, sentendo quelle parole, rimisero a posto le armi.
Un mandriano uscì urlando, in preda all’isteria.
A un cenno del suo compare lo Sciacallo prese a riscuotere la vincita, sotto gli occhi impotenti degli altri giocatori. L’ultimo dollaro giaceva ancora al centro del piatto, quando qualcosa accadde: dapprima un tintinnio lieve di cristalli, le bottiglie che tremavano sugli scaffali sbuffando fiocchi di polvere, poi sempre più forte, coi bicchieri che andavano a spasso sui tavoli e i tavoli che andavano spasso per tutto il salone. Alla fine un rombo, così forte che pareva che la città si stesse accartocciando su se stessa.
Curioso, lo Sciacallo s’avvicinò alla finestra, le mani e la faccia ben premute sui vetri sudici per guardare cosa accadeva là fuori.
– Che succede – s’informò il Reverendo, il fucile ancora puntato in avanti.
– Bisonti.
In quello stesso momento, la parete di fondo del Masticatoio andò in frantumi, polverizzata da una potenza selvaggia. Gli avventori del saloon fecero appena in tempo ad accorgersene: la mandria di bisonti, i dorsi enormi coperti di pelo bruno, sbuffava tutt’una come un treno fatto di muscoli, zoccoli e corna. La luce si spense e piombò l’oscurità, mentre in pochi secondi la natura si riprendeva ciò che le era stato tolto in anni di colonizzazione incontrollata. La furia dei giganti delle praterie era tale che anche tra di essi si travolgevano, inciampavano, riprendevano la corsa, senza dar l’impressione di sapersi fermare, sempre più veloci, i bisonti più piccoli sbalzati in aria come fantocci da quelli più grossi. Il Reverendo chiuse gli occhi, la croce e il fucile stretti al petto, aspettando che si compisse la volontà del Padre.
Finché, com’era cominciato, di colpo tutto cessò.
Quando il polverone si disperse e il rombo si spense in lontananza, alla luce della luna solo due uomini stavano ancora in piedi, scampati per miracolo o fortuna sfacciata.
Il Reverendo aprì gli occhi, sputò polvere e schegge di legno.
Era ancora vivo.
A una decina di passi da lui un altro uomo scuoteva via la terra dagli abiti e dal cappello. Il reverendo lo osservò poi sfregare un fiammifero sulla suola dello stivale e accendersi un sigaro, senza scomporsi, come se scampare illeso ad una mandria di bisonti da trecento chili l’uno fosse cosa di tutti i giorni. Il bagliore effimero della fiamma ne illuminò per qualche istante i tratti del viso, per poi ricacciarlo nuovamente nell’ombra. Il Reverendo lo scrutò ancora, mentre sbuffava le prime boccate bianche di tabacco nel cielo scuro di Edmond City.
Quand’ebbe finito, l’uomo prese ad avanzare senza fretta nella sua direzione, fermandosi a tre o quattro passi da lui.
Era ben vestito, sotto la giubba di cuoio nuova indossava una camicia bianca nuova, una rarità. I pantaloni di pelle di vitello scendevano, morbidi ed eleganti, fino agli stivaletti di fattura certamente italiana.
Si portò al viso la mano destra scintillante di anelli preziosi e arricciò con le dita la punta dei baffi neri. Il sorriso di compiacimento che gli si allargò a quel punto sulla faccia lasciò intravvedere in mezzo agli altri un dente d’oro.
La mano sinistra sfiorava sinuosa il calcio della pistola, mentre gli occhi gelidi squadravano il reverendo dalla punta del cappello a quella del fucile.
Chi è questo personaggio?
- Jude "L'allodola" Jackson (15%)
- Juan Pedro Sanchez (23%)
- Nicholas "Tre Vite" Kowalsky (62%)

23/09/2016 at 13:14
finito: fantastico, grazie per questa breve pausa nel vecchio selvaggio west!
23/09/2016 at 12:43
Nella la puntata 3, non ho capito se il fatto che i bisonti fossero di appena 300Kg fosse voluto.
Da wikipedia, sul bisonte americano (dato da prendere con le molle ma piuttosto verosimile): i maschi, più grossi delle femmine, possono raggiungere anche i 190 cm di altezza al garrese e pesano in media 750–900 kg
P.S.
per il resto il racconto continua a piacermi (peccato non poter votare per deciderne l’andamento, in quanto tutto è già stato scritto e terminato da qualche mese).
