Dove eravamo rimasti?
Curiosità investigativa
Indirizzo’ alla Zuliani un vaffanculo mentale. In realtà sorrise e le disse:
da cosa devo svegliarmi? Non mi pare che i passaporti meritino particolare attenzione…..
-non ha sentito tutto il trambusto? Dott. Di Giacomo, siamo pochi qui. Lei è’ un funzionario, il più anziano. ….. Sempre che si ricordi ancora come si fa….
– No, grazie. Grazie per l’aiuto umano. Ma mi lasci nella merda, Ci sto così bene. Non mi occorre la sua pietà. Se non le dispiace, torno ai miei importantissimi timbri…..
Bene. Anche questo nel suo fascicolo. La sua depressione e’ stucchevole, Di Giacomo. Da ora in poi non la coprirò’ più. Vada pure a fare passaporti.
Uscì dalla stanza come una furia. Come si permetteva ? Fargli una paternale. Che di fottesse. Non sarebbe neanche riuscita a capire il siciliano che veniva parlato sul luogo del delitto.
Piazza Guadagna, come aveva letto sul fascicolo in bella mostra sul tavolo della Zuliani, . Ma che c’entrava il suo commissariato con la Guadagna, zona di mafia e di spaccio?
In realtà avrebbe voluto correre li. Ma non con lei. Non in quelle condizioni, non da sottoposto
Si sedette al suo tavolo e cominciò a lavorare ai passaporti.
Mentre timbrava sentiva che la Zuliani, vociando inviperita, si allontanava con una squadra di investigatori raccogliticcia. Oltre al povero Cottarelli, che si spaventava anche solo all’idea di vedere del sangue, c’era Maniscaldi, che di solito si occupava degli extracomunitari, e Sciurba, l’unico della investigativa in servizio in quel periodo. Ma anche il più inetto…..
Mentre timbrava, già dimentico del caso di omicidio rifiutato, un passaporto attirò la sua attenzione: era una richiesta del figlio di un mafioso, uno di quelli dal colletto bianco, però: Gianni Vacirca, figlio del più noto e fu Andrea Vacirca. Boss indiscusso, in vita del quartiere di Santa Maria di Gesù (o di Gesu, come dicevano i veri mafiosi), e costruttore di mostri edilizi in tutta Palermo. Il richiedente voleva anche il passaporto per la moglie e per il figlio appena nato, di soli 20 giorni….. Un fatto veramente strano.
Andò a prendersi il fascicoletto relativo, e vide che Gianni Vacirca si era trasferito a Verona, ma era da poco tornato in città ed abitava il vicino, in una villa bellissima che era stata di un Conte. Un paradiso al centro di Palermo. Come avesse tutti questi soldi, visto quanto era stato sequestrato al padre, era un mistero.
In assenza di tutta la squadra investigativa, si intrufolo’ nella loro stanza, e cerco’ nel computer di Sciurba, l’unico acceso.
-mannnaggia, c’è la pass! Disse tra se e se. Cerco’ di ricordare il nome della piccola peste che lo guardava da una foto sul tavolo. Il piccolo monello, figlio di Sciurba. Come cavolo di chiamava. Sicuramente il suo nome sarebbe stato la pass. Sciurba non brillava in intelligenza. Con un colpo di culo di quelli che devono capitare ad un investigatore, vide un sacchettino azzurro di confetti, un po’ impolverato veramente, con la sua orrenda bomboniera accanto. In un secondo distrusse il sacchettino, lesse nome e data di nascita del figlio.
Al terzo tentativo (nome più anno di nascita) riuscì ad entrare.
Trovo’ subito quello che cercava. Il fascicolo Vacirca. C’erano tutte le foto del matrimonio del secolo con la ricca veronese. E in bella mostra le foto di tutti i rampolli delle famiglie palermitane più facoltose. La “Palermo bene”. Una foto attirò la sua attenzione. Un uomo ripreso di spalle, ma che aveva girato la testa inavvertitamente al momento di uno scatto. Alto, ben vestito, segaligno, capelli bianchi, sembrava un collega.
Mah…..
Venne scosso dall’ingresso di qualcuno nella stanza. Era proprio Sciurba.
Urlo’ come un pazzo. Gli disse di non aprire mai più il suo computer.
Di Giacomo non riuscì a trattenessi: – che succede? – chiese.
Niente, rispose Sciurba. Hanno ucciso il banchiere Giovannini. La dottoressa Zuliani si ricordava di averlo visto nelle foto di un matrimonio su cui avevano fatto un servizio, e voleva che stampassi tutto il fascicolo.
Di Giacomo capi’ che il matrimonio doveva essere quello di Vacirca.
come lo hanno ucciso? – chiese distrattamente, guardandosi le unghia.
Dieci colpi in piena faccia. E’ stato difficile riconoscerlo. Non fosse stato che per il documenti….. Ah, colpi sparati dalle brevi distanze, con una 7,65.
E l’ora della morte?
Non più di un’ora fa. Noi siamo andati perché avevamo fatto il servizio, e perché ci ha chiamati Vacirca Gianni, lo conosci?
No. Chi è? – menti spudoratamente.
mentre descriveva Vacirca, Sciurba si sentì dire …..
sai che ti dico? Vengo con te, così tornando dalla Guadagna, così, mi lasci a casa, e’ di passaggio…..
Sciurba sorrise
Bisogna vedere se la Zuliani ti vuole adesso.
Ma che hai capito? Vengo solo per il passaggio!
Ahhhhhhh….. Certo, certo. Allora sbrigati. Sto andando via subito.
In pochi minuti erano in macchina, ed il traffico di Palermo scorreva, lento, accanto a loro. A nulla valeva la sirena inserita. A Palermo erano abituati a sentirla, e spesso……
Che collegamento c'è tra Vacirca e l'omicidio del banchiere?
- Erano amanti (9%)
- Erano soci in affari. (45%)
- Nessuna. Si conoscevano e basta. (45%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.