Dove eravamo rimasti?
Saudade
Fuori dalla finestra notava che il tempo era improvvisamente cambiato. Nuvoloni si erano accumulati sul Tribunale.
L’esclamazione del dott. Adamo, e il fatto che gli avesse attribuito di aver trovato, forse, la chiave di volta dell’omicidio del dott. Giovannini, o comunque l’inizio di una pista investigativa promettente, avevano avuto su Jacopo Di Giacomo lo stesso effetto che sin da bambino gli faceva un complimento: aveva cominciato a guardare da un’altra parte, a divagare, come se non si parlasse di lui. Non riusciva a sopportare di essere al centro dell’attenzione.
Ma Adamo andò avanti: – E’ incredibile. Non sapevo che esistessero possibili rapporti tra il vecchio Vacirca e Giovanni Di Dio. Sono anni che questa Procura cerca di capire per quale motivo venne ucciso Di Dio, proprio nel momento in cui era una delle persone più potenti della Sicilia. Ennese, a capo della “provincia” di Cosa Nostra dal 2005 in poi. Un omicidio, avvenuto qui a Palermo, di cui nessun pentito ha finora parlato. Mai accaduto prima per l’omicidio di un mafioso.
– Certo che lei non lo aveva riconosciuto, dott. di Giacomo. Di Dio era scappato in America durante la prima guerra di mafia, quella degli anni ’60, se ne erano perse le tracce. Torno’, poi, nel 2005, evidentemente con nuove alleanze. Alleanze basate sui soldi, perché nel frattempo DI Dio, che in America aveva una diversa indennità, era diventato un uomo ricco e stimato. Perché sia tornato in Sicilia e’ un mistero. Come e’ un mistero la rapida ascesa al potere di uno “scappato” della prima ora. Insomma, questa foto aveva ben motivo di essere nascosta, nel 1992, da Vacirca. A questo punto sarebbe interessante capire che rapporti vi erano tra i due, e se emergono dalle altre carte della vecchia inchiesta.
Le facce dei due investigatori erano molto attente. Nel frattempo si era fatta quasi sera, e le luci fioche dello studio del dott. Adamo illuminavano a tratti i volti dei due.
Io direi – continuo’ il dott. Adamo – che il dott. di Giacomo potrebbe ristudiare stasera le vecchie carte, e ci potremmo vedere domani mattina. Io farò prendere il fascicolo dell’omicidio Di Dio. Archiviato senza possibilità di alcuna nuova indagine. Me lo guarderò stasera. Ricordo che non c’era traccia di nulla sul luogo del delitto, neanche dell’arma. Invece lei, dott. Ginestra, dovrebbe sentire Vacirca junior, magari stimolandolo su Di Dio. Si potrebbero cominciare delle intercettazioni, per vedere come reagisce a queste domande. E poi sentirei la moglie e la ex moglie di Giovannini. Chissà che emerga qualcosa di più chiaro. Ah, ecco. Acquisiamo anche i tabulati di Vacirca, Giovannini, delle sue mogli. Mettiamoci subito al lavoro per i decreti su intercettazioni e tabulati, dott. Ginestra, altrimenti chiude l’ufficio intercettazioni chiude. Quanto a lei, dott. Di Giacomo, può andare se vuole a casa. Ci vediamo domani mattina verso le 12:00, così il dott. Ginestra avrà il tempo, con i suoi uomini, di sentire le persone che ho detto. Avete altro da suggerire?
Nessuno dei due obietto’ nulla al piano di lavoro del magistrato.
Di Giacomo prese le carte, saluto’, e si incammino’ verso l’albergo. In pochi minuti a piedi arrivo’ a Piazza Massimo (il cui nome era il realtà Piazza Verdi, ma era chiamata così per via dell’imponente teatro lirico che troneggiava al centro), si infilo’ nelle viuzze che si dipartivano dalla piazza, per arrivare, tramite via dell’Orologio, in una piazzetta vicina alla chiesa di sant’Ignazio, quella che aveva proprio l’orologio citato nella viuzza. Li, in quel posto anonimo, c’era la “Pensione zia Rosa”, che aveva sede in una palazzina che aveva vissuto momenti migliori. Abbastanza decadente per quel periodo della vita di DiGiacomo. Perfetta.
Si infilo’ all’interno, la portineria era vuota. Prese da solo le chiavi e si incammino’ verso il terzo piano sulle scale ripide. Entro’ nella stanza che trovo’ sporca esattamente come l’aveva lasciata la mattina. Un servizio impeccabile, penso’. Poso’ le carte sul tavolino ed apri’ le finestre. La pioggia cominciava a cadere densa. Una pioggia calda, di quelle che coprono Palermo di acqua e terra rossa. Davanti a lui la cupola di Sant’Ignazio si intravvedeva. Li sotto, di li a qualche ora, sarebbe cominciata quella che, con quale esagerazione, veniva chiamata la “movida” palermitana.
Essere a “casa” gli fece venire il mente la sua vera casa. A Torino. Sua moglie, sua figlia.
Quando la sua volontà autodistruttiva aveva raggiunto il culmine sua moglie gli aveva detto: – vai dove vuoi andare. Non ti seguirò. E non ti chiamerò. Devi essere tu a capire che le cose veramente importanti della tua vita siamo io e tua figlia. Manda affanculo il tuo lavoro. Riscopri le cose vere della vita!
Troppo presto, troppo difficile per lui. Ed eccolo li’, solo, con la luce scarsa dell’applique della stanza d’albergo, a sfogliare le pagine della sua vita di venti anni fa. Ma non aveva tempo per se stesso. Doveva lavorare, come aveva sempre fatto tutta la sua vita.
Cosa troverà Di Giacomo nelle carte?
- Controlli di Vacirca Senior con Di Dio negli anni '60 (38%)
- Contatti con un numero americano (54%)
- Nulla di interessante (8%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.