Dove eravamo rimasti?
I shot the sheriff (but I didn’t shoot no deputy)Lo Sciacallo tardava a tornare.
L’aveva visto avventurarsi tra i cespugli con quel suo passo sghembo, seguendolo con gli occhi finché l’oscurità glie l’aveva concesso. Un vento pungente si era intanto alzato da ovest, una bestia inquieta che esce dalla sua tana prima dell’alba e mugghia e ringhia e morde anche, azzannando qualsiasi lembo di pelle scoperto. Il Reverendo tese l’orecchio: non un gemito, non un grido.
Emise allora un fischio lungo e potente, di quelli che i banditi si scambiano prima delle imboscate, e che le vittime confondono con facilità col richiamo dei mandriani.
Il suono si propagò per qualche secondo, poi il vento ingollò anche quello.
Non ricevendo risposta, con la fede in una mano e il fucile nell’altra, s’avventurò alla ricerca del compare.
Nel punto dove s’era accasciato l’uomo che li seguiva non c’era più nulla, solo una linea sottile e discontinua di terra più scura che s’inoltrava nel folto della macchia di rovi spinosi. Il Reverendo s’accovacciò e ne prese un po’ tra i polpastrelli, sgranandola.
L’assaggiò con la punta della lingua e sputò, sapeva di ferro.
Una doppia serie di impronte seguiva il tracciato. La prima era irregolare, alternava passi piccoli, larghe falcate, pause, forse uno o due salti. Apparteneva di certo allo Sciacallo. La seconda doveva essere dello sconosciuto: l’impronta sinistra era nitida, marcata con forza, la destra sbavata e a tratti strascicata.
Rimanendo basso seguì il filo del sangue che si inoltrava tra i cespugli. Nel punto in cui si diradavano, giaceva il corpo riverso di un uomo. Il Reverendo fece capolino sopra gli arbusti, guardandosi intorno.
Con cautela avanzò ancora, fermandosi a due passi dal corpo.
Era un uomo grasso e non troppo alto, rovesciato su un fianco.
Per alcuni secondi il Reverendo esitò, cercando di cogliere segni di vita, poi lo spinse supino con la canna del fucile.
– Dannazione.
La stella dorata, ancora appuntata sul petto, splendeva delle luci che precedono l’alba.
Il bacio scarlatto di un proiettile lo aveva colto al cuore, l’espressione di sorpresa era anche ora ben visibile sul volto grassoccio: ci sarebbe voluto un becchino in gamba per dare alla vedova un corpo dignitoso su cui piangere.
Il Reverendo gli chiuse gli occhi e tracciò una croce nell’aria, sussurrando una preghiera.
Si massaggiò il mento, poi adagiò il fucile e si tolse il cappellaccio per far prendere aria alle idee.
Sfilatosi un guanto passò la mano tra i capelli argentati, portandosela poi davanti agli occhi. Picchiettata di nei, bruciata dal sole e dal vento, le nocche indurite sulla pelle altrui, quella mano era testimone una verità desolante: anche le leggende invecchiano.
Eppure era certo di aver mirato alle gambe.
Sospirò, amareggiato di non potersi più fidare neanche di se stesso. Quanto allo Sciacallo, probabilmente aveva incontrato sul suo cammino una falena o un topo del deserto, e dimenticandosi del resto s’era messo a dargli la caccia.
Anche in mezzo ai suoi pensieri, all’ululato del vento e al frusciare dei rovi non mancò di udire il click di un’arma. In pochi istanti era già al riparo, appena prima che cominciassero a volare passeri di piombo.
Sempre così, nel West: prima spara, poi parla.
Dall’altro lato della radura Nick Tre Vite, riparato da un cespuglio e dallo Sciacallo legato per mani e piedi, ghignava soddisfatto.
– Te l’avevo detto che ti avrei tenuto d’occhio – gracchiò, al riparo del suo ostaggio – vediamo come te la cavi adesso, padre.
– In verità, in verità ti dico: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che tu vada via da qui sulle tue gambe.
Il naso freddo di una pistola si poggiò allora sulla sua nuca, facendolo rabbrividire.
– Io non direi.
La voce roca, inconfondibile.
Il Reverendo si voltò appena, quel poco che bastava per scorgere l’assistente dell’ormai ex sceriffo, una benda zuppa di sangue sulla coscia destra.
Sorrise, il Reverendo.
– L’avevo detto io, che avevo mirato alla gamba.
Poi si fece tutto buio.
Quale sorte attende il Reverendo?
- La galera. (50%)
- Si risveglia legato ad un albero. (38%)
- Muore. (13%)

23/09/2016 at 13:14
finito: fantastico, grazie per questa breve pausa nel vecchio selvaggio west!
23/09/2016 at 12:43
Nella la puntata 3, non ho capito se il fatto che i bisonti fossero di appena 300Kg fosse voluto.
