Dove eravamo rimasti?
Nicholas “Tre Vite” KowalskyUna piccola folla si era intanto radunata intorno ai resti del Masticatoio e ai due uomini, ancora ritti l’uno di fronte all’altro.
Del saloon non rimanevano che il pavimento e un pezzo di muro, tutto il resto era cocci, schegge e brandelli di corpi.
Da qualche parte nel buio lo Sciacallo emerse da un cumulo di macerie mugolando di dolore: uno dei giganteschi erbivori l’aveva immediatamente sbalzato ad alcuni metri di distanza, come fosse fatto di paglia, salvandolo così dalla furia di quelli che lo seguivano.
– Il Reverendo, pensate un po’ – esclamò a un tratto lo straniero, rompendo il silenzio.
L’altro si limitò a rispondere sputando per terra.
– Lo sai, padre, cosa c’è sulla tua testa?- continuò, la mano che furtivamente si serrava intorno al calcio della Colt – una bella taglia.
L’aria in mezzo ai due s’era fatta elettrica e gli spettatori, che già sapevano come sarebbe andata a finire, trattenevano il fiato.
– Sai cosa c’è sulla tua? – ribatté gelido il Reverendo.
– Cosa?
– Un buco.
Detto questo imbracciò il fucile e fece fuoco così velocemente che quando s’udì il boato aveva già ricaricato.
Grida di stupore si alzarono dalla folla, quando il proiettile mancò il bersaglio.
– Solo un uomo è in grado di schivare certe pallottole – sibilò il Reverendo, alzando gli occhi dalla canna – Nick Tre Vite.
Il pistolero, scattato per evitare il colpo, si voltò sorridendo. Una striscia sanguigna gli rigava la guancia rasata di fresco.
Nicholas Kowalsky, detto “Tre Vite” per la sua sfacciata propensione ad evitare la morte, era un cacciatore di taglie della peggior specie.
All’età di diciassette anni aveva ucciso sua madre e venduto suo padre come colpevole, con la taglia si era comprato una Colt, con quella tutto il resto.
– Stavolta c’eri quasi, Reverendo – disse osservando la chiazza rossa del sangue che colando gli aveva imbrattato il colletto. Afferrò il calcio dell’arma, la sfilò dalla fondina e fece girare il tamburo. Il Reverendo puntò senza fretta la canna del suo Winchester sull’avversario, serrando l’occhio mancino.
– Scommetto che alla seconda ti prendo.
– Scommettere è peccato, Reverendo, dovresti saperlo.
Il click del grilletto fu ingoiato dal vento.
– Mettete giù quelle armi – ordinò una voce.
Un uomo basso e panciuto, con una stella appuntata sul petto, si fece strada tra la folla piazzandosi in mezzo ai duellanti. Due ragazzoni dall’aria tonta lo seguivano imbracciando i fucili.
– Cosa succede qui? – domandò lo sceriffo, puntando verso Nick un dito che sembrava una salsiccia.
– Sto lavorando Alvarez, fuori dai piedi.
– Sceriffo Alvarez, sacco di merda!
– Sto lavorando, sceriffo Alvarez Sacco di Merda.
Un principio di risata si strozzò nella gola dei due vicesceriffo, stroncato sul nascere da un’occhiata omicida del loro superiore.
– Ne ho abbastanza delle tue performance da fenomeno, Kowalsky – ringhiò, tornando a guardare il cacciatore di taglie. Una grossa vena gli pulsava sul collo pompando rabbia e Nick dovette sentire puzza di manette, perché abbassò il tono: poteva anche saper sfuggire alla morte, ma alla galera ancora no.
– È un fuorilegge. È ricercato in sette stati.
– Ma non in questo – obiettò secco lo sceriffo.
– Certo, non ancora.
– Beh, fino ad allora faresti bene ad occuparti d’altro.
Poi continuò, rivolto al Reverendo – che vuoi in città, straniero?
– Sono in missione per conto del Signore.
Lo sceriffo Alvarez lo guardò allibito: ci mancavano solo i profeti, a Edmond City.
Redarguì nuovamente il mercenario e si voltò a esaminare il disastro, sbuffando al pensiero di una nottata insonne.
– Ti è andata bene, Reverendo – sibilò Tre Vite – ma la prossima volta…
Voltatosi, si scontrò con lo Sciacallo che si trovava per caso sul suo cammino, mandandolo ancora una volta a gambe all’aria.
Rimasti soli, il Reverendo guardò il suo compare ancora seduto nella polvere.
– Avanti, cosa gli hai rubato?
Gli occhi verdi dello Sciacallo mandarono un bagliore sinistro, un sorriso gli si allargò sul volto asciutto.
Cos'ha rubato lo Sciacallo a Nick Tre Vite?
- Una mappa (18%)
- Una chiave (27%)
- Un biglietto scritto di fretta, con un'ora e un luogo (55%)

23/09/2016 at 13:14
finito: fantastico, grazie per questa breve pausa nel vecchio selvaggio west!
23/09/2016 at 12:43
Nella la puntata 3, non ho capito se il fatto che i bisonti fossero di appena 300Kg fosse voluto.
