Dove eravamo rimasti?
9. Collegamenti
Lo sconcerto sulle facce del dott. Adamo e di Paolo Ginestra era palpabile.
Ed anche l’inquietudine. La presenza dei servizi nelle indagini di un dato delitto, anche solo sfiorata, non era mai un buon segno. Né per il contenuto dell’indagine, né, spesso, per la sorte della stessa indagine.
Jacopo pensò che capiva perfettamente quello che passava nella mente dei due inquirenti. E pensò che, forse, lui era stato vittima proprio di quella sua irrefrenabile voglia di mettere becco in tutto quello che facevano i “cugini” sei servizi segreti.
Forse.
– Devo riprendere subito il fascicolo Di Dio – disse il PM Adamo- se non ricordo male c’era, come punto d’inizio, una segnalazione da parte del Sisde, ora Aisi, di Palermo, che rappresentava come Di Dio fosse tornato in Sicilia. Ma non ricordo chi firmò quella nota….
Si alzò di scatto dalla sua sedia, aggirò il tavolo pieno di carte, e si diresse verso la libreria davanti al tavolo, anch’essa piena di carte impolverate. Prese un fascicoletto, su cui campeggiava il nr. 834/05 R.G.N.R. (registro notizie di reato), ed era scritto “Faldone 1”. E più sotto: “Genesi dell’indagine”.
Aprì il fascicolo e si mise a leggere ad alta voce il contenuto della nota del Sisde di Palermo, trasmessa dalla Questura alla Procura, in cui si segnalava come fatto rilevante che Di Dio era tornato in Sicilia dopo anni di “esilio volontario”. Che di volontario non aveva nulla, perché era stato deciso proprio dalla “Cupola” di Cosa Nostra, e mai revocato. Si soggiungeva che, se Di Dio era tornato, con ogni probabilità gli equilibri del potere mafioso in Sicilia erano cambiati, e la mafia, indebolita da anni e anni di antimafia, aveva, forse, bisogno della testa e dei soldi degli “scappati”. In ultimo, con una frase sibillina, si faceva capire che chi aveva steso il rapporto aveva preso contatti con Di Dio.
E chi aveva steso il rapporto era proprio l’ineffabile dott. Franco Rebulla, o, comunque, un suo sottoposto.
– Dobbiamo sentire Rebulla – disse Adamo, che ottenne il muto assenso sia di Ginestra che di Di Giacomo.
– Ma dobbiamo andare con i piedi di piombo, dottore – disse Ginestra.
Jacopo riconobbe la bravura dell’uomo navigato, del poliziotto esperto anche di “rapporti esterni” che voleva arrivare alla verità, ma solo se questo non avesse comportato problemi per la sua carriera. Del resto, quanti misteri irrisolti ci sono in Italia? Era il Ginestra che conosceva. La differenza tra lui e Ginestra era proprio questa: Ginestra era un uomo dotato del necessario “savoir faire”, Jacopo pur di arrivare a scoprire la verità non guardava in faccia nessuno.
– Io – continuò Ginestra – direi di convocare informalmente Franco Rebulla nel mio studio, e lì lo potrei sentire io e vedere cosa mi dice di questi suoi contatti con Di Dio e con Gianni Vacirca. Se le cose che dice sono non credibili , possiamo passare a sentirlo. Ma dobbiamo ricordarci sempre della legge sui servizi, quella del 2007. Possono sempre avvalersi del segreto. Anche se poi questo va confermato dai superiori.
– Va bene – disse il dott. Adamo – Lo faccia subito. Ci rivediamo qui questo pomeriggio alle 18:00. Anche lei, dott. Di Giacomo. Mi sembra che l’unico ad avere le idee un po’ più chiare in questo mare magno di casino sia proprio lei.
Jacopo sorrise, e, non appena Paolo Ginestra fu uscito, ebbe uno di quegli istinti che gli avevano rovinato la carriera. Ma che gli permettevano, ancora oggi, di guardarsi allo specchio la mattina appena alzato, senza sputarsi addosso.
– Dott. Adamo, io la conosco poco, ma le confesso di avere da subito nutrito grande simpatia per il suo modo di fare le indagini – disse di getto.
Il giovane magistrato gli sorrise, e rispose – Anche io ho lo stesso istinto nei suoi confronti. Fece una pausa. – Il dott. Ginestra mi ha detto che lei ha avuto problemi di tipo disciplinare, e, in parte, penale. Ma non sono così ingenuo da ritenere che tutti i risultati delle indagini, disciplinari e penali, siano “oro colato”. Anche se non sono anziano, so che chi si brucia le mani nelle indagini, e va troppo oltre, rischia di finire “mascariato”.
– Ora non abbiamo tempo per questo, dott. Adamo. Volevo solo dirle che il dott. Ginestra è una brava persona, lo conosco bene, ma per essere nel posto in cui è, e da tanto tempo, deve avere chiuso gli occhi tante volte. Non possiamo aspettare i suoi sondaggi con l’Aisi. Dobbiamo iniziare qualche altra indagine.
– Sono tutto orecchie, disse Adamo.
– Io comincerei a vedere chi sono Salermo ed Occhipinti, i due controllati con Vacirca Senior davanti alla Banca del Credito nel 1992. E mi risentirei Gianni Vacirca, il figlio. Con le foto davanti. Ma lo deve fare Lei, dottore.
– La sua strategia d’indagine mi sembra giusta, dott. Di Giacomo. E non c’è nessun bisogno che avvertiamo subito di questo il dott. Ginestra. Questo pomeriggio gli diremo i risultati delle nostre indagini.
I due uomini si guardarono con un cenno di assenso, e si misero al lavoro.
Che sviluppi avrà l'indagine?
- Dalla audizione di Rebulla verrano fuori interessanti elementi (33%)
- Sarà l'interrogatorio di Gianni Vacirca ad aprire nuovi scenari investigativi (56%)
- Le indagini su Salerno ed Occhipinti condurranno gli investigatori ad un altro step, verso la ricerca della verità (11%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.