Dove eravamo rimasti?
Il passato e il presente
Cerco’ di concentrarsi per ricordare quelle vecchie indagini. Quando, agli inizi della carriera, aggregato alla Squadra Mobile di Palermo, aveva vissuto in prima persona tutti quei terribili anni delle stragi, e poi quelle delle indagini successive. Indagini non era la parola giusta, forse. In ogni caso, da quando aveva detto no a certi giochetti, si era ritirato a fare le indagini patrimoniali. Come dire, in Polizia, il ghetto degli appestati. Nessuno voleva andarci. Solitamente, erano le donne che, dovendo arrivare ad un posto dirigenziale, venivano destinate alle indagini patrimoniali. In quel caso, lui, in quel lontano 1993, chiese di andare li’ di sua volontà, tra lo stupore di tutti i suoi colleghi.
Ed i timori dei pochi dirigenti ben informati, che ben sapevano perché scappava dalle indagini sulle stragi. In quel luogo, volontariamente reietto per la prima volta nella sua vita professionale, aveva verificato con mano come tutta la vita di quella città girasse intorno ai soldi.
Soldi buoni, soldi riciclati, soldi comunque benedetti. Niente puzzava a Palermo, neanche i soldi che provenivano dall’eroina tagliata male. Neanche quelli che avevano finanziato le bombe. Tutto faceva brodo.
E al centro di tutte le trame c’era sempre Vacirca senior. Che, come al solito, faceva il doppio gioco per conto di chi veramente comandava a Palermo. La mafia imprenditrice, quella fatta di colletti bianchi, feste danzanti, collier di diamanti, e rapporti disinvolti con i mafiosi “militari”, gli unici cui allora era apertamente consentita la caccia.
Ma qualcosa stava cambiando, non solo in Procura. Anche li’ in Questura un gruppetto di persone, tra cui lui e Ginestra, voleva arrivare al cuore del problema: i rapporti tra mafia e politica, la gestione degli appalti e delle concessioni edilizie. Il core business, come si direbbe oggi.
Si risveglio’ da tutti quei ricordi perché la voce gracchiante della Zuliani che parlava con il medico legale non consentiva di poltrire oltre, pur in presenza di quel sole caldo e penetrante.
-Quanti sono stati esattamente i colpi sparati, dott. Dara? Ci dono state altre parti del corpo attinte?
-Sto esaminando tutto dottoressa. Ma sarò più preciso dopo l’esame autoptico. Le dirò, comunque, che forse i colpi in piena faccia non sono stati la causa vera della morte….. Ci sono forse colpi inferti con altre armi che hanno causato il decesso.
Interessante, penso’ Di Giacomo.
-Non pensi sia interessante, Jacopo?
Gli chiese Ginestra.
-Certo. Significa che quei colpi in faccia sono solo ed unicamente uno sgarbo, un modo per dire che chi veniva ucciso era, per chi sparava, un pezzo di merda, uno sfacciato, uno, anzi, con più facce. Un facciolo, come si dice qui a Palermo.
-Dobbiamo andare subito in Tribunale, a prendere le carte di quella vecchia indagine – disse Ginestra. Si rivolse poi al ragazzo al suo fianco, tale Giovanni, e gli chiese della macchina.
Jacopo, vieni con me. Queste carte le conoscevi meglio tu di me. Dottoressa Zuliani, nulla in contrario se aggrego il dott. diGiacomo alle indagini in questa prima fase?
Il sorriso contratto e la smorfia della bocca della sua dirigente si risolsero in un si a denti stretti.
-non c’è problema.
E aggiunse:- il mio ufficio può tranquillamente fare a meno del dott. Di Giacomo. E’ tutto suo.
-grazie, disse Di Giacomo. E volto’ repentinamente le spalle.
Ed eccoci di nuovo nel traffico palermitano, tra sirene e urla dei passanti, imprecazioni e sgommate delle auto della polizia. Ginestra sembrava concentrato su di un punto fisso, fuori dal finestrino. Chissà cosa stava pensando.
Arrivarono in breve, senza avere scambiato una parola, in Peocura. E si diressero verso la stanza del dottor Adamo, il magistrato di turno che seguiva le indagini, come gli spiego’ Ginestra.
Il dott. Adamo era un giovane trentenne, un po’ robusto, che inizialmente sembrava burbero, per poi sciogliersi in sorrisi e dispinibilita’ piena alle loro esigenze. Lui si occupava proprio di indagini patrimoniali in Procura, le cosiddette misure di prevenzione antimafia introdotte negli anni ’80 dopo il sangue delle stragi di allora, e dopo la guerra di mafia e l’ascesa dei cosiddetti corleonesi.
I “peri incritati”, i piedi pieni di terra, cioè i provinciali, che in pochi anni avevano scalato Palermo, e, dunque, la Sicilia. Con il sangue e con i soldi.
-Certo che potete consultare il vecchio fascicolo Vacirca. L’avevo fatto richiamare perché mi ero insospettito per una richiesta di passaporto presentata da poco dal figlio. Lo abbiamo sotto indagini per riciclaggio, sapete. E sembra proprio che sia un clone del padre. Tutto mafia e finanza!
-Scusi dottore – interloquii – avete anche i fascicoli dei sequestri che facemmo allora?
-Certo, sono li’ sopra, sul tavolo dietro di lei. Ma sa esattamente cosa cercare?
-Credo proprio di si, se la memoria non mi inganna – risposi con un sorriso.
Cosa cercherà Di Giacomo nelle carte della vecchia indagine?
- Alcuni servizi di osservazione che riportavano le frequentazioni di allora del giovane Vacirca (25%)
- I risultati di una perquisizione della cassaforte segreta di Vacirca (50%)
- Dei conti correnti che avevano sviluppato allora (25%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.