Da wikipedia, sul bisonte americano (dato da prendere con le molle ma piuttosto verosimile): i maschi, più grossi delle femmine, possono raggiungere anche i 190 cm di altezza al garrese e pesano in media 750–900 kg
P.S.
per il resto il racconto continua a piacermi (peccato non poter votare per deciderne l’andamento, in quanto tutto è già stato scritto e terminato da qualche mese).
23/09/2016 at 23:53
Ciao Giacomo, scusa il ritardo ma non passo più di qui da un po’. Per rispondere alla domanda, ammetto che non mi sono documentato sul peso dei bisonti: ho scritto 300 solo perché aveva un suono iperbolico, che rendeva bene. Grazie per aver letto, sono contento che ti sia piaciuto
23/09/2016 at 10:56
meravigliosa l’immagine del sole morente inseguito dalla notte pronta a dargli il colpo di grazia.
13/03/2016 at 20:28
Semplicemente bellissimo.
16/02/2015 at 12:37
Storia fighissima!
17/01/2015 at 15:35
Grande talento.
16/02/2013 at 12:26
Cari amici, in questo sabato mattina di disoccupazione volontaria, ho deciso di ricominciare a scrivere si TheIncipit. Se volete leggere e farmi avere il vostro parere anche sulla mia nuova creatura, siete sempre i benvenuti.
15/02/2013 at 09:33
Anche il mio giudizio è molto positivo. Sono d’accordo sulla faccenda degli incipoints, ma era una storia troppo particolare (a cominciare dal genere) per coinvolgere un pubblico più vasto. Io stesso non l’avrei letto, se non fosse stato per Django al cinema. Ma sto cavillando.
Alla fine è stata una bella storia, una bella lettura. Una delle più belle, qui, è vero. E non importa se non ha raggiunto alti livelli. Conta, appunto, la storia. Complimenti sinceri!
ciao
Marco
11/02/2013 at 09:42
Concordo con tutti quelli che dicono essere stata una grande storia. Anzi è una grande storia, di quelle da rileggere.
Complimenti per il finale, è stato tanto bello quanto tutta la storia.
Se vorrai scrivere altro io sarò qui a leggerti!
11/02/2013 at 14:33
Appena avrò un poco di tempo, credo che mi cimenterò ancora con theincipit, magari cambiando genere.
Fino ad allora, se volessi leggerle, scrivo cose più contenute sul mio blog personale!
09/02/2013 at 18:34
Veramente molto bello! I miei complimenti 🙂
Peccato poter leggere qualche storia solo di tanto in tanto ed essermi deciso ad affrontare la tua soltanto ora.
Bravissimo 😀
08/02/2013 at 18:55
Questa al momento è, a mio avviso, la storia migliore di THe iNCIPIT e, da molto lo dico, purtroppo la valutazione in incipoints non ne rispecchia la qualità.
Bravissimo Ferndinando!
E naturalmente sto con emme, vogliamo un’altra storia!
08/02/2013 at 18:56
…e sai che ti dico? ci metto un altro commento, così hai un punto in più 😉
08/02/2013 at 16:45
BUAAAAA. lo sapevo che questo momento sarebbe arrivato. lo sapevo. e sapevo anche che sarebbe stata durissima. ora che è arrivato confermo tutto: sono disperato! perchè il finale fa onore a una grandissima storia, sei stato fantastico, mi hai avuto in pugno fin dal fino episodio ferdinando 🙂
e poi, diciamocelo, è una storia positiva a lieto fine (non c’avrei mai scommesso). fa pure ben sperare per il futuro, tiè.
ps: lo sai, io ti aspetto al varco. sì, è tipo una minaccia. fanne un altra, quello che vuoi, ma non smettere di scrivere qui su the incipit.
08/02/2013 at 16:46
(fino episodio sarebbe PRIMO episodio…)
08/02/2013 at 16:41
Che ti devo dire… ?
Bello dal primo all’ultimo rigo. Ho voglia di spaghetti e di scrivere un western. E voglio conoscere lo Sciacallo. E voglio pure evitare sempre il Reverendo.
Grande.
08/02/2013 at 16:40
Beh, che dire, spero di avervi fatto trascorrere qualche minuto piacevole.
Chissà che non possa avere il piacere di farvi leggere qualcos’altro, prima o poi.
Intanto grazie a tutti per aver tenuto duro fino alla fine!
PS: Per amor di cronaca, esiste, in realtà, un fiume nei pressi di Edmond City, Oklahoma, che si chiama Deep Fork.
07/02/2013 at 16:58
farò in tempo a votare per la decima puntata?
04/02/2013 at 17:23
Ci sono cose che non dovrebbero finire tanto facilmente. Tipo questa storia!
E se proprio deve finire allora che finisca con un triello. Spara, spara muori, muori spara, spara spara, muori muori.
04/02/2013 at 15:42
La tua è una delle storie più belle e divertenti: ora largo al triello!
04/02/2013 at 15:38
triello of course, perchè nel triello la Provvidenza cala il suo asso: mentre io sparo a te, tu a chi spari?
;-))))