Da wikipedia, sul bisonte americano (dato da prendere con le molle ma piuttosto verosimile): i maschi, più grossi delle femmine, possono raggiungere anche i 190 cm di altezza al garrese e pesano in media 750–900 kg
P.S.
per il resto il racconto continua a piacermi (peccato non poter votare per deciderne l’andamento, in quanto tutto è già stato scritto e terminato da qualche mese).
23/09/2016 at 23:53
Ciao Giacomo, scusa il ritardo ma non passo più di qui da un po’. Per rispondere alla domanda, ammetto che non mi sono documentato sul peso dei bisonti: ho scritto 300 solo perché aveva un suono iperbolico, che rendeva bene. Grazie per aver letto, sono contento che ti sia piaciuto
23/09/2016 at 10:56
meravigliosa l’immagine del sole morente inseguito dalla notte pronta a dargli il colpo di grazia.
13/03/2016 at 20:28
Semplicemente bellissimo.
16/02/2015 at 12:37
Storia fighissima!
17/01/2015 at 15:35
Grande talento.
16/02/2013 at 12:26
Cari amici, in questo sabato mattina di disoccupazione volontaria, ho deciso di ricominciare a scrivere si TheIncipit. Se volete leggere e farmi avere il vostro parere anche sulla mia nuova creatura, siete sempre i benvenuti.
15/02/2013 at 09:33
Anche il mio giudizio è molto positivo. Sono d’accordo sulla faccenda degli incipoints, ma era una storia troppo particolare (a cominciare dal genere) per coinvolgere un pubblico più vasto. Io stesso non l’avrei letto, se non fosse stato per Django al cinema. Ma sto cavillando.
Alla fine è stata una bella storia, una bella lettura. Una delle più belle, qui, è vero. E non importa se non ha raggiunto alti livelli. Conta, appunto, la storia. Complimenti sinceri!
ciao
Marco
11/02/2013 at 09:42
Concordo con tutti quelli che dicono essere stata una grande storia. Anzi è una grande storia, di quelle da rileggere.
Complimenti per il finale, è stato tanto bello quanto tutta la storia.
Se vorrai scrivere altro io sarò qui a leggerti!
11/02/2013 at 14:33
Appena avrò un poco di tempo, credo che mi cimenterò ancora con theincipit, magari cambiando genere.
Fino ad allora, se volessi leggerle, scrivo cose più contenute sul mio blog personale!
09/02/2013 at 18:34
Veramente molto bello! I miei complimenti 🙂
Peccato poter leggere qualche storia solo di tanto in tanto ed essermi deciso ad affrontare la tua soltanto ora.
Bravissimo 😀
08/02/2013 at 18:55
Questa al momento è, a mio avviso, la storia migliore di THe iNCIPIT e, da molto lo dico, purtroppo la valutazione in incipoints non ne rispecchia la qualità.
Bravissimo Ferndinando!
E naturalmente sto con emme, vogliamo un’altra storia!
08/02/2013 at 18:56
…e sai che ti dico? ci metto un altro commento, così hai un punto in più 😉
08/02/2013 at 16:45
BUAAAAA. lo sapevo che questo momento sarebbe arrivato. lo sapevo. e sapevo anche che sarebbe stata durissima. ora che è arrivato confermo tutto: sono disperato! perchè il finale fa onore a una grandissima storia, sei stato fantastico, mi hai avuto in pugno fin dal fino episodio ferdinando 🙂
e poi, diciamocelo, è una storia positiva a lieto fine (non c’avrei mai scommesso). fa pure ben sperare per il futuro, tiè.
ps: lo sai, io ti aspetto al varco. sì, è tipo una minaccia. fanne un altra, quello che vuoi, ma non smettere di scrivere qui su the incipit.
08/02/2013 at 16:46
(fino episodio sarebbe PRIMO episodio…)
08/02/2013 at 16:41
Che ti devo dire… ?
Bello dal primo all’ultimo rigo. Ho voglia di spaghetti e di scrivere un western. E voglio conoscere lo Sciacallo. E voglio pure evitare sempre il Reverendo.
Grande.
08/02/2013 at 16:40
Beh, che dire, spero di avervi fatto trascorrere qualche minuto piacevole.
Chissà che non possa avere il piacere di farvi leggere qualcos’altro, prima o poi.
Intanto grazie a tutti per aver tenuto duro fino alla fine!
PS: Per amor di cronaca, esiste, in realtà, un fiume nei pressi di Edmond City, Oklahoma, che si chiama Deep Fork.
07/02/2013 at 16:58
farò in tempo a votare per la decima puntata?
04/02/2013 at 17:23
Ci sono cose che non dovrebbero finire tanto facilmente. Tipo questa storia!
E se proprio deve finire allora che finisca con un triello. Spara, spara muori, muori spara, spara spara, muori muori.
04/02/2013 at 15:42
La tua è una delle storie più belle e divertenti: ora largo al triello!
04/02/2013 at 15:38
triello of course, perchè nel triello la Provvidenza cala il suo asso: mentre io sparo a te, tu a chi spari?
;-))))