23/09/2016 at 23:53
Ciao Giacomo, scusa il ritardo ma non passo più di qui da un po’. Per rispondere alla domanda, ammetto che non mi sono documentato sul peso dei bisonti: ho scritto 300 solo perché aveva un suono iperbolico, che rendeva bene. Grazie per aver letto, sono contento che ti sia piaciuto
23/09/2016 at 10:56
meravigliosa l’immagine del sole morente inseguito dalla notte pronta a dargli il colpo di grazia.
13/03/2016 at 20:28
Semplicemente bellissimo.
16/02/2015 at 12:37
Storia fighissima!
17/01/2015 at 15:35
Grande talento.
16/02/2013 at 12:26
Cari amici, in questo sabato mattina di disoccupazione volontaria, ho deciso di ricominciare a scrivere si TheIncipit. Se volete leggere e farmi avere il vostro parere anche sulla mia nuova creatura, siete sempre i benvenuti.
15/02/2013 at 09:33
Anche il mio giudizio è molto positivo. Sono d’accordo sulla faccenda degli incipoints, ma era una storia troppo particolare (a cominciare dal genere) per coinvolgere un pubblico più vasto. Io stesso non l’avrei letto, se non fosse stato per Django al cinema. Ma sto cavillando.
Alla fine è stata una bella storia, una bella lettura. Una delle più belle, qui, è vero. E non importa se non ha raggiunto alti livelli. Conta, appunto, la storia. Complimenti sinceri!
ciao
Marco
11/02/2013 at 09:42
Concordo con tutti quelli che dicono essere stata una grande storia. Anzi è una grande storia, di quelle da rileggere.
Complimenti per il finale, è stato tanto bello quanto tutta la storia.
Se vorrai scrivere altro io sarò qui a leggerti!
11/02/2013 at 14:33
Appena avrò un poco di tempo, credo che mi cimenterò ancora con theincipit, magari cambiando genere.
Fino ad allora, se volessi leggerle, scrivo cose più contenute sul mio blog personale!
09/02/2013 at 18:34
Veramente molto bello! I miei complimenti 🙂
Peccato poter leggere qualche storia solo di tanto in tanto ed essermi deciso ad affrontare la tua soltanto ora.
Bravissimo 😀
08/02/2013 at 18:55
Questa al momento è, a mio avviso, la storia migliore di THe iNCIPIT e, da molto lo dico, purtroppo la valutazione in incipoints non ne rispecchia la qualità.
Bravissimo Ferndinando!
E naturalmente sto con emme, vogliamo un’altra storia!
08/02/2013 at 18:56
…e sai che ti dico? ci metto un altro commento, così hai un punto in più 😉
08/02/2013 at 16:45
BUAAAAA. lo sapevo che questo momento sarebbe arrivato. lo sapevo. e sapevo anche che sarebbe stata durissima. ora che è arrivato confermo tutto: sono disperato! perchè il finale fa onore a una grandissima storia, sei stato fantastico, mi hai avuto in pugno fin dal fino episodio ferdinando 🙂
e poi, diciamocelo, è una storia positiva a lieto fine (non c’avrei mai scommesso). fa pure ben sperare per il futuro, tiè.
ps: lo sai, io ti aspetto al varco. sì, è tipo una minaccia. fanne un altra, quello che vuoi, ma non smettere di scrivere qui su the incipit.
08/02/2013 at 16:46
(fino episodio sarebbe PRIMO episodio…)
08/02/2013 at 16:41
Che ti devo dire… ?
Bello dal primo all’ultimo rigo. Ho voglia di spaghetti e di scrivere un western. E voglio conoscere lo Sciacallo. E voglio pure evitare sempre il Reverendo.
Grande.
08/02/2013 at 16:40
Beh, che dire, spero di avervi fatto trascorrere qualche minuto piacevole.
Chissà che non possa avere il piacere di farvi leggere qualcos’altro, prima o poi.
Intanto grazie a tutti per aver tenuto duro fino alla fine!
PS: Per amor di cronaca, esiste, in realtà, un fiume nei pressi di Edmond City, Oklahoma, che si chiama Deep Fork.
07/02/2013 at 16:58
farò in tempo a votare per la decima puntata?
04/02/2013 at 17:23
Ci sono cose che non dovrebbero finire tanto facilmente. Tipo questa storia!
E se proprio deve finire allora che finisca con un triello. Spara, spara muori, muori spara, spara spara, muori muori.
04/02/2013 at 15:42
La tua è una delle storie più belle e divertenti: ora largo al triello!
04/02/2013 at 15:38
triello of course, perchè nel triello la Provvidenza cala il suo asso: mentre io sparo a te, tu a chi spari?
;-))))